No Bavaglio, no comma 29, si alla rete libera

Anche DemSpeaking aderisce all’iniziativa contro il comma 29, che limiterebbe la libertà di espressione: noi diciamo basta.

L’idea è nata su twitter, parlando con Claudia Vago (@Tigella) e Salvatore Mammone (@mammonss): invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare (anche su facebook e su twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, cosiddetto ammazza-blog.

Il post che abbiamo scelto è di Bruno Saetta e spiega bene cosa non va in questa normaQui raccogliamo tutte le adesioni, inserite l’url del vostro post.
Perché abbiamo scelto proprio questo post? Perché vogliamo sottolineare che la nostra non è ‘indignazione automatica’, come per esempio Massimo Mantellini ha sottolineato, ma una protesta informata. Sulla questione della scelta di definire quella norma ‘ammazzablog’ consigliamo la lettura di questo articolo sempre di Bruno Saetta.
ECCO IL TESTO DA DIFFONDERE:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?

Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica? 
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.
Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione? 
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? 
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? 
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.
Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.
Qui l’articolo completo
@valigia blu – riproduzione consigliata

Viaggiare, we must

Jonah Lehrer scrive cose molto interessanti che l’autore di questo blog consiglia vivamente. Avevo già parlato qui di lui, poi ho letto altri libri, ho scoperto il suo fantastico blog su Wired dal nome “Frontal Cortex”, e provo a leggere i suoi articoli sul Guardian. Devo dire che scrive di cose davvero interessanti, riuscendo abbastanza bene a parlare di neuroscienze in maniera divulgativa e comprensibile anche ai profani come il sottoscritto.

Ne parlo perché su Internazionale e` uscita la traduzione (non disponibile su internet) di un suo articolo scritto sul Guardian appunto, che spiega “perché viaggiamo”.

L’articolo e` molto interessante, come al solito, e sostiene che viaggiamo perché viaggiare ci rende più creativi e l’idea che sia cosi` mi piace molto.

Mi piace viaggiare, ma non ho mai razionalizzato il perché. Questo articolo mi ha dato delle risposte e, per concludere, leggetevi Jonah Lehrer.

Vacation Break

Come avrete potuto notare DemSpeaking è rimasto chiuso per un po’. I motivi sono due, le prime due settimane di luglio ho deciso di concentrarmi a tempo pieno su due esami e quindi ho preferito non scrivere. Le ultime due settimane di luglio le ho dedicate a fare vacanza.

Qui si riprende oggi, ma a rilento. Direi che dai primi d’agosto tornerò ad assillarvi come prima.

 

 

 

Adesso basta!

Inseguito alla lettera di Ichino, Montezemolo e Nicola Rossi, di domenica scorsa ho deciso di commentare questo post di Pippo Civati.

Pippo pare essere contrario alle proposte della triade, che, invece, a me piacciono da sempre (le proposte più che alcuni membri della stessa). La flexsecurity ideata dal senatore democratico Pietro Ichino e`, a mio modo di vedere, il futuro, l’unico possibile e sostenibile, per il mercato del lavoro di questo paese.

Mi rendo conto che nel mio partito la mia sia una posizione, al momento, minoritaria, questo pero` non mi dovrebbe impedire di proporla e non dovrebbe “far sentire in colpa”.

Mi spiego: nel Partito Democratico, se sei liberale vieni trattato da alcuni elettori del PD e da alcuni iscritti del PD, fondamentalmente a “pesci in faccia”. Ti diranno che non “sei di sinistra” (ma cosa vuol dire essere di sinistra nel 2011, non me lo sanno spiegare), ti diranno che “sei di destra”, che il PD “non e` il posto giusto per te”, poi arriveranno a dire “ma perché non te ne vai?” e poi proseguiranno su questa falsa riga, forse ti daranno anche del berlusconiano.

Questo perché io credo che il mercato del lavoro debba essere più flessibile di come e` adesso, perché credo sia necessario liberalizzare (a quanto pare lo credeva anche il segretario del PD, che da Ministro era liberale, ma oggi se ne e` dimenticato) oppure che sulla riforma della giustizia proposta dal centrodestra si possa ragionare (tipo sulla divisione delle carriere) oppure perché non necessariamente voterò 4 si convinti ai referendum. O per molti altri motivi.

Tutto questo mi ha stufato e la goccia che ha fatto traboccare il vaso e` stata una discussione nata proprio nei commenti a quel post di Civati. Un altro lettore ha usato esattamente questo metodo, ha agito proprio in quel modo.

Ora io non pretendo di avere ragione, non chiedo che tutti siano d’accordo con me, ma chiedo che non mi si venga a dire che io “non dovrei essere nel PD” se credo, per esempio, che la FIOM sia un sindacato che con la sua faziosità e le sue posizioni ideologiche danneggi il paese e i lavoratori. Anche perché (e poi lo vedrete) io con il post che ho scritto ho detto chiaramente che volevo semplicemente dialogare, confrontarmi, capire.

Per concludere vi dico come e` andata: ho scritto questo messagio, il 6, tra i commenti al post di Pippo, per verificare andatevelo a cercare qui. (Altrimenti e` copiato qui sotto -precisazione: se non avete voglia di leggerlo tutto non fatelo, il punto che voglio fare non e` ora sui contenuti di quello che dico, ma su un’altra cosa-). 

Lasciamo da parte la figura di LCdM, come dice Francesco e riflettiamo sul fatto che Ichino, per esempio, che e` un senatore del PD, ha idee economiche di un certo tipo. Idee economiche che a me, iscritto al PD, piacciono molto. Mi piace l’idea di un paese in cui il mercato del lavoro e` piu` flessibile, mi piace l’idea di un paese in cui si liberalizzi, in cui non esistano piu` le vere caste italiane (oltre a quella, banale, della politica), come farmacie e taxi, come gli ordini professionali.
Oggi in Italia bisogna fare delle scelte economiche precise e coraggiose, bisogna ridurre il debito pubblico, ridurre il deficit e gli sprechi e impegare le risorse in maniera intelligente e razionale. Bisogna capire che se oltre il 30% dei giovani sono disoccupati, le politiche che in italia regolano il mercato del lavoro funzionano poco e male. Se poi del 70% degli occupati, molti sono precari, si puo` dire che le politiche attuali funzionano pochissimo e malissimo.

Qual e` la soluzione? Perdere altri treni verso la modernizzazione dei nostri rapporti industriali, delle nostre politiche lavorative, della gestione del denaro messa in atto dallo stato, e quindi opporsi ad un mercato in cui e` piu` facile essere licenziati, ma anche molto piu` facile essere assunti, un mercato in cui i lavoratori sono tutelati da sussidi alla disoccupazione “scandinavi” (o belgi, o tedeschi), per “partito preso” e condizionamenti di natura ideologica?

Dobbiamo, sempre per partito preso, difendere il contratto nazionale, quando, per esempio, un’insegnante a catania vive bene con il suo stipendio, mentre a milano da sola, con due figli non ce la farebbe a tirare avanti? Oppure dobbiamo difendere per partito preso le posizioni di un sindacato come la cgil che e` piu` preoccupato a difendere le pensioni, che a tutelare il futuro del paese (i giovani, che poi sono coloro che le pensioni le pagano ad altri e forse non vedranno mai?). Gli stessi giovani che se non hanno lavoro non potranno pagarle le pensioni e… insomma avete capito che si tratta di un gatto che si morde la coda, e di un approccio cieco e fallimentare nel lungo periodo.

Non sarebbe il caso di discutere di queste cose, del ruolo dello Stato, come partito e come paese? Lo sarebbe. Il dramma del berlusconismo e` che ha ucciso ogni dibattito, ogni discussione che non sia su di lui e o legata a lui. E noi del PARTITO DEMOCRATICO NE SIAMO COMPLICI, con persone come Rosy Bindi che porpongono aventini, che preferiscono grida acritiche a discussioni serie.

Potrei andare avanti per altro tempo, molto a lungo, il discorso e` molto complicato. Ma concludo con due concetti:
1. A 19 anni la prospettiva di un mercato “stile anni ’70”, in cui entro a lavorare in qualsiasi posto a 25 anni e ci esco a 60 per poi godermi una lauta pensione, mi piacerebbe molto, la garanzia del posto fisso sarebbe meravigliosa, ma e` utopica e non ce la possiamo piu` permettere. Questo non e` argomento di dibattito, purtroppo, e` un fatto.
2. Nel PD ci sono posizione come le mie e quelle di Ichino, oppure come quelle di Fassina e mi pare di capire anche Pippo e Bersani, altrettanto rispettabili, che capisco, ma non condicido, perche` diametralmente opposte. Come la mettiamo? Cioe` come risolviamo questo problema. “Il Problema” del PD a mio modo di vedere.
Una sintesi tra molte cose si puo` trovare ma tra un’idea di mercato liberista (o liberalsocialista) e una invece tipicamente socialdemocratica, come si fa a trovare una sintesi?

Mi piacerebbe molto che Pippo rispondesse a questa mia sollecitazione, che nasce senza spirito polemico, lo voglio sottolineare, ma proprio “per capire”.

un saluto,
Elia Nigris

A questo punto, se avete voglia leggete il dibattito proprio dai commenti sul blog di Civati, altrimenti vi faccio un breve riassunto. Io ho provato ad argomentare, il soggetto in questione ha risposto con arroganza non solo a me, ma anche ad altri che sostengono idee simili alle mia, suggerendo più volte ad Ichino e quelli che la pensano come lui di cambiare partito, che Ichino non capisce niente di economia perché e` un giuslavorista, che lui (e Fassina) sono detentori della verità assoluta della sinistra e custodi di una sorta di ortodossia.

Io poi ho smesso di rispondere, per poi decidermi a scrivere questo messaggio “finale”: (Ganon e` il soggetto in questione).

Prima legge del partito democratico secondo Ganon: “esiste una solo ortodossia della sinistra, Ganon ne e` profeta e in quanto tale ha sempre ragione e chi la pensa diversamente non e` di sinistra”

Seconda legge del partito democratico secondo Ganon: “chi la pensa diversamente da Ganon/Fassina, non merita di essere nel partito democratico e deve iscriversi in un partito di destra”.

Terza legge del partito democratico secondo Ganon: “i giuslavoristi non sanno nulla di economia, anche se il mercato del lavoro e` fondamentale per capire il sistema macroeconomico”.

Quarta legge del partito democratico secondo Ganon: “se sei liberale nel pd non c’e` posto per te.”

Quinta legge del partito democratico secondo Ganon: “se la pensi diversamente dalla cgil nel pd non c’e` posto con te, sei uno sporco capitalista che pensa solo al profitto e vuole ridurre il lavoratore a una macchina”.

Sesta legge del partito democratico secondo Ganon: “Ganon ha sempre ragione, perche` ha studiato alla bocconi; se anche tu hai studiato alla bocconi ma non sei Ganon, non vale”.

Settima legge del partito democratico secondo Ganon: “Se hai lavorato al FMI, se l’unico che puo` parlare di economia… nel mondo”.

Ottava legge del partito democratico secondo Ganon: “la flessibilita` porta i cattivi capitalisti del mondo a sfruttare i lavoratori come fossero bestie da soma”.

Nona legge del partito democratico secondo Ganon: “Ichino, che di economia non puo` capire nulla per le leggi di prima, e` “messo li`” da Goldman Sachs, dalla lobby ebraica e dai repubblicani del texas, per distruggere il PD dall’interno”.

Decima legge del partito democratico secondo Ganon: “non esiste altra sinistra al di fuori di me”.

Mi spiace ma non ho resistito, io ho provato a fare un ragionamento serio, all’inizio, scrivendo in fondo a chiare lettere che non pretendevo di avere ragione o di voler inclulcare la mia idea in testa a qualcuno, ma volevo semplicemente confrontarmi con persone che la pensavano come me o diversamente da me su questioni molto, molto importanti.
Tu, Ganon, hai avuto l’arroganza di volerti imporre come detentore unico della verita`, questo e` un atteggiamento molto poco democratico.
Io ho quasi 20 anni, studio economia nella stessa universita` dove dici di esserti laureato tu e sono un fiero iscritto al PD da sempre. Mi sono avvicinato al PD da subito, all’eta` di sedici anni e mi OFFENDE, sentire che qualcuno si senta in diritto di dire quali siano i requisiti per essere “democratico”. Il tuo, per capirci, e` lo stesso atteggiamento che avevano i Gasparri, i La Russa, i Cicchitto, nei confronti di chi nel PdL aveva idee diverse da loro. Solo che la differenza tra me e la gente di FLi e` che io non me ne andro`. Io credo nel PD, dedico tempo al MIO PARTITO e pretendo rispetto per le mie posizioni. E` sempre la solita storia, da liberale del PD devo sentirmi sempre dire che non sono di sinistra, che devo andare a dire certe cose altrove, che se la penso come ichino allora sono di destra, che se ho idee diverse da quelle di alcuni altri membri del partito, me ne devo andare. Ma quando mai?

Le dieci leggi sono esattamete paradigma di come pensano alcuni elettori ed iscirtti del pd, che lottano per la democrazia (che vogliono aventini a destra e a manca) e non si rendono conto di essere poco democratici nei confronti di chi ha idee diverse.

Per fortuna nel PD non sono tutti cosi`, per fortuna ci sono persone (non poche) che la pensano come me e persone che non la pensano come me che non hanno la presuzione di “possedere la verita`”, di essere “profeti della sinistra alaGadLerner”.

Ganon, hai toppato, chiedi scusa e poi torniamo a discutere civilmente di questioni “nel merito” delle cose.

Ciao.

Ecco tutto, potrei avervi annoiato e so che questa e` una “magagna personale”. Ma e` da tempo che sento di dover dire queste cose, di evidenziare come il Partito Democratico sia popolato anche, fondamentalmente, da antidemocratici ottusi e condizionati da vecchi tabù. Io sono sempre stato della filosofia che “i panni sporchi vadano lavati in casa propria”. Ma forse ora e` il caso di farci sentire un po’ anche noi, liberali, anzi liberalsocialisti, del PD, dicendo queste cose non come Di Pietro ad Annozero, ma civilmente, come sempre.

Scusate ancora.

“Il corpo delle donne” (e il cervello?)

Ho letto questo post di Matteo Bordone sul suo blog, post provocatorio, me ne rendo conto, ma io sono d’accordo, in gran parte con quello che dice: questa storia del “corpo delle donne”, intesa come la intendono quelli che hanno organizzato la manifestazione di domani proprio non mi va giù. Non mi va giù il contenuto elitario e snob delle argomentazioni e l’idea di fondo che si e` migliori  solo con in tasca un PhD o che perlomeno tutti dovrebbero desiderare di averne uno, che una donna debba per forza tendere platonicamente alla lettura di Kant, altrimenti cosi` non va, altrimenti quelle donne sono oggetti ignoranti, troie per l’appunto, da salvare, da portare sulla retta via. Forse il problema e` che queste donne non vogliono essere salvate, non vogliono conoscere la “Fenomenologia dello Spirito” e vogliono guadagnare centinaia di migliaia di euro vendendo il loro corpo a ricchi signori disposti a spendere tutti quei soldi per una notte di divertimento.

Io non voglio fare la morale a nessuno e forse neanche gli altri dovrebbero tentare di imporre le proprie idee e i propri stili di vita ad altre persone (stili di vita, quelli dei suddetti “moralisti”, che poi sono molto più simili al mio che quelli degli altri, ma non ha importanza).

La lotta che dobbiamo portare in piazza e` quella contro lo sfruttamento della donna, le norme sulla prostituzione, cosi` come sono, costringono tante, troppe donne alla schiavitù e a condizioni di vita orripilanti. Eppure ci sono alcune donne che sono disposte a vendere il loro colpo, pur non essendo oppresse e schiavizzate da nessuno, perché questo dovrebbe essergli precluso? Perché non legalizzare le case chiuse e regolamentare la prostituzione, che c’è e c’è sempre stata? Evidentemente dovremmo essere tutti più attenti alla realtà piuttosto che ipotizzare un mondo reale come l’iperuranio.

Il corpo delle donne e` delle donne, anzi il corpo di una singola donna e` di quella singola donna e basta: e` cosi` nel caso della donna che decide di abortire (e molti di quelle persone che parlano di corpo della donna sono pro-choice, come lo sono io), come anche nel caso della ragazza di via Olgettina che decide di vendersi a Berlusconi, cavoli suoi, per quanto mi riguarda, il corpo e` suo ci faccia quello che vuole, quindi per cosa manifesteranno, domani le donne?

Berlusconi si deve dimettere (non dico mica di no), perché, come sostiene Matteo Bordone, la rappresentanza e il ruolo di Presidente del Consiglio gli impongono di agire con decoro e di non poter fare quel cavolo che gli pare, NEANCHE A CASA SUA (e questo concetto l’ha espresso molto bene Massimo Cacciari) e perché lui, alcune di queste ragazze, le ha messe in lista e fatte ministro, questo e` il grave, non che “esistano” queste ragazze.

Che lo stile di vita di certe donne ci faccia schifo, che i loro (pochi) interessi e le loro (poche) qualità ci disgustino, che la loro ignoranza ci infastidisca, noi non abbiamo il diritto di obiettare nulla su come gli altri decidono di vivere la loro vita, il puritanesimo lasciamolo a qualcun altro, noi, dal canto nostro, battiamoci per cacciare Berlusconi, una piaga per il nostro paese.

Hossein Derakhshan

Questo e` il nome del blogger iraniano condannato a 19 anni di galera dal governo di Tehran per aver espresso posizioni “anti-regime” ed accusato di essere il padre della rivoluzione dei blog nel paese mediorientale.

Questa e` l’ultima, ennesima prova di quanto sia terribile ed antidemocratico il regime instaurato da Ahmadinejad in Iran.

La mi piu` totale solidarieta` va a Hossein. Siamo con te. Combattiamo per la tua liberta`.

Come dargli torto?

Leggete qui:

‘Far bene cose di interesse comune’ questo dovrebbe essere nuovamente il senso da dare all’impegno politico. A Eleonora,  a Luciana e a tutti gli altri che mi hanno chiesto l’apertura di un dialogo diretto su questo blog rispondo, ringraziandoli, che i temi affrontati in questo primo mese, anche attraverso la libertà totale dei commenti, hanno avuto il merito di aprirmi angolature visuali inedite.

Ascoltare la voce della gente: la politica spesso sottovaluta e pone poca attenzione a questo elemento fondamentale nell’elaborazione di una linea. Legalità diritti civili, consapevolezza culturale, lotta alle mafie, nuova cittadinanza, politiche d’integrazione, politiche giovanii e culturali sono stati i tasselli di un percorso già significativo. […]

Bene, avete letto? Che parole sono queste secondo voi? Di chi sono? Alcuni penseranno di sicuro che sono parole di qualche politico del PD, altri addirittura di qualcuno pensera` che sono le parole di un rifondarolo o di un vendoliano (per citare un nome in voga in questi giorni), di certo, penseranno alcuni, e` qualcuno di sinistra.

Bhe` si sbaglierebbe, queste sono le parole che scrive Fabio Granata sul suo blog. Fabio Granata e` un parlamentare siracusano del PdL, un finiano, il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, una vita nel Movimento Sociale e poi in AN.

La cosa bella, a mio parere, e`, pero` che le parole di Granata (come anche di altri politici dell’area finiana), oggi, non sono piu` parole di un uomo destra, non sono neanche parole di un uomo di sinistra. Sono le parole della nuova politica, di quella politica che sta facendo passi avanti, che sta dimenticando gli strascichi ideologici del novecento, per aprire un capitolo, che, qui in Italia, tra i due poli, in pochi hanno aperto: quello della politica del 2000.

Ci abbiamo messo dieci anni per iniziare, altrettanti, almeno per concludere l’opera. Pero` il cambiamento sta iniziando e non e` male. Aveva provato Veltroni, ma quando oso` dire che il PD non era un partito di sinistra, che era un partito riformista, tutti si scandalizzarono. Oggi, forse, si scandalizzerebbero meno persone, almeno spero.Forse pero` il problema e` che nessuno si e` mai fermato a pensare che quelle di Granata sono solo parole di “buon senso”, senza bandiera, sulle quali nessuno puo’ pretendere l’esclusiva.

Cosa e` cambiato oggi? Intanto, e` arrivato Barack Obama, non e` la sola cosa, ma non e` neanche un dettaglio. Obama ha sparigliato le carte. Ha cambiato il mondo e il modo di pensare la politica. Obama ha contribuito a  distruggere quel muro ideologico, che non era mai ancora caduto dal 1989, a Berlino, 21 anni fa. Obama non ha mai detto di essere “di sinistra”, non ha mai detto di essere “liberal”, ha detto di essere il cambiamento (lo deve dimostrare, ovviamente), pero` in Europa, forse piu` che in America, l’obamismo ha avuto i suoi effetti, i quali si sono comunque sentiti perlomeno anche sui democratici americani, che ora non si definiscono piu` solo “liberals”, ma “progressists”. Ecco, appunto.

Tornando a noi, che non saremo Obama, ma siamo comunque qualcosa: se oggi un uomo politico con la storia di Fabio Granata puo’ mettere al centro della sua politica temi come “legalità diritti civili, consapevolezza culturale, lotta alle mafie, nuova cittadinanza, politiche d’integrazione, politiche giovanii e culturali” bhe`, allora vuol dire che le cose stanno davvero cambiando, in meglio. Sara` ancora meglio quando nessuno si stupira` piu` della cosa.

Con tutta questa prosopopea non voglio affatto dire che bisogna dimenticare o rinnegare la propria storia, ognuno ha la sua. Comunisti, fascisti, socialisti, democristiani, liberali, radicali, destra e sinistra e chi piu` ne ha piu` ne metta, sono pero`, oramai, etichette vuote, etichette di un’epoca che fu e che ora non e`, nel bene e nel male e questo va capito, da tutti. Con questo non voglio neanche dire che necessariamente i finiani e il PD debbano finire insieme, anzi, probabilmente non succedera`, le differenze sono comunque tante (ma non devono piu` essere queste), perche` andare oltre vuol dire, e lo spero vivamente, vivere le nostre differenze con maggiore responsabilita` e serenita`, e non e` poco. Il primo passo e` stato fatto, ora vediamo come va.