Umano, quasi umano

giugno 20, 2011

Ecco qui, la più bella intervista letta finora fatta a Massimo D’Alema. Luca Sofri, infatti, intervista l’uomo più controverso della sinistra italiana e lo fa benissimo. Quindi, indipendentemente dall’opinione che avete di lui, leggetela, che comunque troverete cose interessanti e perché comunque D’Alema, cose banali, non le dice mai.

Posso fare un suggerimento? Una chiacchierata simile con Veltroni, non per qualche perversa idea parcondicio eh, ma perché verrebbe bene.

 

 


De “Massimi” Opionione

dicembre 16, 2010

Pippo Civati risponde cosi` a Massimo D’Alema sulle sue ultime discussioni tramite il sito di Prossima Fermata Italia:

Egregio Presidente D’Alema, leggiamo che secondo lei criticare il dialogo con Fini e Casini è da cretini, da mentecatti, e che il voto di martedì è stato un successo. Siccome la pensiamo diversamente e non da oggi, da cretini quali siamo, ne prendiamo atto.

Dice questo – con la consueta grazia, e in numerosa compagnia – dopo aver sostenuto per mesi che in Parlamento esisteva una maggioranza alternativa, che era necessario un governo di responsabilità nazionale, che il Pd non poteva chiedere le elezioni perché prima andava cambiata la legge elettorale.

Lo dice prendendo la parola al posto del segretario Bersani, che forse in questo momento sarebbe più titolato a parlare. Specie dopo aver portato il popolo del Pd in piazza a sostegno di una tesi che è stata smentita tre giorni dopo.

Lo dice in seguito al voto che ha confermato la fiducia a Berlusconi, che lei e altri presentate come un successo. E se la fiducia a Berlusconi è un successo allora forse davvero siamo cretini, perché nella nostra ingenuità pensavamo che successo fosse sconfiggere Berlusconi, e non venirne sconfitti.

Noi, pensi che cretini, credevamo invece che dopo la batosta del voto di fiducia finalmente non si parlasse più di alleanze contro natura e di effimere alchimie di Palazzo. Doppiamente cretini, perché visto come è andata ci illudevamo ci venisse almeno riconosciuto di aver avuto ragione sin dall’inizio, quando dicevamo che Berlusconi va battuto alle elezioni, e che questo è l’unico messaggio che i nostri elettori vogliono sentire. Cretini anche in questo, ci perdoni se può, Presidente.

Del resto, avevamo anche capito che lei, Presidente, aveva tanto da fare con la sua fondazione, e che non si sarebbe più occupato di queste cose. Di nuovo, cretini.

Ma ci stiamo provando, Presidente, ci stiamo provando. E se, al contrario di quel che dice, di queste faccende continuerà ad occuparsi – è il caso di dire che lo capirebbe anche un cretino – abbiamo compreso che dovremo essere noi a non occuparci più di lei, o almeno ci proveremo.

Di sicuro ci piacerebbe.

Questa e` il mio commento (presente anche tra i commenti al post) sulle parole di Pippo.

Sono d’accordo, anche perche` tanto i numeri per fare un governo tecnico non ci sono, perche` se alla camera anche si riuscisse ad ottenere una maggioranza (di uno o due voti), al senato non si riesce. Sono anche d’accordo nel criticare i toni usati da D’Almea, arrogante come solo chi crede di averle viste tutte puo` essere.
Non sono d’accordo su una cosa, pero`. Dialogare con Fini e Casini e` esattamente uguale a dialogare con Di Pietro e Vendola, ogni alleanza e` di per se` “contro natura” . Perche` da noi, dovrebbero essere tutti e 4 equidistanti, l’ex-fascismo di Fini e il giustizialismo dipietrista, il clericalismo casiniano e il “post”-comunismo di Vendola. Quindi se si decide di perseguire la assurda politica delle alleanze, bisogna dialogare con tutti quelli che sono oggi opposizione. Altrimenti, e questo e` quello che auspico, si tirano fuori gli attributi e si va avanti da soli, nell’ottica che vide nascere questo partito, nell’ottica del lingotto che non dobbiamo dimenticare, nell’ottica di un’Italia bipolare, riformata e non piu` frenata da vecchi tabu`.

 


Cosa non si fa per rimanere dove si e`

novembre 14, 2010

D’Alema cosi` sui “rottamatori”.

D’Alema ci tiene però a ricordare che la sua generazione ha seguito un percorso diverso: “Quando Veltroni e io ci disputammo la guida del partito avevamo l’età di David Milliband. A quell’età eravamo già ai vertici e dopo quella disputa collaborammo e in due anni portammo la sinistra ai vertici del paese”. E il confronto non fu “a colpi di battute e rottamazioni, ma presentammo piattaforme politiche e culturali molto impegnative, passammo delle notti a scrivere”.

Ora che D’Alema parli della “bellezza” del suo confronto con Veltroni mi sembra una presa in giro. Lo dico per vari motivi: intanto, all’inizio sara` sicuramente stata una battaglia legittima sui contenuti, nessuno dice che D’Alema e Veltroni non potessero, allora, contendersi il futuro della sinistra, pero` allora, quando avevano 16 anni in meno, ora, invece, tocca a qualcun altro e non e` una questione solo anagrafica, e` anche una questione di programmi e contenuti, visto che i programmi di D’Alema e Veltroni negli anni ci hanno portato a numerose e ripetute sconfitte sconfitte. Inoltre, bastava venire a Firenze per capire che, per l’appunto, si e` discusso di programmi, idee e contenuti, quindi D’Alema e` pure in mala fede e che anzi ce ne sono stati troppi.

Tra l’altro, devo dire che proprio D’Alema, se fosse spinto onesti valori, piuttosto che da spirito di autoconservazione, dovrebbe valutare piu` che positivamente un’iniziativa come quella di Renzi e Civati, perche` rappresentava il “partito solido” in movimento: la gente del PD che si e` mossa partecipando “al PD” e vivendo “il PD”, proprio in quell’ottica di partito solido, pieno di militanti che si riconoscono nel partito e vengono ascoltati che voleva/vuole D’Alema.

Quindi: D’Alema, vuoi dare una mano al partito? Prima cosa: informati. Se dici che a Firenze sono mancati i contenuti vuol dire che non ti sei informato a dovere. Poi lascia il tuo mandato parlamentare (7 sono piu` che sufficienti) e vai a dirigere la tua fondazione, continuando a lavorare per il PD senza cariche o ruoli, ma con la passione e dedizione che ti contraddistinguono, prendendo esempio da quello che fa Clinton in America. Tu e anche Veltroni ovviamente. Ma capiamoci: noi vi vogliamo nella squadra, perche` la squadra, con voi, e` piu` ricca e piu` forte, inoltre con voi dispone dell’esperienza necessaria per affrontare i momenti importanti, tuttavia, non potete piu` pretendere le copertine, non potete piu` pretendere di “giocare tutte le partite”: prendete l’esempio di Pippo Inzaghi, Del Piero e Rino Gattuso, noi vi vogliamo come i Pippo Inzaghi, i Del Piero e i Rino Gattuso del PD: alla vostra eta` non potete stare sempre in campo sempre 90 minuti, si puo` partire dalla panchina e comunque contribuire alla causa, dovete solo accettare, come Inzaghi, Del Piero e Gattuso, che gli occhi di tutti oggi sono puntati Ibrahimovic, Krasic e  Thiago Silva. Potete farlo?


Allora anche io

ottobre 24, 2010

Divertente notare che oggi esce un’intervista di Veltroni sul Corriere, ma esce anche un’intervista di D’Alema sul Sole. Chiamasi par condicio.


No alle correnti, Si alle fondazioni

ottobre 12, 2010

I due piu` importanti partiti italiani, il PD ed il PdL, appena nati avevano subito condannato le correnti, affermando di volersi liberare da quel modo di fare politico vecchio e tipico della Democrazia Cristiana. Eppure in entrambi i partiti la lotta al correntismo ha dato il via ad un correntismo mascherato, il correntismo fatto da “fondazioni”, enti fondati dalle varie personalita` di spicco dei vari partiti e il cui “mestiere” e` diffondere l’opinione del politico di riferimento “per interposta persona”, tramite editoriali, post e quant’altro pubblicati sul sito della fondazione stessa. Un esempio Farefuturo e` la fondazione di Gianfranco Fini dai tempi in cui il Presidente della Camera era nel PdL ed e` stata usata come arma principale del “dissenso finiano”. I vari Filippo Rossi, Alessandro Campi, Mario Ciampi, Adolfo Urso etc etc si occupavano di far sapere al mondo quello che il loro leader e Presidente di fondazione stava pensando, creando scompiglio nel partito del premier. Cosi` e` anche nel Pd, dove D’Alema e Veltroni hanno le loro fondazioni e cosi` via.

Quindi dai tempi del correntismo democristiano non e` cambiato quasi nulla, le fondazioni hanno preso il posto delle correnti, svolgendone la stessa funzione “fuori” dal partito piuttosto che “dentro”. Siamo sicuri, a questo punto che il correntismo classico sia davvero tanto peggio? Almeno nella DC i leader non si mascheravano dietro scagnozzi e subordinati e il dialogo (nelle sue forme perverse) c’era, ora non c’e` piu` neanche quello. Dico questo, pur stimando molto Veltroni, il quale, dopo aver tentanto di sconfiggere il correntismo si e` lasciato ingolosire dal “fondazionismo”. Non lo so, sono riflessioni cosi`, intanto mi sono letto questo articolo di Lettera43 in cui si elencano tutte le fondazioni del PdL e sono rimasto molto poco entusiasta del fenomeno nelle sue forme (quanti soldi buttati, mi piacerebbe dare un’occhiata ai loro bilanci d’esercizio).


Prentedete Appunti

ottobre 3, 2010

Saro` noioso e sara` che in questo periodo Tony Blair tira, pero` consiglio a coloro che aspirano a vincere, prima o poi, un’elezione politica (badate bene, vincere non e` pareggiare), di predenre appunti di cio` che ha detto sta sera da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.

«Smettetela di parlare di scandali e cominciate a parlare di politica. Dovremmo avere fiducia nella gente, perché legge, può essere divertita dalle notizie, dai titoloni, ma poi quando si vota tutto finisce nel cestino della carta straccia: nell`urna la gente sceglie chi propone la politica migliore per il futuro. Si vince così»

Un solo ultimo appunto: Blair e` del 1953, ha 57 anni. Oggi di mestiere non fa piu` “il politico”, gira il mondo presentando il suo nuovo libro, si dedica alle relazioni internazionali, insomma fa tutte quelle cose che fanno i vecchi leader in pensione, insomma quello che fa anche il grande Bill Clinton.

Blair si puo` permettere di fare cosi`, insomma di “cazzeggiare” (nel senso buono del termine), perche` arrivato ad un certo punto ha deciso di lasciare la poltrona, di dedicarsi ad altro perche` “vecchio”, perche` aveva fatto il suo tempo; il suo successore alla guida del Partito Laburista (dopo la parentesi Gordon Brown) e` Ed MIliband, classe 1969, 41 anni ancora da compiere e un passato da ministro dell’ambiente.

Ora cito dei dati, voi tirate le somme:

Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democartico, e` nato nel 1951, due anni prima di Blair e diciotto anni prima di Miliband.

Massimo D’Alema, membro della direzione nazionale del Partito Democartico, e` nato nel 1949, quattro anni prima di Blair e vent’anni prima di Miliband.

Walter Veltroni, membro della direzione nazionale del Partito Democratico, e` nato nel 1955, due anni dopo Blair, ma comunque quattordici anni prima di Miliband.

Franco Marini e` del 1933, Anna Finocchiaro e` del 1955, Rosy Bindi del 1951, Sergio Chiamparino e` del 1948, Filippo Penati del 1952…

Potrei andare avanti, mi fermo qui.

Anzi dico altre due cose:

Pippo Civati e` del 1975, Matteo Renzi del 1975, Debora Serracchiani del 1970…

Ora ho finito.


Le cose che succedono

settembre 5, 2010

Bene, sono stato via per circa una settimana nella bellissima terra di Sicilia e di cose, mentre ero via, ne sono successe. Vorrei fare una breve riflessione su quelle che ritengo piu` importanti.

La prima e` che il Milan ha finalmente acquistato le “prestazioni” di due top players: Zlatan Ibrahimovic e Robinho, dunque grazie Silvio (e grazie Gianfranco)!

La seconda, e ben piu` importante, e` che la situazione politica nazionale si e` evoluta nel modo che esattamente mi aspettavo: i dirigenti del Partito Democratico, purtroppo, continuano a rilanciare alleanze che vanno da Fini a Vendola senza capire che queste alleanze ci hanno stufato, che gli italiani non le vogliono e non le capiscono, oltre al fatto che non porteranno da nessuna parte. Tutto cio` si ricollega ad un altra cosa successa in questi giorni: la fantastica intervista rilasciata dal sindaco di Firenze Matteo Renzi a Repubblica, in cui invita i protagonisti del vecchio ulivo (che sarebbero poi anche quelli del nuovo ulivo) a farsi da parte (Renzi sei tutti noi!). Ed e` anche successo che qualcuno (i kaloi kai agatoi del PD) propone di aggirare il porcellum facendo le primarie per decidere le liste in caso di elezioni, proposta, questa, rilanciata dall’Unita` e che non ha trovato un no secco da parte del segretario, capo indiscutibile, Pierluigi Bersani.

Poi e` successo anche che D’Alema continua a dire la sua su tutto e, nel farlo a scontentare tutti (che abbia preso sul serio l’invito dell’emerito Cossiga, deceduto, a diventare il nuovo, inutile, picconatore?).

Poi e` successa che il PD ha fatto una cosa buona e, come dice uno dei miei “consiglieri”, e` stata talmente una rarita` che a Siracusa il giorno dopo e` venuto a piovere: il PD milanese (almeno una parte di esso) e` riuscita a convincere Boeri, l’architetto, a candidarsi alle primarie per le comunali e provare a sconfiggere Giuliano Pisapia candidato di Nichi a Milano; inoltre, pare anche che Onida abbia deciso di partecipare alla gara. La cosa e` buona, le primarie si dovevano fare e ora appare chiaro che si faranno. Si parlava anche di una possibile candidatura di Ivan Scalfarotto, vice-presidente del PD, ma non c’e` ancora nulla di ufficiale.

Poi e` successo che Cassano ha fatto vincere la nazionale (ma dai?!), che la vittoria di alcuni membri dei Tea Parties americani alle primarie repubblicane ha ridato fiducia ai democratici e ad Obama, convinti che l’elettorato moderato preferira` votare loro piuttosto che qualche redneck bigotto estremista, e` successo che Stephen Hawking ci ha detto che Dio non e` necessario per la creazione dell’universo ed e` successo che tutti si preparano a sentire cosa dira` Gianfranco Fini a Mirabello.

Ah Giusto, Mentana ha creato il “terzo polo” televisivo, con il suo nuovo tg di LA7 ed e` iniziata la mostra del Cinema di Venezia


Ora non ne sapremo piu` nulla

agosto 17, 2010

Se ne e` andato, mandando quattro lettere ai vertici dello Stato, senza lasciarci alcuna speranza di apprenderne il contenuto. Se ne` andata una figura storica della politica italiana, un democristiano atipico, come quando si dimise da Ministro dell’Interno dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, oppure quando appoggio` e sostenne il governo D’Alema, il primo governo della storia italiana guidato da un ex-comunista.

Cossiga, pero`, era anche un “cattivo”, un uomo pratico, uno che scambiava, senza troppi problemi il mezzo per il fine (il suo, con l’attenuante di credere, pero`, che fosse anche quello dello Stato). Cossiga e` stato l’uomo delle mezze verita` su Moro, su “Gladio”, sul terrorismo e sulle stragi italiane, ma anche sugli eventi drammatici del nostro secolo, come quando affermo` che:

“Nel video si dice che [...] Al Qaeda sarebbe stato l’autore dell’attentato dell’11 settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan.”

Parole mai davvero completate, alle quali mai segui` una vera e propria spiegazione, parole forti, specie se a dirle e` il Presidente Emerito (e in particolare, come stiamo vedendo, non una persona qualunque) di una nazione facente parte della NATO e di una delle prime economie mondiali, nonche` prima alleata degli Stati Uniti d’America.

Cossiga ci lascia senza dirci nulla piu` di quelle “verita` incomplete” che ci ha fornito in tutti questi anni, forse perche` riteneva che  le “verita` complete” fossero troppo “impegnative” per l’opinione pubblica italiana; ci lascia, cosi`, con quattro lettere che, ovviamente, non leggeremo mai. E` bello credere che siano una sorta di biografia, in cui sono riassunti 50 anni di Italia e in cui ci sono risposte, aneddoti e quant’altro.

Con la scomparsa di Cossiga scompare un’intera classe politica, che definirei nobile (infatti, ormai, rimane solo Andreotti, il meno nobile di tutti) e rimaniamo, cosi`, sempre di piu` immersi in questo “ciarpame”.


Ok, ma nessuno e` perfetto

marzo 21, 2010

Interessante l’analisi politica che Sansonetti fa su Il Riformista su Nichi Vendola. Il giornalista sostiene, in maniera piuttosto condivisibile che Vendola e` il futuro della sinistra per il 2013, che Vendola sa farsi amare, che Vendola parla di politica e non lo fa facendo del basso populismo. Sostiene, anche, che Vendola sia il superamento, a sinistra, del conflitto eterno Veltroni-D’Alema (criticando pero` Veltroni in maniera decisamente superficiale), posso essere d’accordo, e che rappresenti un nuovo tipo di sinistra:

Ma se Nichi è il nuovo leader della sinistra, vuol dire che è definitivamente finita la distinzione tra sinistra riformista e sinistra radicale? Certo che è finita. È morta e sepolta. Di questo tutti dovranno prendere atto. Dopo le elezioni regionali bisognerà lavorare partendo da qui: dalla certezza che la sinistra torna ad essere una sola, e necessariamente con una enorme capacità di egemonia sul centro.

Ecco, invece, dire, in primis, che la distinzione tra sinistra riformista e sinistra radicale non esiste piu` e` una gran cazzata, perche` non e` che la distinzione non c’e` piu`, il fatto e` che la sinistra riformista (anche grazie a Veltroni) ha vinto nettamente sulla sinistra radicale, che pure esiste, ma che non rappresenta piu` quasi nessuno, inoltre, quello della distinzione tra sinistra riformista e radicale, e` un discorso che non c’entra nulla ne` con il PD ne` con Vendola, perche` credo che Vendola non sia un radicale ne` un estremista e che possa porsi alla guida del riformismo, solo entrando nel PD (i radicali, ci sono e sono altri). Solo cosi` potra` essere davvero l’uomo giusto nel 2013, solo nel PD, solo tra i riformisti, solo se impara da un certo Obama, solo se abbandona l’idea di fare politica in una formazione del 2% dove la sfida e` molto piu` semplice. Vendola deve dimenticare la parola sinistra e sostituirla con le parole progressivismo e riformismo. Io credo che, in cuor suo, l’abbia gia` fatto, Nichi Vendola, ma che gli manchi il coraggio di andare fino in fondo, di avere le palle di andare a “spaccare culi” nel PD.

Ad ogni modo, Vendola sbagliera`, non entrera` nel Partito Democratico e, dunque, nel 2013, l’uomo sara` un altro, giocandosi, cosi`, le sue potenzialita`; a quel punto la colpa sara` solo del “leader mancato” Nichi Vendola, figo di Puglia, “sfigato” di Roma.


Se ha il coraggio…

gennaio 23, 2010

Domani ci sono le primarie in Puglia; ho sempre creduto nelle primarie e ci credo anche ora, anzi sono proprio contento che si facciano. L’esito, come spesso capita quando si parla di primarie e` pressoché scontato: il bravo Nichi Vendola guidera` la coalizione (ma quale?) alle prossime regionali. L’esito scontato pero` e` amaro: scegliendo il candidato che ci piace di piu` adesso, si perde poi, c’e` poco da fare.

Le implicazioni della cosa le scrivero` a risultato sicuro e con i dati alla mano. Prima delle primarie, pero`, vorrei fare un paio di considerazioni:

1. Io credo ancora di piu` nelle primarie di partito, che in quelle di coalizione. Il Partito Democratico non e` nato per guidare una coalizione pluripartitica, e` nato per essere il partito che sfidi il centro-destra da solo, o quasi; percio` il PD avrebbe dovuto fare le primarie (ovunque) tra candidati suoi che poi avrebbero avuto la liberta` di scegliersi la coalizione. Cioe`, si puo’  fare un’eccezione e sostenere la radicale Emma Bonino perche` e` brava, se ne puo’ fare una per Vendola, che e` pure bravo, ma le eccezioni stanno diventando prassi: almeno Veneto, Lazio, Puglia e Calabria probabilmente avranno candidati governatori non del PD, ecco questo a me non va per niente bene, per niente proprio, ed e` simbolo di grandissima debolezza ed e` paradigma di una mancanza di programma e programmazione, la politica del “vincere con chiunque, basta vincere” a me non piace e non dara` frutti da nessuna parte.

2. Quello pugliese, poi, e` un caso assurdo. Dei due sfidanti nessuno dei due e` davvero un candidato del Partito Democratico: Vendola non ha un partito, Boccia e` si` del PD ma e` stato scelto dall’UdC (cioe` davvero il PD non aveva nessuno meglio di Boccia, che e` bravo e caro, ma non e` nessuno? Tra l’altro la cosa desta sospetti, ma ne parlero` sempre dati alla mano). Questa e` una situazione che non ha alcun senso.

3. A questo punto il Partito Democratico dovrebbe chiedere a Vendola di entrare nel partito e Vendola, se ha davvero le palle, dovrebbe accettare la sfida. Un candidato senza un partito, puo’ anche vincere le primarie di coalizione, ma difficilmente vincera` le regionali. Solo che il PD a Roma ha paura di Vendola, della sua forza politica a sinistra, della attrattiva che lo segue e ha la paura piu` che fondata che prima o poi, se entrasse, Vendola gli farebbe le scarpe, mentre Vendola per questioni di onore (e di potere) non entrera` mai nel PD, un po’ perche` preferisce fare il boss indiscusso (tipo Che Guevara) in Sinistra e Liberta`, un po’ perche` la sua forza e` sempre stata quella di presentarsi come quello che va controcorrente, che e` “solo con(tro) tutti”, entrando nel PD sarebbe uno dei tanti.

4. Non e` affatto vero che Vendola vince D’Alema in Puglia non e` piu` nessuno e che perdera` il suo potere su scala nazionale. State tranquilli, il piano di Max e` chiaro (e non si limita alla Puglia) e ve lo diro` la prossima volta, quando avremo i risultati delle primarie. (intanto godetevi questo pezzo del Riformista sul “baffo” e questa intervista all’Unita`)

Lo so, con ‘sta storia che “ve lo dico la prossima volta” ho rotto le palle, ma davvero bisogna aspettare i risultati.


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