Obama non è Matteo Orfini (e viceversa)

Matteo Orfini, responsabile nazionale alla cultura e informazione del Partito Democratico, compie oggi 38 anni (auguri) ed è ben avviato verso una brillante carriera politica: è tenuto in grande considerazione dai leader del PD di oggi e di ieri, D’Alema in primis, dice cose che piacciono molto all’elettorato post-comunista del partito ed è uno che ha idee e ricette per il futuro del partito e del paese, benché siano idee e ricette con cui spesso mi trovo in totale disaccordo.

Inoltre, Orfini si trova nella posizione, scomoda forse, di essere quello nuovo e relativamente giovane in mezzo ai vecchi, in un partito molto (forse troppo) spaccato dal punto di vista anagrafico. Per questo si trova spesso contrapposto sulle pagine dei giornali ad altri suoi quasi coetanei che questa segreteria non la sopportano proprio e che da questa segreteria non sono sopportati: Matteo Renzi e Pippo Civati, in primis ed in secundis.

Questa cosa ad Orfini ha creato notevole visibilità e gliene darà ancora di più durante la compagna elettorale per le primarie che saranno indette per scegliere il premier della coalizione di centrosinistra alle elezioni del 2013, ovvero nella sfida autunnale tra Bersani e Renzi.

A dimostrazione che la campagna elettorale per le primarie è già ben avviata lo dimostra questa intervista di Orfini rilasciata qualche giorno fa a Repubblica. I toni con cui si pone sono positivi, la sostanza di quello che dice, a mio parere meno, ma è molto positivo che proprio su alcune cose (liberalismo/liberismo, Renzi di destra oppure no, cos’è la sinistra oggi, agenda Monti e Europa, tra le tante) si abbia un’occasione per confrontarsi. Perché da troppo tempo in questo partito, che doveva essere una sintesi tra posizioni e storie differenzi, si è fatto tutt’altro, con qualcuno che rivendica un’identità post-ma-neanche-troppo-comunista (quella del partito precedente) e addirittura ha delegittimato le posizioni dell’altro, aka le posizioni anche mie, tacciandole come di destra, obsolete e non proprie del Partito Democratico (non Orfini in particolare, ma in un ufficio non troppo lontano dal suo nella sede del PD vi dico che è capitato). Quindi l’occasione per il confronto è veramente ghiotta.

Questa lunghissima premessa mi è servita come preambolo per raccontare quello che è successo due sere fa su Facebook tra me e Matteo Orfini, niente di grave, si intende, ma a mio parere qualcosa di significativo.

Orfini pubblica sulla bacheca del suo profilo la sua intervista a Repubblica. Io dopo averla letta ho pubblicato un commento provocatorio ma evidentemente efficace, visto che Orfini ha risposto. Lo scambio, con anche la mia successiva risposta, lo trovate qui sotto.

Insomma, in sostanza al mio primo commento Orfini risponde che bisognerebbe discutere della differenza tra liberismo e liberalismo, ma che non è il momento o la sede di farlo. A questa risponda, obietto che, invece bisognerebbe si sarebbe dovuto parlarne proprio in quel momento e in quella sede e gli pongo delle domande precise a cui segue questa risposta (poi la mia replica):

Replica di Orfini e la mia:

La discussione poi è proseguita (qui) senza ulteriori contributi da parte del sottoscritto o di Matteo Orfini (fatta eccezione per un commento mio non pertinente a quello che chiedevo ad Orfini e uno di Orfini non pertinente a quello che chiedevo io).

Altri hanno provato a sollecitare risposte nel merito dei fatti ma hanno anch’essi fallito.

Quello che pensavo sull’uso dei social network in politica si può ritrovare nei commenti pubblicati qui sopra e non mi ripeto. Quello che, però, mi ha spinto a scrivere questo post non è stata la volontà di fare un dispetto né  mettere in imbarazzo nessuno e neppure quella di lasciare intendere che i membri della segreteria siano perfidi e cattivi e non vogliano discutere con gli elettori. Lo voglio dire chiaramente, non credo che sia così, credo anzi che la voglia di confrontarsi ci sia, semplicemente non si è ancora capito come farlo. Credo anche che Orfini non abbia risposto non perché impaurito dall’idea della discussione aperta su fb e del disordine (che riconosco) che queste discussioni portano con sé, quanto piuttosto perché davvero ritiene che discussioni su temi come questi non si possano fare su su Facebook, ma che esse richiedano saggi, conferenze, professori e platee. E questo è un problema.

Eppure avrei, comunque, lasciato perdere, non avrei scritto nulla a riguardo di questa vicenda, se non fosse che meno di 24 ore dopo questo mio scambio con Orfini, Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, in campagna elettorale per la rielezione, si è messo al computer e ha risposto alle domande che gli utenti gli ponevano su Reddit, facendo esattamente quello che proponevo io ad Orfini su Facebook. Qui il link alla discussione con Obama.

L’esperimento di Obama ha funzionato in parte, il traffico verso Reddit quando si è sparsa la notizia che per un’ora egli avrebbe risposto a domande di persona ha mandato in crash i server del sito (non credo che lo stesso sarebbe successo nel caso ci fossimo messi a discutere con Orfini) e in molti si sono lamentati perché Obama non è riuscito a rispondere a tutte (e neanche a molte) delle domande che gli venivano poste.

Eppure a me questo tutto dice qualcosa. Sul PD, sull’Italia, su Obama e in particolare su come si dovrebbe fare politica nel 2012.

Mi farebbe piacere una replica di Matteo Orfini, anche domani, che oggi, come detto, è il suo compleanno.

 

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3 thoughts on “Obama non è Matteo Orfini (e viceversa)

  1. In effetti non sono Obama, anche se confesso che come chiunque abbia seguito west wing non mi dispiacerebbe avere uno staff come quello del presidente degli stati uniti. E penso che quella di rispondere alle domande sul web sia un’ottima trovata comunicativa. Ma non è questo il punto. Perchè non ho voluto affrontare una discussione lunga su fb, mi chiedi. Prima di tutto per una ragione di metodo. Mi chiedevi di specificare il mio parere su alcune cose di cui ho parlato decine di volte sui giornali, in tv, sul web. Onestamente, non avendo lo staff di obama, non sempre ho il tempo per rifare la stessa discussione ogni volta che qualcuno decide che proprio quello è il momento in cui quella discussione va fatta. Non ci riesco perchè in quel momento magari sono a una festa democratica, a un convegno,a una riunione o semplicemente a cambiare il pannolino a mia figlia. Non è mancanza di rispetto, solo questione di tempo. D’altra parte cosa penso di quelle cose e cosa ho risposto a simili obiezioni non è difficile scoprirlo, forse basta google. Ma a parte questo, c’è qualcosa di più profondo. No, non penso che fb sia lo strumento per una discussione seria e approfondita. Sulle domande che mi fai (e su molto altro) ho scritto un libro, proprio perchè le ritengo questioni meritevoli di approfondimento. E non accetterò mai l’idea che sia necessario offrire un bignami in forma di commento 2.0, soprattutto a chi vuole discutere sul serio. Ce ne sono tanti molto più bravi di me a fare politica in 160 caratteri. A me non pare una gran cosa: penso che la politica abbia bisogno soprattutto di recuperare profondità. Che ci servono i libri, le riviste, i convegni e i seminari. E la voglia di ascoltarci. E che tutto ciò non può essere sostituito dai social network. Vedi, se questa nostra discussione servirà a farci prendere un caffè di 4 ore, sarà stata utile davvero. Come utili davvero sono le ore che passo ogni sera a discutere in giro per l’italia esattamente delle cose che di cui mi chiedi. A questo -per me- servono i social network, a implementare la possibilità di costruire momenti di confronto veri. Che poi, a ben vedere, è quello che obama fece nella sua prima celebre (e vittoriosa) campagna elettorale: usare il web per fare incontrare le persone. E non sostituire il web a quegli incontri.

  2. Pingback: La risposta di Matteo Orfini « DemSpeaking -Elia Nigris

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