Mitt-Rand 2012?

febbraio 17, 2012

Christian Rocca riporta oggi un articolo del Dallas Morning News in cui si parla della possibilità che Romney scelga Rand Paul, figlio di Ron, e Senatore Tea Party del Kentucky, come proprio compagno di corsa alla Casa Bianca.

Come dice Christian la scelta sarebbe suicida e darebbe ai repubblicani il colpo di grazia contro Obama: Rand Paul, infatti, appare un po’ più moderato e presidenziale del padre, ma è sicuramente molto più pericoloso ideologicamente. In più Rand Paul aggiunge troppo poco alla candidatura di Romney, portandogli si` qualcosa di più nell’elettorato di destra ma facendogli sicuramente perdere qualcosa tra gli indipendenti, che sono poi quelli che ti fanno vincere le elezioni. Inoltre, Rand Paul è Senatore in Kentucky, uno stato sicuramente repubblicano: spesso si tende a scegliere un running-mate che possa dare una mano in uno degli swing states grossi (Ohio, Florida, Pennsylvania).

Il motivo, quindi, per cui se ne sta parlando e per cui potrebbe accadere, a mio modo di vedere, è uno e uno solo: Ron Paul potrebbe minacciare di correre come indipendente a novembre se il candidato repubblicano (Romney) non gli offre la vicepresidenza o non gli garantisce un’agenda con all’interno alcuni dei temi libertari che gli stanno a cuore. Ovviamente, nel caso Paul si presentasse a novembre, Romney o chiunque altro, non avrebbe la benché minima possibilità di strappare la presidenza ad Obama.

Ecco perché un ticket Romney-Paul non è inimmaginabile ed ecco perché Ron Paul, che pure non ha nessuna chance di vincere la nomination ed è ultimo nel conteggio dei delegati, ha una forza contrattuale che altri non hanno.

Ora sta a Romney scegliere se perdere voti perché Rand Paul non è presentabile o perdere voti perché il padre corre come indipendente.

P.S. Le prossime tappe delle primarie sono il 28 febbraio in Michigan e Arizona, poi il 3 marzo in Washington e poi il 6 c’è il super-Tuesday che ci dirà finalmente qualcosa di più certo su quanto ci metterà Romney a vincere la nomination.


Scusate il ritardo

gennaio 31, 2012

Scusate il ritardo prolungato negli aggiornamenti ma in quest’ultimo periodo sono stato “molto indaffarato”, come dicono le persone importanti.

In ogni caso, sta sera si vota in Florida, stato chiave per capire a che punto siamo nella corsa. Romney, il candidato che nessuno vuole votare, dopo il riconteggio in Iowa, che ne ha decretato la sconfitta virtuale (virtuale perché comunque i delegati ottenuti sono gli stessi di Rick Santorum) e dopo la sconfitta abbastanza pesante subita da Gingrich in South Carolina all’ultimo giro, deve dimostrare di essere ancora il frontrunner per la nomination e, come dice anche il NYT, vuole vincere sta notte di un margine maggiore rispetto a quanto Gingrich fece dieci giorni fa su di lui (circa 12 punti). I sondaggi dicono che potrebbe farcela, anche se, a onor del vero, gli ultimi due usciti ieri parlano di un margine di vantaggio sotto i dieci punti. Si vedrà.

In ogni caso, la vittoria di Romney non dovrebbe essere in discussione e già questo dovrebbe tranquillizzare l’ex governatore del Massachusetts: la Florida, infatti, rimane uno degli ultimi stati “winner-takes-all”, dopo che molti sono passati ad un sistema proporzionale di assegnazione delegati, come riporta anche Christian Rocca sul suo blog. Qui, per la cronaca, i delegati in palio sono 50.

Gingrich qui tenterà di limitare i danni e di riuscire a non perdere per “double digits”. In ogni caso, rimane sicuramente l’unico dei quattro candidati rimasti ad avere ancora delle possibilità e sta a lui giocarsele al meglio. Detto onestamente, comunque, io credo che al massimo potrà solo rallentare la vittoria di Romney, ancora candidato inevitabile, e sconfitto male in South Carolina più per errori suoi che per meriti di Gingrich. Certo è che se Romney non aggiusta la mira negli stati più conservatori, la partita potrebbe allungarsi troppo e ritardare l’inizio della campagna contro Obama, con cui è praticamente appaiato negli stati più importanti.

Per Paul e Santorum rimangono comunque solo le briciole. Santorum non è riuscito a sfruttare il sostegno totale dei pastori evangelici e Paul è un “matto troppo matto” per poter puntare seriamente alla Casa Bianca (non è detto che comunque non corra come indipendente).

Ora aggiornamenti più random.

Jeb Bush, fratello di George W. e figlio George H., popolare ex-governatore della Florida, non ha ancora fatto l’endorsment a nessuno dei candidati rimasti: pare, infatti, che sia molto critico delle posizioni troppo anti-immigrazione di Romney, che sul tema, in effetti, sembra aver preso non pochi spunti dalla Lega nostrana (salvo poi avere “illigals” nel cantiere di costruzione della propria casa, come Perry, pace all’anima sua, gli ha fatto notare praticamente in ogni dibattito). Jeb Bush, in ogni caso, è stato da molti invitato a buttarsi nella corsa in prima persona, anche nelle settimane passate, e di lui si è parlato molto negli ultimi tempi anche per una battuta di Obama, mentre Jeb si trovava in vista alla Casa Bianca, in cui l’attuale Presidente si dice “contento che non abbia corso”. In effetti, sarebbe stato un avversario molto più temibile dei candidati attuali. Qui il NYT fa un bel riassunto della “situazione Jeb Bush”.

Altro fatto interessante è che il grosso grasso governatore del New Jersey, Chris Christie, che ha flirtato con la candidatura in più di un’occasione e che è il National Chairman della campagna di Romney, non ha totalmente escluso la possibilità di correre come vice-presidente nel caso Romney glielo chiedesse. A mio parere per Christie sarebbe un grave errore tattico, sia per un’eventuale candidatura nel 2016, sia perché non ha ancora finito il primo mandato in New Jersey.

Ultima cosa: qualcuno continua a spingere per una sorta di “terza via” che corrisponderebbe a Mitch Daniels, governatore dell’Indiana, il quale ha tenuto il tradizionale discorso di risposta allo Stato dell’Unione pronunciato da Obama. Daniles non ce la può fare a costruire una campagna per le primarie (pur mancando ancora un sacco di delegati da assegnare, più di 2000). Quello che può succedere è che alla convention il partito si spacchi su Romney e a quel punto Daniels potrebbe essere l’opzione migliore per mettere insieme tutti. Per me è fantapolitica, ma qualcuno, anche qualche pezzo grosso del partito repubblicano, la presenta come una possibilità da non escludere completamente.

Chiudo con una segnalazione: se vi interessano le primarie repubblicane segnatevi il blog di Andrea Marinelli, un ragazzo di Perugia che le sta seguendo per bene per alcuni giornali nostrani. Scrive bene e la lettura è molto piacevole.

Ah, pronostico per sta sera: Romney vince, ma non di +12% su Gingrich. Poi Santorum e Paul con il 25% rimanente.


Pronostici delle primarie repubblicane

gennaio 3, 2012

Sta notte si tiene la prima puntata delle primarie repubblicane in Iowa, uno stato del midwest che esce dall’anonimato ogni quattro anni, essendo il primo in cui storicamente gli americani votano per le primarie. Inoltre, mi piace ricordare che sono quattro anni esatti da quando l’allora junior Senator dell’Illinois Barack Obama vinse qui nel 2008, iniziando di fatto la sua cavalcata verso la presidenza degli Stati Uniti, che ora si trova a difendere contro una mandria di personaggi estremamente particolari, ad essere gentili.

Di alcuni abbiamo parlato (in particolare di qualcuno che non c’è più -nel senso che si è ritirato, tranquilli-), di altri abbiamo preferito non parlare o parlare poco (e speriamo di non essere costretti a farlo perché vorrebbe dire che in Iowa ci sono stati risultati assurdi).

Ora, prima dei miei pronostici, due cose: nel 2008 qui per i Repubblicani vinse Mike Huckabee, un pastore battista che poi fece male praticamente ovunque, quindi non sempre le primarie qui sono veramente indicative del sentire dell’elettorato repubblicano. Inoltre, bisogna dire che sono in molti a sostenere che l’unico che si può permettere di non vincere qui sia Mitt Romney, il favorito della corsa che non vuole votare nessuno e che ha puntato tutto sulle prossime elezioni in New Hampshire.

Bene ora bando alle ciance: i pronostici.

In Iowa sarà testa a testa tra Romney e Ron Paul, il deputato matto e libertario che ha seguaci anche in Italia (no davvero, giuro), con l’ex-governatore del Massachusetts Romney leggermente favorito. Staccati gli altri, nell’ordine: Newt Gingrich (ex presidente della House of Represtentatives ai tempi di Clinton), Santorum (altro matto ultrareligioso e creazionista), Michele Bachmann (lasciamo stare), Rick Perry (governatore del Texas, protagonista delle due peggiori figure della storia delle primarie repubblicane -la prima quella di essersi candidato, la seconda questa-) e ultimo, purtroppo, Jon Hunstman, che sarebbe il candidato migliore.

A sfidare Obama, a meno di sorprese allucinanti, credo sarà abbastanza agevolmente Mitt Romney, il qualche verrà comunque sconfitto a novembre. Perché Obama perda contro qualunque di questi repubblicani devono succedere cose mai viste: l’economia americana deve nettamente peggiorare e Obama deve fare gaffe francamente poco credibili per uno che ha fatto del motto “Obama no drama” un marchio di fabbrica. Oppure potrebbe uscire fuori qualcun altro dalla convention repubblicana di quest’estate, qualora il partito abbia la sensazione che dalle primarie non sia uscito fuori nessuno di abbastanza forte e legittimato per correre per la Casa Bianca, scenario, comunque, francamente poco probabile.

Ora aspettiamo. I miei pronostici li avete, teneteli presente, che se fallisco potete farmelo pesare.


Ecco come si fa il miglior giornale del mondo/4

novembre 18, 2011

Un altro capitolo della saga: il NYT oggi pubblica un “editorial” che espone la linea del quotidiano sul ruolo che dovrebbe avere la BCE. Si dice, sostanzialmente, che la Banca Centrale Europea deve iniziare ad essere un po’ più banca centrale europea e un po’ meno banca centrale tedesca, che “bene Monti e Papademos”, ma il Pil dell’intera Eurozona non può crescere con solo austerity e tassi “tedeschi” e che Merkel dovrebbe cercare di navigare meno a vista e essere meno populista e più lungimirante.

Al di là di quello che ciascuno pensa sul tema (e io sono d’accordo con il quotidiano di 8th&42nd), il contributo che i giornali portano al dibattito politico ed economico deve essere questo. I giornali non devono avere paura di prendere posizione, di schierarsi e di appellarsi alla classe politica ed all’establishment perché portino avanti quello che essi credono sia giusto fare. Il problema è, tuttavia, sempre di modo e stile e quindi di credibilità. Cioè non è che si può fare come Repubblica, che tratta Mario Monti come una sorta di messia, quando per anni si è opposta strenuamente alle politiche che lo stesso Monti propone.

Non solo, noi abbiamo altri grandi quotidiani di opinione, come Libero, come il Giornale, come il Fatto and so on. Insomma, imparassero un po’ di più dal NYT e inizino a fare informazione. Il tempo per gli ultras nei quotidiani è finito. Forse, dopo ai continui appelli alla responsabilità rivolti alla classe politica, sarebbe il caso che anche loro iniziassero ad agire, come dire, in modo più responsabile.

  (hat tip: Camillo)


Non corre

ottobre 4, 2011

Il New York Times e molti altri (tra cui Camillo) sostengono che Christie non correrà, obbligando i repubblicani a dover scegliere tra Perry, Romney e gli altri luminari. In ogni caso alle 19 ore italiane sapremo avremo la conferma ufficiale.

Update: Christie non si candida. Obama avrà tirato un bel sospiro di sollievo.


Chris Christie vs Obama

settembre 28, 2011

A Obama conviene sperare che il governatore del New Jersey, Chris Christie, non cambi idea e decida di correre alle presidenziali. Stravincerebbe le primarie repubblicane (Rick Perry Who?) e sarebbe un avversario molto molto ostico, anzi il più ostico con Marco Rubio. Inutile dire che se proprio dovesse vincere un repubblicano, tra quelli che hanno possibilità di impensierire Obama (quindi escluso Huntsman), Christie sarebbe meglio di tutti gli altri. Infatti, non e` pazzo (come Perry, Paul e Bachmann) e non e` un bugiardo, voltagabbana (come Romney). Inoltre, e` un moderato, cerca spesso il confronto con l’opposizione ed e`, perlomeno, intellettualmente onesto.

Detto questo, e` un candidato di destra. Ha apportato tagli enormi alla scuola pubblica, che hanno generato proteste in giro per il New Jersey ed ha tagliato, in generale, la spesa pubblica statale, inoltre e` molto repubblicano quando si parla di tasse.

Christie, comunque, dice di non voler correre (non a questo giro, perlomeno), anche se in molti nel mondo repubblicano (soprattutto tra quelli che finanziano le campagne elettorali, tipo i fratelli Koch) nutrono ancora speranze che cambi idea e lo chiamano tutti i giorni nella speranza che lo faccia. Il tempo, comunque, stringe e una decisione definitiva dovrebbe arrivare entro un paio di settimane.

Intanto, ieri, Christie ha tenuto uno discorso importante e di rilievo nazionale alla Reagan Library, un luogo sacro dell’establishment repubblicano. Il New York Times scrive che non e` stato un gran discorso: un po’ banale e poco entusiasmante. Stiamo a vedere.

Inoltre, per gli interessati, Camillo dice la sua sull’eventuale sfida tra il Presidente nero e il Governatore ciccione (con eloquenti foto). Ecco, forse tra la Casa Bianca e Chris Christie ci sono 40 pounds di troppo.


Ecco come si fa il miglior giornale del mondo/2

giugno 7, 2011

Adesso si potrà davvero capire come si fa: il 17 di giugno esce nelle sale americane “Page One: Inside the New York Times“, un documentario sul modo in cui fanno il NYT. Secondo me, e` il caso che lo guardino in via Solferino (ma non solo).

About The Film

In the tradition of great fly-on-the-wall documentaries, the film deftly gains unprecedented access to the New York Times newsroom and the inner workings of the Media Desk. With the Internet surpassing print as our main news source and newspapers all over the country going bankrupt, Page One chronicles the transformation of the media industry at its time of greatest turmoil. Writers like Brian Stelter, Tim Arango and the salty but brilliant David Carr track print journalism’s metamorphosis even as their own paper struggles to stay vital and solvent, while their editors and publishers grapple with up-to-the-minute issues like controversial new sources and the implications of an online pay-wall. Meanwhile, rigorous journalism is thriving—Page One gives us an up-close look at the vibrant cross-cubicle debates and collaborations, tenacious jockeying for on-record quotes, and skillful page-one pitching that brings the most venerable newspaper in America to fruition each and every day.

(hat tip: Camillo)


Vedete perche` poi uno si arrabbia

marzo 27, 2011

Io combatto contro la faziosità di Repubblica ormai da tempo. Il quotidiano di Mauro/Scalfari e` ormai più impegnato a fare politica, piuttosto che a fare informazione e non si può davvero più leggere per quanto riguarda la politica nazionale (e una parte di politica estera, tipo quando si parla di Usa e Obama seguendo stereotipi imbarazzanti).

Eppure Repubblica sa essere ancora oggi un grande quotidiano di politica estera, ce lo ricorda questo articolo Bernardo Valli sulla Siria. Ecco se Repubblica riacquistasse la passione per fare giornalismo sarebbe un bene per tutti.

(hat tip: Camillo)


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