Primarie ora, primarie subito

dicembre 1, 2011

Le primarie per i parlamentari sono la soluzione migliore per aggirare il Porcellum, la peggior legge elettorale del mondo occidentale. Noi ci siamo stufati di avere un parlamento di nominati perché, come abbiamo visto in questi giorni, le persone che siedono in parlamento sono (o dovrebbero essere) più di meri schiacciatasti e cambiano le sorti di governi e legislature.

Prossima Italia e Pippo Civati (ma anche Renzi e molti altri) chiedono ai dirigenti del PD che i nostri parlamentari siano scelti dagli elettori e non dalla segreteria (qualunque essa sia) nelle stanze dei palazzi romani.

Se sostenete questa proposta ora é possibile firmare l’appello anche su internet, qui. Fatelo, gioca solo a vostro favore (e se non lo fate, poi pero` non lamentatevi).


E` ora di decidersi

settembre 4, 2011

Si è scatenato un putiferio nel Partito Democratico e non sto parlando del caso Penati. Renzi ha dichiarato in un’intervista a Repubblica che potrebbe essere aperto a candidarsi alle primarie del centrosinistra, qualora si facessero. Al di la` dei giudizi del caso, mi pare che fosse una cosa scontata e mi pare che Renzi, dopo essersi reso conto di essere l’unico iscritto del Partito Democratico (insieme forse a Nicola Zingaretti) che potrebbe prevalere su Nichi Vendola, faccia bene a dire che e` disponibile.

Quello che e` pazzesco e` che il partito di Bersani, quindi una parte di partito, benché sia la maggioranza uscita dal congresso, se l’è presa manco fosse un’offesa personale. Rosy Bindi “avvisa” Renzi che non può farlo perché per statuto “qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale”, ma aggiunge (sempre con tono come se sesse minacciando qualcuno) che, qualora Bersani non si candidasse, Renzi non sarebbe l’unico iscritto del PD a partecipare alle consultazioni (cosa che mi pare ovvia e che penso Renzi stesso desse per scontato). Rosy Bindi ha detto insomma che, nel caso, ci sarebbe anche lei.

Lo stesso giorno che Rosy Bindi, Presidente del Partito Democratico (espressione della segreteria), invitava il sindaco di Firenze, suo compagno di partito, ad uscire dal PD “perché qui si sostiene Bersani, l’Obama di Piacenza”,  il vicesegretario del partito, Enrico Letta, dichiarava che fosse per lui candiderebbe Alessandro Profumo, che per carità, sarà anche competente, ma avete rotto le palle per anni su Renzi che non era di sinistra e bla bla bla e adesso volete candidare Profumo che non e` esattamente Che Guevara? E poi soprattutto, il candidato non era Bersani?

Bersani, appunto. In tutto questo non dice nulla. Sappiamo che i suoi, come dischi rotti, ripetono a rotazione che “il nostro candidato e` Bersani” e sappiamo che se lui vincesse le primarie farebbe una campagna “fantasma”, nel senso che crede che sia intelligente non mettere il suo nome sul simbolo e non fare una campagna improntata sulla sua figura di Bersani leader della coalizione (quando si dice “fare di necessità, virtù”). Magari, se diventa Presidente del Consiglio, (non lo diventa, tranquilli), non si farà mai vedere in giro, che poi la gente pensa che e` un leader (che nel lessico innocente di Bersani e` una parolaccia alla stregua di “pupù marrone”, quindi la peggiore).

In ogni caso, faccio un appello, che rimarrà inascoltato. Dato che la norma statutaria che vincola, per il PD, la sola candidatura del segretario c’è (su questa norma ci faccio un post a parte), Bersani, oggi, domani, tra una settimana, ma non tra due mesi o tra un anno dice, senza giri di parole, senza metafore da osteria romagnola, senza quell’atteggiamento che “se sto parlando davanti a voi vi sto facendo un favore”, se ha intenzione di candidarsi alle primarie oppure no. In questo modo ci regoliamo tutti di conseguenza. Rosy Bindi può candidarsi contro Renzi (e vediamo chi prende più voti), Letta può candidare Profumo, Della Valle, Montezemolo e tutti i nomi, più o meno originali che ha tirato fuori nel corso di questi anni da vicesegreterario e poi, magari, esce dal cilindro anche un altro candidato o magari anche due, pensate che bello!

Se Bersani si candidasse, inizieremmo dal giorno successivo a fare la non-campagna per lui, senza foto e senza simboli, ma solo col il forte brand del Partito (Solidissimo) Democratico, in stile campagne elettorali anni ’60, tipo quelle che si vedono nei film.

Se, invece, Bersani decide di non candidarsi gli altri possono iniziare a fare campagna elettorale come Vendola, che e` in campagna dal 2009 (che dite, e` il caso di muoversi o no?), cosi` magari, non ci troviamo alle prossime elezioni a dover scegliere tra Berlusconi, Casini e, appunto, Vendola (giuro se e` davvero lo scenario, piuttosto voto Berlusconi, per fare dispetto, e poi scappo all’estero).

Insomma, senza perdermi in ulteriori parole e stupide battutine poco simpatiche (noi giovani siamo immaturi, cosa vi aspettate?) invito il mio segretario a fare il suo “Coming Out”, che qui, di sentir parlare a vanvera la Bindi, non ne possiamo più.

 


Nel mulino che vorrei…

marzo 10, 2011

Nel mulino (o nel PD) che vorrei metterei sicuramente questi tre: Chiamparino, Veltroni, Renzi.

Ieri hanno detto cose intelligenti e condivisibili e rappresentano, a mio modo di vedere, un modo di pensare, di fare, di agire, che non ha niente a che vedere con il partito moscio, triste, indeciso e molto poco orgoglioso guidato da Bersani e Rosy Bindi.

Perché oggi ci vuole un partito liberalsocialista e non socialdemocratico vecchio stampo, perché oggi ci vuole un partito privo di complessi di inferiorità che lo portano ad inseguire e proporre alleanze di governo improponibili al primo che passa, un partito riformista, con un programma suo e ben delineato che vada oltre l’anti-berlusconismo, un partito che unisce tradizioni diverse, che sul lavoro non e` legato al sindacato per il cordone ombelicale e che mette in campo esperienze politiche di successo come quella di Chiamparino a Torino, di Renzi a Firenze e di Veltroni a Roma, ma potrei tranquillamente aggiungere quella di Cacciari a Venezia, di Emiliano a Bari, di Zanonato a Padova (non della Iervolino a Napoli, che Bersani si ostina a difendere e che doveva essere fatta dimettere tre anni fa), a dimostrazione che quella che poniamo non e` una questione anagrafica e che non si “svaluta l’esperienza”, come ho sentito dire. Quello che vogliamo e` solo un partito in cui chi ha avuto la sua chance, lasci la poltrona e continui a lavorare per il partito senza cariche e per il bene comune. Chi e` contrario alzi la mano.


E pensate se candidassimo uno bravo!

febbraio 21, 2011

L’Unita` riporta un sondaggio di Mannheimer secondo il quale un cenotrosinistra guidato da Bersani sarebbe al 36%, con il centrodestra al 29% e il Terzo Polo, guidato da Casini, al 15% (sempre che si vada a votare, cosa che per ora mi pare abbastanza difficile). La cosa può farmi piacere fino ad un certo punto, perché comunque implicherebbe la creazione di un governo con Vendola e Di Pietro (quando parleremo di economia come si farà?) e sarebbe un governo guidato da una persona che ha dimostrato di non saper fare il leader del suo partito, figuriamoci del suo paese (anche se qualcuno potrebbe obiettare più o meno seriamente che la seconda sia più facile della prima).

L’ho sempre detto, idealmente il PD dovrebbe correre da solo ed essere un grande partito di centrosinistra in un sistema bipolare, in un paese in cui c’è  una legge elettorale basata su un sistema maggioritario con collegi uninominali, ma mi rendo conto che la situazione al momento e` diversa e complicata, che cosi` non si può più andare avanti, che quasi qualunque cosa sarebbe meglio di Berlusconi e che la realpolitik (whatever that is) ci impone di fare scelte che, perlomeno, ci facciano uscire dalla melma in cui siamo: per cui, per ora, se davvero i sondaggi la dessero vincente, potrei anche decidere di sostenere una coalizione (turandomi il naso con enormi mollette) PD-IdV-SeL, purché il leader sia un democratico, ma non Rosy Bindi, e purché il programma elettorale sia un documento sacro e che quindi l’attività legislativa sia ampiamente pianificata in anticipo.

Certo mi chiedo se un leader migliore (Matteo Renzi?) non garantirebbe al PD maggiori consensi e maggiore peso all’interno della stessa coalizione e mi chiedo dove potremmo essere se avessimo continuato a credere nel progetto originario. Ma oh, per ora ci teniamo quello che abbiamo, in attesa di tempi migliori.


Provincialismo preoccupante

gennaio 29, 2011

Ecco questa cosa l’ho notata molto spesso anche io: in Italia, specie nelle teste delle persone di sinistra, tutto quello che accade e tutto quello che succede viene ricondotto a Berlusconi.

Francesco Costa dice questo:

Parli della crisi politica in Giappone e qualcuno sente il bisogno di mettere la cosa in relazione a Berlusconi (“almeno lì si dimettono!”). Parli dello Stato dell’Unione e qualcuno sente il bisogno di mettere la cosa in relazione a Berlusconi (“almeno loro hanno Obama!”). Parli di un politico corrotto in Irlanda e qualcuno sente il bisogno di mettere la cosa in relazione a Berlusconi (“sapessero quanti ne abbiamo noi!”). Parli dell’estinzione dei panda e qualcuno sente il bisogno di mettere la cosa in relazione Berlusconi (“purtroppo certe specie non si estinguono mai!”). E via dicendo.

Ed e` verissimo. Questo credere che tutto possa essere ricondotto al nostro paese e alle sciagure di questo paese (tra cui c’e` certamente Berlusconi, nessuno lo vuole negare), questo non vedere che il mondo e` molto più grande dei nostri confini e che all’estero (prima ancora delle brutte figure che il premier ci fa/ci farebbe fare) la gente si preoccupa, ormai, molto poco dell’Italia, questo credere di essere al centro dell’attenzione, tutto questo e` davvero “provinciale”. D’altronde, l’Italia e` ormai un semplice “provincia” di un “impero”.

Inoltre, qui da noi, Berlusconi ha inibito le capacita` di molte persone di fare politica, ormai ogni avversario e` un nemico da demonizzare, anche quelli che comunque sarebbero dalla tua parte: basta guarda al modo con cui alcuni sostenitori di Giuliano Pisapia prima delle primarie di Milano hanno attaccato Stefano Boeri, per esempio, come avevo detto qui (e come dimostrano i commenti a quel post), o al modo in cui viene trattato Renzi per aver detto delle cose non “ortodosse” rispetto alla “dottrina” classica della sinistra post-comunista.

Quindi Francesco Costa ha perfettamente ragione: forse nel mondo non tutto e` riconducibile a Berlusconi, all’Italia, a noi. Forse dovremmo guardare un po’ di più le cose per quelle che sono. Forse dovremmo liberarci da questa ossessione. Let’s move on, staremo tutti meglio.


Amministrare necesse est

gennaio 24, 2011

Io rimango dell’idea che la bravura ed efficienza di un amministratore e` assolutamente indipendente dalle idee politiche dello stesso. Mi spiego, e` ovvio che uno quando vota alle comunali guarda anche l’orientamento politico del candidato in questione, ma secondo me, quando si sceglie un amministratore, si deve scegliere, principalmente, quello che e` in grado di fare meglio per la propria città.

Dunque, Renzi potrà dire delle cose che a qualche militante di sinistra non piacciono, ma nessuno può negare che stia svolgendo il ruolo di sindaco nel miglior modo possibile (e questa ultima proposta ne e` solo un’ulteriore prova) e questo, nella valutazione del politico Renzi, conta molto di più di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi dichiarazione od opinione.

Seguendo lo stesso ragionamento, invito tutti a ricordare che Letizia Moratti e` stata una sciagura per la nostra città, quindi, quando voteremo e dovremo scegliere tra lei e Giuliano Pisapia, per favore, lasciamo da parte l’orientamento politico e scegliamo il candidato migliore per Milano.


La famosa societa` civile

gennaio 22, 2011

In questo momento, molto difficile per la politica di questo paese, stanno emergendo degli individui e delle parti della società ancora sane che stanno provando a far emergere tutta la gravita` della situazione in cui viviamo, che cercano di spiegare, senza bandiere politiche, perché quello a cui stiamo assistendo e` inaccettabile, incredibile, assurdo (come se ce ne fosse bisogno).

Questi individui dovrebbero risultare più credibili agli occhi dei ferventi sostenitori del premier, se non altro perché sono “disinteressati”, o meglio sono “interessati” alle sorti del loro paese, ma non dicono certe cose per ottenere il voto in più, il posto in parlamento, la poltrona in qualche assemblea. Questa dovrebbe essere una “garanzia di onestà”.

Eppure, ed e` la cosa peggiore del berlusconismo, oggi le menti libere non possono più esistere, chi critica e` un complottista, un golpista, un bastardo da eliminare. Le eccellenze, le competenze, i meriti di una carriera, sono eliminati in un secondo e chi non e` d’accordo si trova a doversi difendere dall’accusa di essere un “amico della sinistra” (che poi, sarebbe un reato?) e un “nemico della democrazia” (accusa che trovo oltremodo fantasiosa). Persino i grandi quotidiani internazionali, il Guardian, il NYT, sono nemici del nostro paese e amici “dei comunisti”.

Cosi` ci troviamo ad assistere alle irrispettose accuse del ministro Gelmini al professor Rodota` o agli insulti di Marina Berlusconi a Roberto Saviano, che posso capire possa risultare antipatico anche perché  “inflazionato” da certi quotidiani (che non hanno, invece, capito che il loro ruolo politico uccide la loro credibilità ed e` molto meno utile al paese rispetto ad un eventuale ruolo di informatore non militante), ma sulla cui onesta` intellettuale, sul cui coraggio e sull’utilità del suo operato, non possiamo assolutamente discutere.

Quindi e` proprio in quest’ottica che vedo di buon occhio questi interventi di gente come Severgnini (che si chiede cos’altro debba fare Berlusconi perché ai suoi fedeli -come fosse una setta- venga il dubbio che forse sia lui ad essere dalla parte del torto), o questi altri di Vittorio Zucconi o questi di Montezemolo o questi di Giorgio Armani e potrei andare avanti.

Insomma qui mi pare che in un momento in cui la politica, anche per colpa dell’opposizione, e` debole, stiano emergendo voci di persone rispettabilissime nei loro campi, eccellenze italiane, persone necessariamente in buona fede, che fanno le cose più diverse, che chiedono al paese di voltare pagina, perché lo schifo a cui stiamo assistendo in questi giorni non può più andare avanti, non può continuare: magari, dico io, questo cambiamento potrebbe avvenire con un leader giovane, coraggioso, che si faccia portavoce della “terza via” in Italia: quest’intervista di oggi potrebbe averci svelato l’identikit.


Un governo non deve essere popolare

gennaio 21, 2011

A lungo ho creduto che per governare bene non fosse condizione necessaria essere “popolari”, anzi penso che i governi che, entro certi limiti, hanno il coraggio di prendere delle decisioni impopolari, ma che alla lunga sono fondamentali per il buon funzionamento dei loro paesi, siano sicuramente i migliori e i più auspicabili. Bella scoperta, direte voi.

Il punto e` che oggi e` sempre più difficile vedere politici che hanno il coraggio di dire (o ancor più fare) cose che non piacciono alla loro base o alla maggioranza delle persone del loro paese, anzi fanno “populismo” al posto che politica e non fanno ne` dicono nulla prima di aver dato un’occhiata ai sondaggi. L’attuale governo italiano, il governo del dire-ma-non-fare, e` il più lampante esempio di questa tendenza.

Il punto, pero`, e` che se c’è, in effetti, un “limite” (e prendete questo termine con le dovute molle), del sistema democratico e` proprio che i mandati scadono e che, anche se si e` fatto benissimo per il paese durante il mandato, ma lo si e` fatto senza un popolo che capisse l’azione di governo, senza voti la volta dopo “si va a casa” e questo e` un peccato.

Obama, per esempio, ben conscio di questo rischio, pur ancora oggi il favorito nel 2012 alle prossimo elezioni contro qualsiasi nome repubblicano, ha affermato che preferisce essere un ottimo “one-term president”, piuttosto che un modesto “two-terms president”. Quindi si e` fatta la riforma sanitaria, anche se agli Americani ora non piace, come anche la riforma di “Wall-Street” e tante altre battaglie, non perché era “popolare” farlo, ma perché era giusto. Meglio essere una volta sola un Presidente riformatore, che due volte un Presidente “senza palle”. That’s the spirit!

In Italia, per esempio, e` molto difficile che questo accada, un po’ perché un sistema parlamentare e` più suscettibile a questo genere di cose rispetto ad uno presidenziale, un po’ perché ormai e` difficile per un politico (specie a sinistra) potersi esprimere liberamente senza essere ricoperto di insulti dalla propria base qualora dica cosa che alla base non vanno troppo a genio. Il “caso-Renzi” degli ultimi giorni ne e` una prova: Renzi ha detto di stare con Marchionne e giù insulti, accuse, grida, addirittura qualcuno ha detto che Renzi era prossimo al “salto della quaglia”. Eppure io preferisco di gran lunga un Renzi che dice come la pensa, senza paura di scontentare qualcuno, piuttosto che un Bersani che non si e` ancora capito cosa pensa.

Tutto questo lungo e noioso preambolo per dire che stimo Nick Clegg, il vice-primoministro britannico, che ha scelto di dare il suo sostegno al governo Cameron, piuttosto che rischiare di lasciare un paese in balia ad un “non-governo”. Questa e` una lezione che in Italia dovremmo imparare (strano che vengano sempre da paesi anglosassoni, le lezioni da imparare), dove il concetto di responsabilità non esiste, dove riuscire a governare per un intero mandato e` pressoché impossibile e dove abbiamo un presidente del consiglio debole, incapace di governare, che non sembra intenzionato a mollare, pur sapendo che, se mollasse, il suo paese sarebbe “better off“, in poche parole starebbe meglio.

Nick Clegg ha portato i liberaldemocratici al maggior risultato della loro storia, alle scorse elezioni, ora pero` il suo partito si trova al minimo storico a poco più di sei mesi di distanza dall’insediamento del nuovo governo.

Non entro nel merito politico della scelta di Clegg, credo, infatti, come molti, che i tagli del governo Cameron siano dettati dall’idea conservatrice dello stato-minimo molto più che da reali esigenze di bilancio e non condivido molte delle politiche del governo conservatore attuale, ma credo che, nel momento di minore popolarità di Clegg e del suo partito, sia necessario fargli i complimenti, perlomeno perché dimostra di avere a cuore il suo paese più della poltrona che ricopre, più dei seggi in parlamento che il suo partito occupa. Gli auguro, peraltro, di riuscire ad influire di più nelle politiche di governo.

Se si rivotasse oggi, dati alla mano, vincerebbero i Laburisti di poco sui Tories con i LibDem che otterrebbero la miseria di 11 seggi. Clegg pero` va avanti, comunque; non si e` mai sognato di togliere l’appoggio al governo (troppo rischioso in un momento come questo) e ha deciso che e` meglio stare al governo, provare a fare il bene del suo paese, piuttosto che lasciarlo in un limbo instabile ma avere sondaggi più alti. Come si dice in questi casi: “Chapeu, Monsieur Clegg”.


Forse qualcuno si e` confuso.

gennaio 12, 2011

Gad Lerner sostiene che tra poco Renzi andrà a destra, che è prossimo al salto della quaglia. E` chiaro: dopo che e` andato ad Arcore ed ha addirittura sostenuto che si può essere di sinistra senza condividere le posizioni della Fiom, e` evidente che Renzi stia per diventare il nuovo Capezzone.

Sono confuso: cioè quelli che si vogliono alleare con Fini sarebbero di sinistra (quella vera e dura e pura, quella che piace a Lerner) e Renzi, per esempio, che ha sempre auspicato di lasciarlo perdere, Fini, sarebbe uno di destra?

La smettano, certi signori, di assumersi il diritto di sentenziare cosa e` sinistra e cosa no, specie quelli che militavano in “Lotta Continua“, perché questi non ne hanno alcun diritto, nessuno, zero, nada, zip. Non esiste una dottrina della sinistra, non esistono eresie, perché non esistono ortodossie (giusto per citare Fini) esiste il mondo di oggi, che non e` quello di 40, 30, 20 e neanche 1o anni fa (ed esiste il PD che era nato per unire culture diverse, non per portare avanti le vetuste idee lerneriane). La sinistra, i progressisti devono mutare con il mondo che cambia intorno a loro. Renzi l’ha fatto, forse quelli che si vogliono alleare con chi vuole “creare la nuova destra” ancora no.

Renzi vuole una sinistra progressista, liberale, aperta, riformista, priva di tabu` novecenteschi e, magari vincente. Forse questo infastidisce.


E c’e` anche chi ha il coraggio di criticarlo

dicembre 17, 2010

Leggete qui, milanesi (e non), leggete qui come dovrebbe essere interpretato il ruolo di sindaco nel 2010. Leggete, poi riflettete sul comportamento di Letizia Moratti il 22 dicembre del 2009, data che mi ricordo bene (perche` non mi fecero fare l’esame della patente, a me solo tra sei candidati) e anche perche` parlai del problema qui. Meno male che in primavera la cacciamo.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.537 other followers