Primarie Repubblicane: capitolo conclusivo?

gennaio 21, 2012

Sta notte ci saranno le primarie repubblicane in South Carolina, che potrebbero dare esito praticamente definitivo a favore di Romney decretandolo “cadidato de facto” per il partito Repubblicano.

Prima di analizzare i sondaggi e proporvi i pronostici della vigilia vorrei fare un breve riassunto di quello che è successo questa settimana.

Il partito repubblicano ha perso altri due contendenti: Jon Huntsman e Rick Perry. Del primo si era parlato qui, mentre l’abbandono di Rick Perry va almeno un attimo approfondito.

Perry, il governatore del Texas, si è reso protagonista di una delle peggiori figure della storia delle elezioni americane. Ha condotto una campagna imbarazzante, ha fatto una gaffe dopo l’altra e ha perso, piano piano, ogni tipo di credibilità politica e personale. E pensare che era partito bene: era considerato da tutti l’avversario più forte e ostico per Romney, quando ad Agosto ha annunciato di voler correre, con quest’ultimo considerato addirittura costretto ad inseguirlo. Ad ogni modo, ben presto si è capito che Perry non avrebbe mai potuto vincere: da uomo duro e forte del Texas, ha iniziato a perdere credibilità, i favori dell’opinione pubblica e dell’establishment repubblicano. E i continui errori grammaticali nei dibattiti, la sensazione di non sapere mai cosa dire (culminata in una delle figuracce più memorabili della storia di un dibattito politico) e di non essere mai a proprio agio, non lo hanno certo aiutato. Come non l’ha aiutato lo scoop uscito ad ottobre che il suo ranch texano aveva nome “Niggerhead” (testa di negro). Perry, insomma, è passato in breve tempo da essere un vincente ad essere una pessima caricatura di George W. Bush.

In queste primarie era andato malissimo sia in Iowa che in New Hampshire, ha provato a puntare sul South Carolina, ma i sondaggi lo davano spacciato. Ha quindi preferito ritirarsi e dare immediatamente il proprio appoggio a Newt Gingirch, mossa in chiave anti-Romney. Il superfavorito per la vittoria finale, infatti, ha potuto godere fino a questo momento del sostegno dei moderati e dei repubblicani “normali” mentre gli altri rivali si sono spartiti più o meno equamente i voti rimasti (quelli dei matti). Perry ha preferito, ritirarsi e favorire l’unico, forse, che può ancora fare il miracolo di togliere la nomination a “Mitt the Ripper”: proprio Gingrich.

Questa settimana, inoltre, è successo che l’esito del voto in Iowa è cambiato. Avevamo detto che Romney aveva vinto di 8 voti su Santorum e invece, prima il partito repubblicano locale ha decretato un pareggio (perché Santorum si era poi rivelato vincente di 34 voti, ma in 8 sezioni i voti erano andati persi), poi ha decretato vincitore proprio Rick Santorum. La sostanza cambia poco, i repubblicani per la prima volta hanno optato per il proporzionale nell’elezione dei deputati, e Santorum e Romney ne hanno comunque conquistato lo stesso numero.

Ora le primarie in South Carolina: a questo punto sono rimasti in quattro: Romney, Paul, Gingrich e Santorum. Santorum non ha chance. Qui arriverà ultimo intorno al 10%. Poi c’è Paul, che fino ad adesso è andato anche bene (soprattutto se si pensa a chi è Ron Paul), ma che non ha alcuna chance di vincere la nomitation (potrebbe comunque correre come indipendente) e che in South Carolina si giocherà l’ultima piazza con Santorum.

E poi ci sono Gingrich e Romney. Se vince Romney, secondo me è finita. Se vince Gingrich alla lunga anche, ma forse sarà più interessante seguire le prossime puntate, specie se lascerà anche Santorum prima del super-Tuesday.

Quindi come finisce sta notte? Le quotazioni di Romney sono date in calo e, dopo che era stato in vantaggio tutta la settimana, pare che ora alcuni sondaggi diano davanti Gingrich. Io non ci credo. Secondo me vince Romney anche qui, magari di poco, ma vince. Poi Gingrich e poi Paul e Santorum a lottare per il 25% rimanente.

 


Fuori il secondo

gennaio 16, 2012

Questa volta a lasciare le primarie repubblicane è il candidato migliore sulla piazza: Jon Huntsman, l’ex governatore mormone dello Utah, di cui avevo parlato qui.

Huntsman, fin dal 2009 quando era ancora ambasciatore americano in Cina, era considerato dalla Casa Bianca uno degli avversari più temibili alla rielezione, forse non tenendo conto del peso sempre maggiore che gli estremisti stavano conquistando nel partito repubblicano.

Huntsman ha faticato fin da subito in questa campagna elettorale a guadagnare “momentum” e donazioni e spesso ha dovuto ricorrere ai soldi di famiglia; pur in una corsa che ha visto diversi candidati salire e scendere come sulle montagne russe, Huntsman è sempre rimasto nelle ultime posizioni dei sondaggi.

I risultati scadenti sono probabilmente dovuti a vari fattori: il fatto di dover pescare nello stesso elettorato moderato di Mitt Romney, peraltro un lontano parente, senza averne l’organizzazione sul campo e i ricchi donatori, ma anche una crescente rilevanza degli elettori più estremisti del partito, che l’hanno visto (erroneamente) come una sorta di Obama-clone e, probabilmente, anche per una campagna elettorale che poteva essere condotta meglio.

Sbagliando si impara, si dice. Infatti sono in molti a sostenere che in ogni caso questa è stata per Huntsman una sorta di esperienza formativa per correre seriamente nel 2016, quando, nei suoi calcoli, anche i democratici dovranno scegliere il loro candidato.

Huntsman ha condotto, peraltro, una campagna diversa dagli altri: non ha praticamente corso in Iowa e ha inizialmente sperato di poter arrivare fino Florida e giocarsela li` (strategia che aveva già perseguito, senza successo, Rudy Giuliani nel 2008). In corsa, però, è stato costretto a cambiare strategia e ha deciso di puntare tutto sul New Hampshire, dove ha fatto bene, ma non abbastanza per poter sopravvivere, essendo arrivato terzo dopo Romney e Ron Paul. Ritirandosi oggi dopo l’ultimo week-end in South Carolina, uno stato del sud in cui lui si trovava in grande difficoltà, Huntsman farà sicuramente un ulteriore favore a Romney che non si deve preoccupare più di nessuno “alla sua sinistra” e può concentrarsi sui candidati da circo alla sua destra. Inoltre, pare che Huntsman sia intenzionato a sostenere lo stesso Romney e non sarà con molta probabilità un papabile per un eventuale ticket con quest’ultimo, se non altro perché anch’egli mormone.

Di Huntsman ricorderemo principalmente l’apertura della campagna sotto la statua della libertà, in pieno stile reaganiano, e l’esuberanza delle figlie, che si sono rese famose per avere preso in giro un video di Herman Cain e per avere un account twitter molto divertente.


L’oracolo di Concord

gennaio 10, 2012

A poche ore dalle primarie repubblicane in New Hampshire i sondaggi danno Romney ben saldo in testa tra il 35 e il 37%. Secondo staccato di quasi 20 punti c’è Ron Paul, con Huntsman al terzo posto, Gingrich e Santorum a contendersi quarta e quinta piazza e Perry ultimissimo.

Il mio pronostico: Romney a 35, secondo a sorpresa Huntsman, più o meno pari con Paul, poi Gingrich e Santorum, quarto e quinto, e poi Perry.

L’altra volta non ci ho preso per niente, questa volta, only time will tell. Certo è che se Romney dovesse superare la soglia del 40%, la gara sarebbe già virtualmente chiusa.


Tutti contro Romney

gennaio 9, 2012

In questi giorni che precedono le primarie repubblicane in New Hampshire tutti i candidati repubblicani stanno attaccando Mitt Romney, il superfavorito qui e per la vittoria finale. Questi attacchi sembrano aver dato qualche frutto visto che Romney, dato da alcuni sondaggi anche sopra il 40% delle preferenze fino a pochi giorni fa, ora pare aggirarsi intorno al 35%.

La maggior parte delle accuse degli altri cinque si riferiscono in particolare al passato di Romney come C.E.O. di Bain Capital, una firm di investimenti accusata di aver fatto i soldi facendo l’avvoltoio sulle imprese in difficoltà, lucrando sui fallimenti e facendo cosi` perdere tanti posti di lavoro. A riguardo non è stata sicuramente felice l’uscita di Romney di un paio di giorni fa in cui dice che a lui “piace l’idea di poter licenziare le persone che lavorano (provide services) per lui”, ora in tutti i tv ads degli avversari repubblicani e anche prontamente ripresa dai democratici.

Peraltro è lo stesso ex-governatore del Massachusetts che in campagna ha sempre fatto del suo passato da top manager un motivo di vanto e che spesso ha detto di voler essere un “C.E.O. president”. Ora gli altri gli chiedono il conto, in particolare Huntsaman e Gingrich.

Jon Huntsman, che in Iowa non ha praticamente fatto campagna, spera qui di rilanciare la propria campagna, anche se viene dato in generale per spacciato. Gingrich ha qui forse l’ultima possibilità di arrivare alla nomination: deve arrivare secondo o di poco terzo e poi far molto bene in South Carolina, dove sta spendendo moltissimi soldi, e dove si giocherà il tutto per tutto.

In ogni caso, qui in New Hampshire, l’unica ragione di interesse rimasta sarà di vedere chi si aggiudicherà il secondo ed il terzo posto posto dietro Romney e di quanto: sono in molti, infatti, ad affermare che sarà molto difficile per chiunque sostenere un posizionamento peggiore e comunque ottenere la nomination (a meno che anche queste elezioni facciano una o più vittime illustri, facendo cosi` convergere la maggior parte dei voti “anti-Romney” su uno o al massimo due candidati. Pare, comunque che tutti siano intenzionati ad arrivare perlomeno alla prossima tappa, in South Carolina).

Anyway, in questo momento i sondaggi danno Paul secondo intorno al 20%, Huntsman terzo tra il 10% e il 16%, Santorum, il secondo di otto voti in Iowa, quarto intorno al 10% con un leggero margine su Gingrich e poi Perry, il cui fare da cowboy (scemo) proprio non piace qui nel nordest, dead last con l’1%.

La gara per secondo e terzo posto, quindi, è aperta. Ora non resta che aspettare. La sensazione generale è che, comunque vada, alla fine Obama sfiderà Romney (e vincerà).

Una cosa interessante su Obama: la tattica del presidente durante la prossima campagna sembra essere molto simile a quella che ha vinto il secondo mandato a Clinton e riassumibile nel motto: “la colpa è del congresso a maggioranza repubblicana che non mi fa lavorare”. I repubblicani rispondono che il senato è a maggioranza democratica, che, come risposta, mi pare un po’ vuota.

 


Vincere per 8, dico 8, voti

gennaio 4, 2012

Questa notte si sono tenute le primarie in Iowa, che hanno inaugurato ufficialmente l’anno presidenziale negli Stati Uniti. Ha vinto Mitt Romney, che qui è partito pure tardi (nel senso che aveva puntato tutto sul New Hampshire, in cui si vota il 10 gennaio), per 8, dico 8, voti su Rick Santorum, l’ultimo candidato repubblicano a vivere una notorietà improvvisa e inaspettata (qui si era parlato proprio dell’altalena di sondaggi che hanno preceduto le primarie, con Romney stabile e il suo avversario che è cambiato spesso negli ultimi mesi). Santorum si trova adesso ad essere considerato da tutti “l’anti-Romney”, anche se, onestamente, mi pare molto difficile che possa spuntarla. Ron Paul, il matto libertario, invece, è arrivato di poco terzo dicendo forse addio definitivamente alla nomination, visto che in Iowa, aveva puntato molto. Non è detto, peraltro, che Paul si presenti comunque alle elezioni come indipendente, il che sarebbe un regalo molto apprezzato da Obama. Gingrich, quarto, rimane in vita e ci proverà perlomeno fino al 21 gennaio, quando ci saranno le primarie, quasi decisive, in South Carolina. Gli altri sono tagliati fuori: Rick Perry, il governatore del Texas che pareva il nominato sicuro quando ha annunciato il suo ingresso nella corsa quest’estate, ha distrutto tutto il vantaggio che aveva con una campagna disastrosa e con gaffe ridicole, come quando si è dimenticato il nome di un ministero che voleva eliminare una volta eletto: la sua carriera politica potrebbe essere finita e pare stia meditando il ritiro, come anche Michele Bachmann. Ultimo, con uno zerovirgola è arrivato il candidato migliore Jon Hunstman, ex-governatore dello Utah e ex-ambasciatore americano (nominato da Obama) in Cina. Hunstman aspetta il New Hampshire per provare un disperato rilancio, cosa che, tuttavia, risulta difficile credere.

La vittoria di Romney, il candidato inevitabile che non vuole votare nessuno, è, comunque, del tutto simbolica, in quanto il partito repubblicano, per la prima volta, ha adottato un sistema proporzionale per l’assegnazione dei delegati: fino a quattro anni fa il vincitore li prendeva tutti, oggi Romney ha gli stessi delegati di Santorum, 11, 3 sono andati a Ron Paul (stando a quello che dice il Post).

In ogni caso, Romney, che è mormone, a questo punto probabilmente vincerà la nomination ed è davvero l’unico candidato ad avere un outside-shot di battere Obama, gli altri, Santorum compreso, sono tutti dietro di circa di 10 punti.

 


Pronostici delle primarie repubblicane

gennaio 3, 2012

Sta notte si tiene la prima puntata delle primarie repubblicane in Iowa, uno stato del midwest che esce dall’anonimato ogni quattro anni, essendo il primo in cui storicamente gli americani votano per le primarie. Inoltre, mi piace ricordare che sono quattro anni esatti da quando l’allora junior Senator dell’Illinois Barack Obama vinse qui nel 2008, iniziando di fatto la sua cavalcata verso la presidenza degli Stati Uniti, che ora si trova a difendere contro una mandria di personaggi estremamente particolari, ad essere gentili.

Di alcuni abbiamo parlato (in particolare di qualcuno che non c’è più -nel senso che si è ritirato, tranquilli-), di altri abbiamo preferito non parlare o parlare poco (e speriamo di non essere costretti a farlo perché vorrebbe dire che in Iowa ci sono stati risultati assurdi).

Ora, prima dei miei pronostici, due cose: nel 2008 qui per i Repubblicani vinse Mike Huckabee, un pastore battista che poi fece male praticamente ovunque, quindi non sempre le primarie qui sono veramente indicative del sentire dell’elettorato repubblicano. Inoltre, bisogna dire che sono in molti a sostenere che l’unico che si può permettere di non vincere qui sia Mitt Romney, il favorito della corsa che non vuole votare nessuno e che ha puntato tutto sulle prossime elezioni in New Hampshire.

Bene ora bando alle ciance: i pronostici.

In Iowa sarà testa a testa tra Romney e Ron Paul, il deputato matto e libertario che ha seguaci anche in Italia (no davvero, giuro), con l’ex-governatore del Massachusetts Romney leggermente favorito. Staccati gli altri, nell’ordine: Newt Gingrich (ex presidente della House of Represtentatives ai tempi di Clinton), Santorum (altro matto ultrareligioso e creazionista), Michele Bachmann (lasciamo stare), Rick Perry (governatore del Texas, protagonista delle due peggiori figure della storia delle primarie repubblicane -la prima quella di essersi candidato, la seconda questa-) e ultimo, purtroppo, Jon Hunstman, che sarebbe il candidato migliore.

A sfidare Obama, a meno di sorprese allucinanti, credo sarà abbastanza agevolmente Mitt Romney, il qualche verrà comunque sconfitto a novembre. Perché Obama perda contro qualunque di questi repubblicani devono succedere cose mai viste: l’economia americana deve nettamente peggiorare e Obama deve fare gaffe francamente poco credibili per uno che ha fatto del motto “Obama no drama” un marchio di fabbrica. Oppure potrebbe uscire fuori qualcun altro dalla convention repubblicana di quest’estate, qualora il partito abbia la sensazione che dalle primarie non sia uscito fuori nessuno di abbastanza forte e legittimato per correre per la Casa Bianca, scenario, comunque, francamente poco probabile.

Ora aspettiamo. I miei pronostici li avete, teneteli presente, che se fallisco potete farmelo pesare.


Volatilità repubblicana

dicembre 1, 2011

Il fenomeno Herman Cain, anche a causa di un presunto scandalo di molestie sessuali e tradimenti, pare essersi definitivamente sgonfiato: troppo assurdo per essere vero e troppo impreparato anche per la base repubblicana.

Solo che uno a questo punto si sarebbe aspettato che, a praticamente un mese dalle primarie in Iowa, Mitt Romney avrebbe preso il volo e sarebbe stato incoronato candidato repubblicano ancor prima dell’inizio della gara. Non è ancora cosi`.

Ora per Mitt Romney, il candidato che non vuole votare nessuno, l’avversario più credibile è un altro “improponibile”: Newt Gingrich, ex-speaker of the House of Representatives a maggioranza repubblicana durante la presidenza Clinton, uomo dalla vita coniugale abbastanza travagliata e pieno di idee assurde.

Gingrich piace sia alla destra dei matti che all’establishment, ma ha davvero poche possibilità di battere Obama (anche se un recente sondaggio Rasmussen -quindi da prendere con le pinze- lo darebbe davanti all’attuale presidente di due punti). Inoltre, risulta difficile credere che riuscirà a battere Romeny ed è abbastanza prevedibile che, come Bachmann, Perry e Cain prima di lui, dopo un periodo di sondaggi favorevoli, veda le sue quotazioni tornare ai livelli di un paio di mesi fa, ovvero nulle.

Fatto sta che Romney non lo vuole votare proprio nessuno, anche se sembra essere il candidato inevitabile; inoltre, è indicativo e francamente abbastanza deludente che, con una base cosi` indecisa, non abbiamo mai avuto possibilità il candidato migliore della corsa repubblicana (ci vuole poco), Jon Huntsman.


Chris Christie vs Obama

settembre 28, 2011

A Obama conviene sperare che il governatore del New Jersey, Chris Christie, non cambi idea e decida di correre alle presidenziali. Stravincerebbe le primarie repubblicane (Rick Perry Who?) e sarebbe un avversario molto molto ostico, anzi il più ostico con Marco Rubio. Inutile dire che se proprio dovesse vincere un repubblicano, tra quelli che hanno possibilità di impensierire Obama (quindi escluso Huntsman), Christie sarebbe meglio di tutti gli altri. Infatti, non e` pazzo (come Perry, Paul e Bachmann) e non e` un bugiardo, voltagabbana (come Romney). Inoltre, e` un moderato, cerca spesso il confronto con l’opposizione ed e`, perlomeno, intellettualmente onesto.

Detto questo, e` un candidato di destra. Ha apportato tagli enormi alla scuola pubblica, che hanno generato proteste in giro per il New Jersey ed ha tagliato, in generale, la spesa pubblica statale, inoltre e` molto repubblicano quando si parla di tasse.

Christie, comunque, dice di non voler correre (non a questo giro, perlomeno), anche se in molti nel mondo repubblicano (soprattutto tra quelli che finanziano le campagne elettorali, tipo i fratelli Koch) nutrono ancora speranze che cambi idea e lo chiamano tutti i giorni nella speranza che lo faccia. Il tempo, comunque, stringe e una decisione definitiva dovrebbe arrivare entro un paio di settimane.

Intanto, ieri, Christie ha tenuto uno discorso importante e di rilievo nazionale alla Reagan Library, un luogo sacro dell’establishment repubblicano. Il New York Times scrive che non e` stato un gran discorso: un po’ banale e poco entusiasmante. Stiamo a vedere.

Inoltre, per gli interessati, Camillo dice la sua sull’eventuale sfida tra il Presidente nero e il Governatore ciccione (con eloquenti foto). Ecco, forse tra la Casa Bianca e Chris Christie ci sono 40 pounds di troppo.


Nemico pubblico numero 1

giugno 21, 2011

Jon Huntsman oggi ha lanciato la sua campagna elettorale alle primarie del Partito Repubblicano sotto la Statua della Libertà come R. Reagan.

Huntsman e` sicuramente il miglior repubblicano sulla piazza, e` il più competente, il meno populista ed e` stato un buon governatore dello Utah prima di andare in Cina, come ambasciatore americano, per volontà di Obama. E` mormone, grande difetto, e difficilmente riuscirà a vincere le primarie del suo partito (e` un candidato pacifista, a favore dei matrimoni gay e ambientalista, tanto da essere accusato di essere un RINO -republican in name only-), ma se dovesse vincere per Obama sarebbe un avversario molto tosto. Il più tosto, forse.

Forse e` per questo che dal sito del Partito Democratico americano si sono premurati di far uscire 5 fatti “che uno dovrebbe sapere su Jon Huntsman“, in cui i democratici vogliono evidenziare come Huntsman sia un voltagabbana (specie in termini di Health Care) e si stia reinventando su posizioni molto più a destra solo per avere più chance alle primarie.

Stay tuned.


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