Passera, non smentirci

febbraio 2, 2012

Da quando Mario Monti è Presidente del Consiglio ed è caduto il precedente governo ho cercato di parlare il meno possibile di quello che stava facendo perché in occasioni come queste è meglio astenersi e formulare un giudizio quando si hanno gli elementi per farlo e dopo che si è dato il tempo a chi è arrivato di prendere dei provvedimenti e agire (nessuno ha la bacchetta magica). Inoltre, sono convinto che la situazione fosse troppo critica per fare i pignoli su alcune cose.

Ora la situazione rimane grave, ma è meno grave di quando lo spread toccava per la prima volta quota 500 punti e ad affrontare la crisi c’era un governo di inetti. Ora, poi, un po’ di tempo è passato e su qualcosa si può anche iniziare fare i pignoli, che è poi quello che mi riesce meglio.

Premetto che sono molto soddisfatto di quello che sta facendo questo governo complessivamente e che i suoi membri, che con il tempo stiamo imparando a conoscere, mi sembrano persone per bene, brave e preparate. Soprattutto mi sembrano persone in buona fede.

Il punto è che proprio per questo sarebbe il caso di evitare di mettersi in situazioni che possono essere equivocate. Per esempio, per quanto io stimi il Ministro Profumo e per quanto fossero anni che all’istruzione non andava un cretino o una cretina (a destra e a sinistra), ma anzi una persona preparata, stimata e stimabile, ritengo che sia equivocabile il suo non voler lasciare la presidenza del Cnr, presidenza che aveva ottenuto poco prima di diventare ministro. L’incompatibilità tra i ruoli esiste non solo per una questione di trasparenza (il controllato e il controllante non dovrebbero poter coincidere) ma anche per vincoli di legge. Profumo sarà un gran ministro e avrà tutto il tempo di tornare alla presidenza del Cnr, dove sarebbe una boccata di aria fresca, finito il suo mandato. Ora, scelga una delle due cariche.

CORREZIONE: Mi avvisano che il Ministro Profumo si è dimesso due giorni fa, chiedo scusa e complimenti al Ministro. Qui la notizia.

E poi passiamo a ciò che mi ha spinto a scrivere questo post, ovvero un atteggiamento equivocabile, appunto, del super-Ministro Corrado Passera. Passera è stato fino ad adesso molto corretto: ha ceduto, per una questione di trasparenza le sue azioni in Banca Intesa e si sta spendendo, almeno questo è un mio parere, con dedizione e buona volontà per lo sviluppo del paese. Insomma, Passera, che è pure tra i pochi a non aver escluso un futuro in politica (e sarebbe nel centrodestra), quando la parentesi di questi mesi sarà conclusa, a mio parere sta agendo in maniera efficiente, trasparente e con buoni propositi.

Ecco proprio per questi motivi credo che debba dare delle spiegazioni, come ha fatto fino ad adesso, su questo fatto:

Poche settimane fa il Ministro Corrado Passera ha spiegato in Parlamento che non poteva essere accordato alla Singapore Airlines il permesso di far proseguire verso New York JFK il volo che tutti giorni arriva a Malpensa da Singapore, perché osterebbero le norme europee.

Eppure Linkiesta ha scoperto che:

Qualcuno che aveva dubbi sulla risposta, però, parrebbe essersi premurato di svolgere al posto del Ministero quest’incombenza, ottenendo dalla UE una risposta veloce e non ambigua: il Governo italiano può decidere in piena autonomia, senza bisogno di permessi da Bruxelles.

(Leggi il resto dell’articolo qui).
Ora, abbiamo parlato di liberalizzazioni in vari settori. Questo (quello aereo) è un settore dove, più di altri,  la concorrenza ha portato, nel concreto e nella vita di tutti noi, vantaggi economici notevoli e tangibili. Riconosco che su questa tratta in particolare potrebbe esserci un interesse personale di chi scrive, tuttavia è anche una questione di principio. I maliziosi iniziano, infatti, a porsi delle domande: “ma Passera non era l’advisor del salvataggio di Alitalia?” Pare di si. “Chi ha il quasi-monopolio sulla tratta Milano-JFK?” Alitalia e i suoi partner stretti. Ora io non credo che Passera abbia risposto in malafede, non credo che si stia cercando di difendere un quasi-monopolio nazionale (e non di stato attenzione) e neanche interessi personali del Ministro, tuttavia, giusto solo per smentire i maliziosi, sarebbe il caso di concedere a questo (e altri voli simili) un permesso per imbarcare nuovi passeggeri, come, peraltro, succede in altri capitali europee. A maggior ragione con la situazione attuale di Malpensa (Formigoni, svegliati, se esisti, e attivati) che ormai, quando ci arrivi, sembra una città deserta del far-west.
Quindi ricapitoliamo: la concorrenza abbasserebbe i prezzi sulla tratta, Malpensa aumenterebbe traffico e prestigio, ci sarebbe più lavoro. What’s not to like?
Ministro, non smentisca noi che crediamo nella sua buona fede e nel suo interesse per lo sviluppo: conceda questo e altri permessi e facciamola finita. #liberalizIT.

Urgono spiegazioni

gennaio 21, 2012
Qualcuno spieghi all’avvocato che quando avrà bisogno di un taxi, lo troverà, perché ci saranno più licenze. Qualcuno spieghi al farmacista, che quando dovrà comprare casa, non dovrà pagare una tariffa minima al notaio. Qualcuno spieghi al tassista, che quando avrà finito il turno delle 11 potrà andare in farmacia e comprare quel farmaco che e` finito e il figlio ha l’influenza.
Qualcuno spieghi agli italiani, che l’interesse di pochi non e` l’interesse di tutti. E che l’interesse di tutti e` anche il loro. #liberalizIT

#liberalizIT

gennaio 11, 2012

Diffondiamo questo nuovo hashtag su Twitter. Perché l’Italia ha bisogno di liberalizzazioni, perché liberalizzare è di sinistra, perché vuol dire tutelare gli interessi di tutti contro gli interessi particolari di pochi.

Bisogna liberalizzare in Italia, perché la tracotanza di certe categorie non è più accettabile, perché  le file fuori dall’aeroporto da noi non ci sono perché c’è troppa gente che atterra, ma perché ci sono pochi taxi. Bisogna liberalizzare, perché pagare meno la benzina e l’energia è meglio che pagarla di più. Perché permettere a tutti di ricevere una consulenza legale senza dover pagare una tariffa minima dovrebbe essere un sacrosanto diritto. Bisogna liberalizzare perché solo da noi i farmaci costano di più e le farmacie sono poche (e aperte poco). Bisogna liberalizzare, perché un paese libero è un paese che se uno vuole tagliarsi i capelli alle 23:00 deve poterlo fare e, soprattutto, se uno vuole tagliarti i capelli alle 23:00 deve essere libero di farlo. Bisogna liberalizzare perché non è possibile nè accettabile che per scrivere su un giornale uno debba ottenere una licenza.

Insomma, bisogna liberalizzare perché è giusto. E perché conviene. A tutti. All’Italia.

#liberalizIT (oggi o mai più)


Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


Referenda: come la vedo.

giugno 10, 2011

Avviso: il post e` lungo. Questo perché l’argomento richiede un post lungo, come hanno richiesto tanto tempo le decisioni che ho preso.

Vorrei aprire questo post con un commento sullo strumento del referendum in generale e devo dire che sul tema mi trovo molto d’accordo con Francesco Costa. Io credo molto fermamente che il referendum possa essere uno strumento utile e che ci sono situazioni in cui la democrazia diretta abbia senso, penso al referendum sull’aborto o a quello sul divorzio. Quelli sono referendum che hanno senso, in cui i cittadini fanno un voto di opinione, che non richiede conoscenze specifiche da acquisire, ma rappresenta il sentire di ogni persona. Si tratta, quindi, di un voto in cui la discussione non e` su questioni tecniche, come invece sono i quesiti su cui siamo chiamati a votare questo week-end. Questi, infatti, per quanto qualcuno voglia farci credere diversamente, non mettono in ballo “questioni ideologiche” o “grandi valori”, ma solo questioni “puramente tecniche”, che richiedono competenze specifiche, che, nel caso dell’acqua possono essere acquisite “studiando” ed informandosi, mentre nel caso del nucleare, a mio parere, vanno oltre le possibilità della maggioranza degli italiani, me compreso (non perché siamo scemi, ma perché siamo ignoranti) . Esprimere un voto consapevole in questi quesiti, quindi, e` molto più difficile di quanto appaia ed e` per questo ritengo che le tematiche proposte, non siano tematiche “da referendum”, non si può pretendere che i cittadini siano competenti in energia nucleare ed e` da irresponsabile lasciare decisioni di questo tipo ad incompetenti. Credo che la politica, ovvero i nostri rappresentanti, si debbano assumere la responsabilità di decidere su queste cose (dopo aver ascoltato i pareri tecnici) e assumersi le responsabilità delle scelte prese. Insomma, il referendum e` un bello strumento, ma non si può abusarne.

Detto questo entro nel merito dei quesiti. Premetto che mi sono trovato di fronte a tre scelte: la prima e` votare come vorrebbe il partito di cui sono iscritto, ovvero 4 si, senza pormi troppe domande. Sarebbe stata una presa di posizione lecita, ma l’ho esclusa perché ritengo che nei referendum si debba votare secondo la propria personale coscienza e nel merito di ciò che e` sulla scheda.

Avrei, inoltre, potuto votare per “dare un segnale”, insomma fare un voto politico contro il governo. Poi sempre perché ritengo che nei referendum si debba votare secondo la propria personale coscienza e nel merito di ciò che e` sulla scheda, ho pensato che fare degli errori in termini di servizi o politica energetica per punire Berlusconi sia una cosa da irresponsabili.

La terza possibilità era prendere i quesiti, leggerli e votare senza preconcetti o influenze politiche, ma solo e unicamente esprimere un voto su quello che si trova sulla scheda. Ho scelto questa, anche per la natura tecnica dei referendum.

Allora come voto?

SI al primo quesito sull’acqua, quello, detto volgarmente, in cui mi si chiede di abrogare il Ronchi (ne avevamo discusso qui).

Questo voto merita una spiegazione: sono diciamo in linea con quello hanno detto Francesco Costa e Pietro Ichino, gli unici due a cui ho sentito dire cose convincenti per il si. Gli altri pareri li ho trovati spesso superficiali oppure troppo di matrice ideologica, troppo poco nel merito oppure espressi senza le giuste conoscenze della materia in questione.

Cosa mi chiede infatti il quesito? Se desidero abrogare il decreto Ronchi, nel quale si propone la possibilità per i privati di entrare nella gestione dei servizi idrici o nelle gestioni di altre municipalizzate e non per mantenere l’acqua pubblica. L’acqua rimane pubblica in ogni caso, se mai e` la gestione degli acquedotti a poter essere privata, cosa che ritengo sacrosanta. Il mio SI, infatti, non e` contro la gestione dei privati ai servizi idrici, ma al fatto che il decreto Ronchi non e` “completo”. Il Ronchi non chiarisce come devono essere fatti i bandi per assegnare ai privati i servizi, non prevede l’istituzione di una authority per controllare i prezzi e non obbliga in nessun modo il privato ad investire nelle reti idriche italiani, scadenti ed inefficienti, insomma si tratta della solita semi-privatizzazione all’italiana; memore del passato, preferisco abrogare la norma nella speranza che il prossimo governo ne faccia una migliore. Credo, allo stesso tempo, infatti, che con questi accorgimenti la gestione privata potrebbe essere una soluzione utile. Siccome, peraltro, ho scoperto una cosa che nessuno dei referendari “per l’acqua pubblica” dice, ovvero che se il Ronchi venisse abrogato il vuoto legislativo verrebbe colmato da alcune norme stabilite dall’Unione Europea che prevedono che i bandi per la gestione dei servizi idrici (e non solo) siano aperti anche ai privati (con regolamentazioni più rigide del Ronchi), abrogare mi va bene.

Voglio precisare un’ultima cosa. Voto SI anche se sono consapevole della strumentalizzazione che i gruppi per il Si farebbero del voto nel caso passasse. Questi usano argomentazioni berlusconiane e false per portare la gente a votare. Si dice che l’acqua diventerà un bene per pochi, che l’acqua verrà tolta sempre a chi non paga la “bolletta”, che i prezzi aumenteranno a dismisura e, infine, quella che mi piace di più che la gestione pubblica funziona. Niente di più fazioso. La gestione pubblica e` pessima in molti luoghi d’Italia, gli acquedotti sono vecchi e ci sono sprechi pazzeschi (si parla del 40% di acqua dispersa tra la fonte e il rubinetto), per non parlare del fatto che sono tutte gestioni in perdita (e non voglio neanche stare ad analizzare il perché). Il fatto che siano in perdita si ricollega all’altro fatto, quello che vorrebbe che se arrivassero i privati aumenterebbero i prezzi del bene. Può anche essere vero, ma non ci vedo nulla di male. Ricordiamoci che le gestioni in perdita vengono finanziate dal debito. Insomma lo stato si indebita per poter mandare avanti quelle gestioni: pensate che fare debito sia gratis? Pensate forse che il debito lo paghi qualcun altro? Nella migliore delle ipotesi lo paghiamo noi con le tasse, nella peggiore facciamo altro debito per finanziare il debito di prima. Quindi niente e` gratis e, come mi ha fatto presente un amico, troppo spesso lo stato in Italia “toglie risorse ai cittadini da una parte per poi ridargliele indirettamente da un’altra”. Not smart!

NO nel secondo quesito sull’acqua.

Chi investe lo fa per fare profitti e nessuno vive facendo beneficenza. Per i discorsi in lunga parte fatti già per il primo quesito voterò quindi No. Credo nel modello economico che abbiamo e credo che se un privato si accolla i rischi di un investimento (e i costi che questo comporta -ricordiamo che per raggiungere l’efficienza gli acquedotti vanno sistemati-) questi meriti il diritto alla remunerazione (se la sua gestione e` virtuosa, ovviamente, nessuno ti regala niente, in un senso e in un altro).

ANNULLATA la scheda del nucleare e lo dico da uno che non ha mai considerato l’astensione una grande soluzione: non scegliere non mi fa onore, ma preferisco non essere degno di onore che fare una cagata (detto poeticamente). Lascio a chi e` più intelligente di me il compito di indicarci la retta via.

Detto questo voglio prendere parte alla votazione perché vorrei che si raggiungesse il quorum, essendo io assolutamente contrario al concetto di quorum (come dissi già qui).

Quindi, riprendendo il discorso fatto in apertura di post, annullo principalmente perche` non ho le competenze per fare altrimenti, perché, per esempio,  non so e non posso sapere se tra 5 anni la scienza troverà una forma di energia nucleare sicura e pulita; un SI bloccherebbe la ricerca e la possibilità di fare marcia indietro. Non voglio che una mia decisione ignorante influenzi la politica energetica di questo paese negli anni futuri (ragionamento che non ho fatto solo io, per fortuna ma anche Francesco Costa, per esempio).Non credo, pero`, sia il caso di votare NO, proprio per gli stessi motivi: perche` non so se il nucleare e` davvero sicuro, perché non so come intendono smaltire le scorie, perché questa classe dirigente non sa far funzionare neanche le poste e perché il nucleare costa davvero tanti soldi in un momento in cui forse e` meglio spenderli per altro. Chi sostiene che il NO e` una soluzione intelligente perché le “energie rinnovabili non saranno disponibili nel prossimo futuro”, dimenticano che il nucleare non sarà pronto, comunque, prima di 15/20 anni, tutto il tempo per poter trovare soluzioni alternative.
Non votare in questo quesito e` la scelta piu` responsabile che ritengo una persona possa fare oggi, perche` la presunzione che i cittadini possano decidere su questioni cosi` tecniche non e`, a mio modo di vedere, vera democrazia. La democrazia rappresentativa funziona in modo tale che io eleggo qualcuno per prendere decisioni che io non so prendere, non perché non voglio, ma perché non sono in condizione di farlo. Sul nucleare si sarebbe dovuto agire cosi`: si sarebbe dovuta istituire una task force di scienziati, fisici, ingegneri ed economisti e lasciar decidere chi ha le competenze per farlo, senza pregiudizi, pressioni e influenze politiche. Questi si sarebbero assunti la responsabilità della loro decisione, per poi presentarla alla nostra classe politica, che su essa, poi avrebbe dovuto votare in parlamento.Quindi, io non voto sul nucleare perché sono ignorante, perché non mi e` bastata una settimana in cui ho cercato di documentarmi per diventare un fisico nucleare e perché (come già detto) non credo che io, il mio panettiere, il barista, ma anche un laureato in filosofia o il genetista del San Raffaele dovremmo poter decidere sull’energia nucleare e sulla politica energetica di un paese, insomma che possiamo, noi ignoranti, decidere riguardo a cose di cui non conosciamo nulla. Questo e` un compito che spetta a tecnici e politici, ci sono per quello!
Preciso una cosa, tenendo presente che già fare il mio perché si raggiunga il quorum e` un bel favore a chi vota Si, io ad oggi, nella situazione in cui siamo adesso, sarei per non fare il nucleare. Ma il voto e` una cosa che ha conseguenze nel tempo, essere convinto che oggi non sia una soluzione adatta non basta a convincermi che non lo sia in assoluto.
NO nel quesito sul legittimo impedimento.

Il tema non mi appassiona, voto perché votare e` diritto e dovere e per la questione del quorum. Voto il No perché la norma non e` più quella voluta dal premier ma una sua “versione intelligente” stabilita dalla Corte Costituzionale. Chi sono io per pormi al di sopra della Corte in materia di giustizia? Nessuno. Peraltro, a Berlusconi questa norma cosi` com’è non interessa e penso che anche venisse abrogata non gli importerebbe nulla. Quindi non e` che votando SI si fa un dispetto al premier. Credo, infatti, che ora che e` il giudice a decidere se c’è o meno legittimo impedimento sia anche giusto che se il premier, un ministro (o chiunque in linea di principio) hanno davvero un impegno istituzionale, non cambi nulla al magistrato anticipare l’udienza di un giorno o posticiparla di un altro.

Conclusione

Spero che per queste posizioni Bersani non mi cacci. Queste posizioni non sono frutto di ragionamenti tra me e me, ma sono il risultato di due settimane in cui ho cercato di informarmi il più possibile ed ascoltare tutti coloro che avevano qualcosa da dire, tutte le idee e le opinioni che stavano dietro le intenzioni di voto delle persone con cui ho parlato. E` quindi evidente che altri avranno detto (prima di me) cose simili a quelle ivi scritte, se non li ho citati direttamente mi spiace, di alcuni ragionamenti non riesco a risalire alla persona che me li ha esposti. Voglio inoltre complimentarmi con tutti coloro che sono arrivati in fondo, non era facile, ma spero di essere stato il più chiaro e dettagliato possibile, di non aver lasciato ambiguità e nulla al caso.

Vi lascio con alcuni documenti interessanti sui referendum per chi ancora non avesse deciso:

http://www.pietroichino.it/?p=15095 http://www.pietroichino.it/?p=13932 http://www.pietroichino.it/?p=14999

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002313.html

http://www.ilpost.it/2011/06/03/guida-ai-referendum-abrogativi/2/

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/01/21/news/battaglia_acqua-11473779/

http://www.thepostinternazionale.it/

http://qdr.elog.it/2011/4/26/11_marattin.aspx

PS. Sui referendum a Milano 5 SI.


Adesso basta!

aprile 11, 2011

Inseguito alla lettera di Ichino, Montezemolo e Nicola Rossi, di domenica scorsa ho deciso di commentare questo post di Pippo Civati.

Pippo pare essere contrario alle proposte della triade, che, invece, a me piacciono da sempre (le proposte più che alcuni membri della stessa). La flexsecurity ideata dal senatore democratico Pietro Ichino e`, a mio modo di vedere, il futuro, l’unico possibile e sostenibile, per il mercato del lavoro di questo paese.

Mi rendo conto che nel mio partito la mia sia una posizione, al momento, minoritaria, questo pero` non mi dovrebbe impedire di proporla e non dovrebbe “far sentire in colpa”.

Mi spiego: nel Partito Democratico, se sei liberale vieni trattato da alcuni elettori del PD e da alcuni iscritti del PD, fondamentalmente a “pesci in faccia”. Ti diranno che non “sei di sinistra” (ma cosa vuol dire essere di sinistra nel 2011, non me lo sanno spiegare), ti diranno che “sei di destra”, che il PD “non e` il posto giusto per te”, poi arriveranno a dire “ma perché non te ne vai?” e poi proseguiranno su questa falsa riga, forse ti daranno anche del berlusconiano.

Questo perché io credo che il mercato del lavoro debba essere più flessibile di come e` adesso, perché credo sia necessario liberalizzare (a quanto pare lo credeva anche il segretario del PD, che da Ministro era liberale, ma oggi se ne e` dimenticato) oppure che sulla riforma della giustizia proposta dal centrodestra si possa ragionare (tipo sulla divisione delle carriere) oppure perché non necessariamente voterò 4 si convinti ai referendum. O per molti altri motivi.

Tutto questo mi ha stufato e la goccia che ha fatto traboccare il vaso e` stata una discussione nata proprio nei commenti a quel post di Civati. Un altro lettore ha usato esattamente questo metodo, ha agito proprio in quel modo.

Ora io non pretendo di avere ragione, non chiedo che tutti siano d’accordo con me, ma chiedo che non mi si venga a dire che io “non dovrei essere nel PD” se credo, per esempio, che la FIOM sia un sindacato che con la sua faziosità e le sue posizioni ideologiche danneggi il paese e i lavoratori. Anche perché (e poi lo vedrete) io con il post che ho scritto ho detto chiaramente che volevo semplicemente dialogare, confrontarmi, capire.

Per concludere vi dico come e` andata: ho scritto questo messagio, il 6, tra i commenti al post di Pippo, per verificare andatevelo a cercare qui. (Altrimenti e` copiato qui sotto -precisazione: se non avete voglia di leggerlo tutto non fatelo, il punto che voglio fare non e` ora sui contenuti di quello che dico, ma su un’altra cosa-). 

Lasciamo da parte la figura di LCdM, come dice Francesco e riflettiamo sul fatto che Ichino, per esempio, che e` un senatore del PD, ha idee economiche di un certo tipo. Idee economiche che a me, iscritto al PD, piacciono molto. Mi piace l’idea di un paese in cui il mercato del lavoro e` piu` flessibile, mi piace l’idea di un paese in cui si liberalizzi, in cui non esistano piu` le vere caste italiane (oltre a quella, banale, della politica), come farmacie e taxi, come gli ordini professionali.
Oggi in Italia bisogna fare delle scelte economiche precise e coraggiose, bisogna ridurre il debito pubblico, ridurre il deficit e gli sprechi e impegare le risorse in maniera intelligente e razionale. Bisogna capire che se oltre il 30% dei giovani sono disoccupati, le politiche che in italia regolano il mercato del lavoro funzionano poco e male. Se poi del 70% degli occupati, molti sono precari, si puo` dire che le politiche attuali funzionano pochissimo e malissimo.

Qual e` la soluzione? Perdere altri treni verso la modernizzazione dei nostri rapporti industriali, delle nostre politiche lavorative, della gestione del denaro messa in atto dallo stato, e quindi opporsi ad un mercato in cui e` piu` facile essere licenziati, ma anche molto piu` facile essere assunti, un mercato in cui i lavoratori sono tutelati da sussidi alla disoccupazione “scandinavi” (o belgi, o tedeschi), per “partito preso” e condizionamenti di natura ideologica?

Dobbiamo, sempre per partito preso, difendere il contratto nazionale, quando, per esempio, un’insegnante a catania vive bene con il suo stipendio, mentre a milano da sola, con due figli non ce la farebbe a tirare avanti? Oppure dobbiamo difendere per partito preso le posizioni di un sindacato come la cgil che e` piu` preoccupato a difendere le pensioni, che a tutelare il futuro del paese (i giovani, che poi sono coloro che le pensioni le pagano ad altri e forse non vedranno mai?). Gli stessi giovani che se non hanno lavoro non potranno pagarle le pensioni e… insomma avete capito che si tratta di un gatto che si morde la coda, e di un approccio cieco e fallimentare nel lungo periodo.

Non sarebbe il caso di discutere di queste cose, del ruolo dello Stato, come partito e come paese? Lo sarebbe. Il dramma del berlusconismo e` che ha ucciso ogni dibattito, ogni discussione che non sia su di lui e o legata a lui. E noi del PARTITO DEMOCRATICO NE SIAMO COMPLICI, con persone come Rosy Bindi che porpongono aventini, che preferiscono grida acritiche a discussioni serie.

Potrei andare avanti per altro tempo, molto a lungo, il discorso e` molto complicato. Ma concludo con due concetti:
1. A 19 anni la prospettiva di un mercato “stile anni ’70″, in cui entro a lavorare in qualsiasi posto a 25 anni e ci esco a 60 per poi godermi una lauta pensione, mi piacerebbe molto, la garanzia del posto fisso sarebbe meravigliosa, ma e` utopica e non ce la possiamo piu` permettere. Questo non e` argomento di dibattito, purtroppo, e` un fatto.
2. Nel PD ci sono posizione come le mie e quelle di Ichino, oppure come quelle di Fassina e mi pare di capire anche Pippo e Bersani, altrettanto rispettabili, che capisco, ma non condicido, perche` diametralmente opposte. Come la mettiamo? Cioe` come risolviamo questo problema. “Il Problema” del PD a mio modo di vedere.
Una sintesi tra molte cose si puo` trovare ma tra un’idea di mercato liberista (o liberalsocialista) e una invece tipicamente socialdemocratica, come si fa a trovare una sintesi?

Mi piacerebbe molto che Pippo rispondesse a questa mia sollecitazione, che nasce senza spirito polemico, lo voglio sottolineare, ma proprio “per capire”.

un saluto,
Elia Nigris

A questo punto, se avete voglia leggete il dibattito proprio dai commenti sul blog di Civati, altrimenti vi faccio un breve riassunto. Io ho provato ad argomentare, il soggetto in questione ha risposto con arroganza non solo a me, ma anche ad altri che sostengono idee simili alle mia, suggerendo più volte ad Ichino e quelli che la pensano come lui di cambiare partito, che Ichino non capisce niente di economia perché e` un giuslavorista, che lui (e Fassina) sono detentori della verità assoluta della sinistra e custodi di una sorta di ortodossia.

Io poi ho smesso di rispondere, per poi decidermi a scrivere questo messaggio “finale”: (Ganon e` il soggetto in questione).

Prima legge del partito democratico secondo Ganon: “esiste una solo ortodossia della sinistra, Ganon ne e` profeta e in quanto tale ha sempre ragione e chi la pensa diversamente non e` di sinistra”

Seconda legge del partito democratico secondo Ganon: “chi la pensa diversamente da Ganon/Fassina, non merita di essere nel partito democratico e deve iscriversi in un partito di destra”.

Terza legge del partito democratico secondo Ganon: “i giuslavoristi non sanno nulla di economia, anche se il mercato del lavoro e` fondamentale per capire il sistema macroeconomico”.

Quarta legge del partito democratico secondo Ganon: “se sei liberale nel pd non c’e` posto per te.”

Quinta legge del partito democratico secondo Ganon: “se la pensi diversamente dalla cgil nel pd non c’e` posto con te, sei uno sporco capitalista che pensa solo al profitto e vuole ridurre il lavoratore a una macchina”.

Sesta legge del partito democratico secondo Ganon: “Ganon ha sempre ragione, perche` ha studiato alla bocconi; se anche tu hai studiato alla bocconi ma non sei Ganon, non vale”.

Settima legge del partito democratico secondo Ganon: “Se hai lavorato al FMI, se l’unico che puo` parlare di economia… nel mondo”.

Ottava legge del partito democratico secondo Ganon: “la flessibilita` porta i cattivi capitalisti del mondo a sfruttare i lavoratori come fossero bestie da soma”.

Nona legge del partito democratico secondo Ganon: “Ichino, che di economia non puo` capire nulla per le leggi di prima, e` “messo li`” da Goldman Sachs, dalla lobby ebraica e dai repubblicani del texas, per distruggere il PD dall’interno”.

Decima legge del partito democratico secondo Ganon: “non esiste altra sinistra al di fuori di me”.

Mi spiace ma non ho resistito, io ho provato a fare un ragionamento serio, all’inizio, scrivendo in fondo a chiare lettere che non pretendevo di avere ragione o di voler inclulcare la mia idea in testa a qualcuno, ma volevo semplicemente confrontarmi con persone che la pensavano come me o diversamente da me su questioni molto, molto importanti.
Tu, Ganon, hai avuto l’arroganza di volerti imporre come detentore unico della verita`, questo e` un atteggiamento molto poco democratico.
Io ho quasi 20 anni, studio economia nella stessa universita` dove dici di esserti laureato tu e sono un fiero iscritto al PD da sempre. Mi sono avvicinato al PD da subito, all’eta` di sedici anni e mi OFFENDE, sentire che qualcuno si senta in diritto di dire quali siano i requisiti per essere “democratico”. Il tuo, per capirci, e` lo stesso atteggiamento che avevano i Gasparri, i La Russa, i Cicchitto, nei confronti di chi nel PdL aveva idee diverse da loro. Solo che la differenza tra me e la gente di FLi e` che io non me ne andro`. Io credo nel PD, dedico tempo al MIO PARTITO e pretendo rispetto per le mie posizioni. E` sempre la solita storia, da liberale del PD devo sentirmi sempre dire che non sono di sinistra, che devo andare a dire certe cose altrove, che se la penso come ichino allora sono di destra, che se ho idee diverse da quelle di alcuni altri membri del partito, me ne devo andare. Ma quando mai?

Le dieci leggi sono esattamete paradigma di come pensano alcuni elettori ed iscirtti del pd, che lottano per la democrazia (che vogliono aventini a destra e a manca) e non si rendono conto di essere poco democratici nei confronti di chi ha idee diverse.

Per fortuna nel PD non sono tutti cosi`, per fortuna ci sono persone (non poche) che la pensano come me e persone che non la pensano come me che non hanno la presuzione di “possedere la verita`”, di essere “profeti della sinistra alaGadLerner”.

Ganon, hai toppato, chiedi scusa e poi torniamo a discutere civilmente di questioni “nel merito” delle cose.

Ciao.

Ecco tutto, potrei avervi annoiato e so che questa e` una “magagna personale”. Ma e` da tempo che sento di dover dire queste cose, di evidenziare come il Partito Democratico sia popolato anche, fondamentalmente, da antidemocratici ottusi e condizionati da vecchi tabù. Io sono sempre stato della filosofia che “i panni sporchi vadano lavati in casa propria”. Ma forse ora e` il caso di farci sentire un po’ anche noi, liberali, anzi liberalsocialisti, del PD, dicendo queste cose non come Di Pietro ad Annozero, ma civilmente, come sempre.

Scusate ancora.


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