Luoghi comuni o triste realtà

maggio 27, 2011

Davanti a questo tipo di satira si potrebbe reagire in diversi modi, si può ridere (cosa che ho fatto appena l’ho letta), si può  considerarla una noiosa stereotipizzazione del nostro paese, si può vergognarsi per il modo in cui veniamo letteralmente sperculati all’estero.

Premesso che, appunto, la mia prima reazione e` stata una risata, voglio rendervi partecipi del ragionamento che ho fatto in seguito. Mi e` venuto in mente un corsivo di qualche tempo fa di Antonio Polito per il Corriere della Sera, in cui, fondamentalmente sostiene che gli italiani che vanno in giro dicendo che si vergognano di Berlusconi e che si sentono in difficoltà quando all’estero gli vengono poste delle domande del tipo “ma come fate a tenervi Berlusconi?”, sono dei radical chic che danneggiano l’Italia e la democrazia.

Mi e` venuto in mente che volevo commentarlo già a suo tempo, quell’editoriale di Polito, perché io generalmente con Polito sono d’accordo, perché mi piace molto di più il modo di pensare dell’ex direttore del Riformista, piuttosto che quello di Azor Rosa o Marco Travaglio, per dire, ma soprattutto perché questa volta, nella sua battaglia contro l’antiberlusconismo militante (degenerazione sicuramente del berlusconismo) e contro la sinistra radical chic e` andato oltre, cioè ha fatto cilecca; insomma, si vede che non gli e` riuscito naturale, scrivere quello che ha scritto, ma che si e` sforzato.

La motivazione per cui su questo Polito si sbaglia e per cui il modo in cui si comporta Berlusconi e` davvero un problema per noi, sta tutta in quella vignetta di Clement e nello spettacolo tragicomico che Berlusconi sta mettendo in scena in questi giorni al G8, in cui prende i leader degli altri paesi uno per uno per dire che in Italia c’è una dittatura dei magistrati di sinistra. Che se anche lo credi, non lo dici ad Obama a cui non gliene può fregar di meno dei problemi Berlusconi (e potrei aggiungere dell’Italia).

L’Italia oggi e` totalmente ininfluente nella scena politica mondiale, ma sapete cosa e` peggio di ininfluente? Diventare un problema. Berlusconi con i suoi atteggiamenti, con i suoi modi di fare non e` che ci mette in imbarazzo, qui non si tratta di fare le corna in una foto, cosa che vista in un’ottica “goliardica” e` comunque diversa, qui c’è in scena il ruolo che il nostro paese avrà nel mondo tra 20 anni e Berlusconi, certo, non aiuta.

Quindi la vignetta di Clement deve farci ridere e nessuno vuole dire che Berlusconi e` uno stupratore (non lo e` neanche DSK finché un giudice non stabilirà diversamente), ma il problema di come Berlusconi ci rappresenta all’estero e` reale e va ben oltre “il vergognarsi” e, insomma, l’amico che all’estero ci chiede come facciamo a tenercelo esiste ed ha ragione. Polito su molte cose dice cose intelligenti, ma su una cosa bisogna essere chiari, Berlusconi, all’estero, non esisterebbe. Chiarito questo, possiamo discutere di tutto.

(La vignetta e` di Gary Clement, pubblicata dal National Post, giornale canadese e ripresa questa settimana da Internazionale).


Ma allora ce l’hai proprio con lei? Eh si, un po’

aprile 1, 2011

Ecco qui l’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza di Rosy Bindi come politico di spicco del principale partito di opposizione, con, eventuali velleità di governo. Anzi, questo dimostra l’inadeguatezza del Presidente del PD di ricoprire una qualsivoglia carica politica, lo dico e lo ripeto da tempo.

Fare opposizione, dice bene Cappellini, non vuol dire sbraitare, fare gesti eclatanti (leggasi i buffoni), ma vuol dire “comportarsi da opposizione parlamentare”, in parlamento, dove serve di più, dove sono stati eletti per stare.

Non dico che i gesti eclatanti vadano banditi in assoluto, ma, porco cane, ha senso se ce ne e` uno ogni 20 anni (a dir tanto!). Per Rosy Bindi e tanti altri bisognerebbe farne uno alla settimana…

Se ieri il Partito democratico avesse seguito la via suggerita dai teorici dell’Aventino, se avesse prevalso la lezione pasionaria di Rosy Bindi che voleva lasciare l’aula insieme a tutta la truppa democratica, se i maestrini dipietristi e le loro sguaiate gazzette avessero imposto la linea del gesto eclatante, il risultato è che stasera il processo breve sarebbe già stato approvato dalla Camera dei deputati. Invece la maggioranza ha commesso errori, s’è incartata e sfilacciata e alla fine non ha portato a casa niente. Il blitz per regalare a Silvio Berlusconi un’altra legge ad personam alla vigilia della prima udicenza del processo Ruby è fallito. Difficile trovare una dimostrazione più evidente e incontestabile del fatto che il mestiere dell’opposizione è innanzitutto opporsi bene in aula, con tutti i mezzi che il regolamento consente.


La fine del Riformista?

dicembre 31, 2010

Oggi Antonio Polito si e` dimesso dalla direzione del Riformista, giornale che aveva fondato con altri nel 2002, che aveva lasciato e alla direzione del quale era tornato nel 2008, con questo editoriale, come aveva ottimamente anticipato Lettera43.

Lascia, fondamentalmente, per problemi tecnici ed economici, in mezzo a finanziamenti statali che non arrivano (perché la proprietà e` la stessa di Libero, che, come tanti altri giornali “politici”, quali l’Unita` e il Foglio, riceve denaro dallo stato e l’Agcom non vede di buon occhio che la stessa proprietà goda di due diversi finanziamenti dello stato) e a vendite bassissime: circa 2mila copie al giorno.

Al di la` della correttezza della pratica dei finanziamenti statali ai giornali (che pure reputo più giusta di quella dei finanziamenti ai partiti), ma di cui non voglio qui parlare, bisogna dire che Polito lascia il Riformista come un giornale che, lo dico con amarezza, non riscuote alcun successo in edicola e che ha investito, negli ultimi anni, nel modo sbagliato i pochi capitali a disposizione.

Io, che pure non sempre mi sono trovato in totale accordo con le posizioni di Polito e con la linea editoriale, ne ero un “lettore occasionale”, nel senso che di rado acquistavo il giornale, ma l’ho sempre letto con piacere e ritenuto una parte importante del giornalismo indipendente italiano: il problema, quindi, non era nella qualità, alta, del prodotto, ma nella sua amministrazione. Per esempio, l’avrei letto di più, come tanti altri d’altronde, se solo il giornale avesse disposto di una decente versione online.

Il Riformista, infatti, non ha mai investito in internet, ha fatto finta che la rivoluzione in atto nel mondo del giornalismo non esistesse, forse anche per colpa dei proventi sicuri (poi non rivelatosi tali) che gli venivano versati dallo stato, che hanno cosi` limitato l’interesse della redazione a riformare  il modo di fare giornalismo (amaro paradosso per un giornale che si chiama il Riformista) ed adattarsi ad una rivoluzione alla quale nessuno e` rimasto immune dal New York Times a Leggo. Piuttosto che investire in una versione online eccellente e di cui un lettore potesse fruire (quindi non la specie di blog che e` oggi il sito del Riformista), Polito, nel 2008 (quindi non secoli fa), ha investito molto denaro nel full-color e in un’edizione cartacea di 36 pagine (tante, troppe): investimento che si e` rivelato sbagliato.

Questa e` la colpa del Riformista e di Polito, inutile piangersi addosso. Resta il dispiacere e l’amarezza di vedere un quotidiano di opinione, una voce interessante e libera, perdere la rotta e rischiare di sparire; speriamo che non accada, che davvero Macaluso, come pare, diventi proprietario e direttore del nuovo Riformista e lo salvi dall’estinzione: la redazione, d’altro canto, rimarrà la stessa. Ma si sa, “chi e` causa del suo mal…”.

Intanto buona fortuna a Polito, per qualsiasi nuova avventura abbia in programma.


Ribadirlo non fa male

ottobre 29, 2010

Solo pochi giorni fa avevo scritto un post elogiando Mario Calabresi e il comportamento tenuto dal suo giornale, La Stampa, sul delitto di Avetrana.

Oggi credo che meriti una citazione quest’altra decisione coraggiosa della Stampa. Mentre gli altri quotidiani del paese non hanno esitato un istante a pubblicare sui loro siti fotogallery di immagini “provocatorie” di Ruby, la ragazza minorenne che sta causando il nuovo, ultimo sex-gate in cui sono coinvolti il premier e i suoi amici Emilio Fede e Lele Mora, La Stampa ha deciso di non farlo, perche` il giornalismo e` altra cosa, perche` il giornalismo non e` gossip, e` informazione.

Ma soprattutto perchè:
1) si tratta di una ragazza minorenne, almeno fino al 1 novembre quando a quanto pare compirà 18 anni;
2) le foto su Facebook sono visibili solo se si è suoi “amici“, per cui ha cercato di tutelare la propria privacy e non abbiamo diritto di violarla, in nome di una curiosità pruriginosa che non aggiunge nulla alla notizia di per sè.
3) E’ vero che la notizia che la vede implicata – a differenza della tragica storia di Sarah Scazzi a cui si riferiva il direttore nel suo editoriale- riguarda personaggi pubblici di alto profilo come il premier Silvio Berlusconi ed è quindi una notizia rilevante, ma – per ora almenoRuby ci risulta che non sia indagata e che non abbia fatto nulla che giustifichi un accanimento mediatico sulla sua persona.

Colgo anche l’occasione per elogiare l’articolo di Antonio Polito sul sex-gate, quello che bisogna fare ora e` lasciare che la magistratura accerti cosa sia successo e se sono stati commessi dei reati, una volta che cio` sara` accertato potremo montare un caso politico e chiedere dimissioni eccetera eccetera, ora l’unica cosa che possiamo fare e` rimanere disgustati dal fatto che il Presidente del consiglio frequenti Lele Mora, cercare di fare in modo che Berlusconi e la sua combriccola non venga piu` eletto e sperare che la magistratura accerti che una ragazza minorenne non sia stata maltrattata e sfruttata. Nel frattempo continuiamo ad occuparci di politica, quella vera, e della gente, quella che non interessata da queste cose, ma che vota e vuole un’Italia migliore.

Aggiungo anche che e` giusto indignarsi e auspicare che un capo di governo si comporti in modo di verso, che ci sia maggiore trasparenza in quello che fa, che mantenga comportamenti che non possano imbarazzarci di fronte al mondo intero, e` giusto sperarlo, ma cio` non puo` diventare un’arma politica.


Smart people, not showmen

settembre 16, 2010

Pietro Ichino oggi rilascia un’intervista a Riformista molto molto molto interessante. Ichino dice cose giustissime e “rivoluzionarie” (senza fare rumore o casino -si puo` essere rivoluzionari anche cosi`-) e propone la strada che il PD dovrebbe seguire in termini di politiche sul lavoro, quindi facciamo il favore di ascoltare. ( Non e` un caso il fatto che abbia detto l’esatto opposto di cio` che ha detto Fausto Bertinotti un paio di giorni fa sempre in un’intervista al giornale di Polito).

In ogni caso non mi stanchero` mai di dirlo, al PD serve un leader presentabile per vincere le elezioni, ma per governare, poi, servono soprattutto persone come Ichino: gente preparata, intelligente, riformista (nei fatti non solo con paroloni), insomma smart people, non showmen.


Orfini “il veltroniano”

settembre 14, 2010

Non e` un passo di un’intervista a Veltroni, ma a Matteo Orfini su Riformista. Orfini dice cose interessanti, che non commento, perche` e` un momento delicato e perche` non ho ancora capito a che gioco si stia giocando nel PD. Quando lo capiro` provero` a riassumere gli eventi di una settimana piena di sorprese (e potrebbero non essere finite).


Che tenerezza!

settembre 14, 2010

Fa davvero tenerezza leggere l’intervista a Fausto Bertinotti su Riformista, oggi. Sembra di sentire quegli anziani, nostalgici della guerra che non si rendono conto, che la guerra e` finita da piu` di mezzo secolo.

Bertinotti, nell’intervista di oggi, dimostra di aver perso del tutto la concezione del tempo, sembra di leggere un’intervista gia` vecchia 10 anni fa, che dico, 20 anni fa, insomma, a me, quest’intervista non viene neanche da commentarla nel merito, insomma, fa tenerezza.


La nuova destra, speriamo

marzo 21, 2010

Ancora non mi sono fatto una vera e propria idea sul nuovo movimento di Gian Franco Fini. Non si capisce bene cosa Fini voglia fare, se aspira alla leadership nel 2013, se vuole creare una nuova generazione di politici di una nuova destra liberale, se vuole fare la voce grossa contro Berlusconi per questioni di “giochi di potere” (speriamo di no e tendo a credere che non sia cosi`). Quello che e` certo e` che Fini ha lanciato una nuova sfida “da dentro” il Pdl e non “da fuori” e non si capisce bene perche`, dal momento che oggi, Fini pare esprimere posizioni che con Berlusconi e la dirigenza del Pdl non hanno nulla a che fare, posizioni che hanno persone in partiti diversi, generalmente. Comunque, la questione ha suscitato in me grande interesse: auspico, davvero, la nascita di una nuova destra liberale, che riporti una certa` moralita` dentro il Pdl, che si ponga l’obiettivo di riportare in politica certi valori, che la destra ha perso e che voglia “fare politica”. Per giudicare se Fini ci riuscira`, pero`, dobbiamo pazientare.

Intanto vorrei proporvi una sorta di rassegna stampa (di gente che e` favorevole a “Generazione Italia”), in modo tale che, se siete interessati a capirne di piu`, potete farlo tranquillamente:

Editoriale di Sofia Ventura (FareFuturo): “Farefuturo e Generazione Italia: ma che problema c’è?”

Editoriale di Flavia Perina (FareFuturo): “E Generazione Italia sarà un bene per tutti”.

Editoriale di Filippo Rossi (FareFuturo): “Per favore, non mischiate le mele con le pere…”

Editoriale di Filippo Rossi (FareFuturo): “È nato il giornalismo di Maga Magò”.

Editoriale di Flavia Perina (Secolo d’Italia): “La politica oltre i “falchi” e i “moderati” “

Editoriale di Stefano Cappellini (Il Riformista): “Il Big Bang”.

Intervista a Fabio Granata (Fabio Granata Blog): “Fabio Granata: “Generazione Italia non può essere definita una sfida a Silvio Berlusconi.”


Ok, ma nessuno e` perfetto

marzo 21, 2010

Interessante l’analisi politica che Sansonetti fa su Il Riformista su Nichi Vendola. Il giornalista sostiene, in maniera piuttosto condivisibile che Vendola e` il futuro della sinistra per il 2013, che Vendola sa farsi amare, che Vendola parla di politica e non lo fa facendo del basso populismo. Sostiene, anche, che Vendola sia il superamento, a sinistra, del conflitto eterno Veltroni-D’Alema (criticando pero` Veltroni in maniera decisamente superficiale), posso essere d’accordo, e che rappresenti un nuovo tipo di sinistra:

Ma se Nichi è il nuovo leader della sinistra, vuol dire che è definitivamente finita la distinzione tra sinistra riformista e sinistra radicale? Certo che è finita. È morta e sepolta. Di questo tutti dovranno prendere atto. Dopo le elezioni regionali bisognerà lavorare partendo da qui: dalla certezza che la sinistra torna ad essere una sola, e necessariamente con una enorme capacità di egemonia sul centro.

Ecco, invece, dire, in primis, che la distinzione tra sinistra riformista e sinistra radicale non esiste piu` e` una gran cazzata, perche` non e` che la distinzione non c’e` piu`, il fatto e` che la sinistra riformista (anche grazie a Veltroni) ha vinto nettamente sulla sinistra radicale, che pure esiste, ma che non rappresenta piu` quasi nessuno, inoltre, quello della distinzione tra sinistra riformista e radicale, e` un discorso che non c’entra nulla ne` con il PD ne` con Vendola, perche` credo che Vendola non sia un radicale ne` un estremista e che possa porsi alla guida del riformismo, solo entrando nel PD (i radicali, ci sono e sono altri). Solo cosi` potra` essere davvero l’uomo giusto nel 2013, solo nel PD, solo tra i riformisti, solo se impara da un certo Obama, solo se abbandona l’idea di fare politica in una formazione del 2% dove la sfida e` molto piu` semplice. Vendola deve dimenticare la parola sinistra e sostituirla con le parole progressivismo e riformismo. Io credo che, in cuor suo, l’abbia gia` fatto, Nichi Vendola, ma che gli manchi il coraggio di andare fino in fondo, di avere le palle di andare a “spaccare culi” nel PD.

Ad ogni modo, Vendola sbagliera`, non entrera` nel Partito Democratico e, dunque, nel 2013, l’uomo sara` un altro, giocandosi, cosi`, le sue potenzialita`; a quel punto la colpa sara` solo del “leader mancato” Nichi Vendola, figo di Puglia, “sfigato” di Roma.


Se ha il coraggio…

gennaio 23, 2010

Domani ci sono le primarie in Puglia; ho sempre creduto nelle primarie e ci credo anche ora, anzi sono proprio contento che si facciano. L’esito, come spesso capita quando si parla di primarie e` pressoché scontato: il bravo Nichi Vendola guidera` la coalizione (ma quale?) alle prossime regionali. L’esito scontato pero` e` amaro: scegliendo il candidato che ci piace di piu` adesso, si perde poi, c’e` poco da fare.

Le implicazioni della cosa le scrivero` a risultato sicuro e con i dati alla mano. Prima delle primarie, pero`, vorrei fare un paio di considerazioni:

1. Io credo ancora di piu` nelle primarie di partito, che in quelle di coalizione. Il Partito Democratico non e` nato per guidare una coalizione pluripartitica, e` nato per essere il partito che sfidi il centro-destra da solo, o quasi; percio` il PD avrebbe dovuto fare le primarie (ovunque) tra candidati suoi che poi avrebbero avuto la liberta` di scegliersi la coalizione. Cioe`, si puo’  fare un’eccezione e sostenere la radicale Emma Bonino perche` e` brava, se ne puo’ fare una per Vendola, che e` pure bravo, ma le eccezioni stanno diventando prassi: almeno Veneto, Lazio, Puglia e Calabria probabilmente avranno candidati governatori non del PD, ecco questo a me non va per niente bene, per niente proprio, ed e` simbolo di grandissima debolezza ed e` paradigma di una mancanza di programma e programmazione, la politica del “vincere con chiunque, basta vincere” a me non piace e non dara` frutti da nessuna parte.

2. Quello pugliese, poi, e` un caso assurdo. Dei due sfidanti nessuno dei due e` davvero un candidato del Partito Democratico: Vendola non ha un partito, Boccia e` si` del PD ma e` stato scelto dall’UdC (cioe` davvero il PD non aveva nessuno meglio di Boccia, che e` bravo e caro, ma non e` nessuno? Tra l’altro la cosa desta sospetti, ma ne parlero` sempre dati alla mano). Questa e` una situazione che non ha alcun senso.

3. A questo punto il Partito Democratico dovrebbe chiedere a Vendola di entrare nel partito e Vendola, se ha davvero le palle, dovrebbe accettare la sfida. Un candidato senza un partito, puo’ anche vincere le primarie di coalizione, ma difficilmente vincera` le regionali. Solo che il PD a Roma ha paura di Vendola, della sua forza politica a sinistra, della attrattiva che lo segue e ha la paura piu` che fondata che prima o poi, se entrasse, Vendola gli farebbe le scarpe, mentre Vendola per questioni di onore (e di potere) non entrera` mai nel PD, un po’ perche` preferisce fare il boss indiscusso (tipo Che Guevara) in Sinistra e Liberta`, un po’ perche` la sua forza e` sempre stata quella di presentarsi come quello che va controcorrente, che e` “solo con(tro) tutti”, entrando nel PD sarebbe uno dei tanti.

4. Non e` affatto vero che Vendola vince D’Alema in Puglia non e` piu` nessuno e che perdera` il suo potere su scala nazionale. State tranquilli, il piano di Max e` chiaro (e non si limita alla Puglia) e ve lo diro` la prossima volta, quando avremo i risultati delle primarie. (intanto godetevi questo pezzo del Riformista sul “baffo” e questa intervista all’Unita`)

Lo so, con ‘sta storia che “ve lo dico la prossima volta” ho rotto le palle, ma davvero bisogna aspettare i risultati.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.537 other followers