Il momento di impartire lezioni e` passato: ora salviamo il salvabile?

maggio 18, 2012

I nostri problemi, intesi come i problemi dell’Italia, sono stati causati in maniera principale ed indiscutibile da politiche fiscali sconsiderate e pazze nei 40 anni precedenti. Come anche gli altri paesi PIIGS non possiamo che rimproverare noi stessi.

Detto questo, e riconosciute le colpe dei paesi meno virtuosi, oggi, una situazione già di partenza disastrosa, è stata fatta precipitare rapidamente, dalle politiche fallimentari e cieche volute dall’asse Parigi-Berlino.
Angela Merkel e il collega Sarkozy potrebbero avere sulla coscienza l’euro e l’Unione Europea, perlomeno nei termini in cui li conosciamo: la loro idea del “facciamogli prendere una strizza tremenda a questi terroni” (in particolare ai greci, ma anche a noi e agli altri paesi con conti in dissesto) gli è completamente sfuggita di mano. Credevano, loro, che con un po’ di sana austerity perpetuata avrebbero ottenuto due cose: fiducia dei mercati nell’euro e la nascita di una nuova cultura politica ed economica in Europa. I paesi dell’eurozona, nella loro grandiosa visione, avrebbero appreso dalla virtuosa Germania come spendere in maniera sana e come non commettere più, in futuro, errori cosi` gravi. Avremmo avuto un po’ di turbolenza ma tutto sarebbe inevitabilmente passato e tra un paio d’anni, con tassi di crescita al 4% e politici finalmente virtuosi per magia, ci avremmo addirittura riso sopra: “ti ricordi quando pensavamo che l’euro potesse cessare di esistere?!”. Grasse risate.

Ora, tuttavia, ridiamo molto meno. Queste politiche, queste richieste tedesche, questo bacchettare circa la necessità di attenersi agli accordi e di cambiare rotta nel nostro modo di spendere soldi pubblici e fare debito, avrebbero avuto senso in un altro momento della storia, quando ancora la crisi economica del 2008 non era neanche nelle più pessime previsioni e quando ancora anche il solo pensare che un paese che aveva aderito alla moneta unica potesse uscirne era pura fantasia. Oggi, invece, queste politiche potrebbero portarci al suicidio. E per “portarci” non intendo solo i paesi PIIGS, ma tutti i paesi dell’Unione Europea, compresa la Germania, che deve i suoi tassi di crescita a grandi riforme strutturali e grandi sacrifici, certo, ma anche, e forse soprattutto, alle esportazioni verso, guarda un po’, altri paesi della zona Euro. Esportazioni che hanno portato in Germania soldi dal resto d’Europa e che hanno anche comportato un aumento del debito privato, oltreché pubblico, in tutti gli altri paesi europei (come mostra questo grafico della BBC). Insomma, se falliamo noi, loro non se la passeranno un granché meglio.

Oggi la situazione è molto grave: se in Grecia non sarà possibile dar vita ad un governo responsabile e moderato dopo le nuove elezioni, risulterà praticamente impossibile perpetuare la permanenza di Atene nell’euro e questo, come  sostiene oggi Paul Krugman, potrebbe avere conseguenze imprevedibili e definitive, sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista politico. Punti di vista, questi, che non possono essere immaginati singolarmente ma che sono inevitabilmente correlati, influenzandosi vicendevolmente (non aver considerato questo fatto quando si fece la moneta unica è un’altra delle cause della situazione attuale, ma ci arriviamo più avanti).

Cosa è necessario fare ora? Ora è necessario sperare che i politici greci recuperino un po’ del senno rimastogli, altrimenti, a meno di un cambio totale di presa di posizione da parte di Berlino, la Grecia sarà costretta ad uscire dall’Euro e fallirà. Voglio solo precisare che oggi siamo tutti concordi nel dire che il prezzo fatto pagare alla Germania dopo la prima guerra mondiale sia stato assurdo, per fare un esempio. I cittadini tedeschi, allora, puniti per la sconfitta bellica, furono costretti a pagare oltre le loro possibilità, in maniera inflessibile e rigorosa da chi credeva che una sana lezione sarebbe stata utile. Le conseguenze sono state disastrose. Mortificare un popolo intero per gli errori, imperdonabili, della classe dirigente tedesca di allora, non troppo diversi da quelli della classe dirigente greca oggi (che ha falsificato i conti e portato sul lastrico i suoi concittadini), portò ad una vera e propria tragedia. Ora non credo che ci sia una guerra mondiale imminente né un leader nazionalsocialista pronto ad invadere la Polonia, ma faccio presente che in Grecia non si riesce a formare un governo e, proprio come ai tempi di Weimer, che ogni giorno che passa le forze estremistiche guadagnano sempre più voti.

Chiusa questa parentesi torniamo a noi: nell’eventualità, più che probabile. che i politici ellenici non si mettano d’accordo, Berlino  dovrà fare delle concessioni se vuole calmare i mercati, evitare che questo cataclisma contagi tutti gli altri paesi europei (Italia compresa), scongiurare il rischio che il secondo dopo l’annuncio dell’uscita dall’Euro di Atene tutti, e dico, tutti i cittadini italiani, spagnoli, portoghesi, irlandesi (e poi chissà anche inglesi e francesi) corrano all’impazzata verso gli sportelli delle loro banche e quindi se vuole salvare l’Europa, e queste concessioni dovrà renderle immediatamente note a tutti. A mio parere Angela Merkel dovrebbe:

  1. Annunciare che La Germania è favorevole all’idea di una BCE “prestatore di ultima istanza”, al pari della FED in America.
  2. Accettare che, pur con la garanzia che continuino i quanto mai fondamentali tagli agli sprechi  “spending review”), che politiche fiscali cosi` sconsiderate non si vedranno mai più e che i paesi a rischio  facciano una volta per tutte riforme dolorose ma necessarie (tipo quella del lavoro), sarà concesso ai paesi in difficoltà di rispondere a questa crisi con politiche anticicliche mirate, perché con sole tasse e solo tagli non si crescerà mai più.
  3. Accettare un lieve aumento del livello dei prezzi per permettere ai paesi dell’eurozona di velocizzare la ripresa.
  4. Dire si` agli eurobond (pur con un sistema che renda i singoli paesi “accountable” dei propri errori).

Credo che se ciò non accadesse potrebbe aver ragione Krugman: “patacrac” del giochino europeo e tutti più poveri, per sempre.

Queste soluzioni a breve termine vanno, tuttavia, accompagnate, a mio modesto modo di vedere, da una visione più grande ed esplicita: quella di dare il via ad una “road map” che ci porti agli Stati Uniti d’Europa, un unico grande stato federale, con un’unica moneta in cui, finalmente, all’unione monetaria, faccia seguito una vera e propria unione politica.

Questo è un mio vecchio pallino. Lo scrissi già nel 2010, quando la situazione non sembrava ancora disastrosa come poi è diventata. Da questa situazione si esce solo con più Europa e, grazie a Dio, non sono l’unico a crederlo: le stesse cose le ha dette, per esempio, anche Amartya Sen, settimana scorsa, in un incontro in Bocconi e sono state ribadite da Emma Bonino. Speriamo che anche l’establishment europeo lo capisca in tempo. L’Europa è una risorsa, è casa comune, è salvezza.

 


Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


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