California High: come in Olanda

Ecco il mio ultimo articolo per The Post Internazionale:

California come l’Olanda: si prepara a legalizzare la cannabis
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MILANO – IL PROSSIMO 2 novembre, negli Stati Uniti si terranno le elezioni di metà mandato, in cui gli Americani sono chiamati a rinnovare l’intera House of Representatives, un terzo del Senato e ad eleggere i governatori di 37 stati. Ma i cittadini della California troveranno anche qualcosa d’altro sulla scheda elettorale: oltre ad eleggere un nuovo senatore, un nuovo governatore e nuovi rappresentanti alla camera, dovranno anche esprimersi su una proposta di legge (Proposition 19) di cui si sta parlando molto e che sta scatenando enormi polemiche in tutto il paese. Si tratta di un “ballot” che renderebbe legale la marijuana, per la gioia delle molte persone che fanno uso della droga leggera nel“Golden State”. Secondo un recente sondaggio, infatti, circa 1.6 milioni di Californiani ha fatto uso di marijuana negli ultimi 30 giorni e oltre 500.000 persone ne fanno uso quotidiano.

Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede Prop. 19 e quali sarebbero gli effetti immediati della legge, qualora prevalesse il “Sì”. In California diventerebbe legale per le persone di almeno 21 anni d’età possedere fino 1 oncia (28g) di marijuana, per uso esclusivamente personale. Sarebbe, inoltre, consentito il consumo di cannabis in luoghi “non pubblici”, come residenze private e locali che diventerebbero adibiti proprio al consumo dello “spinello”, tipo i celebri coffeeshop di Amsterdam. Diventerebbe anche possibile coltivare marijuana nelle residenze private, purché sia per uso personale, in uno spazio che non superi i 2.3m2. [...]

 

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Lezione di sindacalismo

In un’intervista a Lettera43 Helmut Lense, uno dei leader del sindacato tedesco, spiega cosa vuol dire essere sindacalisti oggi e quale sia la ricetta per un sindacato autorevole, che vinca le battaglie senza essere arrogante e che abbia l’intelligenza di capire il mondo di oggi.

Ribadirlo non fa male

Solo pochi giorni fa avevo scritto un post elogiando Mario Calabresi e il comportamento tenuto dal suo giornale, La Stampa, sul delitto di Avetrana.

Oggi credo che meriti una citazione quest’altra decisione coraggiosa della Stampa. Mentre gli altri quotidiani del paese non hanno esitato un istante a pubblicare sui loro siti fotogallery di immagini “provocatorie” di Ruby, la ragazza minorenne che sta causando il nuovo, ultimo sex-gate in cui sono coinvolti il premier e i suoi amici Emilio Fede e Lele Mora, La Stampa ha deciso di non farlo, perche` il giornalismo e` altra cosa, perche` il giornalismo non e` gossip, e` informazione.

Ma soprattutto perchè:
1) si tratta di una ragazza minorenne, almeno fino al 1 novembre quando a quanto pare compirà 18 anni;
2) le foto su Facebook sono visibili solo se si è suoi “amici“, per cui ha cercato di tutelare la propria privacy e non abbiamo diritto di violarla, in nome di una curiosità pruriginosa che non aggiunge nulla alla notizia di per sè.
3) E’ vero che la notizia che la vede implicata – a differenza della tragica storia di Sarah Scazzi a cui si riferiva il direttore nel suo editoriale- riguarda personaggi pubblici di alto profilo come il premier Silvio Berlusconi ed è quindi una notizia rilevante, ma – per ora almenoRuby ci risulta che non sia indagata e che non abbia fatto nulla che giustifichi un accanimento mediatico sulla sua persona.

Colgo anche l’occasione per elogiare l’articolo di Antonio Polito sul sex-gate, quello che bisogna fare ora e` lasciare che la magistratura accerti cosa sia successo e se sono stati commessi dei reati, una volta che cio` sara` accertato potremo montare un caso politico e chiedere dimissioni eccetera eccetera, ora l’unica cosa che possiamo fare e` rimanere disgustati dal fatto che il Presidente del consiglio frequenti Lele Mora, cercare di fare in modo che Berlusconi e la sua combriccola non venga piu` eletto e sperare che la magistratura accerti che una ragazza minorenne non sia stata maltrattata e sfruttata. Nel frattempo continuiamo ad occuparci di politica, quella vera, e della gente, quella che non interessata da queste cose, ma che vota e vuole un’Italia migliore.

Aggiungo anche che e` giusto indignarsi e auspicare che un capo di governo si comporti in modo di verso, che ci sia maggiore trasparenza in quello che fa, che mantenga comportamenti che non possano imbarazzarci di fronte al mondo intero, e` giusto sperarlo, ma cio` non puo` diventare un’arma politica.

Se tutti facessero così

Se tutti facessero giornalismo in questo modo, forse ne sapremmo di piu`, in generale, e saremmo meglio informati e meno confusi sui fatti di cronaca. Mi riferisco alla ricostruzione del Post (con la firma di Francesco Costa) della “questione Spatuzza”, riprendendo la storia del mafioso, prima di dirci cosa realmente e` successo ieri si capisce cosa e` realmente successo, visto che, leggendo gli altri quotidiani, non si capiva nulla o, magari, si era convinti di aver capito, senza capire (che e` ancora peggio). Grande pezzo di giornalismo, quindi, e consiglio a tutti di imitare questo modo di fare informazione.

Autosponsorizzarsi fa bene (ogni tanto)

Siccome questo blog e` il mio blog e credo che il mio blog debba anche parlare di quello che faccio oltre a dedicarmi a quelle cose noiosissime tipo “cosa ha detto D’Alema” o “in quale guaio si e` cacciato Silvio sta volta” oppure “a chi ha portato sfiga Bertolaso questa settimana”, insomma avete capito, ho deciso di sponsorizzare anche qui la band in cui canto, che debuttera` live il 27 novembre (salvo improvvise complicazioni).

Ci chiamiamo “I Presocratici” (questo denota il nerdismo dei membri della suddetta), qui trovate la fan page su facebook (che siete pregati di “likeare”, pena riti voodoo con tanto di bamboline) e qui, invece, trovate il nostro myspace in fase di aggiornamento.

Qui sotto invece la simpatica descrizione della band made by Pitagora (aka Fabio Ceravolo) nostro grande bassista:

I Presocratici sono un gruppo indie-rock milanese. La scelta del nome denota la simpatia dei membri.
Nascono nel 480 a.C. in seguito alla battaglia di Salamina, quando Gorgia scambiò un pezzo di colonna per un microfono e si mise a cantare che nulla è e se anche fosse non sarebbe conoscibile. Da quel momento per lui cantare ha significato esprimere la propria parola, e si sa, la parola è una potente signora, che pur dotata di un corpo piccolissimo è in grado di esercitare terribili incantesimi.
Incantati dalla sua prosa d’arte gli altri presocratici si imbarcarono eìs tò Peiraia portandosi dietro i propri strumenti per suonare con lui.

Tra questi Talete, il primo filosofo,ormai vecchissimo, imbracciata la sua lira elettrica (ovviamente di color verde acqua) si convinse che la terra fosse un disco che naviga sul mare, così, dopo essere caduto in più di un pozzo riuscì a giungere a destinazione.

Insieme a lui Pitagora giunse percorrendo la rotta più breve (l’ipotenusa, più corta della somma dei lati) direttamente da Crotone, città che giustifica la sua carnagione olivastra (anche se è nativo di Samo, città che giustifica la sua insana passione per il vino). Portò con se, oltre ai suoi discepoli di riserva (nel caso avesse avuto bisogno di “carne da reincarnazione”), la sua voce possente per gli urletti, il suo basso e ovviamente il suo triangolo, indispensabile per un buon ritmo, soprattutto se ci sono anche dei quadrati costruiti sopra.

Non potè resistere nemmeno Eraclito, che, alla notizia della formazione della band, icasticamente disse : “I miei assoli di tastiera dovranno essere tutti un divenire”. Ebbe qualche problema a giungere al Pireo, soprattutto perchè si ritrovò ad attraversare qualche fiume di troppo, con notevoli difficoltà.

Infine, il Solo e Unico Parmenide divenne il batterista della band. Giunto direttamente da Elea con il suo tamburo sferico, simbolo di perfezione dell’essere.

Insomma, con questi cinque grandi saggi riuniti non si potrà che ascoltare una melodiosa musica delle Sfere!!
L’archè sta nelle bacchette di Parmenide.

Business

Ora, lasciamo perdere tutte le sanzioni e i richiami fatti al TG1 per il maggiore spazio concesso a Berlusconi e al centrodestra nel telegiornale, lasciamo perdere che la qualita` dei servizi e`, a detta di tutti, scadente, lasciamo perdere che il TG1, ormai, non lo riesce a guardare piu` nessuno tra coloro che si vogliono “informare”, ma lo guardano solo gli anziani affezionati a “mamma rai”, lasciamo perdere i contenuti degli editoriali di Minzolini, lasciamo perdere le statistiche che dicono che i telespettatori non si fidano piu` del telegiornale. Lasciamo perdere tutte queste cose, ci sono dei fattori pero`, che meritano di non essere tralasciati, se sei un’azienda (e la Rai e` un’azienda):

1. Il TG1 ha perso telespettatori da quando Augusto Minzolini e` diventato direttore e non di poco.

2. Il TG1 ha perso milioni di euro in pubblicita` proprio a causa di quel calo di ascolti.

Ora lasciando perdere i discorsi sulla qualita` del servizio, che pure dovrebbero essere fatti quando si parla di servizio pubblico, se un prodotto (il TG1 e` tale) perde ascolti e ricavi, la colpa deve ricadere sul direttore, che per questo deve essere sostituito. Non e` una questione politica, e` la legge del mercato. E` ora che il mercato e le sue leggi entrino in Rai. Forse la qualita` arrivera` come conseguenza.

Il piu` avanti

Che La Stampa fosse uno dei migliori quotidiani italiani era risaputo. Piu` sobrio della Repubblica, meno “governativo” del Corriere, piu` puntuale ed “internazionale” nel modo di fare informazione rispetto a tutti gli altri, pur nel suo “provincialismo torinese” (potrebbe essere un vantaggio). Il suo direttore, Mario Calabresi, d’altronde, e` un uomo di mondo, uno che e` stato negli USA e sa cosa vuol dire fare informazione e sa qual e` la differenza tra dare notizie e fare ascolti, “audience”, si direbbe oggi.

E` per questo che nei giorni passati mi sono chiesto perche` anche La Stampa avesse partecipato, seppur in misura minore rispetto ad altri quotidiani, alla trasformazione della tragedia di Avetrana in un orrido reality show. Certo, non ha fatto come il Corriere della Sera che per due settimane ha avuto come titolo principale sul suo sito l’ultima dichiarazione del cugino, della zia, del vicino di casa (quasi neanche specificandone i nomi dopo un po’, come se quelle persone, in fondo, fossero diventati membri della famiglia), pero` ogni giorno la notizia ha meritato perlomeno due articoli nelle prime pagine del quotidiano.

Mi sono chiesto per giorni come direttori autorevoli quali Ferruccio De Bortoli, Ezio Mauro, Alessandro Sall… (ehm Vittorio Feltri) abbiano potuto sottomettersi cosi` alle regole dell’audience, con quale imbarazzo l’abbiano fatto, mi sono chiesto, inoltre, se i grandi quotidiani del mondo, dal New York Times al Le Monde, dal Guardian al Washington Post si sarebbero comportati cosi`: la risposta e` stata negativa.

Oggi Mario Calabresi ha deciso di dare prova di coraggio e di autorevolezza, ha deciso di non sottomettersi alle regole che valgono per il “Grande Fratello”, le “Iene” o gli altri prime time televisivi, ha deciso che il suo giornale doveva perlomeno avvicinarsi ai giornali autorevoli del mondo, spiegando, cosi`, perche` lui, gli audio dell’interrogatorio dello zio, non li ha messi online. Good for him.

Non è qualcosa che strida con il compito di un giornalista, se il motto stampato sulla prima pagina del New York Times («Tutte le notizie che vale la pena pubblicare») prevede che ci sia una selezione che scarti ciò che non vale. Dobbiamo continuare a raccontare e a svelare senza sosta, dandovi ogni elemento utile a comprendere (come facciamo anche oggi con i due articoli sul giallo di Avetrana), ma rifiutando di farci casse di risonanza di ciò che trasforma noi e voi in «guardoni».