Ecco come si fa il miglior giornale del mondo/4

novembre 18, 2011

Un altro capitolo della saga: il NYT oggi pubblica un “editorial” che espone la linea del quotidiano sul ruolo che dovrebbe avere la BCE. Si dice, sostanzialmente, che la Banca Centrale Europea deve iniziare ad essere un po’ più banca centrale europea e un po’ meno banca centrale tedesca, che “bene Monti e Papademos”, ma il Pil dell’intera Eurozona non può crescere con solo austerity e tassi “tedeschi” e che Merkel dovrebbe cercare di navigare meno a vista e essere meno populista e più lungimirante.

Al di là di quello che ciascuno pensa sul tema (e io sono d’accordo con il quotidiano di 8th&42nd), il contributo che i giornali portano al dibattito politico ed economico deve essere questo. I giornali non devono avere paura di prendere posizione, di schierarsi e di appellarsi alla classe politica ed all’establishment perché portino avanti quello che essi credono sia giusto fare. Il problema è, tuttavia, sempre di modo e stile e quindi di credibilità. Cioè non è che si può fare come Repubblica, che tratta Mario Monti come una sorta di messia, quando per anni si è opposta strenuamente alle politiche che lo stesso Monti propone.

Non solo, noi abbiamo altri grandi quotidiani di opinione, come Libero, come il Giornale, come il Fatto and so on. Insomma, imparassero un po’ di più dal NYT e inizino a fare informazione. Il tempo per gli ultras nei quotidiani è finito. Forse, dopo ai continui appelli alla responsabilità rivolti alla classe politica, sarebbe il caso che anche loro iniziassero ad agire, come dire, in modo più responsabile.

  (hat tip: Camillo)


I giornali italiani e le visioni apocalittiche

ottobre 1, 2011

Su tutti i giornali italiani e` presente  la notizia secondo cui un Obama “cupo” dice che la “rielezione e` molto difficile a causa della crisi economica”. Obama l’avrebbe detto in una casa privata a Georgetown. Qui la notizia sul Corriere, qui sulla Repubblica, qui sulla Stampa.

Il fatto e` che sulle news americane la notizia non compare: il New York Times non la riporta in prima pagina e non l’ho trovata neanche nella sezione politics. Ho provato a cercarla tramite Google News: l’unico grande giornale che riporta qualcosa di simile e` il Boston Globe, che pero` la mette in termini un po’ diversi.

“What we haven’t done is change Washington,” he said. “We still have work to do to make sure this town works on behalf of ordinary folks.”

Obama conceded he will have to convince anxious voters that he deserves re-election despite the condition of the economy.

“People understandably are hurting,” he said. “They don’t believe in the other side’s visions, but they are frustrated.”

Un po’ diverso, non credete?


Vedete perche` poi uno si arrabbia

marzo 27, 2011

Io combatto contro la faziosità di Repubblica ormai da tempo. Il quotidiano di Mauro/Scalfari e` ormai più impegnato a fare politica, piuttosto che a fare informazione e non si può davvero più leggere per quanto riguarda la politica nazionale (e una parte di politica estera, tipo quando si parla di Usa e Obama seguendo stereotipi imbarazzanti).

Eppure Repubblica sa essere ancora oggi un grande quotidiano di politica estera, ce lo ricorda questo articolo Bernardo Valli sulla Siria. Ecco se Repubblica riacquistasse la passione per fare giornalismo sarebbe un bene per tutti.

(hat tip: Camillo)


Il piu` avanti

ottobre 25, 2010

Che La Stampa fosse uno dei migliori quotidiani italiani era risaputo. Piu` sobrio della Repubblica, meno “governativo” del Corriere, piu` puntuale ed “internazionale” nel modo di fare informazione rispetto a tutti gli altri, pur nel suo “provincialismo torinese” (potrebbe essere un vantaggio). Il suo direttore, Mario Calabresi, d’altronde, e` un uomo di mondo, uno che e` stato negli USA e sa cosa vuol dire fare informazione e sa qual e` la differenza tra dare notizie e fare ascolti, “audience”, si direbbe oggi.

E` per questo che nei giorni passati mi sono chiesto perche` anche La Stampa avesse partecipato, seppur in misura minore rispetto ad altri quotidiani, alla trasformazione della tragedia di Avetrana in un orrido reality show. Certo, non ha fatto come il Corriere della Sera che per due settimane ha avuto come titolo principale sul suo sito l’ultima dichiarazione del cugino, della zia, del vicino di casa (quasi neanche specificandone i nomi dopo un po’, come se quelle persone, in fondo, fossero diventati membri della famiglia), pero` ogni giorno la notizia ha meritato perlomeno due articoli nelle prime pagine del quotidiano.

Mi sono chiesto per giorni come direttori autorevoli quali Ferruccio De Bortoli, Ezio Mauro, Alessandro Sall… (ehm Vittorio Feltri) abbiano potuto sottomettersi cosi` alle regole dell’audience, con quale imbarazzo l’abbiano fatto, mi sono chiesto, inoltre, se i grandi quotidiani del mondo, dal New York Times al Le Monde, dal Guardian al Washington Post si sarebbero comportati cosi`: la risposta e` stata negativa.

Oggi Mario Calabresi ha deciso di dare prova di coraggio e di autorevolezza, ha deciso di non sottomettersi alle regole che valgono per il “Grande Fratello”, le “Iene” o gli altri prime time televisivi, ha deciso che il suo giornale doveva perlomeno avvicinarsi ai giornali autorevoli del mondo, spiegando, cosi`, perche` lui, gli audio dell’interrogatorio dello zio, non li ha messi online. Good for him.

Non è qualcosa che strida con il compito di un giornalista, se il motto stampato sulla prima pagina del New York Times («Tutte le notizie che vale la pena pubblicare») prevede che ci sia una selezione che scarti ciò che non vale. Dobbiamo continuare a raccontare e a svelare senza sosta, dandovi ogni elemento utile a comprendere (come facciamo anche oggi con i due articoli sul giallo di Avetrana), ma rifiutando di farci casse di risonanza di ciò che trasforma noi e voi in «guardoni».


Trovata Giornalistica

ottobre 9, 2010

Che Vittorio Feltri sia una vecchia volpe lo sappiamo tutti, eppure ieri sera, da Daria Bignardi su La7, appariva teso, irritato e preoccupato per tutti i casini relativi al Giornale, di cui non e` piu` direttore responsabile (lo e` Sallusti), ma e` un “semplice” direttore editoriale. Non l’ho mai visto cosi`: generalmente fa lo spaccone, ma lo fa con calma e sicurezza, con quel tono da: “tanto ho ragione io e prima o poi ti fotto”. La cosa mi e` parsa strana.

Ancora piu` strana e sicuramente sintomo di poca tranquillita` e lucidita` e` stata la scelta di pubblicare (al posto del dossier originale -quello chi sa dove e` finito-) una sorta di rassegna stampa di tutti gli articoli di vari quotidiani nazionali in cui si parla delle vicende poco trasparenti che riguarderebbero il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ora vi spiego perche` questa scelta, al lettore attento, apparira` sicuramente come un semplice tentativo malriuscito di pararsi il fondoschiena e, anzi, dimostera` come Vittorio in realta` ha un’enorme coda di paglia.

Ora ricostruiamo, qui il link al dossier del Giornale, come appare sul loro sito e qui sotto vediamo come e` titolato.

 

 

 

Il dossier pubblicato oggi e`, quindi, una rassegna stampa cosi` composta:

3 articoli del Fatto Quotidiano. 3 articoli dell’Espresso. 1 articolo di Repubblica. 1 articolo dell’Unita`. 1 articolo del Sole 24 Ore. 1 articolo del Corriere della Sera. 1 articolo della Stampa. Per un totale di 11 articoli.

8 di questi articoli provengono da testate e gruppi editoriali di sinistra. Gli altri 3 sono, invece, articoli di quotidiani “imparziali”. Il Sole 24 Ore e` addirittura il giornale di Confindustria.

Il punto e` che lo sappiamo tutti che il modo di fare giornalismo dell’Espresso, del Fatto, di Repubblica e dell’Unita` e` un modo di fare giornalismo parziale e spesso fazioso. Feltri non prova nulla in questo modo, anzi mette i lettori moderati di questo paese, coloro che leggono i giornali per informarsi (e ormai in Italia pare impossibile farlo -a proposito buona fortuna a Lettera43-), di fronte ad una verita` che oggi come mai pare evidente: l’Espresso, il Fatto, Repubblica e l’Unita` fanno giornalismo nello stesso modo pessimo in cui lo fa il Giornale (e, visto che ci siamo, Libero). Con la differenza che le testate di sinistra, perlomeno, lo fanno senza un “mandante morale”, sempre che non sia materiale, un mandante che e` anche editore e Presidente del Consiglio, le testate di sinistra conducono una battaglia ideologica che non condivido, ma perlomeno si battono per quello in cui credono. Feltri, Sallusti, Porro, Berlusconi… possono dirci che il giornale di Feltri e` solo di Feltri “finche` non lo cacciano” (e qui cito quel genio di Nicola Porro, nelle intercettazioni che ripropongo qui), ma non ci crede nessuno, neppure Porro.

Insomma qualcosa risulta chiaro da questo dossier del Giornale: la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani non fa giornalismo con il fine di informare, di dare notizie in modo imparziale, notizie grazie alle quali il lettore si puo` fare un’opinione (come fanno le piu` grandi testate al mondo, dal NYTimes al Washington Post, dal Financial Times al Guardian), la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani fa politica e non giornalismo e usa il giornale come strumento per portare avanti una battaglia che si riduce, poi, ad essere pro o contro qualcuno (e questo qualcuno si riduce poi sempre ad essere Silvio Berlusconi). Questo pero` prova solo un fatto “risaputo” e non scagiona affatto il Giornale. “Mal comune mezzo gaudio” un cazzo, permettetemi. Non siamo piu` all’asilo dove quando disegnavi con il pennarello sul muro alla maestra dicevi: “eh, ma l’ha fatto anche Tizio e anche Caio eh…”.

Quindi voi direte: “Bhe`, se lo fanno tutti, pero`, allora perche` le procure hanno perlustrato solo le sedi del Giornale di Roma e Milano, oltre alle abitazioni di Sallusti e Porro?” Per un motivi non da poco (anche il Post ne parla qui):

  1. Le intercettazioni di Nicola Porro. Lui si e` scusato dicendo che scherzava (lo lascio giudicare a voi, ascoltandole con le vostre orecchie, se scherzava nel minacciare una campagna mediatica contro Emma Marcegaglia). In ogni caso, la mia opinione e` che non stesse scherzando, la campagna ci sarebbe stata (altrimenti non si sarebbe mosso persino Fedele Confalonieri).
  2. Le motivazioni di questa campagna contro il Presidente di Confidustria non sono chiarissime, lo stesso Porro dice ad Arpisella, in una delle intercettazioni incriminate, che poi glielo “spieghera` quando si vedono”. Di sicuro Porro dice che, a quelli del Giornale Confindustria, ha fatto dei torti, non nella persona di Emma Marcegaglia, ma di altri, quindi intanto si tratta di ripicca (manco all’asilo! -e tra l’altro Porro dimostra di essere proprio tutte quelle cose che Granata gli ha detto ad Exit mercoledi` scorso-). Dice anche che Confidustria snobba il Giornale e che ora non li snobberanno piu`. Inoltre, Marcegaglia ha recentemente criticato duramente l’operato di questo governo, il cui capo, ribadiamolo (che senno` poi qualcuno fa lo gnorri) e` anche editore del Giornale. Quindi perche` attaccare Emma Marcegaglia? Non si sa bene, ma si sa che Marcegaglia doveva capire che non poteva fare come le pareva.
  3. E qui arriviamo all’ultima motivazione: perche` l’obiettivo della campagna non era informare, ma distruggere Emma Marcegaglia di fronte all’opinione pubblica e probabilmente anche farle capire che se il Giornale avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente “distruggerla”. Quindi (ed e` per questo che la procura ha indagato Porro e Sallusti per violenza privata), il dossier era una minaccia: “o fai cosi` o ti sputtaniamo”, “o la smetti o ti sputtaniamo” (come era gia` accaduto nel caso Boffo e con Fini).

Per concludere voglio solo far notare che alcuni articoli presenti nel “dossier”, come quello del Sole 24 Ore, non hanno nulla a che vedere con quel modo di fare giornalismo tipico del Giornale, ovvero il giornalismo dello “sputtanamento”: quella del Sole e` critica, e` informazione e nessuno impedisce al Giornale di fare la stessa cosa. Ma che, perlomeno, Feltri, Sallusti e Porro non ci prendano per scemi: quello che fa il loro giornale (con la minuscola) e` tutt’altro.


Questa Volta e` Vero

ottobre 5, 2010

Pare che sia vero: abbiamo di nuovo un Ministro dello Sviluppo Economico: sarebbe Paolo Romani, gia` vice-ministro dello stesso dicastero. Come dice Repubblica, pero`, pare che ora ci sia il Ministro, ma non esista piu` il Ministero, visto che nel periodo di “interim” le deleghe e gli oneri sono stati distribuiti ad altri. L’articolo, tra l’altro, prosegue dicendo che “e` gia` polemica”: Romani non piace alle opposizioni per questioni di conflitto di interessi (non a torto probabilmente).

Questo il commento di Bersani:

«Bisogna vedere se esiste ancora il ministero dello Sviluppo che in 5 mesi è stato fatto a pezzi nell’incuria generale insieme ai problemi veri che si chiamano lavoro, attività economiche e produttiva»

Questo quello di Casini:

«Avrei preferito Fedele Confalonieri – presidente di Mediaset, ndr – sia per la sua conoscenza del mondo dell’impresa, sia per la sua conoscenza del mondo televisivo»


Umiliati, yet again

settembre 20, 2010

Come spesso accade, le questioni di cui dibattono i nostri politici appaiono cosi` “provincialiste”, quando grandi leader stranieri forniscono, come niente fosse, risposte tanto corrette, quanto banali. Oggi tocca a Tony Blair, intervistato da Repubblica sulla sua conversione al cattolicesimo. Blair, in passaggio dell’intervista dice una cosa molto interessante:

Essere cattolico non la mette in contraddizione con le leggi da lei promulgate, sull´aborto, sulla contraccezione, sulla ricerca scientifica?

«Ho le mie idee e le mantengo anche ora che sono cattolico. Sono certo che molti cattolici hanno idee differenti da alcune dottrine della fede, ma ciò non impedisce loro di definirsi tali».

Questo e` un punto FONDAMENTALE, per capire il concetto di laicita` dello stato e per capire come i deputati cattolici si devono comportare di fronte alle grandi questioni etiche. Niente impedisce di votare un decreto sulla ricerca delle cellule staminali pur rimanendo cattolici, capirlo non sarebbe una cosa da poco.


Insopportabile

settembre 18, 2010

Repubblica e` un giornale illeggibile gia` da tempo, ma questo articolo apocalittico, falso, fatto per cercare la notizia piu` che per documentare, fatto per seminare zizzania in un momento che meriterebbe maggiore responsabilita` (sia da parte dei politici che da parte di chi fa informazione) e` vergognoso e preoccupante. Repubblica si conferma il peggior nemico della sinistra e i suoi direttori (Mauro e Scalfari) la peggiore opposizione interna.


Gli opposti si attraggono

agosto 20, 2010

Ho trovato estremamente divertente, in un certo senso, si fa per dire, questa iniziativa del Giornale, che richiede, attraverso una raccolta firme, le dimissioni del Presidente della Camera, Gianfranco Fini.

La trovo divertente per vari motivi, tanto per iniziare perche` trovo profondamente incoerente che le stesse persone che difendono individui loschi come Caliendo e Scajola, persone, tra l’altro, che votano la fiducia ad un governo guidato da Silvio Berlusconi, chiedano le dimissioni di un altro solo perche` non piu` amico, ma (da poco) leader di un nuovo movimento; dimissioni richieste, per la cronaca, per cose di cui non ce ne frega nulla, come ho gia` detto qui, per altro.

Lo trovo pero` estremamente divertente perche` la modalita` usata e` proprio quella della petizione, raccolta firme, metodo gia` usato da un altro quotidiano di tutt’altra bandiera, La Repubblica, che, proprio per questa sua, come dire, propensione alla “petizione” veniva schernita e ridicolizzata proprio da Il Giornale, che, tra l’altro, in quel caso, faceva quasi bene, perche` delle petizioni di Repubblica, proprio non ne possiamo piu`;  in ogni caso, quello della petizione e` diventato uno strumento inutile, noioso e sistematico, usato da Repubblica, per dare un contentino ai lettori dipietristi, e adesso pure da Vittorio Feltri, per dare un contentino ai lettori berlusconiani (altri opposti non cosi` opposti, Tonino e Silvio). La cosa e` esilarante e  l’incoerenza di questa gente e` imbarazzante (per loro e per noi, che da questa gente, per interposta persona, siamo governati).

Io allora faccio partire una petizione, una raccolta firme: basta petizioni per un anno! (Perche` ci hanno veramente rotto i “cabasisi” e inoltre perche` lo strumento in se` sarebbe anche utile se non fosse continuamente tirato in ballo, dunque un consiglio: teniamocelo buono per le “cose importanti”).


Parliamone

dicembre 28, 2009

Della situazione iraniana ne parla molto bene Francesco Costa sul suo Blog.

Le proteste che sono seguite alle (sic) elezioni politiche di questa primavera sono state un momento di svolta soltanto nell’intensità e nella profondità di frizioni esistenti ed evidenti da mesi, forse anni. Ce ne sono di vari livelli, tutti intrecciati tra loro, e questo rende particolarmente complessa l’interpretazione di una situazione mai così instabile. C’è una spaccatura tra l’autorità religiosa e la componente militare: tra Khamenei e Ahmadinejad, tra i guardiani della rivoluzione e gli imam.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.537 other followers