Per Romney, sta notte, è “Do or Die”

febbraio 28, 2012

Questa notte le primarie repubblicane arrivano in Arizona e Michigan, due stati che mettono in palio rispettivamente 29 e 30 delegati. L’esito di queste consultazioni potrebbe avere effetti determinanti per la continuazione della gara.

Abbiamo più volte detto che la gara, alla fine, la può perdere solo Romney, che a lungo si è presentato come il candidato inevitabile, e che questa notte Romney deve vincere, per motivi diversi, in entrambi gli stati.

Innanzi tutto, dopo due settimane di pausa, Romney dovrà provare che gli ultimi exploit di Santorum non sono altro che un incidente di percorso, che è ancora lui il candidato “in pectore” del partito repubblicano e che, prima del forse decisivo super-Tuesday del 6 marzo, si trova ancora lui in posizione dominante.

Inoltre, mentre l’Arizona è un campo neutro e relativamente di poco interesse, il Michigan è uno stato che può voler dire molto, un po’ perché è lo stato di Detroit e dell’industria automobilistica, salvata di Obama contro l’opposizione di gran parte del GOP e di Romney in particolare, ma anche, e soprattutto, perché è lo stato nativo di Mitt Romney ed è lo stato di cui il padre di Romney, George W. Romney, è stato governatore.

Gli attacchi dei compagni di corsa sono già iniziati: Gingrich, che puntava a “resistere, resistere, resistere” fino al 6 marzo, ma che potrebbe essere fuori tempo massimo per tornare in corsa, ha già iniziato a chiedersi come può la nomination essere affidata ad uno che non riesce a vincere neanche a casa propria e, sulla falsa riga dell’ex-speaker della Camera, anche Santorum ha detto in passato cose simili.

In realtà bisogna dire che Romney è davanti nei sondaggi. In Arizona è addirittura in doppia cifra, mentre in Michigan è davanti a Santorum di poco più di un punto percentuale, il che, comunque, implica che la gara è ancora apertissima.

Insomma, stiamo a vedere: io credo che, alla fine, Romney vincerà la nomination, anche se a fatica e credo che vincere entrambe le partite di sta sera (e magari anche in Washington, il 3 marzo, dove la situazione è oggi poco chiara) gli possa dare fiducia e “momentum” per il super-Tuesday che ci darà, finalmente, delle indicazioni più chiare.

Un’altra possibilità è quella che si arrivi ad una split convention, dove Romney avrà la maggioranza dei delegati, ma non una maggioranza assoluta, e sarà costretto a scendere a patti con i rivali (in quell’ottica si parlava proprio di un ticket Romney-Rand Paul, figlio di Ron). Ma ad una split convention può succedere di tutto e Romney si deve guardare anche da quanti invocano un cavaliere bianco (tipo Mitch Daniels), che scenda in campo dopo le primarie e salvi la faccia del partito. Io non credo accadrà, ma in questa soap opera che sono state queste primarie repubblicane, mai dire mai.

Intanto, se vi interessa, leggete questa straordinaria storia su Detroit che riporta Andrea Marinelli.


Scusate il ritardo

gennaio 31, 2012

Scusate il ritardo prolungato negli aggiornamenti ma in quest’ultimo periodo sono stato “molto indaffarato”, come dicono le persone importanti.

In ogni caso, sta sera si vota in Florida, stato chiave per capire a che punto siamo nella corsa. Romney, il candidato che nessuno vuole votare, dopo il riconteggio in Iowa, che ne ha decretato la sconfitta virtuale (virtuale perché comunque i delegati ottenuti sono gli stessi di Rick Santorum) e dopo la sconfitta abbastanza pesante subita da Gingrich in South Carolina all’ultimo giro, deve dimostrare di essere ancora il frontrunner per la nomination e, come dice anche il NYT, vuole vincere sta notte di un margine maggiore rispetto a quanto Gingrich fece dieci giorni fa su di lui (circa 12 punti). I sondaggi dicono che potrebbe farcela, anche se, a onor del vero, gli ultimi due usciti ieri parlano di un margine di vantaggio sotto i dieci punti. Si vedrà.

In ogni caso, la vittoria di Romney non dovrebbe essere in discussione e già questo dovrebbe tranquillizzare l’ex governatore del Massachusetts: la Florida, infatti, rimane uno degli ultimi stati “winner-takes-all”, dopo che molti sono passati ad un sistema proporzionale di assegnazione delegati, come riporta anche Christian Rocca sul suo blog. Qui, per la cronaca, i delegati in palio sono 50.

Gingrich qui tenterà di limitare i danni e di riuscire a non perdere per “double digits”. In ogni caso, rimane sicuramente l’unico dei quattro candidati rimasti ad avere ancora delle possibilità e sta a lui giocarsele al meglio. Detto onestamente, comunque, io credo che al massimo potrà solo rallentare la vittoria di Romney, ancora candidato inevitabile, e sconfitto male in South Carolina più per errori suoi che per meriti di Gingrich. Certo è che se Romney non aggiusta la mira negli stati più conservatori, la partita potrebbe allungarsi troppo e ritardare l’inizio della campagna contro Obama, con cui è praticamente appaiato negli stati più importanti.

Per Paul e Santorum rimangono comunque solo le briciole. Santorum non è riuscito a sfruttare il sostegno totale dei pastori evangelici e Paul è un “matto troppo matto” per poter puntare seriamente alla Casa Bianca (non è detto che comunque non corra come indipendente).

Ora aggiornamenti più random.

Jeb Bush, fratello di George W. e figlio George H., popolare ex-governatore della Florida, non ha ancora fatto l’endorsment a nessuno dei candidati rimasti: pare, infatti, che sia molto critico delle posizioni troppo anti-immigrazione di Romney, che sul tema, in effetti, sembra aver preso non pochi spunti dalla Lega nostrana (salvo poi avere “illigals” nel cantiere di costruzione della propria casa, come Perry, pace all’anima sua, gli ha fatto notare praticamente in ogni dibattito). Jeb Bush, in ogni caso, è stato da molti invitato a buttarsi nella corsa in prima persona, anche nelle settimane passate, e di lui si è parlato molto negli ultimi tempi anche per una battuta di Obama, mentre Jeb si trovava in vista alla Casa Bianca, in cui l’attuale Presidente si dice “contento che non abbia corso”. In effetti, sarebbe stato un avversario molto più temibile dei candidati attuali. Qui il NYT fa un bel riassunto della “situazione Jeb Bush”.

Altro fatto interessante è che il grosso grasso governatore del New Jersey, Chris Christie, che ha flirtato con la candidatura in più di un’occasione e che è il National Chairman della campagna di Romney, non ha totalmente escluso la possibilità di correre come vice-presidente nel caso Romney glielo chiedesse. A mio parere per Christie sarebbe un grave errore tattico, sia per un’eventuale candidatura nel 2016, sia perché non ha ancora finito il primo mandato in New Jersey.

Ultima cosa: qualcuno continua a spingere per una sorta di “terza via” che corrisponderebbe a Mitch Daniels, governatore dell’Indiana, il quale ha tenuto il tradizionale discorso di risposta allo Stato dell’Unione pronunciato da Obama. Daniles non ce la può fare a costruire una campagna per le primarie (pur mancando ancora un sacco di delegati da assegnare, più di 2000). Quello che può succedere è che alla convention il partito si spacchi su Romney e a quel punto Daniels potrebbe essere l’opzione migliore per mettere insieme tutti. Per me è fantapolitica, ma qualcuno, anche qualche pezzo grosso del partito repubblicano, la presenta come una possibilità da non escludere completamente.

Chiudo con una segnalazione: se vi interessano le primarie repubblicane segnatevi il blog di Andrea Marinelli, un ragazzo di Perugia che le sta seguendo per bene per alcuni giornali nostrani. Scrive bene e la lettura è molto piacevole.

Ah, pronostico per sta sera: Romney vince, ma non di +12% su Gingrich. Poi Santorum e Paul con il 25% rimanente.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.537 other followers