Per Romney, sta notte, è “Do or Die”

febbraio 28, 2012

Questa notte le primarie repubblicane arrivano in Arizona e Michigan, due stati che mettono in palio rispettivamente 29 e 30 delegati. L’esito di queste consultazioni potrebbe avere effetti determinanti per la continuazione della gara.

Abbiamo più volte detto che la gara, alla fine, la può perdere solo Romney, che a lungo si è presentato come il candidato inevitabile, e che questa notte Romney deve vincere, per motivi diversi, in entrambi gli stati.

Innanzi tutto, dopo due settimane di pausa, Romney dovrà provare che gli ultimi exploit di Santorum non sono altro che un incidente di percorso, che è ancora lui il candidato “in pectore” del partito repubblicano e che, prima del forse decisivo super-Tuesday del 6 marzo, si trova ancora lui in posizione dominante.

Inoltre, mentre l’Arizona è un campo neutro e relativamente di poco interesse, il Michigan è uno stato che può voler dire molto, un po’ perché è lo stato di Detroit e dell’industria automobilistica, salvata di Obama contro l’opposizione di gran parte del GOP e di Romney in particolare, ma anche, e soprattutto, perché è lo stato nativo di Mitt Romney ed è lo stato di cui il padre di Romney, George W. Romney, è stato governatore.

Gli attacchi dei compagni di corsa sono già iniziati: Gingrich, che puntava a “resistere, resistere, resistere” fino al 6 marzo, ma che potrebbe essere fuori tempo massimo per tornare in corsa, ha già iniziato a chiedersi come può la nomination essere affidata ad uno che non riesce a vincere neanche a casa propria e, sulla falsa riga dell’ex-speaker della Camera, anche Santorum ha detto in passato cose simili.

In realtà bisogna dire che Romney è davanti nei sondaggi. In Arizona è addirittura in doppia cifra, mentre in Michigan è davanti a Santorum di poco più di un punto percentuale, il che, comunque, implica che la gara è ancora apertissima.

Insomma, stiamo a vedere: io credo che, alla fine, Romney vincerà la nomination, anche se a fatica e credo che vincere entrambe le partite di sta sera (e magari anche in Washington, il 3 marzo, dove la situazione è oggi poco chiara) gli possa dare fiducia e “momentum” per il super-Tuesday che ci darà, finalmente, delle indicazioni più chiare.

Un’altra possibilità è quella che si arrivi ad una split convention, dove Romney avrà la maggioranza dei delegati, ma non una maggioranza assoluta, e sarà costretto a scendere a patti con i rivali (in quell’ottica si parlava proprio di un ticket Romney-Rand Paul, figlio di Ron). Ma ad una split convention può succedere di tutto e Romney si deve guardare anche da quanti invocano un cavaliere bianco (tipo Mitch Daniels), che scenda in campo dopo le primarie e salvi la faccia del partito. Io non credo accadrà, ma in questa soap opera che sono state queste primarie repubblicane, mai dire mai.

Intanto, se vi interessa, leggete questa straordinaria storia su Detroit che riporta Andrea Marinelli.


Una cosa di sinistra

febbraio 20, 2012

Pietro Ichino suggerisce di riformare il sistema odierno degli ammortizzatori sociali e cambiare radicalmente il funzionamento della Cassa integrazione, di cui oggi si fa un improprio abuso e che non riesce a risolvere il problema a lungo termine di chi perde il lavoro. Questo non perché la Cassa integrazione sia inutile in termini assoluti, ma proprio perché se ne fa un uso improprio. Ichino dice:

  Invece, ogni volta che si verifica una crisi aziendale con necessità di ridurre il personale o addirittura chiudere l’unità produttiva, la prima misura che tutti immancabilmente concordano di adottare è la Cassa integrazione; in questo modo si fa il danno dei lavoratori, perché li si tiene legati a un’impresa che non potrà più dare loro lavoro. Si congela la situazione senza affrontare il problema; anzi lo si aggrava, perché è dimostrato che, quanto più lungo è stato il periodo di inattività del lavoratore dopo la perdita del posto, tanto più è difficile ricollocarlo.

Come dargli torto? Ichino suggerisce, quindi, uno strumento efficace per risolvere il problema, ovvero un sussidio alla disoccupazione:

A chi perde il posto occorre dare un sostegno del reddito anche più robusto di quello offerto dalla Cassa integrazione: la proposta è di aumentare la copertura dell’ultima retribuzione al 90 per cento per il primo anno e alzare il “tetto” mensile a 3000 euro. Ma questo intervento deve essere coniugato con un’assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione e deve essere condizionato alla disponibilità effettiva del lavoratore.

Un sistema di questo tipo è stato provato essere efficace in altri paesi d’Europa, permetterebbe ai lavoratori di cercare lavoro con relativa tranquillità e renderebbe possibile un mercato del lavoro più flessibile di quello attuale, cosa che favorirebbe investimenti stranieri e assunzioni, togliendo molti giovani lavoratori dallo stato di semi-schiavitù in cui si trovano oggi.

Perché questa proposta, che è una proposta di sinistra (tutele e aiuti dello stato nei momenti di difficoltà non sono esattamente mantra di destra), non viene portata avanti dai partiti si sinistra e centrosinistra italiani? Perché noi siamo fermi a parlare dell’articolo 18, come se il dibattito si limitasse ad esso e come se parlarne e mettere in discussione le attuali dinamiche del mercato del lavoro fosse un diabolico piano di cattivi neoliberisti antagonisti dei lavoratori e un “nemici del popolo” per licenziare tutti incondizionatamente. Vengono peraltro usati strumenti di delegittimazione e falsi ideologici come quelli che abbiamo visto usare (non a caso più o meno dagli stessi individui) nella campagna referendaria di giugno, circa i servizi idrici. La tattica è sempre la stessa: semplifichiamo la questione al massimo, riduciamola a slogan spiccioli e populisti che tutti possono capire e poi diciamo che chi vuole riformare è uno “stronzo” in mala fede, che vuole il male degli altri (e che magari dice certe cose per favorire i propri interessi): sembra esserci un’invasione dall’800 di homines oeconomici.

Non è vero, non è cosi`. E la prova di ciò è che mentre Fassina, Camusso, Landini e tanti altri individui si riempiono la bocca di belle parole o favole anacronistiche (diritti e uguaglianza o posto fisso) senza spiegarci come arrivare ad una vita dignitosa, come ridurre la disoccupazione giovanile, come ridare lavoro a chi l’ha perso e soprattutto come raggiungere una società più equa o come sia sostenibile economicamente una società di soli posti fissi, altri, senza tabù e prigioni ideologiche, cercando di ignorare i carabinieri dottrinali di turno, fanno proposte concrete su come uscire dalla drammatica situazione attuale (perché sembra quasi, a sentire la Camusso, che oggi vada tutto bene, che nulla debba cambiare). E lo fanno con proposte che SONO DI SINISTRA: perché, e lo voglio ribadire, il sussidio di disoccupazione è presente in qualunque “welfare state” d’Europa, non certo per volontà dei partiti conservatori.

Allora, forse è il caso di chiedersi chi siano i riformisti e i progressisti e chi i veri conservatori italiani. A me pare evidente e mi pare francamente inaccettabile l’immobilismo imposto dal più basso populismo e dall’insopportabile arroganza di chi crede di avere sempre ragione, di chi non mette mai in dubbio le proprie opinioni, di chi vende ricette facili e prive di sacrifici verso la felicità e verso una vita dignitosa. Chiudo quindi con una citazione di Erich Fried che mi pare calzi a pennello

“He who wants the world to remain as it is, doesn’t want it to remain at all”.

Erich Fried


Mitt-Rand 2012?

febbraio 17, 2012

Christian Rocca riporta oggi un articolo del Dallas Morning News in cui si parla della possibilità che Romney scelga Rand Paul, figlio di Ron, e Senatore Tea Party del Kentucky, come proprio compagno di corsa alla Casa Bianca.

Come dice Christian la scelta sarebbe suicida e darebbe ai repubblicani il colpo di grazia contro Obama: Rand Paul, infatti, appare un po’ più moderato e presidenziale del padre, ma è sicuramente molto più pericoloso ideologicamente. In più Rand Paul aggiunge troppo poco alla candidatura di Romney, portandogli si` qualcosa di più nell’elettorato di destra ma facendogli sicuramente perdere qualcosa tra gli indipendenti, che sono poi quelli che ti fanno vincere le elezioni. Inoltre, Rand Paul è Senatore in Kentucky, uno stato sicuramente repubblicano: spesso si tende a scegliere un running-mate che possa dare una mano in uno degli swing states grossi (Ohio, Florida, Pennsylvania).

Il motivo, quindi, per cui se ne sta parlando e per cui potrebbe accadere, a mio modo di vedere, è uno e uno solo: Ron Paul potrebbe minacciare di correre come indipendente a novembre se il candidato repubblicano (Romney) non gli offre la vicepresidenza o non gli garantisce un’agenda con all’interno alcuni dei temi libertari che gli stanno a cuore. Ovviamente, nel caso Paul si presentasse a novembre, Romney o chiunque altro, non avrebbe la benché minima possibilità di strappare la presidenza ad Obama.

Ecco perché un ticket Romney-Paul non è inimmaginabile ed ecco perché Ron Paul, che pure non ha nessuna chance di vincere la nomination ed è ultimo nel conteggio dei delegati, ha una forza contrattuale che altri non hanno.

Ora sta a Romney scegliere se perdere voti perché Rand Paul non è presentabile o perdere voti perché il padre corre come indipendente.

P.S. Le prossime tappe delle primarie sono il 28 febbraio in Michigan e Arizona, poi il 3 marzo in Washington e poi il 6 c’è il super-Tuesday che ci dirà finalmente qualcosa di più certo su quanto ci metterà Romney a vincere la nomination.


A great day for Mr. Obama

febbraio 10, 2012

Tra oggi e ieri sono usciti due sondaggi importanti per Obama: uno di Fox e uno di Rasmussen, entrambi considerati pollster vicini ai repubblicani, che lo danno in vantaggio su Mitt Romney rispettivamente di 5 e addirittura 10 punti nel voto popolare.

Ancora più confortante, però, è il sondaggio uscito sull’Ohio e quello sulla Florida, due stati chiave per la rielezione. In entrambi Obama è in vantaggio su Romney: in Florida di 3 punti e in Ohio di 4.

Considerato che nessun repubblicano è mai stato eletto senza vincere l’Ohio e che Obama non ha davvero neanche iniziato la campagna elettorale, questi dati sono decisamente incoraggianti per il Presidente uscente, che, peraltro, nelle campagne elettorali riesce a dare il meglio di sé.

Qui la situazione ad oggi.


Questa sara` l’ultima stagione di House (teardrop)

febbraio 9, 2012

Notizie tristi giungono da oltreoceano: questa stagione, l’ottava, sarà l’ultima di House. Ci restano, sì e no, 10 puntate di quella che è una stagione sorprendente e bella, dopo che molti avevano parlato di “jumping of the shark” dopo il finale di quella precedente.

Questo House, quello di adesso, è tornato ad essere quello delle prime stagioni, le puntate sono ancora dirette e scritte magnificamente (basti pensare a quella uscita lunedì) ed è tornata di moda la frase della serie “Everybody lies”. Diciamo che una nona stagione poteva ancora essere tranquillamente fatta, dati i rating, l’interesse generale e la qualità complessiva del prodotto.

House, chiude. Finisce un’era e finisce quella che, insieme a Lost, è stata, probabilmente, la serie del decennio. Un minuto di silenzio, please.

 


“Il diritto inalienabile a vedere Lost gratis”

febbraio 8, 2012

Matteo Bordone ha perfettamente ragione, in questo articolo uscito su Wired, sulla pirateria, lo streaming e i metodi alternativi (aka illegali) con cui in questi anni abbiamo goduto di servizi che gratis non sono.

Bordone dice bene e meglio di me, cose che ho sempre pensato e sempre detto nelle discussioni pacchiane tra amici, ovvero che se qualcuno spende dei soldi per offrire un servizio, paga attori, autori, registi and so on quel servizio non dovrebbe essere gratis.

E poi, a mio parere, e questo è un problema molto italiano, da noi il dibattito sulla pirateria e la consapevolezza su quello che si sta facendo è a livelli infimi, nel senso che alla fine chi scarica e chi guarda le cose in streaming non lo fa per rivendicare un diritto o gridare contro i soprusi delle grandi industrie, per una ragione ideologica, insomma. Lo fa perché vedere un film gratis è meglio che pagarlo e perché se c’è un modo per vederlo gratis senza che ti becchino, allora perché mai non dovrei sfruttarlo?

E non è che dico che è sbagliato e che per questo dovremmo andare tutti in galera. Le serie tv in streaming le guardo anche io. E i film mi capita di scaricarli. Il concetto, pero`, lo esprime bene Bordone quando dice:

Perché se non sei disposto a pagare, forse sei disposto a farne a meno: il diritto inalienabile a vedere Lost gratis non è garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Quindi se chiudono Megavideo puoi essere triste, ma razionalmente non è sbagliato. Poi Bordone dice un’altra cosa che dico sempre anche io quando discuto pacchianamente con gli amici:

Cioè, se facciamo i conti, possiamo anche dire che sono uno di quelli che usano molti sistemi di fruizione di roba scaricata in Rete, ma poi spendono una bella cifra per andare al cinema, comprare la roba, andare ai concerti. Questo per dire che effettivamente il catastrofismo di certe analisi va mitigato con un certo senso delle cose e del tempo, me ne rendo conto. Anzi, ribadisco, sono uno di quelli che non fanno male al mercato. Ma il punto non è quello, non sono io.

Che può sembrare che la diciamo per metterci a posto la coscienza, ma che è anche vero.

Poi voglio aggiungere una cosa che Bordone non dice, ma che va aggiunta. In Italia è veramente difficile fare le cose legalmente: non esiste Netflix che ti manda i dvd a casa via posta per 20$ al mese (tre alla volta) e che ti permette di vedere anche film in streaming. Non esiste, ufficialmente, il servizio di iTunes che ti permette di affittare i film. Non esiste Pandora, per ascoltare la musica gratis. Non esistono i servizi per comprare lo streaming di film da Amazon e YouTube. Non puoi vedere le serie tv in contemporanea con gli Stati Uniti in televisione oppure dal giorno dopo sui siti di Fox, Nbc, Tbs eccetera eccettera. Al cinema, poi, devi vedere i film doppiati in italiano, che magari per la maggior parte di voi è meglio, ma per me è, invece, decisamente peggio.

Insomma, negli USA è molto diverso: il livello del dibattito è migliorato e ha portato servizi migliori, noi siamo fermi al 2000. Che per chi non l’ha realizzato è 12 anni fa. Per questo, quando sono negli USA non ho l’esigenza di utilizzare i cosiddetti metodi alternativi, qui si.

 


Il Rilancio di Santorum?

febbraio 7, 2012

Dopo che Romeny ha vinto agilmente le primarie in Nevada sabato (non c’è stato lo “sweep” dei delegati, ma comunque la vittoria è stata in doppia cifra), sta sera avremo il primo double-header della corsa: si vota, infatti, in Minnesota e Colorado e i sondaggi sembrano proporre sorprese interessanti.

Santorum infatti viene dato secondo, dietro Romney, in Colorado (36 delegati) e addirittura di poco primo in Minnesota (40 delegati). Certo aiuta il fatto che le primarie siano entrambe “chiuse”: possono infatti votare solo gli elettori registrati repubblicani e non gli indipendenti e Santorum, forse il più conservatore, è quello a cui giova maggiormente questo “formato”.

In ogni caso, questo rilancio di Santorum, non può che rafforzare Romney e indebolire Gingrich, che si presentava, fino ad oggi, come l’unico possibile rivale all’ex governatore mormone per la nomination: nessuno, infatti, sarebbe pronto a scommettere sulle chance residue di Rick Santorum, ma a questo punto la tattica di Gingrich di provare rimanere a galla fino al super-Tuesday di marzo (più una necessità che una vera e propria scelta) potrebbe rivelarsi fallimentare. Detto questo, dovesse veramente vincere in Minnesota, Santorum sarebbe il primo candidato, oltre Romney, ad aver primeggiato in più di uno stato: Santorum, infatti, aveva vinto rocambolescamente la prima tappa in Iowa.

Quindi ricapitolando: Romney dovrebbe vincere agevolmente in Colorado, un stato con una buona percentuale di mormoni, con Santorum secondo staccato di più di 10 punti, poi a seguire Gingrich e Paul. In Minnesota, invece, Santorum dovrebbe avere la meglio su Romney con un margine intorno ai due punti. In Minnesota, in ogni caso, stando ai sondaggi, tra il primo (Santorum) e l’ultimo (Paul) ci sarebbero circa 10 punti, quindi, dato il sistema proporzionale per l’elezione dei delegati, la differenza tra primo e ultimo potrebbe essere minima.

Arrivano, inoltre, buone notizie per Obama, gli ultimi sondaggi lo danno davanti a Romney. Persino un sondaggio Rasmussen, spesso criticata per essere eccessivamente vicina alle ragioni dei repubblicani, vede Obama davanti a Romney di circa 7 punti.

Questo ovviamente conta poco: bisogna vedere come sono distribuiti questi voti e dove, soprattutto, visto che la maggior parte dei sondaggi danno Romney ed Obama praticamente appaiati negli stati chiave. In ogni caso, questi numeri, insieme all’economia che pare in ripresa (a proposito, sembra che lo spot Chrysler del Super Bowl sia stato un favore della casa di Detroit ad Obama) e alla disoccupazione che scende, rendono Obama il favorito per le elezioni di novembre.


Platini, dacci l’Half Time Show in finale di Champions

febbraio 6, 2012

Ieri si è giocato il Super Bowl XLVI  e, surpise surprise, contrariamente a quanto avessi pronosticato, hanno vinto i NY Giants in una partita al cardiopalma che si è decisa nei 57 secondi finali.

I Giants, che erano sotto di due punti, hanno segnato un touchdown portandosi sopra di quattro con appunto 57 secondi ancora da giocare. Brady, il QB dei Patriots, ha fatto tutto il possibile, compreso un drive di oltre 50 yards con 5 secondi ancora da giocare che stava per entrare, ma non è entrato e ha dato la vittoria a New York.

I Giants hanno fatto una cosa pazzesca: sembravano spacciati con due partite di regular season rimanenti, ma vincendo le ultime due della stagione contro avversari diretti (compreso il derby di New York con i Jets) hanno conquistato un posto ai playoff. Poi hanno battuto i Falcons, i Packers, superfavoriti per la vittoria finale e capitanati dall’MVP della stagione, Aaron Rodgers, e poi i 49ers, quindi i Patriots di Brady (3 anelli all’attivo, ma reduce da due sconfitte consecutive proprio contro i Giants al Super Bowl) con il risultato di 21-17, nella finale delle finali.

Eli Manning ha quindi vinto il suo secondo anello, dopo quello del 2008, conquistato sempre contro i Patriots, superando il fratello maggiore Payton, fermo ad uno, nel suo stadio. Payton Manning è considerato il Quarteback più talentuoso della famiglia, se non della lega, eppure bisogna ricordare che Eli gioca a New York, in un palcoscenico molto diverso da quello di Indianapolis, con molta più pressione alle spalle e ha portato, per due volte, alla vittoria squadre ottime, ma mai veramente favorite. Per dire, i Patriots quest’anno, in stagione regolare avevano vinto 13 partite, i Giants appena 9, avendone perse 7. Quindi onore a Eli.

Tom Brady, l’altro Quarteback della sfida, non ha certo sfigurato: è diventato il QB con il maggior numero di passing yards nella storia del Super Bowl a 34 anni  (e c’è  da scommettere che questa non sarà la sua ultima partita a febbraio della carriera) e, inoltre, ha battuto anche il record di 15 passaggi consecutivi completati in una partita. Ieri ne ha fatti 16.

Abbandonando i discorsi più tecnici il Super Bowl di Indianapolis è stato un enorme successo, compreso l’Half Time Show di Madonna, che, vi assicuro, merita di essere visto (e io non è che sia un fan di Madonna). Mi permetto di suggerire a Platini di fare una cosa simile per la finale di Champions League, che è vero che voi direte che a noi europei ‘ste pacchianate non piacerebbero, ma io invece dico che dopo che avremo fatto per bene gli snob e gli altezzosi sulla cosa e avremo tirato in ballo la tradizione e questo e quest’altro, se i Muse, per dire, suonassero tra un tempo e l’altro della finale di Champions proprio schifo non ci farebbe.

Lo show completo, comunque è qui sotto, enjoy.

P.S. le pubblicità mi erano piaciute di più l’anno scorso.


La vigilia del Super Bowl n. XLVI

febbraio 4, 2012

Domani notte si giocherà il quarantaseiesimo Super Bowl della storia dell’NFL e si sfideranno i New England Patriots, di Tom Brady e Bill Belichick, e i New York Giants di Eli Manning e Tom Coughlin.

Questa partita non è una sfida qualunque. Innanzi tutto perché si sfidano una squadra di Boston ed una di New York, città rivali in tutti gli sport e in tutto il resto. Inoltre, questa sarà la rivincita del Super Bowl XLII. Quattro anni fa, infatti, i Giants e i Patriots si sono ritrovati a giocare la stessa partita. Ai tempi, la vinsero i Giants grazie ad una prestazione fenomenale di Eli Manning; quella sconfitta, peraltro, per i Patriots brucia ancora: è stata, infatti, l’unica gara persa in una stagione altrimenti perfetta, in cui la squadra di Brady, fino a quel momento, non aveva ancora perso neanche una partita tra stagione regolare e playoff. Tom Brady ha dichiarato che quella ferita è ancora aperta e che non ha mai riguardato quella partita in televisione: troppo grande la delusione per aver perso partita, Super Bowl e stagione perfetta da superfavoriti.

Questa volta la musica è diversa e sono in molti a scommettere che i Giants partono con qualche chance in più. Non tanto perché hanno fatto meglio dei Patriots durante la stagione regolare (anzi hanno fatto peggio), quanto perché arrivano a questa partita dopo una cavalcata ai playoff impressionante che gli ha dato fiducia e, come dicono gli americani, “momentum”. I Giants giocano “finali” dal giorno di Natale quando nella penultima gara di stagione regolare hanno incontrato nel derby cittadino i New York Jets. La partita era “must-win” per entrambe le squadre: chi l’avrebbe persa sarebbe stato praticamente eliminato dalla corsa playoff. I Giants hanno vinto con autorità e sono arrivati ad un altro scontro diretto, la domenica successiva, contro i Dallas Cowboys: la vincente sarebbe andata ai playoff. Vinta anche quella partita hanno ottennero la wild card valida per andare i playoff. Poi, nella prima partita della post-season (wild-card game), hanno battuto gli Atlanta Falcons 24-2, vittoria che li ha proiettati verso il match della stagione contro Aaron Rodgers e i Green Bay Packers, campioni in carica e reduci da una stagione regolare da una sola sconfitta. I Giants hanno vinto, fuori casa, anche quella partita e si sono trovati in finale di Conference contro i San Francisco 49ers, rivelazione della stagione. In una partita tiratissima New York ha avuto la meglio e si trova oggi a lottare per vincere l’intero torneo. Talk about momentum!

I Patriots, invece, vengono da una stagione regolare più tranquilla dove hanno raggiunto i playoff con una certa facilità. Nel primo incontro hanno hanno demolito i Denver Broncos della sensazione del momento Tim Tebow, di cui ho parlato qui, e poi, con molta fortuna a dire il vero, hanno sconfitto i Baltimore Ravens, due settimane fa, nella gara che è valsa il Super Bowl.

Tom Brady, la star indiscussa della squadra, marito della top model brasiliana Gisele Bundchen, l’uomo che ha già vinto tre Super Bowl in 10 anni, perdendone un quarto, e uno dei giocatori più forti della lega, contro i Ravens non ha giocato particolarmente bene, ma ha promesso che ad Indianapolis, domani, la musica cambierà e ha giurato ai tifosi che tornerà a Foxborough, dove i Pats hanno lo stadio, con il quarto anello: sarebbe un record personale e per una coppia QB-allenatore (Brady-Belichick, appunto).

Un’altra curiosità di questo Super Bowl XLVI è che si gioca proprio ad Indianapolis, nella città e nello stadio di Payton Manning, fratello maggiore di Eli, QB dei Giants, considerato da tutti il più forte Quarterback della NFL e star dei Colts dal 1998. Payton è sempre stato considerato, fino ad oggi, il fratello più forte in famiglia, ma le cose potrebbero presto cambiare se Eli vincesse il suo secondo anello, uno in più del fratello maggiore. Peraltro, Payton Manning si trova a doversi riscattare da una stagione in cui non ha giocato nemmeno una partita a causa di un infortunio alla spina dorsale proprio mentre i Colts, che senza di lui hanno vinto appena due partite tutto l’anno, hanno la scelta numero 1 nel prossimo draft e pare vogliano scegliere Andrew Luck, un QB sensazionale dall’università di Stanford, che potrebbe anche rubargli il posto in squadra.

Insomma questo è quanto dovete sapere per prepararvi al Super Bowl di domani.

Ora arrivano i pronostici. Devo dire che me la sono cavata discretamente: ancora prima che iniziassero i playoff avevo scelto i Patriots da una parte e i Saints dall’altra (con i Giants o i 49ers come seconde scelte). Poi, prima delle “semifinali” ho detto proprio Patriots-Giants. Ora, per rispettare la legge che negli sport americani non vince mai il favorito, dico Patriots, anche per rispettare quell’altra legge universale che dice che le rivincite le vince sempre la squadra che ha perso la prima volta. In ogni caso, comunque vada, sarò contento: i Patriots sono la prima squadra che ho tifato da quando hanno vinto il Super Bowl 2004 ed ero negli USA, i Giants, invece, sono la squadra di New York, quindi, “tifo” per una “bella partita”, come direbbero i telecronisti Rai.


Karl Rove ha perso il tocco

febbraio 3, 2012

Sta sera mi è arrivata questa e-mail dalla newsletter di Obama:

Karl Rove, che è stato per anni uno dei top advisors e  Chief of Staff alla Casa Bianca di George W. Bush, oltre ad essere oggi una sorta di guru del partito repubblicano, ha fatto una cosa che un uomo esperto come lui non dovrebbe mai fare: ha sfidato i sostenitori di Obama e li ha “colpiti nell’orgoglio” con questo tweet:

Saw another @BarackObama fund appeal for $3 gift. Good mktg or forced by low enthusiasm? Bet many upset 08 donors are taking pass this year.”

Bene, io sta sera non avevo nessuna intenzione di fare una donazione per la campagna di Obama e l’ho fatta: la prima per il 2012 (la cifra non è importante).

Volevo farlo sapere per due motivi: Karl Rove “should know better” (dovrebbe sapere) che è meglio non svegliare il “can che dorme” e dovrebbe sapere che Obama non ha nessun bisogno di aiuto nella sua raccolta fonti dato che è molto, molto, molto meglio strutturata di quella di qualsiasi repubblicano, Romney compreso. Inoltre l’altro motivo è che questo dimostra quanto efficace ed efficiente sia la gente che lavora per Obama. Non si sono fatti scappare l’occasione, hanno notificato la loro base e hanno ottenuto quello che volevano. Qualcuno dalle nostre parti dovrebbe imparare.

Per questo e altri motivi rimango convintissimo che Barack Obama avrà il suo secondo mandato.


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