Mario Draghi è l’uomo giusto, punto (e basta)

giugno 28, 2011

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale: tema, le competenze nell’Unione Europea. Avviso: su questo blog, d’ora in poi ci occuperemo molto di più di Unione Europea e delle sue contraddizioni. Qui ci siamo rotti le palle di divisioni, giochetti e bambinate in un momento come questo.

MARIO Draghi sarà il prossimo banchiere centrale europeo e sono contento, per lui e per noi Europei. Badate bene, non sono contento perché Mario Draghi, Italiano, sarà da novembre governatore della BCE, ma perché l’Europeo più competente ha ottenuto quel posto. Tuttavia, ragionare così non è facile né comune oggi giorno in Europa.

Ogni volta che c’è un posto vacante tutto quello di cui sentiamo parlare sono le bandierine dei soldatini collocati dai singoli stati nazionali nei vari ruoli di governo e rappresentanza. Se la Germania ha la presidenza dell’eurogruppo, allora la Francia deve avere quella del FMI, così l’Italia può avere il suo banchiere centrale. Non prima, però, che il suo membro nel board della BCE si dimetta per fare posto ad un francese, perché altrimenti è un’ingiustizia! E pazienza se l’Italiano è una persona competente. [...]

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Vergogna bipartisan

giugno 25, 2011

Il senatore Ricardo Levi del Partito Democratico, il mio partito, ripropone una norma bipartisan (si mettono d’accordo solo sulle cose peggiori) che va assolutamente contro i consumatori e a favore di rigurgiti corporativisti. Ecco, vorrei che qualcuno alzasse la voce, perché io mi sono proprio rotto di un paese in cui i diritti dei consumatori sono costantemente ignorati e di un paese dove la concorrenza e` limitata per legge. Basta. Queste non sono le cose che ci faranno tornare a crescere. Bersani, quello delle liberalizzazioni, cosa dice?

La proposta di legge di Levi mira a contemperare gli interessi dei piccoli e dei grandi editori, così come della piccola e della grande distribuzione e del commercio elettronico. Viene stabilito che il prezzo di vendita dei libri è «liberamente fissato dagli editori». Su tale prezzo è consentito «uno sconto fino ad una percentuale massima del 15 per cento».


Ed e` cosi`

giugno 23, 2011

Oggi molte donne di sinistra si sono scandalizzate per il manifesto della festa democratica romana perché sarebbe offensivo e maschilista. Io non sono d’accordo e Massimiliano Gallo, su Linkiesta, spiega benissimo perché non e` cosi`. Bisogna capire, infatti, che

…non è una mini a trasformarti in Nicole Minetti.

E non e` un manifesto cosi`, non particolarmente bello, ma certo non offensivo, a rendere Bersani Berlusconi, e il Pd il PdL.

Cerchiamo di vedere un po’ di più le cose per quello che sono.


Nemico pubblico numero 1

giugno 21, 2011

Jon Huntsman oggi ha lanciato la sua campagna elettorale alle primarie del Partito Repubblicano sotto la Statua della Libertà come R. Reagan.

Huntsman e` sicuramente il miglior repubblicano sulla piazza, e` il più competente, il meno populista ed e` stato un buon governatore dello Utah prima di andare in Cina, come ambasciatore americano, per volontà di Obama. E` mormone, grande difetto, e difficilmente riuscirà a vincere le primarie del suo partito (e` un candidato pacifista, a favore dei matrimoni gay e ambientalista, tanto da essere accusato di essere un RINO -republican in name only-), ma se dovesse vincere per Obama sarebbe un avversario molto tosto. Il più tosto, forse.

Forse e` per questo che dal sito del Partito Democratico americano si sono premurati di far uscire 5 fatti “che uno dovrebbe sapere su Jon Huntsman“, in cui i democratici vogliono evidenziare come Huntsman sia un voltagabbana (specie in termini di Health Care) e si stia reinventando su posizioni molto più a destra solo per avere più chance alle primarie.

Stay tuned.


Umano, quasi umano

giugno 20, 2011

Ecco qui, la più bella intervista letta finora fatta a Massimo D’Alema. Luca Sofri, infatti, intervista l’uomo più controverso della sinistra italiana e lo fa benissimo. Quindi, indipendentemente dall’opinione che avete di lui, leggetela, che comunque troverete cose interessanti e perché comunque D’Alema, cose banali, non le dice mai.

Posso fare un suggerimento? Una chiacchierata simile con Veltroni, non per qualche perversa idea parcondicio eh, ma perché verrebbe bene.

 

 


Non ci vuole molto

giugno 20, 2011

Non ci vuole molto per cercare di stare a contatto con i cittadini che ti hanno eletto. Non e` complicato, basta volerlo, insomma.

Ecco, questo nuovo corso a Milano sembra voler ristabilire un rapporto tra cittadini a politica che si era interrotto ed incrinato. In questo senso va letta l’idea intelligente di trasmettere online, per la prima volta, la prima seduta del nuovo consiglio comunale. Bravi.

 


Argomentazioni pro-flexsecurity

giugno 18, 2011

Bravo Ivan. Anzi bravissimo. Il pezzo per il Post di Ivan Scalfarotto sul perché abbia deciso di firmare la petizione di Pietro Ichino “Per dare Valore al Lavoro” e` veramente ottimo.

Ivan spiega con parole semplici, in maniera garbata, ma efficace perché oggi norme a favore di una maggiore flessibilità nel nostro mercato del lavoro non sono più qualcosa che possiamo permetterci di rimandare.

È un approccio che scoraggia gli investimenti dall’estero perché i costi – non solo economici ma anche organizzativi – di una ristrutturazione spaventano quelle aziende che lavorano su molti paesi e che sono abituate a pianificare sia per i tempi buoni che per quelli cattivi. Quando decidono di investire in Italia, già al primo stadio del progetto, il fatto di non poter prevedere i costi e i tempi di una ristrutturazione e di accantonare eventualmente i relativi fondi blocca il progetto per intero. Nella mia esperienza ho vissuto, verso il 2000, la creazione di un grosso “hub” europeo da un migliaio di posti di lavoro che poi fu creato a Barcellona, e ricordo bene che l’ipotesi di farlo a Milano fu depennata tra le prime proprio per l’incapacità della sede italiana di avanzare alla casa madre delle realistiche ipotesi economico-organizzative in caso di contrazione del business. Il risultato fu che mille spagnoli trovarono lavoro (senza l’articolo 18, e ce l’hanno ancora) e mille milanesi rimasero evidentemente a casa.

Queste discussioni sono fondamentali: un dibattito interno su queste cose non e` più rimandabile. Da una parte abbiamo la visione economica di Stefano Fassina, lecita, ma a mio modo di vedere insostenibile nel lungo periodo e soprattutto, ancora una volta, penalizzante per i giovani, che, comunque, nel modello di mercato del lavoro proposto da questa segreteria del PD, al di la` delle dichiarazioni di facciata, sono ampiamente svantaggiati rispetto ai lavoratori “più grandi”. Dall’altra le posizioni di Ichino, sostenute da Scalfarotto, Veltroni, Chiamparino e tanti tanti giovani che vorrebbero meno ideologia e approcci più concreti alla questione.

In ogni caso, questi congressi vanno fatti, Genova sta dimostrando che c’è grande voglia di parlare di queste cose, specie in un momento in cui il lavoro e` poco e si fa una grande fatica a conquistarlo e mantenerlo.

Quello che ancora manca e` un dibattito tra i grandi partiti europei di centrosinistra. Oggi non possiamo permetterci più di decidere da soli: anche qui, un maggiore europeismo non guasta. Forse esagero, ma mi piacerebbe, davvero, che questo partito si facesse promotore di un congresso continentale sul lavoro e i suoi problemi. Perché, come dice Ivan, finché avremo leggi che regolamentano il mercato del lavoro diverse da paese a paese, avremo sempre lavoratori favoriti su altri solo per il loro passaporto. Questo falsa la concorrenza, non e` democratico e non e` europeo.


Se ne parla poco

giugno 17, 2011

Se ne parla poco, ma conta eccome: l’assemblea nazionale del PD a Genova sulle tematiche del lavoro.

L’ho detto molte volte, il PD e` un partito con tante anime, che, sulla maggior parte delle questioni, possono convivere: si possono trovare sintesi, si può venirsi incontro. Sul lavoro e in economia, pero`, non si può, perché da li` parte tutto, perché poi hai voglia a fare le riforme (come voterebbe oggi il PD sulla flexsecurity?). Perché Fassina ed Ichino non possono venirsi incontro, sono due modi, leciti entrambi, di vedere il mondo.

Il PD deve scegliere e, qui, ci si augura che si scelga il giuslavorista Pietro Ichino.


Facili entusiasmi

giugno 17, 2011

Ho letto oggi che e` già in programma la campagna per raccogliere le firme per altri quattro quesiti riguardanti la pessima legge elettorale che ci ritroviamo.

Il comitato referendario “IoFirmo-Riprendiamoci il Voto” e` infatti partito alla ricerca delle firme necessarie per abrogare alcune norme presenti nella attuale legge elettorale, ovvero quelle in materia di Liste Bloccate, Premio di Maggioranza, Soglia di Sbarramento e Indicazione del Candidato Premier.

Non voglio entrare nel merito delle argomentazioni, anche se posso dire di essere un assoluto sostenitore della proposta di permettere agli Italiani di esprimere le preferenze per i parlamentari (tanto da aver richiesto, insieme ad altri, al mio partito di indire primarie per comporre le liste nel caso si andasse a votare con questa legge).

Sugli altri temi non mi espongo perché ritengo che bisognerebbe affrontarli capillarmente perché rientrano in un discorso più ampio, che e` quello del nostro sistema elettorale e della nostra forma di governo per ci sarebbe bisogno di un altro post.

Ecco intanto le proposte dei referendari:

  1. Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio.
  2. Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività.
  3. Soglia di sbarramento. L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori
  4. Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali.

Mi limito a fare due brevi commenti: come già detto la settimana scorsa non sono un grande fan di questo modo di “fare democrazia”, credo che queste siano cose su cui debba decidere il parlamento, che spetti a loro, porco cane, fare una legge elettorale decente. Se non ne sono stati capaci quelli che governano ora, la prossima votate gli altri e vedrete che andrà meglio!

Inoltre, credo che sia necessario ragionare molto attentamente sulla direzione che vogliamo prendere, credo che sia fondamentale un dibattito vero, un dibattito politico che non si può esaurire con un si` o con un no in un quesito referendario. Tipo, quando si parla di premio di maggioranza, bisogna ragionare sul sistema elettorale che si vuole adottare (proporzionale/maggioritario? semi-proporzionale/semi-maggioritario?) prima di poter esprimersi sul premio di maggioranza. Quando si parla di soglie di sbarramento bisogna ragionare sul senso che hanno le coalizioni tra partiti diversi e anche li` quindi sul sistema elettorale (se ne vuole uno a turno secco o a doppio turbo?). Quando poi si va a toccare l’argomento premier bisogna dire se si vuole mantenere il parlamentarismo attuale, se si vuole andare verso un semi-presidenzialismo o un vero e proprio presidenzialismo. Ed io, non vi sto dicendo quello che penso in materia, vi sto dicendo che qualsiasi cosa pensi c’è bisogno di una dibattito e di un confronto di idee.

Non sono discussioni semplici che si risolvono abrogando questa o quella norma di una legge schifosa. Perché se si abrogano quei commi, comunque la legge elettorale di fondo rimarrà la pietosa legge di oggi. No, noi non abbiamo bisogno di referendum, noi abbiamo bisogno di politica e politici che si assumano le responsabilità di fare leggi decenti! Perché ricordate, qualsiasi sia la legge elettorale vigente, per governare bisogna prendere più voti degli altri, niente trucchi. Noi abbiamo questa legge perché la nostra parte, dal 2001 in poi ha perso due volte e pareggiato un’altra. Ragazzi (molto bersanianamente), la legge elettorale, se avessimo vinto noi le elezioni, sarebbe molto diversa! Quindi forse, al posto che dedicare tutto quel tempo a raccogliere firme e fare campagne referendarie, e` il caso, tutti insieme, di costruire alternative di governo credibili, in modo tale che di referendum abrogativi per leggi schifose non dobbiamo più preoccuparci perché il problema e` stato risolto a monte: non ci sono più leggi schifose da far abrogare.

Ricordo, poi, che questa e` la prima volta che raggiungiamo il quorum da quasi vent’anni e che solo due anni fa abbiamo votato (almeno, io ho votato, con altri quattro gatti) proprio su quesiti che volevano cambiare alcune norme dell’attuale legge elettorale. La partecipazione e` stata bassissima e Berlusconi ha cantato vittoria: “avete visto, la legge e` fantastica se non e` andato a votare nessuno!”. Abbiamo cosi` ucciso ogni speranza di poter far pressione al governo per cambiare, in questa legislatura, almeno dei pezzettini di legge che avrebbero reso le elezioni del 2013 (o prima, speriamo), un filino migliori.

Ad ultimo, mi limito a registrare due cose emblematiche sul perché mi ha molto infastidito come sono stati trattati i referendum scorsi e che vengono riproposte in quest’intervista a Umberto Ambrosoli (che si sta occupando di raccogliere le firme per i quesiti di cui ho parlato).

La prima e` la totale mancanza di onestà intellettuale, la banalizzazione e superficialità con cui si parla di alcuni temi, proprio come e` accaduto su acqua e nucleare (mi sorprende linkiesta, in genere più attenta).

Negli scenari politici che si profilano vede il rischio di un ritorno al proporzionale? Si parla ancora di terzo Polo..
«Si può individuare un sistema elettorale che medi con le esigenze nuove che appaiono nell’orizzonte politico. Non necessariamente con un ritorno al passato, ma per rispondere ad esigenze attuali».

L’intervistatore parla di “ritorno al proporzionale”, come se quella di oggi fosse una legge elettorale maggioritaria. FALSO: il porcellum e` un proporzionale con premio di maggioranza, quindi, per favore, se volete una nuova legge proporzionale fate pure, ma non mi venite a dire che questa e` una legge maggioritaria. Quindi si continua per la strada del “fine giustifica il mezzo” usata per i quesiti sull’acqua.

C’è di più! Ecco qui il colpo che esce dal cilindro di Ambrosoli:

Legge elettorale: molti obiettano che sia materia assai tecnica su cui il cittadino fatichi a esprimersi..
«Lo dicevano anche riguardo al referendum sull’acqua, eppure è bastato semplificare il quesito “pubblico” o “privato” e la gente è andata a votare con partecipazione».

Quindi quello che vuole dire e`: basta ingannare la gente, che (sembra pensare Ambrosoli) e` deficiente, dicendogli che il quesito non ha milioni di implicazioni (essendo un tantino più complesso di “pubblico” o “privato”), ma che invece e` su una questione di principio “che poi se viene il privato ti tolgono l’acqua o la paghi 10000 euro l’anno”, cosicché la gente si reca a votare per paura.

Assenza di dibattito sulle cose, ingannare la gente con becero populismo, mentalità da fine che giustifica il mezzo. Non e` che tutti questi antiberlusconiani si stanno mutando in berlusconiani senza saperlo? Perché non so a voi, ma a me, questo, sembra tutto fuorché democrazia.

P.S. Ah, giusto per completezza, se non c’è stato dibattito sui referendum e` anche colpa di quelle persone che al posto di fare una seria campagna per il NO, hanno preferito parlare dopo i quesiti, esponendo, per esempio, cosa vuol dire “acqua pubblica sempre”, in maniera altrettanto populistica (volendo poi passare per geni che hanno sempre le soluzioni in tasca) o anche di quelli che hanno deciso di non andare a votare.


Ogni tanto resuscitano

giugno 15, 2011

Era da tempo che non avevamo più notizie di Renato Brunetta, più o meno da quando perse le comunali a Venezia e accusò la Lega di non averlo sostenuto a sufficienza.

Era strano perché Renato Brunetta, per i primi due anni di legislatura era stato uno dei ministri più attivi e “rumorosi”, sempre sulle prime pagine dei giornali e a dire la sua in televisione. Brunetta, quello che se sei dipendente statale sei uno sfigato fannullone, era una star.

Poi di lui abbiamo perso notizie, nell’ultimo anno e` stato il Ministro più anonimo di tutti, contendendo lo scettro al duo Meloni-Prestigiacomo. Non sappiamo perché o per come, non sappiamo cosa sia successo al Ministro Brunetta, di cui, peraltro, avevo parlato qui, sappiamo pero` che era scomparso. Chi vuole pensar male può addirittura spingersi a dire che il Ministro Brunetta sia stato il tipico dipendente statale, stando alle sue definizioni della cosa.

Eppure Brunetta ultimamente e` riapparso, risorto. Prima e` andato da Santoro, all’ultima puntata di Annozero (che ho visto per 5, dico 5, minuti prima di cambiare disgustato canale), e` stato ad Otto e Mezzo,  poi e` tornato a far parlare di se` sui giornali dicendo ad un gruppo di giovani precari che “sono l’Italia peggiore”.

Non so perché abbia detto un’assurdità simile (certe volte verrebbe davvero voglia di fare una battaglia generazionale, contro questi vecchi bacucchi che, con le loro politiche economiche sconsiderate hanno reso l’Italia uno dei paesi più indebitati al mondo, facendo pagare questo debito alla mia di generazione), ma il dubbio che anche lui, come Formigoni, senta puzza di fine di un’epoca e debba marcare il suo territorio, far sentire che esiste e ricordare che per una satrapia c’è anche lui, e` forte.

 


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