Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


E pensate se candidassimo uno bravo!

febbraio 21, 2011

L’Unita` riporta un sondaggio di Mannheimer secondo il quale un cenotrosinistra guidato da Bersani sarebbe al 36%, con il centrodestra al 29% e il Terzo Polo, guidato da Casini, al 15% (sempre che si vada a votare, cosa che per ora mi pare abbastanza difficile). La cosa può farmi piacere fino ad un certo punto, perché comunque implicherebbe la creazione di un governo con Vendola e Di Pietro (quando parleremo di economia come si farà?) e sarebbe un governo guidato da una persona che ha dimostrato di non saper fare il leader del suo partito, figuriamoci del suo paese (anche se qualcuno potrebbe obiettare più o meno seriamente che la seconda sia più facile della prima).

L’ho sempre detto, idealmente il PD dovrebbe correre da solo ed essere un grande partito di centrosinistra in un sistema bipolare, in un paese in cui c’è  una legge elettorale basata su un sistema maggioritario con collegi uninominali, ma mi rendo conto che la situazione al momento e` diversa e complicata, che cosi` non si può più andare avanti, che quasi qualunque cosa sarebbe meglio di Berlusconi e che la realpolitik (whatever that is) ci impone di fare scelte che, perlomeno, ci facciano uscire dalla melma in cui siamo: per cui, per ora, se davvero i sondaggi la dessero vincente, potrei anche decidere di sostenere una coalizione (turandomi il naso con enormi mollette) PD-IdV-SeL, purché il leader sia un democratico, ma non Rosy Bindi, e purché il programma elettorale sia un documento sacro e che quindi l’attività legislativa sia ampiamente pianificata in anticipo.

Certo mi chiedo se un leader migliore (Matteo Renzi?) non garantirebbe al PD maggiori consensi e maggiore peso all’interno della stessa coalizione e mi chiedo dove potremmo essere se avessimo continuato a credere nel progetto originario. Ma oh, per ora ci teniamo quello che abbiamo, in attesa di tempi migliori.


Trovata Giornalistica

ottobre 9, 2010

Che Vittorio Feltri sia una vecchia volpe lo sappiamo tutti, eppure ieri sera, da Daria Bignardi su La7, appariva teso, irritato e preoccupato per tutti i casini relativi al Giornale, di cui non e` piu` direttore responsabile (lo e` Sallusti), ma e` un “semplice” direttore editoriale. Non l’ho mai visto cosi`: generalmente fa lo spaccone, ma lo fa con calma e sicurezza, con quel tono da: “tanto ho ragione io e prima o poi ti fotto”. La cosa mi e` parsa strana.

Ancora piu` strana e sicuramente sintomo di poca tranquillita` e lucidita` e` stata la scelta di pubblicare (al posto del dossier originale -quello chi sa dove e` finito-) una sorta di rassegna stampa di tutti gli articoli di vari quotidiani nazionali in cui si parla delle vicende poco trasparenti che riguarderebbero il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ora vi spiego perche` questa scelta, al lettore attento, apparira` sicuramente come un semplice tentativo malriuscito di pararsi il fondoschiena e, anzi, dimostera` come Vittorio in realta` ha un’enorme coda di paglia.

Ora ricostruiamo, qui il link al dossier del Giornale, come appare sul loro sito e qui sotto vediamo come e` titolato.

 

 

 

Il dossier pubblicato oggi e`, quindi, una rassegna stampa cosi` composta:

3 articoli del Fatto Quotidiano. 3 articoli dell’Espresso. 1 articolo di Repubblica. 1 articolo dell’Unita`. 1 articolo del Sole 24 Ore. 1 articolo del Corriere della Sera. 1 articolo della Stampa. Per un totale di 11 articoli.

8 di questi articoli provengono da testate e gruppi editoriali di sinistra. Gli altri 3 sono, invece, articoli di quotidiani “imparziali”. Il Sole 24 Ore e` addirittura il giornale di Confindustria.

Il punto e` che lo sappiamo tutti che il modo di fare giornalismo dell’Espresso, del Fatto, di Repubblica e dell’Unita` e` un modo di fare giornalismo parziale e spesso fazioso. Feltri non prova nulla in questo modo, anzi mette i lettori moderati di questo paese, coloro che leggono i giornali per informarsi (e ormai in Italia pare impossibile farlo -a proposito buona fortuna a Lettera43-), di fronte ad una verita` che oggi come mai pare evidente: l’Espresso, il Fatto, Repubblica e l’Unita` fanno giornalismo nello stesso modo pessimo in cui lo fa il Giornale (e, visto che ci siamo, Libero). Con la differenza che le testate di sinistra, perlomeno, lo fanno senza un “mandante morale”, sempre che non sia materiale, un mandante che e` anche editore e Presidente del Consiglio, le testate di sinistra conducono una battaglia ideologica che non condivido, ma perlomeno si battono per quello in cui credono. Feltri, Sallusti, Porro, Berlusconi… possono dirci che il giornale di Feltri e` solo di Feltri “finche` non lo cacciano” (e qui cito quel genio di Nicola Porro, nelle intercettazioni che ripropongo qui), ma non ci crede nessuno, neppure Porro.

Insomma qualcosa risulta chiaro da questo dossier del Giornale: la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani non fa giornalismo con il fine di informare, di dare notizie in modo imparziale, notizie grazie alle quali il lettore si puo` fare un’opinione (come fanno le piu` grandi testate al mondo, dal NYTimes al Washington Post, dal Financial Times al Guardian), la maggior parte dei quotidiani (e settimanali) italiani fa politica e non giornalismo e usa il giornale come strumento per portare avanti una battaglia che si riduce, poi, ad essere pro o contro qualcuno (e questo qualcuno si riduce poi sempre ad essere Silvio Berlusconi). Questo pero` prova solo un fatto “risaputo” e non scagiona affatto il Giornale. “Mal comune mezzo gaudio” un cazzo, permettetemi. Non siamo piu` all’asilo dove quando disegnavi con il pennarello sul muro alla maestra dicevi: “eh, ma l’ha fatto anche Tizio e anche Caio eh…”.

Quindi voi direte: “Bhe`, se lo fanno tutti, pero`, allora perche` le procure hanno perlustrato solo le sedi del Giornale di Roma e Milano, oltre alle abitazioni di Sallusti e Porro?” Per un motivi non da poco (anche il Post ne parla qui):

  1. Le intercettazioni di Nicola Porro. Lui si e` scusato dicendo che scherzava (lo lascio giudicare a voi, ascoltandole con le vostre orecchie, se scherzava nel minacciare una campagna mediatica contro Emma Marcegaglia). In ogni caso, la mia opinione e` che non stesse scherzando, la campagna ci sarebbe stata (altrimenti non si sarebbe mosso persino Fedele Confalonieri).
  2. Le motivazioni di questa campagna contro il Presidente di Confidustria non sono chiarissime, lo stesso Porro dice ad Arpisella, in una delle intercettazioni incriminate, che poi glielo “spieghera` quando si vedono”. Di sicuro Porro dice che, a quelli del Giornale Confindustria, ha fatto dei torti, non nella persona di Emma Marcegaglia, ma di altri, quindi intanto si tratta di ripicca (manco all’asilo! -e tra l’altro Porro dimostra di essere proprio tutte quelle cose che Granata gli ha detto ad Exit mercoledi` scorso-). Dice anche che Confidustria snobba il Giornale e che ora non li snobberanno piu`. Inoltre, Marcegaglia ha recentemente criticato duramente l’operato di questo governo, il cui capo, ribadiamolo (che senno` poi qualcuno fa lo gnorri) e` anche editore del Giornale. Quindi perche` attaccare Emma Marcegaglia? Non si sa bene, ma si sa che Marcegaglia doveva capire che non poteva fare come le pareva.
  3. E qui arriviamo all’ultima motivazione: perche` l’obiettivo della campagna non era informare, ma distruggere Emma Marcegaglia di fronte all’opinione pubblica e probabilmente anche farle capire che se il Giornale avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente “distruggerla”. Quindi (ed e` per questo che la procura ha indagato Porro e Sallusti per violenza privata), il dossier era una minaccia: “o fai cosi` o ti sputtaniamo”, “o la smetti o ti sputtaniamo” (come era gia` accaduto nel caso Boffo e con Fini).

Per concludere voglio solo far notare che alcuni articoli presenti nel “dossier”, come quello del Sole 24 Ore, non hanno nulla a che vedere con quel modo di fare giornalismo tipico del Giornale, ovvero il giornalismo dello “sputtanamento”: quella del Sole e` critica, e` informazione e nessuno impedisce al Giornale di fare la stessa cosa. Ma che, perlomeno, Feltri, Sallusti e Porro non ci prendano per scemi: quello che fa il loro giornale (con la minuscola) e` tutt’altro.


Il momento giusto

gennaio 10, 2010

Credo che, come dice Pippo Civati dal suo blog, questo sia il momento corretto per riproporre l’appello dell’Unita sullo “sciopero degli immigrati”.

«L’amore che detta ogni legge», canta l’ultimo Lorenzo. Già. L’anno dell’amore e delle riforme, come no? Abbiamo, però, presto scoperto che l’amore “di governo” non è universale. La maggioranza è stata chiara: nessuna decisione a proposito della legge sulla cittadinanza prima delle Regionali. Come già per il nucleare, è il caso di rinviare: stranieri e impianti radioattivi possono nuocere alla campagna elettorale della destra, dividere le tribù, seminare scompiglio nella loro tetragona unità, dettata dall’adorazione del capo e garantita dal “dolce far niente” di questi due anni. Anche i Fini sembrano giustificare i mezzi. Qualcosa, invece, non molto lontano dalla politica, si muove. Perché i “luoghi comuni” non bastano più a una società che chiede soluzioni. Perché non ci si può fermare sulla soglia e, pensando a quel film nelle sale di questi tempi, Welcome, sul confine: bisogna entrare nel merito. [...]“


Peccato

dicembre 24, 2009

Mi limito a dire che e` davvero un peccato che due grandi uomini di politica, due persone estremamente intelligenti e capaci come Veltroni e D’Alema abbiano passato gli ultimi vent’anni a litigare senza visioni politiche poi cosi` diverse, col risultato di favorire Berlusconi e di fare del male al riformismo.

Io, lo sapete, stimo moltissimo Veltroni, prima come uomo e poi come politico, ma sono convinto dell’importanza e del valore di D’Alema nella sinistra italiana. Non mi interessa piu` chi ha cominciato, ma questa faida deve finire. E` un peccato, davvero, farci rimpiangere quel dannato centralismo democratico.

Vi lascio a questa intervista di D’Alema all’Unita`, in cui dice cose anche giuste eccetto quando parla male dei blogger (senza mai aver letto un blog, ma questo e` un’impressione, forse cattiva, di natura personale).


Il nostro Obama

novembre 4, 2009

… ce lo siamo lasciati scappare da sotto il naso, complimenti a tutti!

(qui una grande intervista)


Sondaggi

ottobre 12, 2009

Una ricerca molto interessante dell’Unita` sulle esigenze e priorita` dei democratici.

(il 60% auspica che il segretario sia eletto con le primarie).


Endorse him, already

settembre 27, 2009

Se l’Unita` ama cosi` tanto Bersani da non citare neanche una volta Marino in un intero articolo sulle primarie, dovrebbero schierarsi apertamente e dire che sostengono Bersani, non ci sarebbe nulla di male, ma sarebbero piu` onesti.


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