Sta sera iniziano i playoff NFL

gennaio 7, 2012

Siccome mi sono appassionato anche al football NFL vi ricordo che sta notte iniziano i playoff con Cincinnati Bengals vs Houston Texans e Detroit Lions vs New Orleans Saints.

Tra le due partite la più interessante è sicuramente la seconda. I Lions sono risorti dopo anni di schifo schifo, ma veramente schifo, con un ottime giovane Quarterback (Matt Stafford) e con uno strepitoso Wide Receiver (Calvin Johnson), mentre i Saints sono la franchise di Drew Brees uno dei più forti QB della lega, uno che quest’anno ha battuto il record di passing yards di Dan Marino, uno che quando la sua squadra gioca è sempre favorita.

Infatti, pur consapevole delle severe punizioni che gli dei infliggono ai tracotanti, ovvero coloro che si accingono a fare pronostici per sport di cui non hanno (ancora) conoscenza enciclopedica, credo che al superbowl ci arriveranno proprio i Saints e che giocheranno contro i New England Patriots, la squadra di Tom Brady.

Le altre papabili, comunque, sono i Pittsburgh Steelers di Big Ben Roethlisberger, il QB più grosso e tamarro della NFL, e i Green Bay Packers, superfavoriti di tutti, che tanto non vinceranno perché nello sport americano non vincono mai i superfavoriti (altra punizione divina in vista), ma che comunque hanno perso una sola partita in stagione.

Qui, si spera in una vincente tra San Francisco 49ers, New York Giants o, appunto, New England Patriots.

(Ah, poi, quando l’ondata raggiungerà l’Italia, prima con un articolo del Post o del Foglio, poi con Sky Sport, conoscerete anche voi la nuova “sensation” della lega, Tim Tebow, il fortescarsissimo QB dei Denver Broncos, che sono ai playoff ma hanno “zero chances” e potrete dire di averne già sentito parlare qui).


Per capire chi e`, se si candida

settembre 30, 2011

Di Christie avevo parlato qui. Francesco Costa, sul Post, ne fa un ritratto più completo. Intanto il New York Times parla del non-rapporto di Christie, governatore repubblicano, con i due senatori democratici del New Jersey.

Che dite, dovremo iniziare a pensare a una società “weight blind”?.


Basta la parola di una cameriera

luglio 1, 2011

Ma se davvero, come dicono i giornali, le accuse cadranno, chi glieli restituisce, a DSK, gli anni all’Eliseo che ormai sembrano essere compromessi?

E i danni all’immagine della persona, dell’IMF e un po’ anche quelle di noi Europei all’estero?

Noi, gente di sinistra, eravamo i garantisti, oggi ci siamo dimenticati come si fa. In troppi, in questa vicenda (non solo in Italia, per la verità), hanno dato giudizi prematuri e definitivi: come spesso succede in questi casi DSK era colpevole già dal giorno dell’arresto.

Ora, magari e` colpevole, magari, come dicono i giornali oggi, non lo e`, il punto e` solo che in questi casi si attende e si sta a vedere, perché DSK, da questa vicenda, indipendentemente dalla sentenza, e` stato rovinato e se verrà assolto, chi glielo va a dire che per errorino cosi`, si e` giocato la Presidenza della Repubblica (poi) e la fine del suo mandato da Presidente dell’IMF (oggi)? Un risarcimento monetario basta? Si dice che ci siano prove che un rapporto sessuale sia avvenuto, ma avere un rapporto sessuale, l’ultima volta che ho controllato, non e` reato.

Quello che e` preoccupante, peraltro, e` che abbiamo scoperto che bastano le parole di una cameriera, per distruggere un uomo, per eliminarlo, indipendentemente dalle sue competenze, da importanti campagne elettorali o da luoghi del potere economico mondiale. Badate bene, bastano le parole di una cameriera, non la sentenza di un giudice. Riflettete, perché un giorno potrà succedere anche a voi per molto, molto meno (e hai voglia poi a dire che sei garantista).

Questo e` garantismo, semplicemente giudicare un fatto o una persona solo dopo la sentenza di un magistrato e poi rispettarla e, giusto per puntualizzare, credo che non ci sia nulla più di sinistra che la presunzione di innocenza fino a prova contraria. E la prova contraria non e` la parola di una cameriera.


Umano, quasi umano

giugno 20, 2011

Ecco qui, la più bella intervista letta finora fatta a Massimo D’Alema. Luca Sofri, infatti, intervista l’uomo più controverso della sinistra italiana e lo fa benissimo. Quindi, indipendentemente dall’opinione che avete di lui, leggetela, che comunque troverete cose interessanti e perché comunque D’Alema, cose banali, non le dice mai.

Posso fare un suggerimento? Una chiacchierata simile con Veltroni, non per qualche perversa idea parcondicio eh, ma perché verrebbe bene.

 

 


Argomentazioni pro-flexsecurity

giugno 18, 2011

Bravo Ivan. Anzi bravissimo. Il pezzo per il Post di Ivan Scalfarotto sul perché abbia deciso di firmare la petizione di Pietro Ichino “Per dare Valore al Lavoro” e` veramente ottimo.

Ivan spiega con parole semplici, in maniera garbata, ma efficace perché oggi norme a favore di una maggiore flessibilità nel nostro mercato del lavoro non sono più qualcosa che possiamo permetterci di rimandare.

È un approccio che scoraggia gli investimenti dall’estero perché i costi – non solo economici ma anche organizzativi – di una ristrutturazione spaventano quelle aziende che lavorano su molti paesi e che sono abituate a pianificare sia per i tempi buoni che per quelli cattivi. Quando decidono di investire in Italia, già al primo stadio del progetto, il fatto di non poter prevedere i costi e i tempi di una ristrutturazione e di accantonare eventualmente i relativi fondi blocca il progetto per intero. Nella mia esperienza ho vissuto, verso il 2000, la creazione di un grosso “hub” europeo da un migliaio di posti di lavoro che poi fu creato a Barcellona, e ricordo bene che l’ipotesi di farlo a Milano fu depennata tra le prime proprio per l’incapacità della sede italiana di avanzare alla casa madre delle realistiche ipotesi economico-organizzative in caso di contrazione del business. Il risultato fu che mille spagnoli trovarono lavoro (senza l’articolo 18, e ce l’hanno ancora) e mille milanesi rimasero evidentemente a casa.

Queste discussioni sono fondamentali: un dibattito interno su queste cose non e` più rimandabile. Da una parte abbiamo la visione economica di Stefano Fassina, lecita, ma a mio modo di vedere insostenibile nel lungo periodo e soprattutto, ancora una volta, penalizzante per i giovani, che, comunque, nel modello di mercato del lavoro proposto da questa segreteria del PD, al di la` delle dichiarazioni di facciata, sono ampiamente svantaggiati rispetto ai lavoratori “più grandi”. Dall’altra le posizioni di Ichino, sostenute da Scalfarotto, Veltroni, Chiamparino e tanti tanti giovani che vorrebbero meno ideologia e approcci più concreti alla questione.

In ogni caso, questi congressi vanno fatti, Genova sta dimostrando che c’è grande voglia di parlare di queste cose, specie in un momento in cui il lavoro e` poco e si fa una grande fatica a conquistarlo e mantenerlo.

Quello che ancora manca e` un dibattito tra i grandi partiti europei di centrosinistra. Oggi non possiamo permetterci più di decidere da soli: anche qui, un maggiore europeismo non guasta. Forse esagero, ma mi piacerebbe, davvero, che questo partito si facesse promotore di un congresso continentale sul lavoro e i suoi problemi. Perché, come dice Ivan, finché avremo leggi che regolamentano il mercato del lavoro diverse da paese a paese, avremo sempre lavoratori favoriti su altri solo per il loro passaporto. Questo falsa la concorrenza, non e` democratico e non e` europeo.


Ottima forma, poca sostanza

febbraio 20, 2011

Ok, ho appena riascoltato l’ultimo album dei Radiohead, The King of Limbs, disponibile gratis in streaming e scaricabile da venerdì al prezzo di £6 o €7 dal loro sito web. La band inglese, infatti, ha capito, prima degli altri che il mercato dei contenuti musicali e` cambiato e ha deciso di affrontare la sfida in maniera diversa rispetto ad altre band comprendendo che la music industry non può combattere internet, ma deve sfruttarlo a proprio favore.

Detto questo l’album non mi e` piaciuto particolarmente, specie pensando ai grandi album dei Radiohead del passato, non ha un pezzo caratteristico che faccia da traino per gli altri (certo non comporre una “Creep” tutte le volte, ma qui non c’è neanche un brano lontanamente paragonabile) e lo trovo eccessivamente “sperimentale” nel sound. Insomma ascoltatevelo e vedete se a voi, invece, e` piaciuto.


La nostra “prima” rivoluzione

febbraio 12, 2011

Giovanni Fontana dice cose molto vere su questa rivoluzione egiziana in un pezzo molto carino sul Post.

L’abbiamo imparato a cariche di disillusione: i popoli delle rivoluzioni non sempre hanno ragione. Ma i dittatori non ce l’hanno mai.


“Problem Solved”

gennaio 17, 2011

Qualche giorno fa il solito puntuale e ottimo Lettera43 aveva diffuso la notizia che il sito di Futuro e Libertà fosse amministrato da Luca Sofri, direttore del Post (altro quotidiano italiano di buonissima qualità) e blogger di uno dei blog più importanti (per visite giornaliere) del nostro paese: Wittgenstein.

La cosa mi ha lasciato un attimino perplesso, per quanto non la ritenessi poi una notizia cosi` sconvolgente: Sofri e` stato nel PD e ha creduto nel progetto, ma di recente si e` detto più volte molto deluso da questo Partito Democratico (chi non lo e`, in effetti) e ha parlato di nuovi partiti, ma mai ha lasciato intendere un avvicinamento o “endorsement” a Fli (cosa che, per altro, non implicherebbe nulla di nulla, mica e` un reato aderire a nuovi progetti, cambiare idea…). Fatto sta che la cosa mi era sembrata un po’ strana.

Quello che avevo pensato (diversamente da altri su internet che già stava proponendo tesi complottistiche tipo: “c’e` Adriano Sofri, l’ex capo di Lotta Continua, dietro a Fini!” o “e` tutto il solito giro di potere colluso”) e` che Luca Sofri, di mestiere, gestisse e amministrasse dei siti, oltre a fare il direttore del Post, il giornalista per altre testate e il blogger.

Bhe` mi sbagliavo, lo spiega qui Flavia Perina, che cosa era successo:

Il Post partecipò il 30 luglio scorso alla concitata giornata in cui fu annunciata la fondazione dei gruppi finiani con un “concorso” on line: si intitolava, se non ricordo male, «aiutateci a suggerire un nome al nuovo partito dei dissidenti del PdL, prima che sia troppo tardi». Parteciparono in tantissimi (almeno un paio suggerirono proprio “Futuro e libertà”) e quando il nuovo nome fu annunciato al Post lo registrarono per premura in tempo reale, avvisando Fli che era in tutt’altre faccende affaccendata: in due giorni si era consumata a sorpresa l’espulsione di Fini dal Pdl, la decisione di dare vita a una formazione autonoma, la raccolta di firme tra i parlamentari per costituirla, e insomma c’era altro a cui pensare.  Poi, quando in tempi più tranquilli si arrivò a ragionare sul resto – a cominciare dalla registrazione del sito di Fli – esaurimmo con il direttore del Post le pratiche di passaggio del dominio.

Tutto a posto quindi.

Rimangono solo due cose, a voler proprio giocare ai piccoli detective:

1. Tra amministrare un sito ed essere proprietari di un dominio c’e` differenza. Stando a L43 Sofri sarebbe tutt’oggi amministratore del sito.

2. Perché ” al Post lo registrarono [il dominio] per premura in tempo reale”? Cioè perché se ne e` occupato il Post? Secondo me, ed e` solo una mezza battuta, in Fli nessuno dei grandi capi sapeva/sa registrare un dominio e il 30 di luglio non avevano trovato nessuno che lo registrasse per loro, quindi la Perina chiese a Sofri il favore di farlo lui.

3. Perché il nome di Sofri e` ancora li`? Perché non c’è nulla di male, prima di tutto, forse, pero` ci poteva essere, da parte di tutti meno leggerezza.

Anyway… il caso e` chiuso e come al solito tra tutti i protagonisti i più buffoni risultano sempre quelli del “Giornale”.

 


Se tutti facessero così

ottobre 28, 2010

Se tutti facessero giornalismo in questo modo, forse ne sapremmo di piu`, in generale, e saremmo meglio informati e meno confusi sui fatti di cronaca. Mi riferisco alla ricostruzione del Post (con la firma di Francesco Costa) della “questione Spatuzza”, riprendendo la storia del mafioso, prima di dirci cosa realmente e` successo ieri si capisce cosa e` realmente successo, visto che, leggendo gli altri quotidiani, non si capiva nulla o, magari, si era convinti di aver capito, senza capire (che e` ancora peggio). Grande pezzo di giornalismo, quindi, e consiglio a tutti di imitare questo modo di fare informazione.


Trovata Giornalistica

ottobre 9, 2010

Che Vittorio Feltri sia una vecchia volpe lo sappiamo tutti, eppure ieri sera, da Daria Bignardi su La7, appariva teso, irritato e preoccupato per tutti i casini relativi al Giornale, di cui non e` piu` direttore responsabile (lo e` Sallusti), ma e` un “semplice” direttore editoriale. Non l’ho mai visto cosi`: generalmente fa lo spaccone, ma lo fa con calma e sicurezza, con quel tono da: “tanto ho ragione io e prima o poi ti fotto”. La cosa mi e` parsa strana.

Ancora piu` strana e sicuramente sintomo di poca tranquillita` e lucidita` e` stata la scelta di pubblicare (al posto del dossier originale -quello chi sa dove e` finito-) una sorta di rassegna stampa di tutti gli articoli di vari quotidiani nazionali in cui si parla delle vicende poco trasparenti che riguarderebbero il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ora vi spiego perche` questa scelta, al lettore attento, apparira` sicuramente come un semplice tentativo malriuscito di pararsi il fondoschiena e, anzi, dimostera` come Vittorio in realta` ha un’enorme coda di paglia.

Ora ricostruiamo, qui il link al dossier del Giornale, come appare sul loro sito e qui sotto vediamo come e` titolato.

 

 

 

Il dossier pubblicato oggi e`, quindi, una rassegna stampa cosi` composta:

3 articoli del Fatto Quotidiano. 3 articoli dell’Espresso. 1 articolo di Repubblica. 1 articolo dell’Unita`. 1 articolo del Sole 24 Ore. 1 articolo del Corriere della Sera. 1 articolo della Stampa. Per un totale di 11 articoli.

8 di questi articoli provengono da testate e gruppi editoriali di sinistra. Gli altri 3 sono, invece, articoli di quotidiani “imparziali”. Il Sole 24 Ore e` addirittura il giornale di Confindustria.

Il punto e` che lo sappiamo tutti che il modo di fare giornalismo dell’Espresso, del Fatto, di Repubblica e dell’Unita` e` un modo di fare giornalismo parziale e spesso fazioso. Feltri non prova nulla in questo modo, anzi mette i lettori moderati di questo paese, coloro che leggono i giornali per informarsi (e ormai in Italia pare impossibile farlo -a proposito buona fortuna a Lettera43-), di fronte ad una verita` che oggi come mai pare evidente: l’Espresso, il Fatto, Repubblica e l’Unita` fanno giornalismo nello stesso modo pessimo in cui lo fa il Giornale (e, visto che ci siamo, Libero). Con la differenza che le testate di sinistra, perlomeno, lo fanno senza un “mandante morale”, sempre che non sia materiale, un mandante che e` anche editore e Presidente del Consiglio, le testate di sinistra conducono una battaglia ideologica che non condivido, ma perlomeno si battono per quello in cui credono. Feltri, Sallusti, Porro, Berlusconi… possono dirci che il giornale di Feltri e` solo di Feltri “finche` non lo cacciano” (e qui cito quel genio di Nicola Porro, nelle intercettazioni che ripropongo qui), ma non ci crede nessuno, neppure Porro.

Insomma qualcosa risulta chiaro da questo dossier del Giornale: la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani non fa giornalismo con il fine di informare, di dare notizie in modo imparziale, notizie grazie alle quali il lettore si puo` fare un’opinione (come fanno le piu` grandi testate al mondo, dal NYTimes al Washington Post, dal Financial Times al Guardian), la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani fa politica e non giornalismo e usa il giornale come strumento per portare avanti una battaglia che si riduce, poi, ad essere pro o contro qualcuno (e questo qualcuno si riduce poi sempre ad essere Silvio Berlusconi). Questo pero` prova solo un fatto “risaputo” e non scagiona affatto il Giornale. “Mal comune mezzo gaudio” un cazzo, permettetemi. Non siamo piu` all’asilo dove quando disegnavi con il pennarello sul muro alla maestra dicevi: “eh, ma l’ha fatto anche Tizio e anche Caio eh…”.

Quindi voi direte: “Bhe`, se lo fanno tutti, pero`, allora perche` le procure hanno perlustrato solo le sedi del Giornale di Roma e Milano, oltre alle abitazioni di Sallusti e Porro?” Per un motivi non da poco (anche il Post ne parla qui):

  1. Le intercettazioni di Nicola Porro. Lui si e` scusato dicendo che scherzava (lo lascio giudicare a voi, ascoltandole con le vostre orecchie, se scherzava nel minacciare una campagna mediatica contro Emma Marcegaglia). In ogni caso, la mia opinione e` che non stesse scherzando, la campagna ci sarebbe stata (altrimenti non si sarebbe mosso persino Fedele Confalonieri).
  2. Le motivazioni di questa campagna contro il Presidente di Confidustria non sono chiarissime, lo stesso Porro dice ad Arpisella, in una delle intercettazioni incriminate, che poi glielo “spieghera` quando si vedono”. Di sicuro Porro dice che, a quelli del Giornale Confindustria, ha fatto dei torti, non nella persona di Emma Marcegaglia, ma di altri, quindi intanto si tratta di ripicca (manco all’asilo! -e tra l’altro Porro dimostra di essere proprio tutte quelle cose che Granata gli ha detto ad Exit mercoledi` scorso-). Dice anche che Confidustria snobba il Giornale e che ora non li snobberanno piu`. Inoltre, Marcegaglia ha recentemente criticato duramente l’operato di questo governo, il cui capo, ribadiamolo (che senno` poi qualcuno fa lo gnorri) e` anche editore del Giornale. Quindi perche` attaccare Emma Marcegaglia? Non si sa bene, ma si sa che Marcegaglia doveva capire che non poteva fare come le pareva.
  3. E qui arriviamo all’ultima motivazione: perche` l’obiettivo della campagna non era informare, ma distruggere Emma Marcegaglia di fronte all’opinione pubblica e probabilmente anche farle capire che se il Giornale avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente “distruggerla”. Quindi (ed e` per questo che la procura ha indagato Porro e Sallusti per violenza privata), il dossier era una minaccia: “o fai cosi` o ti sputtaniamo”, “o la smetti o ti sputtaniamo” (come era gia` accaduto nel caso Boffo e con Fini).

Per concludere voglio solo far notare che alcuni articoli presenti nel “dossier”, come quello del Sole 24 Ore, non hanno nulla a che vedere con quel modo di fare giornalismo tipico del Giornale, ovvero il giornalismo dello “sputtanamento”: quella del Sole e` critica, e` informazione e nessuno impedisce al Giornale di fare la stessa cosa. Ma che, perlomeno, Feltri, Sallusti e Porro non ci prendano per scemi: quello che fa il loro giornale (con la minuscola) e` tutt’altro.


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