Si ma anche voi, svegliatevi un attimo

settembre 6, 2011

Luca Sofri ha scritto questo post dicendo una cosa a cui avevo pensato anche io quando ho letto che il Corriere non sarebbe uscito oggi per via dello sciopero.

De Bortoli, il direttore, ha scritto che la colpa sarebbe di Susanna Camusso che, di persona personalmente, ha deciso che oggi, il Corriere non sarebbe dovuto uscire, cosa che, invece, non e` accaduta per altri quotidiani. Questo perché il Corriere non e` stato tenero nei confronti della Cgil in passato (molto democratica come cosa, peraltro).

Quindi il Corriere oggi non c’è stato, perché  tecnicamente parlando la tipografia non avrebbe stampato il giornale.

De Bortoli, pero`, oggi ha perso un’occasione. Oggi avrebbe dovuto fare il giornale lo stesso e avrebbe dovuto rendere libera e gratuita la copia pdf integrale del giornale sul sito del Corriere. Sarebbe stato un segnale forte per tutto il mondo dell’editoria italiana e sarebbe anche stato un modo per dimostrare a chi usa il ricatto per ottenere quello che vuole (sono gli stessi che poi mettono le foto profilo su fb contro la legge bavaglio), che il Corriere della Sera non si fa sottomettere da nessuno.

Invece e` stata un’occasione persa. L’ennesima, in questo paese.


Viva il grigio

luglio 7, 2011

Ne avevo parlato qui, forse troppo frettolosamente. Nel senso, credo ancora che una legge che impedisce sconti superiori al 15% sul prezzo dei libri sia assurda, credo ancora che il paese sia oppresso da rigurgiti corporativisti, ma credo che comunque anche in questo caso sia necessario cercare di capire anche i pro di una legge simile (e qualcosa lo si può trovare in effetti).

Comunque, Luca Sofri ha scritto il parere più interessante in circolazione sul tema.


Umano, quasi umano

giugno 20, 2011

Ecco qui, la più bella intervista letta finora fatta a Massimo D’Alema. Luca Sofri, infatti, intervista l’uomo più controverso della sinistra italiana e lo fa benissimo. Quindi, indipendentemente dall’opinione che avete di lui, leggetela, che comunque troverete cose interessanti e perché comunque D’Alema, cose banali, non le dice mai.

Posso fare un suggerimento? Una chiacchierata simile con Veltroni, non per qualche perversa idea parcondicio eh, ma perché verrebbe bene.

 

 


Come a Grant Park

maggio 31, 2011

Sorvoliamo il fatto che dal palco hanno suonato la musica dell’Internazionale, sorvoliamo il fatto che le bandiere di Rifondazione erano davvero troppe, sorvoliamo il pirla con la bandiera della DDR, ieri in Piazza del Duomo si respirava davvero una bella atmosfera. Davvero bella.

E checché se ne dica, quella che si respirava era aria di cambiamento, un cambiamento “intergenerazionale”, un cambiamento al quale abbiamo contribuito tutti con gli stessi meriti: noi giovani, sia quelli un po’ annoiati dalle tradizioni della sinistra e lontani dalla cultura sessantottina (tipo me) sia quelli che ancora mettono le magliette del Che e giocano a fare i rivoluzionari anticonformisti, ma anche la generazione dei trenta-quarantenni e poi tutte le altre, compresa quella dei sessantenni di cui parla Luca.

Ecco, sarà che sono giovane, sarà pure anche che di vittorie ultimamente ne ho viste poche, sarà pure che sono uno dei pochi che ancora oggi non si vergogna di dire che Obama, per noi, dovrebbe essere un modello, ma io quest’atmosfera di Piazza del Duomo, in cui c’eravamo tutti, nonostante le differenze (anche  antropologiche in molti casi), l’avevo vissuta solo a Grant Park a Chicago quando nel 2008 vinse Obama. Fu una festa di tutti: gente, di tutti i tipi, di tutte le eta`, etnie, religioni che esprimeva, insieme, genuino entusiasmo per quel che era successo e a cui stava assistendo (history on the making), gente che viveva, insieme, l’emozione della speranza che il futuro sarebbe stato migliore. Saranno banalità, ma nell’Italia di oggi e` già qualcosa, anzi e` più di qualcosa: e` la speranza che domani può essere diverso.

Ora, prima che mi linciate, non voglio dire che Pisapia e` Obama, non voglio neanche dire che con Pisapia tutti i problemi di Milano saranno magicamente risolti, non voglio neanche dire che tutti gli esiti di queste amministrative sono stati positivi e che i problemi della sinistra non esistono più, anzi sto preparando un post di critica (perché se ci si piace troppo non si va nessuna parte, se non si riportano i piedi per terra non si governa bene e se non si e` perfezionisti alle prossime elezioni si perde).

Detto questo, vorrei che ci godessimo questo momento, ci dicessimo “bravi” e prendessimo un istante per realizzare che quello che e` stato, questa campagna fino alla serata in Piazza del Duomo, e` stato, in una semplice e banale parola, “bello”.


“Problem Solved”

gennaio 17, 2011

Qualche giorno fa il solito puntuale e ottimo Lettera43 aveva diffuso la notizia che il sito di Futuro e Libertà fosse amministrato da Luca Sofri, direttore del Post (altro quotidiano italiano di buonissima qualità) e blogger di uno dei blog più importanti (per visite giornaliere) del nostro paese: Wittgenstein.

La cosa mi ha lasciato un attimino perplesso, per quanto non la ritenessi poi una notizia cosi` sconvolgente: Sofri e` stato nel PD e ha creduto nel progetto, ma di recente si e` detto più volte molto deluso da questo Partito Democratico (chi non lo e`, in effetti) e ha parlato di nuovi partiti, ma mai ha lasciato intendere un avvicinamento o “endorsement” a Fli (cosa che, per altro, non implicherebbe nulla di nulla, mica e` un reato aderire a nuovi progetti, cambiare idea…). Fatto sta che la cosa mi era sembrata un po’ strana.

Quello che avevo pensato (diversamente da altri su internet che già stava proponendo tesi complottistiche tipo: “c’e` Adriano Sofri, l’ex capo di Lotta Continua, dietro a Fini!” o “e` tutto il solito giro di potere colluso”) e` che Luca Sofri, di mestiere, gestisse e amministrasse dei siti, oltre a fare il direttore del Post, il giornalista per altre testate e il blogger.

Bhe` mi sbagliavo, lo spiega qui Flavia Perina, che cosa era successo:

Il Post partecipò il 30 luglio scorso alla concitata giornata in cui fu annunciata la fondazione dei gruppi finiani con un “concorso” on line: si intitolava, se non ricordo male, «aiutateci a suggerire un nome al nuovo partito dei dissidenti del PdL, prima che sia troppo tardi». Parteciparono in tantissimi (almeno un paio suggerirono proprio “Futuro e libertà”) e quando il nuovo nome fu annunciato al Post lo registrarono per premura in tempo reale, avvisando Fli che era in tutt’altre faccende affaccendata: in due giorni si era consumata a sorpresa l’espulsione di Fini dal Pdl, la decisione di dare vita a una formazione autonoma, la raccolta di firme tra i parlamentari per costituirla, e insomma c’era altro a cui pensare.  Poi, quando in tempi più tranquilli si arrivò a ragionare sul resto – a cominciare dalla registrazione del sito di Fli – esaurimmo con il direttore del Post le pratiche di passaggio del dominio.

Tutto a posto quindi.

Rimangono solo due cose, a voler proprio giocare ai piccoli detective:

1. Tra amministrare un sito ed essere proprietari di un dominio c’e` differenza. Stando a L43 Sofri sarebbe tutt’oggi amministratore del sito.

2. Perché ” al Post lo registrarono [il dominio] per premura in tempo reale”? Cioè perché se ne e` occupato il Post? Secondo me, ed e` solo una mezza battuta, in Fli nessuno dei grandi capi sapeva/sa registrare un dominio e il 30 di luglio non avevano trovato nessuno che lo registrasse per loro, quindi la Perina chiese a Sofri il favore di farlo lui.

3. Perché il nome di Sofri e` ancora li`? Perché non c’è nulla di male, prima di tutto, forse, pero` ci poteva essere, da parte di tutti meno leggerezza.

Anyway… il caso e` chiuso e come al solito tra tutti i protagonisti i più buffoni risultano sempre quelli del “Giornale”.

 


L’eterno dilemma del sedile reclinabile

dicembre 18, 2010

Siccome questo e` un tema a cui ho dedicato molto delle mie energie intellettuali (c’è chi si dedica a risolvere la fame nel mondo, chi alla morale del sedile reclinabile) ho deciso di cogliere la palla al balzo che Luca Sofri ha lanciato ed esporre, qui, la mia modesta teoria in merito.

Io credo che reclinare il sedile su un aeroplano o un autobus/pullman ove possibile sia, come dice Luca, una terribile mancanza di rispetto per la persona che siede dietro, tuttavia io mi comporto nel modo seguente: proprio perché reputo che sia una grande maleducazione quella di reclinare il sedile non sono mai il primo a farlo, tuttavia, se la persona di fronte a me reclina il suo sedile, io faro` altrettanto, perché non posso stare scomodo e stretto per la maleducazione altrui con buona pace di chi siede dietro di me (che, se e` furbo, reclinerà a sua volta il suo sedile e cosi` via). Quindi in un mondo perfetto i sedili non vengono reclinati, nel mondo vero, se il sedile di fronte a me arriva a toccarmi le ginocchia non ci sono santi che tengono: reclino pure io.

 


Neofascisti

settembre 8, 2010

Leggendo cio` che e` accaduto al segretario della Cisl Raffaele Bonanni, alla “Festa Democratica” di Torino, mi viene da pensare che forse ci siamo alcuni individui si sono dimenticati che la liberta` di espressione e di pensiero e` uno dei requisiti basilari di una democrazia. Il bello, se vogliamo definirlo cosi`, e` che se lo sono dimenticati alcuni “neofascisti strani”, gente che si definisce “di sinistra”, ma che in realta` si avvicina molto di piu` alle modalita` usate, appunto, dall’estrema destra.

Ma capiamo bene cosa e` successo: Bonanni e` stato pesantemente contestato da alcuni membri dei centri sociali, gente di estrema di sinistra che se li mettono un galera non si mette a piangere nessuno, con grida e, soprattutto, con lanci di fumogeni e azioni violente, a causa delle posizioni tenute di recente dal sindacato di cui egli e` segretario. Inutile dire che Bonanni non ha potuto parlare, il dibattito e` stato sospeso e che per poco non si rischiava di mandare qualcuno all’ospedale. Immediate le parole di solidarieta` da entrambe le parti politiche.

La cosa grave e` che questo e` il terzo episodio di questo tipo nel giro di poco tempo. Infatti,  poco meno di una settimana fa, sempre alla Festa Democratica, era stato contestato il Presidente del Senato, Renato Schifani, al quale  alcuni “amici di Beppe Grillo” hanno impedito di parlare, senza fumogeni, per fortuna, ma comunque… Tutti si sono indignati per l’accaduto, eccetto l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, il quale, come ci dice anche Luca Sofri, e` stato capace di dire cose di questo tipo, dopo un’altra recente contestazione, sempre “marcata” Beppe Grillo, ai danni del condannato per Mafia, Marcello Dell’Utri, il quale stava presentando il diari di Mussolini, uno che quelli che non gli piacevano li zittiva in qualunque modo (ricorda qualcuno?):

“C’è ancora un’Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire. Iniziamo a zittire quelli come Dell’Utri in tutte le piazze d’Italia”

Quello che persone come Di Pietro non capiscono e` che tutti devono avere il diritto di parlare, che se iniziamo a zittire Dell’Utri, poi e` lecito zittire Schifani e poi si arriva a lanciare fumogeni a Raffaele Bonanni e poi chi sa. Quello che Di Pietro, Grillo e “gli scioperati” dei centri sociali non capiscono e` che agendo in questo modo agiscono proprio come perfetti fascisti, come Forza Nuova (con cui infatti si alleano nelle contestazioni), come gente che con la democrazia non c’entra proprio nulla e che non ha capito nulla di cosa voglia dire la parola liberta`. La cosa assurda e` che questa gente fa le proprie “fortune politiche” urlando allo scandalo per la “deriva antidemocratica” del Presidente del Consiglio: bene loro sono un pericolo per la democrazia, perlomeno allo stesso modo. In Italia si respira un’aria di violenza che io non avevo mai respirato e un clima politico instabile che favorisce questo genere di cose. Instabilita` politica, un vecchio leader sulla via del tramonto, violenza, un’economia che stenta a riprendersi, vi ricorda qualcosa? A me si`, gli anni tra la prima guerra mondiale e la marcia su Roma. (Il vecchio leader, per capirci era Giolitti allora ed e` oggi Silvio Berlusconi).

Giusto per completare il quadro, guardate cosa dice oggi il paladino della legalita` Antonio Di Pietro.


A proposito di coerenza

agosto 11, 2010

Meno male che non sono l’unico ad essermi accorto di queste “stranezze”.


Parini multimediale

febbraio 3, 2010

Ecco, oggi al Parini si parla di Internet con Luca Sofri e Paolo Madron


Si io sono snob (e me ne vanto)

gennaio 20, 2010

Colgo lo spunto che mi offre Luca Sofri per esprimere un concetto: i film doppiati fanno schifo e i doppiatori italiani non sono poi cosi` bravi, questa e` una storiella che ci diciamo per giustificare il fatto che siamo un popolo viziato e capriccioso che, al posto che lasciare la lingua originale e sottotitolare, doppia. La doppiatura di un film non e` come la traduzione di un libro, che, per quanto perda nella versione in un’ altra lingua, e` comunque ugualmente godibile. Un film doppiato, invece, e` disgustoso e fastidioso, primo perche` vedere un attore che dice una cosa (muovendo la bocca in un certo modo) per poi sentire uscire un suono che non corrisponde e` orripilante, secondo perche` un attore e` grande anche per la sua voce. George Clooney ha una voce fantastica, che doppiata rende pochissimo, lo stesso vale per tanti altri: De Niro, Di Caprio, Edward Norton, Julia Roberts, Chaterine Zeta-Jones… cioe` si perde meta` del film con la doppiatura, non prendiamoci per il deretano.

Direte, “si ma tu dici cosi` perche` parli inglese” e io vi rispondo che non e` cosi`. Io non parlo spagnolo, ma Almodovar l’ho sempre guardato in lingua originale con i sottotitoli e lo stesso vale per tutti i film girati in lingue che non conosco e vi assicuro che ci si guadagna non si perde nulla. I film tedeschi in tedesco, i film danesi in danese, i film indiani in indiano e i film giapponesi in giapponese!

Se volete la doppiatura, perche` non parlate inglese e siete pigri e viziati, abbiatela pure, purche` non mi si venga a dire che e` perche` gli Italiani doppiano bene.

Sono sempre stato ostile ai puristi delle versioni originali sottotitolate, snob presuntuosi che non volevano ammettere che per quasi tutti sacrificare l’audio originale significa comprendere e seguire molto meglio i film. Ma era quando le traduzioni e i doppiaggi italiani erano spesso ottime opere di scrittura e recitazione, come le migliori traduzioni letterarie.


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