Una cosa di sinistra

febbraio 20, 2012

Pietro Ichino suggerisce di riformare il sistema odierno degli ammortizzatori sociali e cambiare radicalmente il funzionamento della Cassa integrazione, di cui oggi si fa un improprio abuso e che non riesce a risolvere il problema a lungo termine di chi perde il lavoro. Questo non perché la Cassa integrazione sia inutile in termini assoluti, ma proprio perché se ne fa un uso improprio. Ichino dice:

  Invece, ogni volta che si verifica una crisi aziendale con necessità di ridurre il personale o addirittura chiudere l’unità produttiva, la prima misura che tutti immancabilmente concordano di adottare è la Cassa integrazione; in questo modo si fa il danno dei lavoratori, perché li si tiene legati a un’impresa che non potrà più dare loro lavoro. Si congela la situazione senza affrontare il problema; anzi lo si aggrava, perché è dimostrato che, quanto più lungo è stato il periodo di inattività del lavoratore dopo la perdita del posto, tanto più è difficile ricollocarlo.

Come dargli torto? Ichino suggerisce, quindi, uno strumento efficace per risolvere il problema, ovvero un sussidio alla disoccupazione:

A chi perde il posto occorre dare un sostegno del reddito anche più robusto di quello offerto dalla Cassa integrazione: la proposta è di aumentare la copertura dell’ultima retribuzione al 90 per cento per il primo anno e alzare il “tetto” mensile a 3000 euro. Ma questo intervento deve essere coniugato con un’assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione e deve essere condizionato alla disponibilità effettiva del lavoratore.

Un sistema di questo tipo è stato provato essere efficace in altri paesi d’Europa, permetterebbe ai lavoratori di cercare lavoro con relativa tranquillità e renderebbe possibile un mercato del lavoro più flessibile di quello attuale, cosa che favorirebbe investimenti stranieri e assunzioni, togliendo molti giovani lavoratori dallo stato di semi-schiavitù in cui si trovano oggi.

Perché questa proposta, che è una proposta di sinistra (tutele e aiuti dello stato nei momenti di difficoltà non sono esattamente mantra di destra), non viene portata avanti dai partiti si sinistra e centrosinistra italiani? Perché noi siamo fermi a parlare dell’articolo 18, come se il dibattito si limitasse ad esso e come se parlarne e mettere in discussione le attuali dinamiche del mercato del lavoro fosse un diabolico piano di cattivi neoliberisti antagonisti dei lavoratori e un “nemici del popolo” per licenziare tutti incondizionatamente. Vengono peraltro usati strumenti di delegittimazione e falsi ideologici come quelli che abbiamo visto usare (non a caso più o meno dagli stessi individui) nella campagna referendaria di giugno, circa i servizi idrici. La tattica è sempre la stessa: semplifichiamo la questione al massimo, riduciamola a slogan spiccioli e populisti che tutti possono capire e poi diciamo che chi vuole riformare è uno “stronzo” in mala fede, che vuole il male degli altri (e che magari dice certe cose per favorire i propri interessi): sembra esserci un’invasione dall’800 di homines oeconomici.

Non è vero, non è cosi`. E la prova di ciò è che mentre Fassina, Camusso, Landini e tanti altri individui si riempiono la bocca di belle parole o favole anacronistiche (diritti e uguaglianza o posto fisso) senza spiegarci come arrivare ad una vita dignitosa, come ridurre la disoccupazione giovanile, come ridare lavoro a chi l’ha perso e soprattutto come raggiungere una società più equa o come sia sostenibile economicamente una società di soli posti fissi, altri, senza tabù e prigioni ideologiche, cercando di ignorare i carabinieri dottrinali di turno, fanno proposte concrete su come uscire dalla drammatica situazione attuale (perché sembra quasi, a sentire la Camusso, che oggi vada tutto bene, che nulla debba cambiare). E lo fanno con proposte che SONO DI SINISTRA: perché, e lo voglio ribadire, il sussidio di disoccupazione è presente in qualunque “welfare state” d’Europa, non certo per volontà dei partiti conservatori.

Allora, forse è il caso di chiedersi chi siano i riformisti e i progressisti e chi i veri conservatori italiani. A me pare evidente e mi pare francamente inaccettabile l’immobilismo imposto dal più basso populismo e dall’insopportabile arroganza di chi crede di avere sempre ragione, di chi non mette mai in dubbio le proprie opinioni, di chi vende ricette facili e prive di sacrifici verso la felicità e verso una vita dignitosa. Chiudo quindi con una citazione di Erich Fried che mi pare calzi a pennello

“He who wants the world to remain as it is, doesn’t want it to remain at all”.

Erich Fried


Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


Help from Jersey contro Obama

ottobre 12, 2011

Mentre le primarie repubblicane offrono scenari sempre più assurdi, con Hermain Cain, un tizio fuori di zucca, ex C.E.O. di Godfather’s Pizza, che dopo il dibattito di ieri viene dato da un sondaggio PPP avanti di ben 8 punti rispetto a Mitt Romney (cosa che se uno non la vede non ci crede), Romney, che rimane comunque il più probabile vincitore della nomination, riceve l’endorsement più ambito nel GOP, quello di Chris Christie, il grosso, grasso, governatore del New Jersey, che in molti avrebbero voluto in corsa in prima persona.

Del soggetto si era già parlato qui e per Romeny questo e` un bel colpo, come spiega il NYT. Christie offre garanzie politiche, popolarità, una faccia che piace agli americani e soprattutto donatori. Quelli che avrebbero finanziato la sua campagna (ed erano tra i conservatori con le valanghe di dollari da investire) adesso dovrebbero investire su Mitt, il mormone, che e` comunque quello tra i repubblicani con le maggiori possibilità di battere Obama.

Detto questo, i sondaggi danno Romney e Obama più o meno appaiati e, a meno di suicidi politici, e` difficile credere che l’attuale Presidente venga sconfitto. Un po’ perché nei dibattiti Obama e` un fuoriclasse e Romney, che contro Perry sembra un fenomeno, non e` certo quello che ti fa sognare. Un po’ perché Romeny non può attaccare Obama sul grande cavallo di battaglia dei repubblicani, ovvero Obamacare, visto che la riforma sanitaria si e` ispirata molto a quella che Romney fece passare nel Massachusetts quando ne era governatore. Un po’ perché Obama e` complessivamente un miglior candidato rispetto a Romney e per di più ha il vantaggio di essere Presidente uscente (negli Stati Uniti, nella storia recente, sono stati pochi gli “one-term-Presidents” ).

Insomma, se l’economia non peggiora nettamente, se Gheddafi non riconquista la Libia, se non si scopre che Bin Laden e` ancora in Pakistan vivo e vegeto, per i repubblicani forse bisognerà aspettare il 2016.


I giovani e le pensioni

ottobre 9, 2011

Io penso che il discorso sulle pensioni e il mercato del lavoro sia oggi la vera differenza tra il vecchio e il nuovo e la vera sfida della sinistra. Perché la sinistra e` sempre stata la parte dell’uguaglianza (non lo dico io, lo dice Bobbio, lo dicono in tanti), anche se in passato, forse, non si e` sempre ben inquadrato cosa fosse l’uguaglianza.

Ad ogni modo, uguaglianza è, secondo me, il diritto sacrosanto di partite tutti con le stesse opportunità: è la partenza che conta, non l’arrivo. Quello che la sinistra e i sindacati hanno faticato a capire, nel corso della storia, non è stata, quindi, l’importanza e la centralità dell’uguaglianza nel discorso politico, ma il suo significato. Si è ignorato un concetto fondamentale: che non c’è uguaglianza senza merito.

Fatta questa premessa mi chiedo e chiedo a chi è più esperto di me. C’è uguaglianza in una nazione dove la maggior parte degli under40 sono disoccupati o sono precari e la maggior parte degli over40 ha un posso fisso, un contratto a tempo indeterminato e una pensione sicura? C’è uguaglianza in una nazione in cui il sindacato più importante del paese si preoccupa solo ed esclusivamente di preservare i diritti e i privilegi di chi e` iper-tutelato e si dimentica, letteralmente, dei giovani precari e disoccupati? Perché io mi ricordo molte manifestazioni per non alzare l’età pensionabile o per difendere i diritti degli statali, ma scioperi generali o manifestazioni nazionali indette sul problema del lavoro per i giovani ne ricordo molte meno. Di soluzioni soddisfacenti, invece, proprio nessuna.

Continuo: C’è uguaglianza in una nazione dove una generazione, che non arriverà mai alla pensione per un sistema previdenziale, insostenibile alla lunga (checché ne dica il Corriere), deve pagare (non lavorando) il lavoro di chi ce l’avrà? C’è uguaglianza in una nazione dove i diritti di alcuni sono iper-tutelati e diritti di altri completamente dimenticati? E soprattutto: c’è uguaglianza in una nazione dove una generazione, che non potrà permettersi le pensioni dei propri padri (e delle proprie madri), dei propri nonni (e delle proprie nonne), possibili solo grazie a politiche del debito assurde e sconsiderate, debba oggi ritrovarsi non solo a pagare quel debito, che danneggia l’economia del nostro paese e non permette di creare nuovo lavoro, ma debba anche ritrovarsi senza lavoro per colpa di esso? Siamo in un paese dove c’è uguaglianza?

Io chiedo al sindacato, ai sindacati: perché non si può accettare un mercato del lavoro più flessibile, in cui, é vero, sarebbe più facile essere licenziati, ma in cui sarebbe molto più facile essere assunti? Un mercato del lavoro in cui il precariato, nella forma umiliante in cui lo conosciamo, avrebbe finalmente fine? Perché io faccio notare che un mercato del lavoro più flessibile, accompagnato da un sussidio di disoccupazione sul modello belga, per esempio, non è sono europeo (in Europa è ovunque più flessibile che da noi e anche la Bce ci chiede di adattarci a questi standard), ma vuol dire anche scommettere su sé stessi e vuol dire tornare a far girare l’economia. Un mercato del lavoro più flessibile, poi, vuol dire premiare il merito: soprattutto per il sud è una grande opportunità.

Il posto fisso, noi under30, non ce l’avremo mai. Possiamo lamentarci oppure possiamo accettare che il mondo è cambiato e adattarci di conseguenza. Io scelgo di adattarmi; voglio competere con i miei coetanei per il posto che penso di meritare, per cui è mio diritto competere (ed è compito dello stato garantirmi il diritto di studio, per esempio, che mi permetta di poter competere per un determinato posto di lavoro), ma che non è mio diritto avere se c’è uno più bravo di me.

Quindi, chiedo al sindacato e a una parte di sinistra: oggi c’è uguaglianza tra giovani e meno giovani? Queste due categorie hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità? Sono ugualmente tutelate e rappresentate?

E ancora, per quale motivo al mondo un giovane oggi dovrebbe non volere un mercato del lavoro più flessibile (visto che con un mercato del lavoro rigido lavoro non ne trova)? Per solidarietà e per osservanza dei prisci mores?

Noi giovani non vogliamo togliere il lavoro a chi è più anziano di noi, vorremmo solamente avere un lavoro, pure noi. Il sindacato si è sempre schierato, storicamente, con le classi più deboli. Si faccia un esame di coscienza e ci dica se è così anche oggi.

E la finiscono di dire che la nostra è solo una questione e una battaglia anagrafica: la nostra e una battaglia di merito e uguaglianza, due cose che in Italia non ci sono mai state e che vorremmo iniziare ad avere pure qui.


Se ne parla poco

giugno 17, 2011

Se ne parla poco, ma conta eccome: l’assemblea nazionale del PD a Genova sulle tematiche del lavoro.

L’ho detto molte volte, il PD e` un partito con tante anime, che, sulla maggior parte delle questioni, possono convivere: si possono trovare sintesi, si può venirsi incontro. Sul lavoro e in economia, pero`, non si può, perché da li` parte tutto, perché poi hai voglia a fare le riforme (come voterebbe oggi il PD sulla flexsecurity?). Perché Fassina ed Ichino non possono venirsi incontro, sono due modi, leciti entrambi, di vedere il mondo.

Il PD deve scegliere e, qui, ci si augura che si scelga il giuslavorista Pietro Ichino.


A proposito di…

aprile 12, 2011

Tommaso Nannicini, professore di economia in Bocconi (quindi e` UN ECONOMISTA), scrive su “Qualcosa di Riformista”, dicendo alcune delle cose che ho scritto ieri in merito ai comportamenti un po’ illiberali (per non usare altri termini) di una certa sinistra e sostenendo tesi sul mercato del lavoro che mi piacciono assai.

Lo faccio notare perché QdR non e` un blog/giornale “di destra”, lo faccio notare a chi dice che certe posizioni anche tra i riformisti, anche tra i progressisti, anche tra i democratici, possono esistere tranquillamente.

Quindi, eccetto l’eccessiva critica a Civati (inopportuna per i riferimenti alla “rottamazione”), che sul tema ha idee diverse dalle mie (ma non e` un problema) mi sento in dovere di sottoscrivere totalmente queste parole.

Il responsabile economia del Pd Fassina non è stato da meno sul suo blog e sull’ Unità , scagliandosi contro un “paradigma culturale sbagliato e subalterno”. Su Left Wing, Massimo D’Antoni ha bollato la proposta come “di destra”, perché, a quanto pare, quelli di sinistra sanno bene che ” i diritti tendono a crescere in modo solidale, che in qualche modo tutela chiama tutela, che essi traggono forza dalla loro indivisibilità e dal fatto di essere applicati in modo quanto più possibile esteso e uniforme”. Di questi attacchi, pur nella loro diversità, colpiscono due elementi. Primo: il tono liquidatorio e ostile. Come ci insegna Toqueville, l’arma di ogni dispotismo culturale è semplice: non la pensi come me? Ebbene, da oggi, tu sei “straniero tra noi”. Sei di destra all’interno della comunità della sinistra (versione Left Wing). Oppure, sei un “fuoriuscito” o uno in procinto “di fuoriuscire” (versione Prossima Fermata Italia). Peccato che l’eccesso di zelo di alcuni non si limiti a voler epurare i riformisti, ma finisca per epurare una bella fetta di elettori del Pd (passati o potenziali).

Poi fa una proposta che mi sento in dovere di riproporre:

Sarebbe bello se, un po’ come avviene con i referendum dei cantoni svizzeri, il Pd convocasse subito un congresso tematico su lavoro e welfare. A quel punto, tutti i dirigenti del Pd dovrebbero dire da che parte stanno rispetto a piattaforme alternative. Veltroni in qualche modo ha già scelto, iscrivendo le proposte Ichino nell’impianto del Lingotto. Bersani, Letta, Franceschini e Zingaretti che cosa pensano del lodo Fassina e del suo impianto culturale? E Renzi cosa pensa delle posizioni del sito dei rottamatori? Vi prego: dite qualcosa. Anche non di riformista, ma qualcosa. L’Italia ha un disperato bisogno di politica.

 


Revisionismo del lella

febbraio 25, 2011

Sapete chi sono quelli che mi fanno più arrabbiare? Quelli che ora, oggi, dopo quello che e` successo e sta succedendo nel Nord-Africa sono arrivati a dire che Bush, poco meno di dieci anni fa, aveva ragione, che la Bush Doctrine deve essere rivalutata.

Allora chiariamo, non va rivalutato un bel niente, tanto meno la stupida, assurda e inutile guerra in Iraq (che per tutto fu fatta, meno che “esportare democrazia”) esempio lampante del fallimento di quel modo di intendere la politica estera (anche fosse stato in buona fede). Oggi ci sono popoli che, autonomamente, si stanno ribellando a orribili dittatori, senza interferenze di paesi occidentali o poteri occulti (per quanto ne sappiamo), come dovrebbe essere. La cosa ci fa piacere e condanniamo giustamente i dittatori criminali di guerra che sparano sul loro popolo; e` pero` necessario capire che la democrazia non si esporta e non si impone militarmente, al massimo si preserva, si auspica e si sostiene, soprattutto l’approccio di Bush non può essere rivalutato per i presunti tentennamenti di Obama nel condannare il ratto Gheddafi o ai tentennamenti europei ed italiani. Io spero in una Libia democratica, in un Egitto democratico, in una Tunisia democratica, in un mondo democratico, ma questo non mi da` alcun diritto di usare la forza per imporre o esportare “democrazia”. Non ha senso, non e` giusto, non e` lecito e non e` neanche cosi` difficile capirlo.

Io non so come andrà a finire, non so cosa sta succedendo, non so chi sta facendo cosa per cosa, per questo fino ad ora avevo parlato molto poco della situazione (temo, per altro, che non lo sappiano neanche i big shots che scrivono editoriali sui quotidiani di tutto il mondo, purtroppo), ma so una cosa: la Bush docrtine e la sua rivalutazione non c’entrano proprio nulla.

 

Relativamente Off-Topic:

1. Sulla Libia, l’Onu sta dimostrando la sua perenne inutilità e incapacità di agire prontamente e correttamente qualunque cosa accada nel mondo.

2. Le uniche cose sensate che ho sentito dire sul rapporto che si sarebbe dovuto tenere con Qaddafi (o Gheddafi) sono qui.

3. Si sente sempre di più l’esigenza di un’Europa unita e federale, un po’ perché affrontare queste sfide da singoli stati non porta nulla, un po’ perché proprio quello che sta succedendo nel mondo arabo potrebbe cambiare notevolmente il modo in cui guardiamo il mondo, le forze in campo, gli quilibri politici ed economici. Farlo insieme e` una cosa, farlo singolarmente e` fallimentare.

(Una volta che la situazione libica si sarà stabilizzata -si spera a favore di chi protesta e a sfavore del ratto- scriverò un’altra serie di riflessioni che ora non mi sento di fare).


Zapatero prova a risollevare la Spagna dalla crisi

febbraio 18, 2011

Ho ripreso a scrivere per il The Post Internazionale, ecco qui il nuovo pezzo su Zapatero, sulla Spagna e sulla crisi.

Zapatero il Socialista prova a risollevare la Spagna dalla crisi con le riforme liberali

MILANO – LA Spagna è uno dei paesi europei più fortemente colpiti dalla recente crisi economica e finanziaria internazionale. Sono in molti a sostenere che, per quanto l’Europa sia stata in grado di sopportare e superare la crisi greca ed irlandese e che pure potrebbe essere in grado di sostenere anche un’eventuale richiesta d’aiuto da Lisbona, il collasso della Spagna sarebbe, invece, devastante e potrebbe avere conseguenze disastrose e definitive per la moneta unica.

Per questo motivo, il governo socialista guidato da Josè Luis Zapatero, al suo secondo mandato da primo ministro spagnolo, sta implementando misure di austerity e rigore nella spesa e sta mettendo in atto importanti riforme mirate a diminuire la disoccupazione, ridurre il debito pubblico (ormai alle stelle), portare il rapporto deficit/pil entro parametri accettabili secondo gli standard europei e rilanciare l’economia. [...]

Continua a leggere qui.

 

Fatemi sapere che ne pensate!


Impressive

dicembre 21, 2009

Ecco, qui Tremonti dice cose molto intelligenti, peccato che ho dei seri dubbi che corrispondano alle intenzioni dell’intero governo.


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