Il momento di impartire lezioni e` passato: ora salviamo il salvabile?

maggio 18, 2012

I nostri problemi, intesi come i problemi dell’Italia, sono stati causati in maniera principale ed indiscutibile da politiche fiscali sconsiderate e pazze nei 40 anni precedenti. Come anche gli altri paesi PIIGS non possiamo che rimproverare noi stessi.

Detto questo, e riconosciute le colpe dei paesi meno virtuosi, oggi, una situazione già di partenza disastrosa, è stata fatta precipitare rapidamente, dalle politiche fallimentari e cieche volute dall’asse Parigi-Berlino.
Angela Merkel e il collega Sarkozy potrebbero avere sulla coscienza l’euro e l’Unione Europea, perlomeno nei termini in cui li conosciamo: la loro idea del “facciamogli prendere una strizza tremenda a questi terroni” (in particolare ai greci, ma anche a noi e agli altri paesi con conti in dissesto) gli è completamente sfuggita di mano. Credevano, loro, che con un po’ di sana austerity perpetuata avrebbero ottenuto due cose: fiducia dei mercati nell’euro e la nascita di una nuova cultura politica ed economica in Europa. I paesi dell’eurozona, nella loro grandiosa visione, avrebbero appreso dalla virtuosa Germania come spendere in maniera sana e come non commettere più, in futuro, errori cosi` gravi. Avremmo avuto un po’ di turbolenza ma tutto sarebbe inevitabilmente passato e tra un paio d’anni, con tassi di crescita al 4% e politici finalmente virtuosi per magia, ci avremmo addirittura riso sopra: “ti ricordi quando pensavamo che l’euro potesse cessare di esistere?!”. Grasse risate.

Ora, tuttavia, ridiamo molto meno. Queste politiche, queste richieste tedesche, questo bacchettare circa la necessità di attenersi agli accordi e di cambiare rotta nel nostro modo di spendere soldi pubblici e fare debito, avrebbero avuto senso in un altro momento della storia, quando ancora la crisi economica del 2008 non era neanche nelle più pessime previsioni e quando ancora anche il solo pensare che un paese che aveva aderito alla moneta unica potesse uscirne era pura fantasia. Oggi, invece, queste politiche potrebbero portarci al suicidio. E per “portarci” non intendo solo i paesi PIIGS, ma tutti i paesi dell’Unione Europea, compresa la Germania, che deve i suoi tassi di crescita a grandi riforme strutturali e grandi sacrifici, certo, ma anche, e forse soprattutto, alle esportazioni verso, guarda un po’, altri paesi della zona Euro. Esportazioni che hanno portato in Germania soldi dal resto d’Europa e che hanno anche comportato un aumento del debito privato, oltreché pubblico, in tutti gli altri paesi europei (come mostra questo grafico della BBC). Insomma, se falliamo noi, loro non se la passeranno un granché meglio.

Oggi la situazione è molto grave: se in Grecia non sarà possibile dar vita ad un governo responsabile e moderato dopo le nuove elezioni, risulterà praticamente impossibile perpetuare la permanenza di Atene nell’euro e questo, come  sostiene oggi Paul Krugman, potrebbe avere conseguenze imprevedibili e definitive, sia dal punto di vista economico, che dal punto di vista politico. Punti di vista, questi, che non possono essere immaginati singolarmente ma che sono inevitabilmente correlati, influenzandosi vicendevolmente (non aver considerato questo fatto quando si fece la moneta unica è un’altra delle cause della situazione attuale, ma ci arriviamo più avanti).

Cosa è necessario fare ora? Ora è necessario sperare che i politici greci recuperino un po’ del senno rimastogli, altrimenti, a meno di un cambio totale di presa di posizione da parte di Berlino, la Grecia sarà costretta ad uscire dall’Euro e fallirà. Voglio solo precisare che oggi siamo tutti concordi nel dire che il prezzo fatto pagare alla Germania dopo la prima guerra mondiale sia stato assurdo, per fare un esempio. I cittadini tedeschi, allora, puniti per la sconfitta bellica, furono costretti a pagare oltre le loro possibilità, in maniera inflessibile e rigorosa da chi credeva che una sana lezione sarebbe stata utile. Le conseguenze sono state disastrose. Mortificare un popolo intero per gli errori, imperdonabili, della classe dirigente tedesca di allora, non troppo diversi da quelli della classe dirigente greca oggi (che ha falsificato i conti e portato sul lastrico i suoi concittadini), portò ad una vera e propria tragedia. Ora non credo che ci sia una guerra mondiale imminente né un leader nazionalsocialista pronto ad invadere la Polonia, ma faccio presente che in Grecia non si riesce a formare un governo e, proprio come ai tempi di Weimer, che ogni giorno che passa le forze estremistiche guadagnano sempre più voti.

Chiusa questa parentesi torniamo a noi: nell’eventualità, più che probabile. che i politici ellenici non si mettano d’accordo, Berlino  dovrà fare delle concessioni se vuole calmare i mercati, evitare che questo cataclisma contagi tutti gli altri paesi europei (Italia compresa), scongiurare il rischio che il secondo dopo l’annuncio dell’uscita dall’Euro di Atene tutti, e dico, tutti i cittadini italiani, spagnoli, portoghesi, irlandesi (e poi chissà anche inglesi e francesi) corrano all’impazzata verso gli sportelli delle loro banche e quindi se vuole salvare l’Europa, e queste concessioni dovrà renderle immediatamente note a tutti. A mio parere Angela Merkel dovrebbe:

  1. Annunciare che La Germania è favorevole all’idea di una BCE “prestatore di ultima istanza”, al pari della FED in America.
  2. Accettare che, pur con la garanzia che continuino i quanto mai fondamentali tagli agli sprechi  “spending review”), che politiche fiscali cosi` sconsiderate non si vedranno mai più e che i paesi a rischio  facciano una volta per tutte riforme dolorose ma necessarie (tipo quella del lavoro), sarà concesso ai paesi in difficoltà di rispondere a questa crisi con politiche anticicliche mirate, perché con sole tasse e solo tagli non si crescerà mai più.
  3. Accettare un lieve aumento del livello dei prezzi per permettere ai paesi dell’eurozona di velocizzare la ripresa.
  4. Dire si` agli eurobond (pur con un sistema che renda i singoli paesi “accountable” dei propri errori).

Credo che se ciò non accadesse potrebbe aver ragione Krugman: “patacrac” del giochino europeo e tutti più poveri, per sempre.

Queste soluzioni a breve termine vanno, tuttavia, accompagnate, a mio modesto modo di vedere, da una visione più grande ed esplicita: quella di dare il via ad una “road map” che ci porti agli Stati Uniti d’Europa, un unico grande stato federale, con un’unica moneta in cui, finalmente, all’unione monetaria, faccia seguito una vera e propria unione politica.

Questo è un mio vecchio pallino. Lo scrissi già nel 2010, quando la situazione non sembrava ancora disastrosa come poi è diventata. Da questa situazione si esce solo con più Europa e, grazie a Dio, non sono l’unico a crederlo: le stesse cose le ha dette, per esempio, anche Amartya Sen, settimana scorsa, in un incontro in Bocconi e sono state ribadite da Emma Bonino. Speriamo che anche l’establishment europeo lo capisca in tempo. L’Europa è una risorsa, è casa comune, è salvezza.

 


Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


La colpa, in effetti, è degli altri

novembre 19, 2011

La cosa più sconvolgente che sto sentendo in questi giorni da sinistra a destra, da Ferrara a Giulietto Chiesa, quasi fosse il collante dell’opposizione al governo Monti, e` che la colpa di questa crisi non e` italiana.

Non siamo noi che per quarant’anni abbiamo governato malissimo la nostra cosa pubblica, a tutti i livelli. Non siamo noi che abbiamo fatto debito senza sapere se e come l’avremmo ripagato. Non siamo noi ad avere permesso che la politica costruisse un società profondamente ingiusta, oppressa da corporazioni medievali e intoccabili, impossibili da eliminare. Non siamo noi ad avere la peggior informazione del mondo libero. E non siamo noi ad aver letto, senza lamentarci troppo, i peggiori giornali dell’occidente. Non siamo noi ad avere la peggiore televisione di stato mai vista, lottizzata dai partiti e assolutamente inguardabile. Non siamo noi ad aver avuto la peggiore anomalia del sistema politico occidentale, Berlusconi, e ad averlo sopportato per 20 anni. Non siamo noi il paese dei poteri fortissimi e invincibili, come la mafia, vero cancro nazionale troppo spesso dimenticato (poteri forti reali e non inventati come quelli che avrebbero messo su Monti, per chiarire). Non siamo noi il paese della grandi disparità tra nord e sud. E non siamo il paese che in 150 anni non è mai riuscito a fare nulla per ridurle, queste disparità. Non siamo noi il paese di grandi ricercatori e di una pessima ricerca (perché di soldi, per quella non ci sono). Non siamo noi il paese di baroni, evasori e Lele Mora. Non siamo noi il paese che per i giovani non ha mai fatto nulla in 150 anni. Non siamo noi ad affrontare il secolo XXI con infrastrutture del secolo XX. E potrei andare avanti. Ora, però, capite che la colpa non può essere nostra, noi siamo stati così bravi!

La colpa della nostra crisi, ci dicono, è dei mercati, dei banchieri americani, dei finanzieri inglesi, della Merkel e di Sarkozy. L’Italia è grande, sono gli altri che ci opprimono. Sembrano gridare all’isolazionismo, alla riscoperta delle nostre radici e della nostra (presunta) grandezza. E a quel paese l’Europa e a quel paese il FMI e a quel paese la finanza internazionale e la globalizzazione, che senza queste mafie legalizzate, noi saremmo di nuovo grandi, i più grandi, perché noi abbiamo il manifatturiero, eh.

L’ultimo ad avere detto cose simili? Benito Mussolini. Quota ’90. Battaglia del Grano. Isolazionismo. Grande Italia. Radici cristiane.

Mussolini era un socialista, ha unito tutti i matti, i complottisti, gli esaltati. Stiamo attenti, che se Chiesa e Ferrara lo trovano, il loro Mussolini, li vedremo uniti e ci sarà da divertirsi.

(Ah e Ferrara che ancora oggi si ostina a dare la colpa di vent’anni di berlusconismo a tutti fuorché Berlusconi fa quasi tenerezza).

P.S. Vorrei chiarire che qui non si sta dicendo che la colpa della crisi economica internazionale è italiana, la crisi è partita altrove e ne siamo tutti ben consci. Detto questo l’Italia non cresceva prima della crisi e cresce ancora di meno ora che ci siamo dentro. Inoltre, la crisi del debito e dell’Euro, magari non oggi, magari non domani, ma dopodomani magari si, sarebbe scoppiata comunque. E se oggi siamo nella situazione in cui siamo non è solo per i mutui sub-prime concessi oltreoceano. Giusto per chiarire.


About “fare informazione”…

marzo 31, 2011

Ecco, a proposito di “fare informazione”, qui c’è un gran bel pezzo di Lettera43 sulla crisi libica e sulle reazioni in Europa.

Lo consiglio vivamente.

Eppure il premier italiano non ha ancora portato a casa nulla più di qualche generica rassicurazione e pacche sulle spalle. E questa volta, forse, non è nemmeno colpa sua: sulla Libia in Europa è il vuoto pneumatico
I politici devono occuparsene, con energie proporzionalmente inverse alla distanza della loro scrivania da Tripoli. Ma i cittadini, quelli che si impegnano a far tornare i conti e sono alle prese con tagli e riforme, di Gheddafi possono dimenticarsi senza grandi scrupoli.


Revisionismo del lella

febbraio 25, 2011

Sapete chi sono quelli che mi fanno più arrabbiare? Quelli che ora, oggi, dopo quello che e` successo e sta succedendo nel Nord-Africa sono arrivati a dire che Bush, poco meno di dieci anni fa, aveva ragione, che la Bush Doctrine deve essere rivalutata.

Allora chiariamo, non va rivalutato un bel niente, tanto meno la stupida, assurda e inutile guerra in Iraq (che per tutto fu fatta, meno che “esportare democrazia”) esempio lampante del fallimento di quel modo di intendere la politica estera (anche fosse stato in buona fede). Oggi ci sono popoli che, autonomamente, si stanno ribellando a orribili dittatori, senza interferenze di paesi occidentali o poteri occulti (per quanto ne sappiamo), come dovrebbe essere. La cosa ci fa piacere e condanniamo giustamente i dittatori criminali di guerra che sparano sul loro popolo; e` pero` necessario capire che la democrazia non si esporta e non si impone militarmente, al massimo si preserva, si auspica e si sostiene, soprattutto l’approccio di Bush non può essere rivalutato per i presunti tentennamenti di Obama nel condannare il ratto Gheddafi o ai tentennamenti europei ed italiani. Io spero in una Libia democratica, in un Egitto democratico, in una Tunisia democratica, in un mondo democratico, ma questo non mi da` alcun diritto di usare la forza per imporre o esportare “democrazia”. Non ha senso, non e` giusto, non e` lecito e non e` neanche cosi` difficile capirlo.

Io non so come andrà a finire, non so cosa sta succedendo, non so chi sta facendo cosa per cosa, per questo fino ad ora avevo parlato molto poco della situazione (temo, per altro, che non lo sappiano neanche i big shots che scrivono editoriali sui quotidiani di tutto il mondo, purtroppo), ma so una cosa: la Bush docrtine e la sua rivalutazione non c’entrano proprio nulla.

 

Relativamente Off-Topic:

1. Sulla Libia, l’Onu sta dimostrando la sua perenne inutilità e incapacità di agire prontamente e correttamente qualunque cosa accada nel mondo.

2. Le uniche cose sensate che ho sentito dire sul rapporto che si sarebbe dovuto tenere con Qaddafi (o Gheddafi) sono qui.

3. Si sente sempre di più l’esigenza di un’Europa unita e federale, un po’ perché affrontare queste sfide da singoli stati non porta nulla, un po’ perché proprio quello che sta succedendo nel mondo arabo potrebbe cambiare notevolmente il modo in cui guardiamo il mondo, le forze in campo, gli quilibri politici ed economici. Farlo insieme e` una cosa, farlo singolarmente e` fallimentare.

(Una volta che la situazione libica si sarà stabilizzata -si spera a favore di chi protesta e a sfavore del ratto- scriverò un’altra serie di riflessioni che ora non mi sento di fare).


Zapatero prova a risollevare la Spagna dalla crisi

febbraio 18, 2011

Ho ripreso a scrivere per il The Post Internazionale, ecco qui il nuovo pezzo su Zapatero, sulla Spagna e sulla crisi.

Zapatero il Socialista prova a risollevare la Spagna dalla crisi con le riforme liberali

MILANO – LA Spagna è uno dei paesi europei più fortemente colpiti dalla recente crisi economica e finanziaria internazionale. Sono in molti a sostenere che, per quanto l’Europa sia stata in grado di sopportare e superare la crisi greca ed irlandese e che pure potrebbe essere in grado di sostenere anche un’eventuale richiesta d’aiuto da Lisbona, il collasso della Spagna sarebbe, invece, devastante e potrebbe avere conseguenze disastrose e definitive per la moneta unica.

Per questo motivo, il governo socialista guidato da Josè Luis Zapatero, al suo secondo mandato da primo ministro spagnolo, sta implementando misure di austerity e rigore nella spesa e sta mettendo in atto importanti riforme mirate a diminuire la disoccupazione, ridurre il debito pubblico (ormai alle stelle), portare il rapporto deficit/pil entro parametri accettabili secondo gli standard europei e rilanciare l’economia. [...]

Continua a leggere qui.

 

Fatemi sapere che ne pensate!


Sono soddisfazioni

gennaio 31, 2011

Paul Krugman insegna a Princeton, ha vinto il premio nobel per l’economia nel 2008, e` uno dei più grandi economisti “liberal” viventi e scrive regolarmente per il New York Times. Lo ritengo un modello: anche se ogni tanto e` addirittura troppo “a sinistra” per i miei parametri, e` una delle persone che più stimo tra gli economisti moderni (e con un curriculum del genere come potrebbe essere altrimenti?). Arrivo a dire che se sto studiando economia, un po’ della mia scelta la devo anche alle sue analisi, ai suoi articoli alle sue idee: mi piacerebbe “diventare Paul Krugman”, un giorno ( ma mi accontenterei di di molto meno).

Ecco, detto questo, ho letto il suo recente articolo (preciso, pessimista, condivisibile) sulla crisi dell’euro (di cui non trovo una traduzione in italiano: c’è su Internazionale di questa settimana oppure in un -non accuratissimo per la verità- sunto apparso sul Sole 24 Ore). La sua e` un’analisi eccellente, supportata da dati e da conoscenze economiche degne di un Nobel; pero`, mi ha fatto molto piacere notare che alcuni punti, dubbi e proposte fondamentali del suo discorso li avevo espressi anche io, nel mio piccolo, in questo articolo scritto per il The Post Internazionale lo scorso dicembre.

Queste sono soddisfazioni.


Chi ha orecchie per intendere

gennaio 20, 2011

Su Europa, oggi, e` uscita questa intervista ad Alastair Campbell, che, per chi non sa chi e`, e` stato il compagno di avventura di Tony Blair da quando era all’opposizione fino a quando si e` dimesso dall’incarico di primo ministro per lasciare il posto a Gordon Brown.

Alastair Campbell ha appena scritto un libro di memorie sugli anni 1997-1999, i primi del potere al New Labour e nell’intervista parla di quello che quel governo di centrosinistra fece nei primi due anni a Downing Street:

…L’accordo di pace in Nord Irlanda. Subito dopo essere entrato in carica, Blair si era detto sicuro di riuscire a ottenere un accordo e così è stato.
Ci sono volute una pazienza incredibile e grandi qualità negoziali. Tanti avevano provato prima di lui, ma stavolta sembra avere funzionato. Ci sono molti altri risultati di rilievo: l’indipendenza della Banca d’Inghilterra, il reddito minimo dopo circa un secolo di lotte per averlo, la devolution per Scozia e Galles, Sure Start (una iniziativa di sostegno economico, modellata su simili progetti negli Stati Uniti, ndr) per aiutare i bambini delle famiglie più povere, il New Deal (una misura per combattere la disoccupazione di lungo termine, ndr). Potrei continuare. Resto sorpreso quando qualcuno dice che non abbiamo fatto granché nei primi anni di governo. E penso anche che il ruolo svolto dalla Gran Bretagna nel contrasto della pulizia etnica di Milosevic in Kosovo sia stata una delle più grandi realizzazioni di quel periodo.

Cose che potrebbero bastare per una decina d’anni e furono solo i primi due. Poi dice delle cose molto intelligenti anche su come bisogna intendere la politica e sull’economia:

Uno dei punti di forza di Tony come leader e come politico era quello di comprendere gli altri punti di vista. La Terza Via metteva insieme valori di centrosinistra con un approccio più conservatore all’economia.
Era un modo per dire che efficienza economica e giustizia sociale non potevano e non dovevano essere entità separate, ma due facce della stessa medaglia.
Penso che si adatti bene a molti diversi approcci alla politica.

Ecco, io do un consiglio ai politici e ai dirigenti del PD, piuttosto che spendere denaro a vanvera, magari, e dico magari, spendeteli per qualche consulenza con queste personalità, con David Axelrod (del team di Obama), con gente che era li` quando le grandi avventure riformiste degli ultimi anni sono partite.

Quelle esperienze hanno avuto (e stanno avendo) successo perché quei leader e quei partiti non perdevano tempo a discutere con chi si sarebbero alleati, non si ponevano neanche il problema se stare con i sindacati di sinistra o con quelli moderati, avevano coraggio e avevano un’idea e una visione da proporre al paese: insomma non si limitavano a dire “il governo fa schifo”, ma spiegavano ai cittadini cosa avrebbero fatto al posto del governo e come lo avrebbero fatto.

Ascoltatela questa gente, imitatela, e imparate da questa altra cosa molto intelligente che ha detto Campbell nell’intervista:

Miliband ha dimostrato di avere imparato la lezione delle cose andate storte. Ma è importante anche imparare da ciò che è andato per il verso giusto, e non è stato poco. È giusto, certo, imparare dagli errori, ma anche dai successi. Fissare obiettivi chiari. Lavorare duro sulla strategia. E cercare di ignorare il rumore.

Il PD non ha mai imparato dai suoi errori e non e` mai stato in grado di imitare i successi degli altri e, per finire, non e` mai riuscito a ignorare il rumore (e non ha ancora vinto una tornata elettorale da quando e` nato). Trattasi di Grande Slam.


L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”

dicembre 18, 2010

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale, sono graditi commenti e critiche, specie sui contenuti.

L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”

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MILANO – QUESTO  é un periodo di crisi nera per l’Unione Europea: una crisi anzitutto economica, che, tuttavia ha fatto emergere, inevitabilmente, questioni e problematiche politiche, sociali e culturali. Perché se é vero, come é vero, che l’Euro ultimamente “se l’é vista brutta”, a causa delle gravi condizioni in cui versano le economie di alcuni paesi dell’eurozona e a causa della crisi economica internazionale, é altrettanto vero che per risolvere i problemi della moneta unica, messa fin troppo in discussione di questi tempi, sarà necessario affrontare una serie di domande che noi Europei avevamo ingenuamente trascurato e alle quali ora, invece, bisogna assolutamente dare una risposta, onde evitare una nuova devastante situazione di difficoltà dalla quale difficilmente potremmo uscire indenni. [...]

Continua a leggere qui.


Europei mai!

marzo 11, 2010

Ecco perche` noi, inteso come noi Europei, non saremo mai Europei prima che Italiani, Tedeschi, Francesi, Inglesi, Spagnoli… perche`, e per una volta questo non e` un problema solo italiano, noi siamo ancora convinti che la nostra bandierina “ottocentesca” valga di piu` diquella blu con stelle gialle, quella del secolo nostro, e che, tra l’altro, e` l’unica nostra speranza di salvezza. L’Europa unita e` un’illusione e tale rimarra`.


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