Karl Rove ha perso il tocco

febbraio 3, 2012

Sta sera mi è arrivata questa e-mail dalla newsletter di Obama:

Karl Rove, che è stato per anni uno dei top advisors e  Chief of Staff alla Casa Bianca di George W. Bush, oltre ad essere oggi una sorta di guru del partito repubblicano, ha fatto una cosa che un uomo esperto come lui non dovrebbe mai fare: ha sfidato i sostenitori di Obama e li ha “colpiti nell’orgoglio” con questo tweet:

Saw another @BarackObama fund appeal for $3 gift. Good mktg or forced by low enthusiasm? Bet many upset 08 donors are taking pass this year.”

Bene, io sta sera non avevo nessuna intenzione di fare una donazione per la campagna di Obama e l’ho fatta: la prima per il 2012 (la cifra non è importante).

Volevo farlo sapere per due motivi: Karl Rove “should know better” (dovrebbe sapere) che è meglio non svegliare il “can che dorme” e dovrebbe sapere che Obama non ha nessun bisogno di aiuto nella sua raccolta fonti dato che è molto, molto, molto meglio strutturata di quella di qualsiasi repubblicano, Romney compreso. Inoltre l’altro motivo è che questo dimostra quanto efficace ed efficiente sia la gente che lavora per Obama. Non si sono fatti scappare l’occasione, hanno notificato la loro base e hanno ottenuto quello che volevano. Qualcuno dalle nostre parti dovrebbe imparare.

Per questo e altri motivi rimango convintissimo che Barack Obama avrà il suo secondo mandato.


Scusate il ritardo

gennaio 31, 2012

Scusate il ritardo prolungato negli aggiornamenti ma in quest’ultimo periodo sono stato “molto indaffarato”, come dicono le persone importanti.

In ogni caso, sta sera si vota in Florida, stato chiave per capire a che punto siamo nella corsa. Romney, il candidato che nessuno vuole votare, dopo il riconteggio in Iowa, che ne ha decretato la sconfitta virtuale (virtuale perché comunque i delegati ottenuti sono gli stessi di Rick Santorum) e dopo la sconfitta abbastanza pesante subita da Gingrich in South Carolina all’ultimo giro, deve dimostrare di essere ancora il frontrunner per la nomination e, come dice anche il NYT, vuole vincere sta notte di un margine maggiore rispetto a quanto Gingrich fece dieci giorni fa su di lui (circa 12 punti). I sondaggi dicono che potrebbe farcela, anche se, a onor del vero, gli ultimi due usciti ieri parlano di un margine di vantaggio sotto i dieci punti. Si vedrà.

In ogni caso, la vittoria di Romney non dovrebbe essere in discussione e già questo dovrebbe tranquillizzare l’ex governatore del Massachusetts: la Florida, infatti, rimane uno degli ultimi stati “winner-takes-all”, dopo che molti sono passati ad un sistema proporzionale di assegnazione delegati, come riporta anche Christian Rocca sul suo blog. Qui, per la cronaca, i delegati in palio sono 50.

Gingrich qui tenterà di limitare i danni e di riuscire a non perdere per “double digits”. In ogni caso, rimane sicuramente l’unico dei quattro candidati rimasti ad avere ancora delle possibilità e sta a lui giocarsele al meglio. Detto onestamente, comunque, io credo che al massimo potrà solo rallentare la vittoria di Romney, ancora candidato inevitabile, e sconfitto male in South Carolina più per errori suoi che per meriti di Gingrich. Certo è che se Romney non aggiusta la mira negli stati più conservatori, la partita potrebbe allungarsi troppo e ritardare l’inizio della campagna contro Obama, con cui è praticamente appaiato negli stati più importanti.

Per Paul e Santorum rimangono comunque solo le briciole. Santorum non è riuscito a sfruttare il sostegno totale dei pastori evangelici e Paul è un “matto troppo matto” per poter puntare seriamente alla Casa Bianca (non è detto che comunque non corra come indipendente).

Ora aggiornamenti più random.

Jeb Bush, fratello di George W. e figlio George H., popolare ex-governatore della Florida, non ha ancora fatto l’endorsment a nessuno dei candidati rimasti: pare, infatti, che sia molto critico delle posizioni troppo anti-immigrazione di Romney, che sul tema, in effetti, sembra aver preso non pochi spunti dalla Lega nostrana (salvo poi avere “illigals” nel cantiere di costruzione della propria casa, come Perry, pace all’anima sua, gli ha fatto notare praticamente in ogni dibattito). Jeb Bush, in ogni caso, è stato da molti invitato a buttarsi nella corsa in prima persona, anche nelle settimane passate, e di lui si è parlato molto negli ultimi tempi anche per una battuta di Obama, mentre Jeb si trovava in vista alla Casa Bianca, in cui l’attuale Presidente si dice “contento che non abbia corso”. In effetti, sarebbe stato un avversario molto più temibile dei candidati attuali. Qui il NYT fa un bel riassunto della “situazione Jeb Bush”.

Altro fatto interessante è che il grosso grasso governatore del New Jersey, Chris Christie, che ha flirtato con la candidatura in più di un’occasione e che è il National Chairman della campagna di Romney, non ha totalmente escluso la possibilità di correre come vice-presidente nel caso Romney glielo chiedesse. A mio parere per Christie sarebbe un grave errore tattico, sia per un’eventuale candidatura nel 2016, sia perché non ha ancora finito il primo mandato in New Jersey.

Ultima cosa: qualcuno continua a spingere per una sorta di “terza via” che corrisponderebbe a Mitch Daniels, governatore dell’Indiana, il quale ha tenuto il tradizionale discorso di risposta allo Stato dell’Unione pronunciato da Obama. Daniles non ce la può fare a costruire una campagna per le primarie (pur mancando ancora un sacco di delegati da assegnare, più di 2000). Quello che può succedere è che alla convention il partito si spacchi su Romney e a quel punto Daniels potrebbe essere l’opzione migliore per mettere insieme tutti. Per me è fantapolitica, ma qualcuno, anche qualche pezzo grosso del partito repubblicano, la presenta come una possibilità da non escludere completamente.

Chiudo con una segnalazione: se vi interessano le primarie repubblicane segnatevi il blog di Andrea Marinelli, un ragazzo di Perugia che le sta seguendo per bene per alcuni giornali nostrani. Scrive bene e la lettura è molto piacevole.

Ah, pronostico per sta sera: Romney vince, ma non di +12% su Gingrich. Poi Santorum e Paul con il 25% rimanente.


Ma quanto e` figo?!

marzo 22, 2011

Ho notato una cosa, niente di eccezionale, ma mi pareva fosse il caso di rendervene partecipi: tanto era “cool” dire che Obama era “cool” nel 2008, quanto ora e` “cool” dire che Obama e` uno sfigato oggi (i migliori sono quelli che dicono, l’avevo detto io: tutta forma niente sostanza). Tutti erano convinti che Obama avrebbe rivoluzionato il mondo e “portato cambiamento” a Washington schioccando un dito, tutti lo ritenevano bravo, bello, intelligente e capace, mentre oggi Obama e` “come tutti gli altri” o non vale niente, non ha fatto nulla di buono ed era un solo un fenomeno mediatico e bla bla bla. Adesso Obama e` pure “guerrafondaio”.

Forse ci sbagliavamo allora e ci sicuramente ci sbagliamo oggi. Obama secondo me e` stato un buon Presidente fino ad ora, date tutte le condizioni economico-politiche in cui si e` trovato alla Casa Bianca. Ha provato a fare grandi riforme ed e` riuscito a  fare delle riforme buone ma non quelle epocali che ci si aspettava, ma di certo non e` solo colpa sua. Bisogna dire, infatti, che Obama si e` trovato ad essere vittima del populismo e della faziosita` dei Repubblicani, i quali, non dimentichiamolo avevano governato il paese per otto anni, trascinandolo nella lunga, inutile e stupida guerra in Iraq e deregolamentando l’economia, cosa che ha contribuito ai danni enormi di questa crisi economica.

Obama aveva iniziato il mandato con un approccio bipartisan, ci ha provato fino all’ultimo, ma si e` scontrato con un vergognoso muro antiamericano, formato da gente che non solo non voleva collaborare, ma tra cui c’era chi ha passato i primi mesi di presidenza a sostenere che Obama non fosse neanche nato in America, alle Hawaii, ma in Kenya, giusto per capirci. Obama diceva A, loro dicevano B (questo accade ancora oggi, a maggior ragione con un congresso in cui i democratici sono ampia minoranza).

Sono, inoltre, convinto che il secondo mandato sarà quello decisivo, che questo prima non poteva essere diverso (quindi migliore) da come e` stato. E` stato un mandato in cui Obama ha provato a chiudere Guantanamo, ma il congresso si e` opposto, in cui ha fatto una riforma sanitaria che non sarà perfetta, ma che e` sicuramente meglio di quello che c’era prima, ha fatto una riforma di Wall Street che non sarà sufficiente a risolvere i problemi della finanza globale, ma che era necessaria come primo passo, ha concluso ufficialmente la missione in Iraq (ben diversa da quella libica) and so on, you get the idea. Non ha “rivoluzionato il mondo”, ma, porco cane, quello prima l’aveva pesantemente danneggiato (lo voglio sottolineare in questi giorni in cui alcuni stanno provando a rivalutare il peggior presidente della storia recente americana, George W. Bush). Insomma, dicevo che il prossimo e` il mandato decisivo, Obama andrà all-in, non avrà nulla da perdere (insomma non sarà più  preoccupato di essere ricordato come un Jimmy Carter nero) e allora il cambiamento (non una rivoluzione copernicana, quella non ci sarà ed e` stupido chi lo diceva/dice/dirà) will take palce.

Quindi, il fatto che oggi svalutare Obama sia sport nazionale e` tanto idiota quanto e` stato idiota (se non di più) averlo considerato un Messia quattro anni fa. Let the man work! Dopo 8 anni tireremo le somme, io sono convinto che uniti i puntini ci renderemo conto che Barack Obama e` un grande uomo e un grande Presidente. Fino ad allora, perlomeno, sospendiamo il giudizio, specie coloro che parlano senza sapere (o dopo aver letto le “notizie americane” sui principali quotidiani italiani, che poi equivale a non sapere).

Il messaggio e`: Obama non e` il messia, ma non e` Bush, so che e` una notizia sconvolgente, ma ci possono essere vie di mezzo tra le due cose.


Eccolo, un parere intelligente.

febbraio 27, 2011

Riconosco che sia leggermente di parte, ma sono perfettamente d’accordo con questo pezzo di Andrew Sullivan, uscito su Internazionale di questa settimana, riguardo alla questione sulla politica estera adottata da Obama e sulla assurda rivalutazione che la Bush Doctrine sta avendo in questi giorni (e di cui avevo parlato qui).

La prima cosa che fanno i dittatori è dare la colpa all’ingerenza straniera, agli israeliani e agli americani. Ma questa volta non ci sono riusciti. Obama non ha fatto nulla mentre cresceva la ribellione in Egitto? Ha fatto bene. Avreste preferito una reazione automatica e pericolosa come quella di Bush? Non ho visto nessun cartello contro gli Stati Uniti tra la folla e nessun riferimento a Obama.

Lo stesso ragionamento, secondo me, si può applicare alla Libia, ne ho parlato commentando cosi` questo post di Francesco Costa:

Francesco io sono d’accordo, ci vogliono sanzioni, ma non mi pare che Obama si sia mai opposto alla cosa. Il punto nodale e` il seguente: dov’e` l’Onu? Servirebbe che l’Onu si svegliasse e mettesse in atto sanzioni alle quali nessuno si opporrebbe. Vogliamo la “no fly zone”? D’accordissimo, ma non e` Obama a decidere per il resto del mondo e neanche Van Rompuy. L’Onu, e solo l’Onu, e` addetto a prendere questo tipo di decisioni (esiste per quello!!), sarebbe il caso che le prendesse. La situazione e` troppo delicata e io, dal canto mio, ho apprezzato la cautela che fino ad ora l’attuale Presidente degli Stati Uniti ha deciso di usare. Un altro presidente, anche solo quello precedente, avrebbe risolto tutto “the redneck way”: un paio di raid militari su Tripoli e via, “problem solved”. E` questo quello di cui stiamo parlando? E` questo quello che vogliamo? Credo di aver capito che non e` quello, credo di aver capito che vogliamo un diverso approccio alla politica estera, quello che non ho capito, invece e` l’alternativa di mezzo che Obama aveva tra il raid e le dichiarazioni di condanna, Io onestamente non la so. Ribadisco, non e` Obama da solo a dover decidere sulla “No Fly zone” o altre sanzioni. Affermarlo, o anche solo lasciarlo intendere implica esattamente quelle cose per cui gli Stati Uniti sono stati criticati in molte occasioni e per cui Clinton e` stato criticato nell’ultima guerra nei balcani. [...]

(per continuare a leggere cliccate qui).

 

 


Revisionismo del lella

febbraio 25, 2011

Sapete chi sono quelli che mi fanno più arrabbiare? Quelli che ora, oggi, dopo quello che e` successo e sta succedendo nel Nord-Africa sono arrivati a dire che Bush, poco meno di dieci anni fa, aveva ragione, che la Bush Doctrine deve essere rivalutata.

Allora chiariamo, non va rivalutato un bel niente, tanto meno la stupida, assurda e inutile guerra in Iraq (che per tutto fu fatta, meno che “esportare democrazia”) esempio lampante del fallimento di quel modo di intendere la politica estera (anche fosse stato in buona fede). Oggi ci sono popoli che, autonomamente, si stanno ribellando a orribili dittatori, senza interferenze di paesi occidentali o poteri occulti (per quanto ne sappiamo), come dovrebbe essere. La cosa ci fa piacere e condanniamo giustamente i dittatori criminali di guerra che sparano sul loro popolo; e` pero` necessario capire che la democrazia non si esporta e non si impone militarmente, al massimo si preserva, si auspica e si sostiene, soprattutto l’approccio di Bush non può essere rivalutato per i presunti tentennamenti di Obama nel condannare il ratto Gheddafi o ai tentennamenti europei ed italiani. Io spero in una Libia democratica, in un Egitto democratico, in una Tunisia democratica, in un mondo democratico, ma questo non mi da` alcun diritto di usare la forza per imporre o esportare “democrazia”. Non ha senso, non e` giusto, non e` lecito e non e` neanche cosi` difficile capirlo.

Io non so come andrà a finire, non so cosa sta succedendo, non so chi sta facendo cosa per cosa, per questo fino ad ora avevo parlato molto poco della situazione (temo, per altro, che non lo sappiano neanche i big shots che scrivono editoriali sui quotidiani di tutto il mondo, purtroppo), ma so una cosa: la Bush docrtine e la sua rivalutazione non c’entrano proprio nulla.

 

Relativamente Off-Topic:

1. Sulla Libia, l’Onu sta dimostrando la sua perenne inutilità e incapacità di agire prontamente e correttamente qualunque cosa accada nel mondo.

2. Le uniche cose sensate che ho sentito dire sul rapporto che si sarebbe dovuto tenere con Qaddafi (o Gheddafi) sono qui.

3. Si sente sempre di più l’esigenza di un’Europa unita e federale, un po’ perché affrontare queste sfide da singoli stati non porta nulla, un po’ perché proprio quello che sta succedendo nel mondo arabo potrebbe cambiare notevolmente il modo in cui guardiamo il mondo, le forze in campo, gli quilibri politici ed economici. Farlo insieme e` una cosa, farlo singolarmente e` fallimentare.

(Una volta che la situazione libica si sarà stabilizzata -si spera a favore di chi protesta e a sfavore del ratto- scriverò un’altra serie di riflessioni che ora non mi sento di fare).


World Series amare

ottobre 24, 2010

Giusto per un aggiornamento: nell’American League hanno vinto i Texas Rangers sui piu` blasonati e favoriti Yankees. Texas e` alla sua prima World Series. Nella National League i Giants di San Francisco hanno sconfitto i Phillies, che, pure loro, partivano favoriti e che puntavano alla terza World Series in tre anni.

I Giants e Texas si sfideranno per la prima volta in finale, una finale inedita. I Rangers, la vecchia squadra di Bush, non ci sono mai andati prima, i Giants non hanno mai vinto da quando si sono trasferiti a San Francisco piu` di cinquanta anni fa. L’ultima volta che ci sono andati hanno perso nel 2002 contro gli Anaheim Angels.

Che vinca il migliore: qui si tifa Giants.


He Was Right, once

settembre 17, 2010

A quanto pare George W. Bush ha avuto ragione. O meglio, in otto anni di presidenza c’e` stato un momento in cui ha detto cose sensate, condivisibili e, azzarderei, intelligenti.

Speaking at an emotionally charged moment, just six days after the (ndr 9/11) attacks, Bush told the audience that it was vital for Americans to understand that the terrorists did not represent the Muslim tradition.

“Those who feel like they can intimidate our fellow citizens to take out their anger don’t represent the best of America; they represent the worst of humankind, and they should be ashamed of that kind of behavior,” Bush said.

Ne parla la CNN, facendo riferimento al casino creato dalla Moschea di Ground Zero, dall’idiota che voleva bruciare il Corano e dai nuovi sentimenti anti-islamici “riscoperti” di recente negli Stati Uniti (e nel mondo?).

La CNN vuole dunque ricordare il messaggio, ribadito di recente anche da Obama, che aveva lanciato Bush prima di prepararsi alla guerra al terrorismo:

“We are not at war against Muslims”

Dai Sarah (Palin) se c’e` arrivato anche W, forse, se ti sforzi, ci arrivi anche tu.


Il governo del fare (quello vero)

settembre 8, 2010

Dopo la riforma sanitaria, la riforma “di Wall Street”, dopo la fine della guerra in Iraq, la riapertura dei dialoghi di pace tra Israele e Palestina e tanto altro, ora Obama ha deciso di investire 50 mld. nelle infrastrutture, 100 mld. in scuola e ricerca e ha optato per taglio delle tasse (alla classe media), dopo aver abolito le riduzioni fiscali per i ricchi e le big corporations dell’era Bush. Who da man?

(Altro che ponte sullo stretto, Tremonti e belle promesse).


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