Si ma anche voi, svegliatevi un attimo

settembre 6, 2011

Luca Sofri ha scritto questo post dicendo una cosa a cui avevo pensato anche io quando ho letto che il Corriere non sarebbe uscito oggi per via dello sciopero.

De Bortoli, il direttore, ha scritto che la colpa sarebbe di Susanna Camusso che, di persona personalmente, ha deciso che oggi, il Corriere non sarebbe dovuto uscire, cosa che, invece, non e` accaduta per altri quotidiani. Questo perché il Corriere non e` stato tenero nei confronti della Cgil in passato (molto democratica come cosa, peraltro).

Quindi il Corriere oggi non c’è stato, perché  tecnicamente parlando la tipografia non avrebbe stampato il giornale.

De Bortoli, pero`, oggi ha perso un’occasione. Oggi avrebbe dovuto fare il giornale lo stesso e avrebbe dovuto rendere libera e gratuita la copia pdf integrale del giornale sul sito del Corriere. Sarebbe stato un segnale forte per tutto il mondo dell’editoria italiana e sarebbe anche stato un modo per dimostrare a chi usa il ricatto per ottenere quello che vuole (sono gli stessi che poi mettono le foto profilo su fb contro la legge bavaglio), che il Corriere della Sera non si fa sottomettere da nessuno.

Invece e` stata un’occasione persa. L’ennesima, in questo paese.


Me lo dico da solo: sei noioso (il NYT e` grande)

aprile 27, 2011

Sono noioso, ma ho ragione. Succede che Manny Ramirez, uno dei più grandi giocatori di baseball degli ultimi vent’anni, celebre per la rapidità con cui gira la mazza, per i suoi 555 Home runs (quattordicesimo di tutti i tempi) e per essere mezzo matto, si ritira per essere risultato positivo per la seconda volta in due anni ad un controllo antidoping.

Solo che io non voglio adesso affrontare la questione del doping e neanche del ritiro di Manny Ramirez (che pure mi dispiace un po’, Manny being Manny era una bella cosa da vedere), voglio solo far notare cosa vuol dire essere un grande giornale: il più grande, il migliore sulla terra (that I know of).

Manny si ritira due settimane fa, il New York Times, come tutti gli altri giornali americani sportivi e non ci fa su il pezzo di cronaca. Poi succedere che due settimane dopo (ndr ieri) esce questo pezzo sull’uomo Manny Ramirez, sulla sua gioventù difficile ma spensierata in Upper Manhattan, sui suoi amici di infanzia, sulla relazione (oggi difficile) con il suo coach della High School. Insomma un pezzo della madonna, scritto da Sara Rimer che aveva seguito Manny per il NYT durante  l’ultimo anno di High School di Manny, nel 1991, e che oggi non scriverebbe più per il NYT, ma fa tutt’altro.

Si tratta di un articolo di 4 pagine a computer (4!!! cosa che in Italia pare essere vietato fare -non siamo più abituati ad approfondire nulla-), un articolo che lo leggi e fila via che e` una meraviglia, un articolo che ogni appassionato di baseball legge estasiato (imparando a conoscere un uomo che credeva essere tutt’altro) e che legge volentieri pure chi non sa nulla di Manny Ramirez, di baseball, di Upper Manhattan (ed e` questa la cosa meravigliosa).

Fare un giornale come si deve, fare il giornale migliore del mondo vuol dire anche questo. Set the bar high, and then set it higher. Garantire qualità in tutti gli articoli che pubblichi, da quello sulle elezioni presidenziali, a quello sulla guerra in Libia, fino a quello su Manny Ramirez. Questo e` il New York Times, questa e` l’America, prendano nota in Via Solferino.

P.S.: mi fanno notare dalla regia questo pezzo di Sport Illustated (CNN) su Mourinho. Non mi rassegno.


Vedete perche` poi uno si arrabbia

marzo 27, 2011

Io combatto contro la faziosità di Repubblica ormai da tempo. Il quotidiano di Mauro/Scalfari e` ormai più impegnato a fare politica, piuttosto che a fare informazione e non si può davvero più leggere per quanto riguarda la politica nazionale (e una parte di politica estera, tipo quando si parla di Usa e Obama seguendo stereotipi imbarazzanti).

Eppure Repubblica sa essere ancora oggi un grande quotidiano di politica estera, ce lo ricorda questo articolo Bernardo Valli sulla Siria. Ecco se Repubblica riacquistasse la passione per fare giornalismo sarebbe un bene per tutti.

(hat tip: Camillo)


La famosa societa` civile

gennaio 22, 2011

In questo momento, molto difficile per la politica di questo paese, stanno emergendo degli individui e delle parti della società ancora sane che stanno provando a far emergere tutta la gravita` della situazione in cui viviamo, che cercano di spiegare, senza bandiere politiche, perché quello a cui stiamo assistendo e` inaccettabile, incredibile, assurdo (come se ce ne fosse bisogno).

Questi individui dovrebbero risultare più credibili agli occhi dei ferventi sostenitori del premier, se non altro perché sono “disinteressati”, o meglio sono “interessati” alle sorti del loro paese, ma non dicono certe cose per ottenere il voto in più, il posto in parlamento, la poltrona in qualche assemblea. Questa dovrebbe essere una “garanzia di onestà”.

Eppure, ed e` la cosa peggiore del berlusconismo, oggi le menti libere non possono più esistere, chi critica e` un complottista, un golpista, un bastardo da eliminare. Le eccellenze, le competenze, i meriti di una carriera, sono eliminati in un secondo e chi non e` d’accordo si trova a doversi difendere dall’accusa di essere un “amico della sinistra” (che poi, sarebbe un reato?) e un “nemico della democrazia” (accusa che trovo oltremodo fantasiosa). Persino i grandi quotidiani internazionali, il Guardian, il NYT, sono nemici del nostro paese e amici “dei comunisti”.

Cosi` ci troviamo ad assistere alle irrispettose accuse del ministro Gelmini al professor Rodota` o agli insulti di Marina Berlusconi a Roberto Saviano, che posso capire possa risultare antipatico anche perché  “inflazionato” da certi quotidiani (che non hanno, invece, capito che il loro ruolo politico uccide la loro credibilità ed e` molto meno utile al paese rispetto ad un eventuale ruolo di informatore non militante), ma sulla cui onesta` intellettuale, sul cui coraggio e sull’utilità del suo operato, non possiamo assolutamente discutere.

Quindi e` proprio in quest’ottica che vedo di buon occhio questi interventi di gente come Severgnini (che si chiede cos’altro debba fare Berlusconi perché ai suoi fedeli -come fosse una setta- venga il dubbio che forse sia lui ad essere dalla parte del torto), o questi altri di Vittorio Zucconi o questi di Montezemolo o questi di Giorgio Armani e potrei andare avanti.

Insomma qui mi pare che in un momento in cui la politica, anche per colpa dell’opposizione, e` debole, stiano emergendo voci di persone rispettabilissime nei loro campi, eccellenze italiane, persone necessariamente in buona fede, che fanno le cose più diverse, che chiedono al paese di voltare pagina, perché lo schifo a cui stiamo assistendo in questi giorni non può più andare avanti, non può continuare: magari, dico io, questo cambiamento potrebbe avvenire con un leader giovane, coraggioso, che si faccia portavoce della “terza via” in Italia: quest’intervista di oggi potrebbe averci svelato l’identikit.


La fine del Riformista?

dicembre 31, 2010

Oggi Antonio Polito si e` dimesso dalla direzione del Riformista, giornale che aveva fondato con altri nel 2002, che aveva lasciato e alla direzione del quale era tornato nel 2008, con questo editoriale, come aveva ottimamente anticipato Lettera43.

Lascia, fondamentalmente, per problemi tecnici ed economici, in mezzo a finanziamenti statali che non arrivano (perché la proprietà e` la stessa di Libero, che, come tanti altri giornali “politici”, quali l’Unita` e il Foglio, riceve denaro dallo stato e l’Agcom non vede di buon occhio che la stessa proprietà goda di due diversi finanziamenti dello stato) e a vendite bassissime: circa 2mila copie al giorno.

Al di la` della correttezza della pratica dei finanziamenti statali ai giornali (che pure reputo più giusta di quella dei finanziamenti ai partiti), ma di cui non voglio qui parlare, bisogna dire che Polito lascia il Riformista come un giornale che, lo dico con amarezza, non riscuote alcun successo in edicola e che ha investito, negli ultimi anni, nel modo sbagliato i pochi capitali a disposizione.

Io, che pure non sempre mi sono trovato in totale accordo con le posizioni di Polito e con la linea editoriale, ne ero un “lettore occasionale”, nel senso che di rado acquistavo il giornale, ma l’ho sempre letto con piacere e ritenuto una parte importante del giornalismo indipendente italiano: il problema, quindi, non era nella qualità, alta, del prodotto, ma nella sua amministrazione. Per esempio, l’avrei letto di più, come tanti altri d’altronde, se solo il giornale avesse disposto di una decente versione online.

Il Riformista, infatti, non ha mai investito in internet, ha fatto finta che la rivoluzione in atto nel mondo del giornalismo non esistesse, forse anche per colpa dei proventi sicuri (poi non rivelatosi tali) che gli venivano versati dallo stato, che hanno cosi` limitato l’interesse della redazione a riformare  il modo di fare giornalismo (amaro paradosso per un giornale che si chiama il Riformista) ed adattarsi ad una rivoluzione alla quale nessuno e` rimasto immune dal New York Times a Leggo. Piuttosto che investire in una versione online eccellente e di cui un lettore potesse fruire (quindi non la specie di blog che e` oggi il sito del Riformista), Polito, nel 2008 (quindi non secoli fa), ha investito molto denaro nel full-color e in un’edizione cartacea di 36 pagine (tante, troppe): investimento che si e` rivelato sbagliato.

Questa e` la colpa del Riformista e di Polito, inutile piangersi addosso. Resta il dispiacere e l’amarezza di vedere un quotidiano di opinione, una voce interessante e libera, perdere la rotta e rischiare di sparire; speriamo che non accada, che davvero Macaluso, come pare, diventi proprietario e direttore del nuovo Riformista e lo salvi dall’estinzione: la redazione, d’altro canto, rimarrà la stessa. Ma si sa, “chi e` causa del suo mal…”.

Intanto buona fortuna a Polito, per qualsiasi nuova avventura abbia in programma.


Se tutti facessero così

ottobre 28, 2010

Se tutti facessero giornalismo in questo modo, forse ne sapremmo di piu`, in generale, e saremmo meglio informati e meno confusi sui fatti di cronaca. Mi riferisco alla ricostruzione del Post (con la firma di Francesco Costa) della “questione Spatuzza”, riprendendo la storia del mafioso, prima di dirci cosa realmente e` successo ieri si capisce cosa e` realmente successo, visto che, leggendo gli altri quotidiani, non si capiva nulla o, magari, si era convinti di aver capito, senza capire (che e` ancora peggio). Grande pezzo di giornalismo, quindi, e consiglio a tutti di imitare questo modo di fare informazione.


Trovata Giornalistica

ottobre 9, 2010

Che Vittorio Feltri sia una vecchia volpe lo sappiamo tutti, eppure ieri sera, da Daria Bignardi su La7, appariva teso, irritato e preoccupato per tutti i casini relativi al Giornale, di cui non e` piu` direttore responsabile (lo e` Sallusti), ma e` un “semplice” direttore editoriale. Non l’ho mai visto cosi`: generalmente fa lo spaccone, ma lo fa con calma e sicurezza, con quel tono da: “tanto ho ragione io e prima o poi ti fotto”. La cosa mi e` parsa strana.

Ancora piu` strana e sicuramente sintomo di poca tranquillita` e lucidita` e` stata la scelta di pubblicare (al posto del dossier originale -quello chi sa dove e` finito-) una sorta di rassegna stampa di tutti gli articoli di vari quotidiani nazionali in cui si parla delle vicende poco trasparenti che riguarderebbero il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ora vi spiego perche` questa scelta, al lettore attento, apparira` sicuramente come un semplice tentativo malriuscito di pararsi il fondoschiena e, anzi, dimostera` come Vittorio in realta` ha un’enorme coda di paglia.

Ora ricostruiamo, qui il link al dossier del Giornale, come appare sul loro sito e qui sotto vediamo come e` titolato.

 

 

 

Il dossier pubblicato oggi e`, quindi, una rassegna stampa cosi` composta:

3 articoli del Fatto Quotidiano. 3 articoli dell’Espresso. 1 articolo di Repubblica. 1 articolo dell’Unita`. 1 articolo del Sole 24 Ore. 1 articolo del Corriere della Sera. 1 articolo della Stampa. Per un totale di 11 articoli.

8 di questi articoli provengono da testate e gruppi editoriali di sinistra. Gli altri 3 sono, invece, articoli di quotidiani “imparziali”. Il Sole 24 Ore e` addirittura il giornale di Confindustria.

Il punto e` che lo sappiamo tutti che il modo di fare giornalismo dell’Espresso, del Fatto, di Repubblica e dell’Unita` e` un modo di fare giornalismo parziale e spesso fazioso. Feltri non prova nulla in questo modo, anzi mette i lettori moderati di questo paese, coloro che leggono i giornali per informarsi (e ormai in Italia pare impossibile farlo -a proposito buona fortuna a Lettera43-), di fronte ad una verita` che oggi come mai pare evidente: l’Espresso, il Fatto, Repubblica e l’Unita` fanno giornalismo nello stesso modo pessimo in cui lo fa il Giornale (e, visto che ci siamo, Libero). Con la differenza che le testate di sinistra, perlomeno, lo fanno senza un “mandante morale”, sempre che non sia materiale, un mandante che e` anche editore e Presidente del Consiglio, le testate di sinistra conducono una battaglia ideologica che non condivido, ma perlomeno si battono per quello in cui credono. Feltri, Sallusti, Porro, Berlusconi… possono dirci che il giornale di Feltri e` solo di Feltri “finche` non lo cacciano” (e qui cito quel genio di Nicola Porro, nelle intercettazioni che ripropongo qui), ma non ci crede nessuno, neppure Porro.

Insomma qualcosa risulta chiaro da questo dossier del Giornale: la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani non fa giornalismo con il fine di informare, di dare notizie in modo imparziale, notizie grazie alle quali il lettore si puo` fare un’opinione (come fanno le piu` grandi testate al mondo, dal NYTimes al Washington Post, dal Financial Times al Guardian), la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani fa politica e non giornalismo e usa il giornale come strumento per portare avanti una battaglia che si riduce, poi, ad essere pro o contro qualcuno (e questo qualcuno si riduce poi sempre ad essere Silvio Berlusconi). Questo pero` prova solo un fatto “risaputo” e non scagiona affatto il Giornale. “Mal comune mezzo gaudio” un cazzo, permettetemi. Non siamo piu` all’asilo dove quando disegnavi con il pennarello sul muro alla maestra dicevi: “eh, ma l’ha fatto anche Tizio e anche Caio eh…”.

Quindi voi direte: “Bhe`, se lo fanno tutti, pero`, allora perche` le procure hanno perlustrato solo le sedi del Giornale di Roma e Milano, oltre alle abitazioni di Sallusti e Porro?” Per un motivi non da poco (anche il Post ne parla qui):

  1. Le intercettazioni di Nicola Porro. Lui si e` scusato dicendo che scherzava (lo lascio giudicare a voi, ascoltandole con le vostre orecchie, se scherzava nel minacciare una campagna mediatica contro Emma Marcegaglia). In ogni caso, la mia opinione e` che non stesse scherzando, la campagna ci sarebbe stata (altrimenti non si sarebbe mosso persino Fedele Confalonieri).
  2. Le motivazioni di questa campagna contro il Presidente di Confidustria non sono chiarissime, lo stesso Porro dice ad Arpisella, in una delle intercettazioni incriminate, che poi glielo “spieghera` quando si vedono”. Di sicuro Porro dice che, a quelli del Giornale Confindustria, ha fatto dei torti, non nella persona di Emma Marcegaglia, ma di altri, quindi intanto si tratta di ripicca (manco all’asilo! -e tra l’altro Porro dimostra di essere proprio tutte quelle cose che Granata gli ha detto ad Exit mercoledi` scorso-). Dice anche che Confidustria snobba il Giornale e che ora non li snobberanno piu`. Inoltre, Marcegaglia ha recentemente criticato duramente l’operato di questo governo, il cui capo, ribadiamolo (che senno` poi qualcuno fa lo gnorri) e` anche editore del Giornale. Quindi perche` attaccare Emma Marcegaglia? Non si sa bene, ma si sa che Marcegaglia doveva capire che non poteva fare come le pareva.
  3. E qui arriviamo all’ultima motivazione: perche` l’obiettivo della campagna non era informare, ma distruggere Emma Marcegaglia di fronte all’opinione pubblica e probabilmente anche farle capire che se il Giornale avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente “distruggerla”. Quindi (ed e` per questo che la procura ha indagato Porro e Sallusti per violenza privata), il dossier era una minaccia: “o fai cosi` o ti sputtaniamo”, “o la smetti o ti sputtaniamo” (come era gia` accaduto nel caso Boffo e con Fini).

Per concludere voglio solo far notare che alcuni articoli presenti nel “dossier”, come quello del Sole 24 Ore, non hanno nulla a che vedere con quel modo di fare giornalismo tipico del Giornale, ovvero il giornalismo dello “sputtanamento”: quella del Sole e` critica, e` informazione e nessuno impedisce al Giornale di fare la stessa cosa. Ma che, perlomeno, Feltri, Sallusti e Porro non ci prendano per scemi: quello che fa il loro giornale (con la minuscola) e` tutt’altro.


Fascisti, ex-fascisti, neo-fascisti e la destra che cambia

ottobre 1, 2010

Ecco il mio nuovo articolo su The Post Internazionale:

MILANO -  DI RECENTE in Italia e` accaduto qualcosa di estremamente grave, anche se i media non hanno dato il rispetto e gli spazi dovuti alla notizia: fuori dal Liceo Classico Manzoni a Milano, si e` verificata una rissa tra alcuni ragazzi del Centro Sociale “Il Cantiere” e alcuni giovani dei gruppi di estrema destra, che, a onor del vero, si recano regolarmente a volantinare di fronte ai licei di Milano con il chiaro intento di provocare e nella speranza di arrivare ad un confronto fisico proprio con quei ragazzi di estrema sinistra troppo bigotti ed irresponsabili per capire che “le botte” non portano a nulla. Insomma, sembra di parlare degli Anni ’70. Nell’ultimo periodo, peraltro, abbiamo avuto segnali evidenti di un clima politico poco tranquillo: violenza, mancanza di rispetto per le norme democratiche, del pensiero e della libertà di espressione altrui; dopo gli ultimi eventi possiamo sembra tornare di attualità questa frase di Ennio Flaiano: “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.

Continua a leggere qui.


Stupefacente

settembre 26, 2010

Ecco come la gente intelligente passa il proprio tempo: a fare ricerche su cose che contano! (oggi mi diverto cosi`: a trovare articoli assurdi)


Le notizie che vogliamo

settembre 26, 2010

Pezzo di grande giornalismo del Corriere della Sera. Continuate cosi`, non ci deluderete mai.


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