Una cosa di sinistra

febbraio 20, 2012

Pietro Ichino suggerisce di riformare il sistema odierno degli ammortizzatori sociali e cambiare radicalmente il funzionamento della Cassa integrazione, di cui oggi si fa un improprio abuso e che non riesce a risolvere il problema a lungo termine di chi perde il lavoro. Questo non perché la Cassa integrazione sia inutile in termini assoluti, ma proprio perché se ne fa un uso improprio. Ichino dice:

  Invece, ogni volta che si verifica una crisi aziendale con necessità di ridurre il personale o addirittura chiudere l’unità produttiva, la prima misura che tutti immancabilmente concordano di adottare è la Cassa integrazione; in questo modo si fa il danno dei lavoratori, perché li si tiene legati a un’impresa che non potrà più dare loro lavoro. Si congela la situazione senza affrontare il problema; anzi lo si aggrava, perché è dimostrato che, quanto più lungo è stato il periodo di inattività del lavoratore dopo la perdita del posto, tanto più è difficile ricollocarlo.

Come dargli torto? Ichino suggerisce, quindi, uno strumento efficace per risolvere il problema, ovvero un sussidio alla disoccupazione:

A chi perde il posto occorre dare un sostegno del reddito anche più robusto di quello offerto dalla Cassa integrazione: la proposta è di aumentare la copertura dell’ultima retribuzione al 90 per cento per il primo anno e alzare il “tetto” mensile a 3000 euro. Ma questo intervento deve essere coniugato con un’assistenza intensiva nella ricerca della nuova occupazione e deve essere condizionato alla disponibilità effettiva del lavoratore.

Un sistema di questo tipo è stato provato essere efficace in altri paesi d’Europa, permetterebbe ai lavoratori di cercare lavoro con relativa tranquillità e renderebbe possibile un mercato del lavoro più flessibile di quello attuale, cosa che favorirebbe investimenti stranieri e assunzioni, togliendo molti giovani lavoratori dallo stato di semi-schiavitù in cui si trovano oggi.

Perché questa proposta, che è una proposta di sinistra (tutele e aiuti dello stato nei momenti di difficoltà non sono esattamente mantra di destra), non viene portata avanti dai partiti si sinistra e centrosinistra italiani? Perché noi siamo fermi a parlare dell’articolo 18, come se il dibattito si limitasse ad esso e come se parlarne e mettere in discussione le attuali dinamiche del mercato del lavoro fosse un diabolico piano di cattivi neoliberisti antagonisti dei lavoratori e un “nemici del popolo” per licenziare tutti incondizionatamente. Vengono peraltro usati strumenti di delegittimazione e falsi ideologici come quelli che abbiamo visto usare (non a caso più o meno dagli stessi individui) nella campagna referendaria di giugno, circa i servizi idrici. La tattica è sempre la stessa: semplifichiamo la questione al massimo, riduciamola a slogan spiccioli e populisti che tutti possono capire e poi diciamo che chi vuole riformare è uno “stronzo” in mala fede, che vuole il male degli altri (e che magari dice certe cose per favorire i propri interessi): sembra esserci un’invasione dall’800 di homines oeconomici.

Non è vero, non è cosi`. E la prova di ciò è che mentre Fassina, Camusso, Landini e tanti altri individui si riempiono la bocca di belle parole o favole anacronistiche (diritti e uguaglianza o posto fisso) senza spiegarci come arrivare ad una vita dignitosa, come ridurre la disoccupazione giovanile, come ridare lavoro a chi l’ha perso e soprattutto come raggiungere una società più equa o come sia sostenibile economicamente una società di soli posti fissi, altri, senza tabù e prigioni ideologiche, cercando di ignorare i carabinieri dottrinali di turno, fanno proposte concrete su come uscire dalla drammatica situazione attuale (perché sembra quasi, a sentire la Camusso, che oggi vada tutto bene, che nulla debba cambiare). E lo fanno con proposte che SONO DI SINISTRA: perché, e lo voglio ribadire, il sussidio di disoccupazione è presente in qualunque “welfare state” d’Europa, non certo per volontà dei partiti conservatori.

Allora, forse è il caso di chiedersi chi siano i riformisti e i progressisti e chi i veri conservatori italiani. A me pare evidente e mi pare francamente inaccettabile l’immobilismo imposto dal più basso populismo e dall’insopportabile arroganza di chi crede di avere sempre ragione, di chi non mette mai in dubbio le proprie opinioni, di chi vende ricette facili e prive di sacrifici verso la felicità e verso una vita dignitosa. Chiudo quindi con una citazione di Erich Fried che mi pare calzi a pennello

“He who wants the world to remain as it is, doesn’t want it to remain at all”.

Erich Fried


Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


I giovani e le pensioni

ottobre 9, 2011

Io penso che il discorso sulle pensioni e il mercato del lavoro sia oggi la vera differenza tra il vecchio e il nuovo e la vera sfida della sinistra. Perché la sinistra e` sempre stata la parte dell’uguaglianza (non lo dico io, lo dice Bobbio, lo dicono in tanti), anche se in passato, forse, non si e` sempre ben inquadrato cosa fosse l’uguaglianza.

Ad ogni modo, uguaglianza è, secondo me, il diritto sacrosanto di partite tutti con le stesse opportunità: è la partenza che conta, non l’arrivo. Quello che la sinistra e i sindacati hanno faticato a capire, nel corso della storia, non è stata, quindi, l’importanza e la centralità dell’uguaglianza nel discorso politico, ma il suo significato. Si è ignorato un concetto fondamentale: che non c’è uguaglianza senza merito.

Fatta questa premessa mi chiedo e chiedo a chi è più esperto di me. C’è uguaglianza in una nazione dove la maggior parte degli under40 sono disoccupati o sono precari e la maggior parte degli over40 ha un posso fisso, un contratto a tempo indeterminato e una pensione sicura? C’è uguaglianza in una nazione in cui il sindacato più importante del paese si preoccupa solo ed esclusivamente di preservare i diritti e i privilegi di chi e` iper-tutelato e si dimentica, letteralmente, dei giovani precari e disoccupati? Perché io mi ricordo molte manifestazioni per non alzare l’età pensionabile o per difendere i diritti degli statali, ma scioperi generali o manifestazioni nazionali indette sul problema del lavoro per i giovani ne ricordo molte meno. Di soluzioni soddisfacenti, invece, proprio nessuna.

Continuo: C’è uguaglianza in una nazione dove una generazione, che non arriverà mai alla pensione per un sistema previdenziale, insostenibile alla lunga (checché ne dica il Corriere), deve pagare (non lavorando) il lavoro di chi ce l’avrà? C’è uguaglianza in una nazione dove i diritti di alcuni sono iper-tutelati e diritti di altri completamente dimenticati? E soprattutto: c’è uguaglianza in una nazione dove una generazione, che non potrà permettersi le pensioni dei propri padri (e delle proprie madri), dei propri nonni (e delle proprie nonne), possibili solo grazie a politiche del debito assurde e sconsiderate, debba oggi ritrovarsi non solo a pagare quel debito, che danneggia l’economia del nostro paese e non permette di creare nuovo lavoro, ma debba anche ritrovarsi senza lavoro per colpa di esso? Siamo in un paese dove c’è uguaglianza?

Io chiedo al sindacato, ai sindacati: perché non si può accettare un mercato del lavoro più flessibile, in cui, é vero, sarebbe più facile essere licenziati, ma in cui sarebbe molto più facile essere assunti? Un mercato del lavoro in cui il precariato, nella forma umiliante in cui lo conosciamo, avrebbe finalmente fine? Perché io faccio notare che un mercato del lavoro più flessibile, accompagnato da un sussidio di disoccupazione sul modello belga, per esempio, non è sono europeo (in Europa è ovunque più flessibile che da noi e anche la Bce ci chiede di adattarci a questi standard), ma vuol dire anche scommettere su sé stessi e vuol dire tornare a far girare l’economia. Un mercato del lavoro più flessibile, poi, vuol dire premiare il merito: soprattutto per il sud è una grande opportunità.

Il posto fisso, noi under30, non ce l’avremo mai. Possiamo lamentarci oppure possiamo accettare che il mondo è cambiato e adattarci di conseguenza. Io scelgo di adattarmi; voglio competere con i miei coetanei per il posto che penso di meritare, per cui è mio diritto competere (ed è compito dello stato garantirmi il diritto di studio, per esempio, che mi permetta di poter competere per un determinato posto di lavoro), ma che non è mio diritto avere se c’è uno più bravo di me.

Quindi, chiedo al sindacato e a una parte di sinistra: oggi c’è uguaglianza tra giovani e meno giovani? Queste due categorie hanno gli stessi diritti e le stesse opportunità? Sono ugualmente tutelate e rappresentate?

E ancora, per quale motivo al mondo un giovane oggi dovrebbe non volere un mercato del lavoro più flessibile (visto che con un mercato del lavoro rigido lavoro non ne trova)? Per solidarietà e per osservanza dei prisci mores?

Noi giovani non vogliamo togliere il lavoro a chi è più anziano di noi, vorremmo solamente avere un lavoro, pure noi. Il sindacato si è sempre schierato, storicamente, con le classi più deboli. Si faccia un esame di coscienza e ci dica se è così anche oggi.

E la finiscono di dire che la nostra è solo una questione e una battaglia anagrafica: la nostra e una battaglia di merito e uguaglianza, due cose che in Italia non ci sono mai state e che vorremmo iniziare ad avere pure qui.


Argomentazioni pro-flexsecurity

giugno 18, 2011

Bravo Ivan. Anzi bravissimo. Il pezzo per il Post di Ivan Scalfarotto sul perché abbia deciso di firmare la petizione di Pietro Ichino “Per dare Valore al Lavoro” e` veramente ottimo.

Ivan spiega con parole semplici, in maniera garbata, ma efficace perché oggi norme a favore di una maggiore flessibilità nel nostro mercato del lavoro non sono più qualcosa che possiamo permetterci di rimandare.

È un approccio che scoraggia gli investimenti dall’estero perché i costi – non solo economici ma anche organizzativi – di una ristrutturazione spaventano quelle aziende che lavorano su molti paesi e che sono abituate a pianificare sia per i tempi buoni che per quelli cattivi. Quando decidono di investire in Italia, già al primo stadio del progetto, il fatto di non poter prevedere i costi e i tempi di una ristrutturazione e di accantonare eventualmente i relativi fondi blocca il progetto per intero. Nella mia esperienza ho vissuto, verso il 2000, la creazione di un grosso “hub” europeo da un migliaio di posti di lavoro che poi fu creato a Barcellona, e ricordo bene che l’ipotesi di farlo a Milano fu depennata tra le prime proprio per l’incapacità della sede italiana di avanzare alla casa madre delle realistiche ipotesi economico-organizzative in caso di contrazione del business. Il risultato fu che mille spagnoli trovarono lavoro (senza l’articolo 18, e ce l’hanno ancora) e mille milanesi rimasero evidentemente a casa.

Queste discussioni sono fondamentali: un dibattito interno su queste cose non e` più rimandabile. Da una parte abbiamo la visione economica di Stefano Fassina, lecita, ma a mio modo di vedere insostenibile nel lungo periodo e soprattutto, ancora una volta, penalizzante per i giovani, che, comunque, nel modello di mercato del lavoro proposto da questa segreteria del PD, al di la` delle dichiarazioni di facciata, sono ampiamente svantaggiati rispetto ai lavoratori “più grandi”. Dall’altra le posizioni di Ichino, sostenute da Scalfarotto, Veltroni, Chiamparino e tanti tanti giovani che vorrebbero meno ideologia e approcci più concreti alla questione.

In ogni caso, questi congressi vanno fatti, Genova sta dimostrando che c’è grande voglia di parlare di queste cose, specie in un momento in cui il lavoro e` poco e si fa una grande fatica a conquistarlo e mantenerlo.

Quello che ancora manca e` un dibattito tra i grandi partiti europei di centrosinistra. Oggi non possiamo permetterci più di decidere da soli: anche qui, un maggiore europeismo non guasta. Forse esagero, ma mi piacerebbe, davvero, che questo partito si facesse promotore di un congresso continentale sul lavoro e i suoi problemi. Perché, come dice Ivan, finché avremo leggi che regolamentano il mercato del lavoro diverse da paese a paese, avremo sempre lavoratori favoriti su altri solo per il loro passaporto. Questo falsa la concorrenza, non e` democratico e non e` europeo.


Se ne parla poco

giugno 17, 2011

Se ne parla poco, ma conta eccome: l’assemblea nazionale del PD a Genova sulle tematiche del lavoro.

L’ho detto molte volte, il PD e` un partito con tante anime, che, sulla maggior parte delle questioni, possono convivere: si possono trovare sintesi, si può venirsi incontro. Sul lavoro e in economia, pero`, non si può, perché da li` parte tutto, perché poi hai voglia a fare le riforme (come voterebbe oggi il PD sulla flexsecurity?). Perché Fassina ed Ichino non possono venirsi incontro, sono due modi, leciti entrambi, di vedere il mondo.

Il PD deve scegliere e, qui, ci si augura che si scelga il giuslavorista Pietro Ichino.


A proposito di…

aprile 12, 2011

Tommaso Nannicini, professore di economia in Bocconi (quindi e` UN ECONOMISTA), scrive su “Qualcosa di Riformista”, dicendo alcune delle cose che ho scritto ieri in merito ai comportamenti un po’ illiberali (per non usare altri termini) di una certa sinistra e sostenendo tesi sul mercato del lavoro che mi piacciono assai.

Lo faccio notare perché QdR non e` un blog/giornale “di destra”, lo faccio notare a chi dice che certe posizioni anche tra i riformisti, anche tra i progressisti, anche tra i democratici, possono esistere tranquillamente.

Quindi, eccetto l’eccessiva critica a Civati (inopportuna per i riferimenti alla “rottamazione”), che sul tema ha idee diverse dalle mie (ma non e` un problema) mi sento in dovere di sottoscrivere totalmente queste parole.

Il responsabile economia del Pd Fassina non è stato da meno sul suo blog e sull’ Unità , scagliandosi contro un “paradigma culturale sbagliato e subalterno”. Su Left Wing, Massimo D’Antoni ha bollato la proposta come “di destra”, perché, a quanto pare, quelli di sinistra sanno bene che ” i diritti tendono a crescere in modo solidale, che in qualche modo tutela chiama tutela, che essi traggono forza dalla loro indivisibilità e dal fatto di essere applicati in modo quanto più possibile esteso e uniforme”. Di questi attacchi, pur nella loro diversità, colpiscono due elementi. Primo: il tono liquidatorio e ostile. Come ci insegna Toqueville, l’arma di ogni dispotismo culturale è semplice: non la pensi come me? Ebbene, da oggi, tu sei “straniero tra noi”. Sei di destra all’interno della comunità della sinistra (versione Left Wing). Oppure, sei un “fuoriuscito” o uno in procinto “di fuoriuscire” (versione Prossima Fermata Italia). Peccato che l’eccesso di zelo di alcuni non si limiti a voler epurare i riformisti, ma finisca per epurare una bella fetta di elettori del Pd (passati o potenziali).

Poi fa una proposta che mi sento in dovere di riproporre:

Sarebbe bello se, un po’ come avviene con i referendum dei cantoni svizzeri, il Pd convocasse subito un congresso tematico su lavoro e welfare. A quel punto, tutti i dirigenti del Pd dovrebbero dire da che parte stanno rispetto a piattaforme alternative. Veltroni in qualche modo ha già scelto, iscrivendo le proposte Ichino nell’impianto del Lingotto. Bersani, Letta, Franceschini e Zingaretti che cosa pensano del lodo Fassina e del suo impianto culturale? E Renzi cosa pensa delle posizioni del sito dei rottamatori? Vi prego: dite qualcosa. Anche non di riformista, ma qualcosa. L’Italia ha un disperato bisogno di politica.

 


Sulla Fiat che andrebbe a Detroit

febbraio 8, 2011

Ho commentato cosi` questo post di Pippo Civati perché in questo periodo il tempo per scrivere post ad hoc e` poco (faccio notare per altro che la discussione che ne e` scaturita e piuttosto interessante e, diversamente da quanto spesso capita sui blog, pacata, senza insulti, ma solo un confronto tra persone con diversi punti di vista):

Quando la finiremo di commentare nel merito le scelte strategiche delle imprese italiane? il compito della politica e` creare le condizioni perche` queste rimangano da noi, se marchionne e tante altre imprese vogliono spostare la governance altrove non e` che forse dovremmo farci tutti un esame di coscienza per capire cosa non va in Italia? Perche` andare in america non e` certo una scelta dettata dall’esigenza di abbassare i costi o di impiegare manodpoera a prezzi piu` bassi, e` molto di piu`: un manager che decide di spostare la governance altrove (perche` di quello stiamo parlando non di spostamento di produzione, ma di governance) lo fa perche` vede che altrove ci sono maggiore potenzialita` per la propria impresa e che nel luogo attuale non ci sono le condizioni per crescere e fare bene a lungo termine.

La fiat che sposterebbe (sono poi solo indiscrezioni in fin dei conti) la governance a detroit e` un segnale molto chiaro: l’Italia, i suoi politici, i suoi sindacati, il suo immobilismo, l’incapacita` di affrontare i grossi problemi strutturali del nostro paese impediscono alle imprese di rendere come potrebbero e, continuando cosi`, non si puo` biasimare i tanti altri che sceglieranno di abbandonare il paese, seguendo la fiat.

Non si puo` incolpare l’amministratore delegato di un’impresa se sceglie di fare il bene dei propri azionisti, e` il suo mestiere. Chi ha colpe sono i politici, questo governo in particolare che non fa nulla per sistemare i problemi del paese e far ripartire l’economia, e tutti i governi dal dopoguerra ad oggi che non hanno mai fatto le riforme che avrebbero permesso all’italia di essere in una posizione migliore oggi, oltre ai sindacati italiani, lobby antimeritocratiche ed ottocentesche, piene di cialtroni ciechi e incapaci di guardare allo scenario economico mondiale.

Quando si diceva di dare un occhio a quello che succedva nel mondo era proprio per questo, perche` noi a furia di pensare alle “figure che facciamo all’estero”, non ci rendiamo conto che all’estero non ci caga nessuno perche` siamo un paese di cialtroni, governato da papponi e puttane, un paese in cui l’impresa fa una fatica bestia a proliferare (e non esiste praticamente in tutto il sud), in cui gli stranieri non hanno mai praticamente investito e in cui si preferisce sistemare i problemi mettendo le persone a libro paga degli enti locali, come la regione sicilia, che, come pippo fece notare, ha appena assunto 10.000 persone, pensando che questo sia un rimedio contro la disoccupazione. Questa mancanza di reponsabilita` collettiva, prima o poi la pageremo: oggi l’Italia e` piu` vicina alla grecia di quanto lo sia alla Germania.

Risponendo al commento di prima [ndr uno dei commenti prima del mio]: si e` proprio il riformismo che e` mancato all’Italia, e` proprio la modernita` che ci manca e` proprio un sindacato europeo diveso dall fiom (della cisl non parlo neanche cioe` sono imbarazzanti), di un partito liberalsocialista (non liberaldemocratico, rosselli docet) e di un progetto per il paese come era quello che veltroni propose nel 2008, ma che e` fallito miseramente per colpa di TUTTI.

Sacconi mandiamolo pure a detroit, ma fate attenzione, le decisioni di marchionne sono una conseguenza dello stato pietoso in cui versa questo paese non la causa dei suoi mali. Io non sto con Marchionne, ma lo capisco in quanto ad di un’impresa che si confronta con un mercato globale e che dall’italia fatica ad avere successo. Se l’Italia avesse un tasso di crescita del 3,5%, un debito pubblico piu` basso, una disoccupazione giovanile minore di 25 punti percentuali, scuole di eccellenza, un numero di precari molto piu` bassom un governo solido e (ma solo come ultima cosa) un’immagine solida all’estero, Marchionne non avrebbe nessun motivo per andare a Detroit (se e` vero poi che va a Detroit).

Dare la colpa a Marchionne e` come incolpare il cliente che compra la frutta da un altro fruttivendolo, dopo che il primo gli ha rifilato roba marcia per anni. (E i prestiti dello stato alla fiat, sono roba del passato, non dovevano essergli concessi, ma non si puo` cambiare la storia).


Le cose stanno proprio cosi`

gennaio 3, 2011

Lettera43 intervista Manghi, direttore del Centro studi della Cisl nazionale prima per il Mezzogiorno e poi a Firenze ed ex-consigliere del governo Prodi, circa gli accordi di Pomigliano e Mirafiori e lo scandalosamente fazioso e inutilmente ideologico atteggiamento della Fiom. (La Camusso, finalmente, ha preso un minimo le distanze).

Comunque, io la penso come lui. Penso che finalmente nel PD anche gente come Chiamparino e Fassino ha avuto il coraggio di guardare avanti e non indietro, in quanto si e` capito che la priorita` e` salvare i posti di lavoro, la filiera e la produzione di automobili in Italia, poi possiamo fare i teorizzatori dei rapporti industriali. Penso che su molti temi abbia ragione Marchionne, quando dice ci vogliono nuovi rapporti rapporti aziendali, che il mondo e` cambiato, che in Italia siamo fermi a 30 anni fa e che gli stabilimenti debbano essere piu` efficienti (anche se a Mirafiori, sul tema della rappresentanza sindacale poteva essere meno intransigente), comunque gli vanno sempre riconosciuti i meriti di aver salvato un’impresa come Fiat dal fallimento. Penso anche, che la Fiom sia irresponsabile e che la debba smettere di fare politica e iniziare a fare il sindacato (con le responsabilità che fare il sindacato comporta) .

Insomma Manghi dice un po’ quello che penso io.

Un’ultima cosa: io credo che quello del lavoro sia il tema più importante di tutti, il tema su cui si costruisce un’azione di governo, su cui si regge un paese. Lo faccio notare a tutti coloro che, oggi, teorizzano un’alleanza tra PD e Sel, portando come esempio le alleanze a livello comunale, regionale, provinciale dove si governa -sicuramente bene- insieme (non capendo, pero`, che amministrare un territorio -un comune, una provincia, una regione- e` molto piu` facile che governare una nazione intera, perché a Roma, governando, si fanno anche considerazioni politico-ideologiche, che nei territori hanno molta meno rilevanza, giustamente, anche perché le responsabilità sono differenti). Vendola ha usato parole fortissime, sostenendo al 100% le ragioni della Fiom. Nel PD, come ho fatto notare, mi pare che il pensiero dominante sia diverso, di sicuro non e` di incondizionato sostegno al landinismo dei metalmeccanici della cgil. Ora mi spiegate come caspita si può governare insieme il paese se mancano le intese sui temi nodali e centrali in un’azione di governo? Non metto in dubbio che con Vendola possiamo arrivare ad accordi su tante cose (energie rinnovabili, istruzione, persino la liberalizzazione di alcuni settori), ma se manca un accordo sulle politiche del lavoro non si può mettere in piedi un’alleanza di governo.

Quindi, ancora una volta e sempre: PD da solo e bipolarismo. (Altrimenti mi si spieghi nel concreto come si intendono affrontare certi temi).


Guarda li` quello sbarbatello

novembre 27, 2010

Bersani pubblica questa foto sulla sua fan-page su Facebook con il seguente commento:

“Il futuro è dei giovani e del lavoro” .

Allora io faccio notare le due o tre contraddizioni presenti in questa foto, che sono poi i nodi cruciali da risolvere per il futuro del centrosinistra italiano:

1. Bersani e` ad una manifestazione sindacale organizzata dalla CGIL, al fianco di Susanna Camusso. Bersani solo un mese fa aveva detto che il PD non doveva immischiarsi nelle manifestazioni sindacali (allora aveva ragione). Il segretario, dunque, mi pare un po’ confuso… non e` che il PD si sta limitando ad appiattirsi su posizioni conservatrici e insostenibili, quali quelle della CGIL?

2. Bersani parla dei giovani che sono il futuro. Nella foto il piu` giovane e` probabilmente Bersani (o Rosy Bindi, non si capisce, ma se e` lei la più giovane li porta male… ops, adesso potete accusarmi di maschilismo), in ogni caso se si vuole far qualcosa per i giovani forse i giovani vanno ascoltati e magari, dico magari, quando dicono qualcosa, potremmo non indicarli come poveri sbarbati che hanno a cuore solo il ricambio delle poltrone o come dei rottamatori senza programma? No, cosi`, per sapere. Anche perché la CGIL, caro Bersani, per i giovani non ha fatto proprio nulla: chi rappresenta il 30% degli under 30 disoccupati di questo paese (e ho detto 30% non 10% che già sarebbe tanto)? Tra l’altro del 70% di forza lavoro giovane occupata, la maggior parte e` precaria.

3. Il PD NON PUO` ESSERE IL BRACCIO POLITICO DELLA CGIL. Dobbiamo smetterla di credere che o si manifesta con la CGIL oppure il lavoro non e` un tema centrale nell’agenda del PD. Il lavoro puo` e deve essere centrale nell’agenda del PD anche senza appiattirsi sul conservatorismo del sindacato di Susanna Camusso. Potremmo iniziare (e ritorniamo al punto precedente) a sostenere la flexsecurity, per aiutare i giovani e lottare concretamente contro il precariato. Perche` la CGIl difende i diritti dei precari, ma non lotta abbastanza contro il precariato, che e` poi il male a monte. Facciamo che noi invece siamo il partito che e` contro il lavoro precario, per davvero? Facciamo che siamo il partito che farà passare la flexsecurity?  Il PD deve lottare per una società più flessibile, più mobile, il PD deve battersi per un vero e proprio sussidio di disoccupazione sul modello belga e soprattutto avere posizioni proprie ed essere chiaro. Il PD con Veltroni segretario sosteneva la flexsecurity, quello di Bersani? Boh. Quindi, il PD deve sconfiggere i vecchi tabu` e i conservatorismi che ci sono a sinistra e se questo vuol dire andare contro la CGIL, andremo anche contro la CGIL.

Bene, ora sono pronto a sentirmi dire che con il centrosinistra non ci azzecco nulla, che sono un berluschino e bla, bla, bla. Sentirmelo dire da gente che ha sempre perso, pero`, mi fa solo ridere.


Cambiamento! ma non cambiamo pero`…

ottobre 16, 2010

Fa sorridere sentire Guglielmo Epifani parlare di “cambiamento”, parola tanto cara ai riformisti e ai progressisti di questo paese, quanto ostile per i conservatori nostrani. Solo che tra i conservatori nostrani figurano benissimo la Cgil, sindacato/partito di cui Epifani e` segretario, e la FIOM.

Fa sorridere sentire Guglielmo Epifani parlare di “cambiamento”, perche` Epifani e` uno dei piu` fervidi oppositori di qualunque forma di cambiamento, specie nel mondo del diritto del lavoro e dei nuovi rapporti lavorativi. Lo dimostrano le critiche aprioristiche e novecentesche a qualsiasi dichiarazione (perfettamente coerente con il mondo che cambia) di Sergio Marchionne o chi per lui, ancora convinti, loro, che sia in corso una lotta di classe, quando in realta` non esiste piu` nulla di simile: esistono imprenditori che vorrebbero fare dell’Italia un paese davvero europeo, seguendo il modello tedesco, e sindacalisti che vivono in un mondo che non esiste piu`.

Fa sorridere sentire Guglielmo Epifani parlare di “cambiamento”, perche` Epifani boccia qualsiasi proposta di cambiamento reale, anche quelle intelligenti ed “Europee”, come il disegno legge di Pietro Ichino, la Flexsecurity, che vorrebbe un nuovo sistema di protezione della stabilita` del lavoro, garantendo contratti a tempo indeterminato per tutti da subito (tra le altre cose).

Fa sorridere sentire Guglielmo Epifani parlare di “cambiamento”, perche` la Cgil si e` dimenticata negli ultimi 20 anni (e forse piu`) di tutelare “il Cambiamento”, ovvero di proteggere e difendere i giovani, classe sociale che, per il sindacato di Epifani, proprio non esiste: esistono solo gli operai di Pomigliano, magari quelli attaccabrighe, loro si` che vanno difesi (quei quattro o cinque), esistono solo le proteste contro il “modello Pomigliano” (modello in verita` necessario per la sopravvivenza della produzione Fiat in Italia e quindi di tanti, tantissimi posti di lavoro); invece, per i trentenni, magari laureati, che sono ingiustamente disoccupati, mai una parola, mai una protesta, mai una volta che si scenda in piazza.

Fa sorridere tutto questo perche` c’e` ancora chi crede che Epifani dica cose “di sinistra” e che io, invece, dicendo cio` che dico, dico cose “di destra”. Ricordate: l’uguaglianza non esiste senza il merito. Fa anche sorridere, Epifani quando si sorprende, poi, se i colloqui con le istituzioni e con il governo (che a sua volta di colpe ne ha tante per la situazione schifosa in cui siamo) vanno avanti anche senza la Cgil. E` ovvio che sia cosi`, bisogna ragionare con chi ha la testa sulla spalle, non ha tabu` ed e` capace di fare scelte coraggiose per il nostro futuro. Per ora la Cisl si e` dimostrata piu` capace di essere “quel” sindacato.

Epifani, il leader di un grande partito (altro che sindacato) e` il piu` forte leader conservatore del nostro paese, eppure nessuno lo nota; andrebbe tutto bene se perlomeno non si permettesse di parlare di cambiamento: allora, non solo fa sorridere, Epifani fa proprio ridere.


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