Una storia di sport

maggio 7, 2012

Pochi giorni fa, prima di una normale partita di stagione regolare degli Yankees a Kansas City, la star di NY, lo sportivo più pagato al mondo, Alex Rodriguez, mentre si riscaldava nel prepartita, si è improvvisamente messo le mani nei capelli ed ha esclamato “oh my God!”. A-Rod si è subito accorto che qualcosa di molto brutto era appena capitata ad un suo compagno, Mariano Rivera. Nel tentativo di prendere al volo una pallina battuta da Nix, infatti, durante la routine del batting practice, Rivera è caduto in maniera strana e non si è rialzato.

Tutta la squadra, a quel punto si è voltata nella direzione del lanciatore, ancora a terra dolorante e ha trattenuto il fiato. “Dai che si rialza”, “Dai che si rialza”. Ma Mariano Rivera, chiaramente dolorante, è rimasto a terra e non è tornato in piedi.

A quel punto l’allenatore degli Yankees, Joe Girardi, insieme al medico sociale, hanno iniziato a correre, veloci e scuri in volto, verso il giocatore.

Lo hanno dovuto prendere di peso per caricarlo su un “cart” e portarlo all’ospedale per ulteriori accertamenti. L’umore generale della squadra era nero e le premesse non erano per niente positive. La notizia è arrivata poche ore dopo e ed è risuonata come una sentenza definitiva, di quelle senza possibilità d’appello: “torn ACL”, ginocchio distrutto, stagione finita e carriera, sembrava allora, anche.

Si trattava di una tragedia sportiva. Si perché Mariano Rivera non è un giocatore qualunque o un lanciatore come gli altri, Rivera è uno di quegli sportivi considerati da tutti, senza ombra di dubbio, senza nessuno che tenti di sostenere il contrario (anche solo per vocazione professionale) “il più grande di tutti i tempi”. Mariano Rivera, 42 anni, figlio di un pescatore di Panama, è il più grande “closer” di tutti i tempi.

Chi segue questo blog sa che di Rivera abbiamo già parlato qui, quando lo scorso settembre aveva conseguito la sua “save” numero 602, battendo il record precedente, detenuto da Trevor Hoffman ritiratosi con 601. Nel frattempo, tra la fine di quella stagione e le prime partite di questa, le “saves” sono diventate 608 nella stagione regolare a cui ne vanno aggiunte altre 42 nella post-season, altro record pazzesco.

Per chi non lo sapesse quello che fa un “closer” è, appunto, “salvare” le partite e salvare le partite vuol dire questo:

In baseball statistics, the term save is used to indicate the successful maintenance of a lead by a relief pitcher, usually the closer, until the end of the game. A save is a statistic credited to a relief pitcher, as set forth in Rule 10.19 of the Official Rules of Major League Baseball. That rule states the official scorer shall credit a pitcher with a save when such pitcher meets all four of the following conditions:[8]

  1. He is the finishing pitcher in a game won by his team;
  2. He is not the winning pitcher;
  3. He is credited with at least ⅓ of an inning pitched; and
  4. He satisfies one of the following conditions:
    1. He enters the game with a lead of no more than three runs and pitches for at least one inning
    2. He enters the game, regardless of the count, with the potential tying run either on base, at bat or on deck
    3. He pitches for at least three innings

Come detto di Rivera avevo già parlato, dicendo queste cose:

[...] Generalmente, i closer non durano più di 10 anni in quella posizione. Una volta che raggiungo i 35 anni, più o meno, si riciclano come lanciatori “di rilievo”, quelli che subentrano a quello che ha iniziato la partita nel sesto, settimo e ottavo inning.

Rivera di anni ne ha 41 ed ha fatto quello che ha fatto chiudendo le partite dei New York Yankees per 17 anni, non fallendo quasi mai. Di partita in partita, di stagione in stagione, Rivera e` sempre stato lo stesso lanciatore. Stessa meccanica, più o meno stessa velocità, stesso unico lancio impossibile da decifrare. Si tratta di un “cutter”: una palla che arriva al battitore alla velocità di 150km/h e che all’ultimo momento taglia verso l’interno per i battitori mancini e verso l’esterno per quelli destrorsi. Tutti sanno che lancerà quel lancio, eppure da 17 anni nessuno e` riuscito mai a decifrarlo. E i pochi che hanno avuto successo anche una volta affermano che si tratta di fortuna e si sentono “miracolati”. Insomma, da 17 anni, se gli Yankees arrivano al nono inning con anche un solo punto di vantaggio i battitori avversari sanno che la partita e` praticamente finita. E i record di Rivera non finiscono qui: ha, inoltre, conseguito questi risultati straordinari nella stagione regolare, ma, se possibile e` stato ancora migliore nei playoff, dove conta davvero, dove la pressione per finire le partite è altissima. Detiene infatti anche il record di saves nei playoff (42) con un ERA di 0.71 (ovvero in media, su nove inning, la durata di una partita, Mariano Rivera concede meno di un punto all’avversario). Per capire cosa vuol dire basti sapere che se hai una ERA sotto 4.00 sei considerato un buon lanciatore, sotto i 3.00 sei straordinario. Sotto 1.00 c’è solo Rivera.

Mariano Rivera quindi, non solo è uno dei lanciatori più forti della storia del baseball, è uno dei grandi sportivi della storia dello sport. [Quando si sarà ritirato], sarà stato anche l’ultimo giocatore [della storia della MLB] a vestire il numero 42, che fu di Jackie Robinson, il primo giocatore afro-americano professionista, [e che era stato ritirato dalla lega qualche anno fa, quando il closer degli Yankees lo stava ancora indossando].

Questo infortunio, che lo lascerà fuori per l’intera parte rimanente della stagione è quindi devastante. Per gli Yankees che ora dovranno fare a meno di lui per il resto del campionato in corso, per l’intero movimento, perché lui è uno di quelli che se anche odi gli Yankees non puoi non stimare, come uomo e giocatore, Mariano Rivera e per lo stesso lanciatore panmense. Rivera è una star silenziosa, uno che non se la tira, che è sposato da anni con una donna che non è una star di Hollywood, ma una persona normale, uno che non ha mai fatto problemi ne una dichiarazione fuori posto. Un modello di serietà, professionalità e classe e la sua carriera ha rischiato di finire nel modo peggiore possibile.

Si temeva che l’infortunio avrebbe significato la fine del Numero 42 sui campi di baseball. Rivera è nell’ultimo anno di contratto e aveva lasciato intendere nel precampionato che questa sarebbe stata la sua ultima stagione da professionista. Voleva lasciare il suo mondo quando era ancora al top. Quando era ancora un difference-maker.

Questo, pero`, non è il modo in cui esce di scena un campione e Rivera, dopo un’intervista molto emotiva concessa ai giornalisti con le lacrime agli occhi (lui uomo di ghiaccio, quasi un robot) e in cui sembrava rassegnato a questa “fine”, il giorno successivo ha avuto il guizzo di orgoglio del fuoriclasse, del GOAT (greatest of all time) e ha detto questo:

“I’m coming back,” Rivera said. “Write it down in big letters. I’m not going out like this.”

E qui siamo fieri di poterlo scrivere: Rivera tornerà, torneremo a sentire “Enter Sandman” dei Metallica, canzone che lo accompagna dal Bullpen al monte di lancio quando entra nel “suo” nono inning a Yankee Stadium, e lo scriviamo A GRANDI LETTERE.

(qui un bellissimo pezzo del NYT, dopo l’infortunio del nostro eroe)


Notte pazza di sport

ottobre 3, 2011

N.B. Gli eventi riportati si riferiscono alla serata di mercoledì 28/9.

Gli sport sono una delle cose più belle che ci siano. Sono imprevedibili, tutto può succedere e spesso succede proprio quello che non ti aspetti. Non sono solo i soliti cliché e le solite frasi fatte estrapolate da una qualunque telecronaca sulla Rai, è la pura verità, empiricamente provata.

Se qualcuno avesse dubbi a riguardo legga quanto segue. Ieri notte gli dei del baseball hanno deciso di regalarci un “season finale”, ovvero un ultimo turno di campionato, straordinario, storico, irripetibile. Quegli dei beffardi, incomprensibili, e sorprendenti ieri notte non hanno guardato in faccia a nessuno e hanno rivoluzionato tutto quello che era successo nelle 161 partite precedenti di stagione regolare. Non si sono impressionati di fronte a squadre dal monte ingaggi superiore ai 200 milioni di dollari o di fronte a superstar che di milioni ne guadagno 20 a stagione, non si sono impressionati di fronte ai nomi altisonanti e storici delle squadre che scendevano in campo: ieri hanno lasciato che le partite ci sorprendessero tutti, come per magia. Ieri, gli dei del baseball hanno solo ricordato a tutti che il detto/avvertimento di Yogi Berra, il più grande filosofo della storia del “passatempo preferito dagli americani”, è banale quanto vero: “It ain’t over until it’s over” (“non è finita, finché è finita”) , diceva il più grande ricevitore della storia della MLB. Gli eventi di ieri ne sono prova.

Ma cosa è successo esattamente? Semplicemente la wild card, ovvero l’ultimo posto disponibile per i playoff, nell’American League è andata ai Tampa Bay Rays e quella della National League è, invece, andata ai St. Louis Cardinals. La Major League Baseball è composta da due leghe (American e National League appunto) formate da tre divisioni ciascuna. Vanno ai playoff le sei vincitrici delle divisioni e le due migliori seconde di ciascuna lega. Mentre i primi posti in tutte le divisioni erano già stati vinti da Yankees, Tigers e Rangers nell’American League e dai Phillies, Brewers e Diamondbacks nella National League, le due wild card erano ancora tutte da giocare. Direte: tutto qui? “Hai parlato di eventi straordinari, hai chiamato in ballo gli dei del baseball e poi alla fine sono solo stati assegnati gli ultimi due posti possibili per i playoff?”.

Forse è il caso che mi spieghi meglio: quello che non sapete è che poco meno di un mese fa, il 3 di settembre, i Boston Red Sox erano davanti a Tampa Bay di 9 partite; con 24 partite rimaste da giocare, i Red Sox, secondo le statistiche di ESPN avevano il 99,6% di possibilità di raggiungere i playoff. Allo stesso tempo, il 5 di settembre gli Atlanta Braves avevano un vantaggio 8.5 partite sui St.Louis Cardinals, dovendone giocare altre 23. Nessuna squadra nella storia del baseball era mai riuscita a sperperate tali vantaggi in così poco tempo, tanto meno era mai successo che due squadre lo facessero nella stessa stagione.

Il precedente più simile a quanto successo ieri, è quello dei New York Mets che nel 2007 riuscirono a mancare i playoff dopo che avevano 7 partite di vantaggio sui Philadelphia Phillies con 17 partite ancora da giocare. Un altra situazione paragonabile è quella capitata proprio ai Phillies, che nel 1964 persero un vantaggio di 6.5 partite con altre 12 partite da giocare (allora furono recuperati sempre dai St. Louis Cardinals).

In ogni caso, come già detto, mai prima di oggi c’erano stati due “collapses” contemporanei in entrambe le leghe e di questa portata. Dovete capire che in una stagione di baseball ogni squadra gioca 162 partite: con questi numeri è già straordinario di per sé che si arrivi all’ultima partita con due squadre completamente pari, ovvero con lo stesso numero di vittorie e di sconfitte. Quest’anno è capitato che due coppie di squadre si fossero trovate alla partita 161 “dead even”. Ma per capire l’entità di ciò che è successo in questo pazzo mercoledì di baseball queste informazioni non sono ancora sufficienti.

Quindi ricapitoliamo: siamo al 5 di settembre, Boston e Atlanta sono praticamente sicure di arrivare ai playoff, Tampa Bay e St. Louis sono destinate a guardare le partite di ottobre (ovvero i playoff) in televisione; in quei giorni molti grandi analisti sportivi si lamentano che questo era stato un anno noioso e dai finali già scritti: peccato che non si sono mai sbagliati come questa volta. Adesso facciamo un “fast forward” a ieri, prima delle partite. Boston e Tampa hanno entrambe 90 vittorie e 71 sconfitte, mentre Atlanta e St. Louis sono pari a 89-72.

Si inizia a giocare: i New York Yankees, ormai sicuri da giorni di essere la miglior squadra della American League, giocano con Tampa fuori casa al “Tropicana Field”. Boston, rivale storica degli Yankees, gioca a Baltimora contro gli Orioles e, per arrivare ai playoff la sera stessa deve sperare, in ogni caso, in una vittoria di New York (immaginate come saranno stati contenti a Boston), accompagnata da una loro contemporanea vittoria. Peraltro giocano contro gli Orioles, che quest’anno ha perso più partite di quante ne abbia vinte e che gioca ormai solo per l’onore. Se Boston e Tampa avessero vinto entrambe, oggi avrebbero giocato uno spareggio. Lo stesso se avessero perso tutte e due. Una ha vinto e l’altra a perso: Tampa ai playoff.

Nella National League, invece, St. Louis gioca a Houston contro gli Astros, la peggiore squadra dell’anno, mentre Atlanta si è trovata a giocare in casa contro i Philadelphia Phillies, la squadra più forte dell’anno (102 vittorie, 60 sconfitte). La situazione è analoga a quella precedentemente descritta: avessero vinto sia Atlanta che St. Louis ci sarebbe stato uno spareggio, come se avessero perso entrambe. Una ha vinto e l’altra ha perso: St. Louis ai playoff.

Tutto qui? Neanche per sogno, la parte gustosa deve ancora arrivare! Gli Yankees al settimo inning (sui nove di cui è composta una partita) vincono 7-0 sui Tampa Bay e sembrano avviati verso una vittoria netta che permetterebbe agli acerrimi rivali di Boston di prevalere nella wild card, dato che, in quel momento, anche i Red Sox stanno prevalendo 3-2 sugli Orioles. In questa pazza notte di baseball, però, non può dare nulla per scontato (“It ain’t over, until it’s over”). Al settimo e ottavo inning, Tampa Bay segna 6 punti e si porta ad un solo punto di distanza dagli Yankees. Al nono inning, con due out e due strike (ovvero a uno strike di distanza dalla fine della partita e dalla vittoria di New York) Johnson, un giocatore tra i più mediocri della lega, colpisce lontanissimo una pallina lanciata dal lanciatore newyorkese Cory Wade e fa Home Run: partita pareggiata: si va ai supplementari. I primi tre extra inning non portano a nulla e si arriva al dodicesimo. A questo punto, Evan Longoria, il giocatore più rappresentativo dei Tampa Bay Rays, colpisce un altro Home Run (il secondo della sua partita) che supera il muro in fondo al campo a sinistra di un paio di centimetri, tanto basta per mettere la parola fine alla partita e alla stagione dei Red Sox. Si perché 4 minuti prima, gli Orioles al nono inning, anche loro con due out e due strike (“one strike away from victory”), prima pareggiano la partita 3-3 e poi, neanche a dirlo, siglano il punto della vittoria.

Volete sapere come viene segnato quel punto? La palla esce di un pelo dal guanto di Carl Crawford, che si era tuffato per cercare di prendere la pallina al volo, presa che, peraltro, avrebbe eliminato il battitore e portato anche quella partita ai supplementari. La beffa, per Boston, é che Crawford era stato il loro colpo di mercato. Il giocatore, infatti, era stato per anni il simbolo proprio di Tampa Bay, ma aveva deciso di non rinnovare con la squadra della Florida, preferendo un contratto di $142 milioni e accasarsi in Massachusetts. Milioni mal spesi visto che a Fenway Park (lo stadio, anzi la Cattedrale, come viene chiamato a Boston) Crawford, nella sua prima stagione, ha fatto malissimo.

Spostiamoci nell’altra lega: St. Louis ha battuto i pessimi Astros di Houston 8-0. Ad Atlanta, invece, le cose non vanno così lisce: i Braves, infatti, entrano nel nono inning avanti 3-2 e mandano in campo Craig Kimbrel, il loro giovane closer (ovvero il lanciatore che gioca solo il nono inning e il cui compito è quello di eliminare gli ultimi tre giocatori della squadra avversaria). Inutile dire che Kimbrel non regge la pressione (“he’s no Mariano Rivera“) e non riesce a chiudere la partita, subisce “una run” (come si chiamano i punti segnati nel baseball) e si va ai supplementari. A questo punto il finale è scritto: al tredicesimo Henter Pence (che, giusto per chiudere il cerchio, è arrivato ai Phillies nel mercato di luglio proprio dagli Houston Astros) sigla “la run” decisiva che manda ai playoff St. Louis e a casa i Braves.

Capite ora cosa volevo dire quando parlavo di notte pazza?

Forse la notte di mercoledì è stata una di quelle notti indimenticabili ed irripetibili della storia del baseball e dello sport. Forse non ci sarà mai più un altro settembre come questo nel baseball americano. Uno dei mantra di giocatori, allenatori, dirigenti all’inizo di ogni stagione è: “we built a team that we hope is capable of playing meaningful games in september” (abbiamo costruito una squadra che speriamo possa giocare partite importanti nel mese di settembre): beh forse un altro settembre come questo non ci sarà mai e partite “più meaningful” neanche. Forse.

Ora, in ogni caso viene il bello: con un settembre così, chi sa che ottobre 2011 non sarà un altro mese epico per la storia di questo sport. Si inizia venerdì con New York Yankees vs Detroit Tigers e Tampa Bay Rays vs Texas Rangers.

Ultima serie di numeri, poi siete liberi. Leggete cosa dice il NYT circa le probabilità che la partita di Tampa (tra Yankees e Rays) e quella di Baltimora (Tra Boston e Orioles) finissero come sono finite:

The following is not mathematically rigorous, since the events of yesterday evening were contingent upon one another in various ways. But just for fun, let’s put all of them together in sequence:

  • The Red Sox had just a 0.3 percent chance of failing to make the playoffs on Sept. 3.
  • The Rays had just a 0.3 percent chance of coming back after trailing 7-0 with two innings to play.
  • The Red Sox had only about a 2 percent chance of losing their game against Baltimore, when the Orioles were down to their last strike.
  • The Rays had about a 2 percent chance of winning in the bottom of the 9th, with Johnson also down to his last strike.

Multiply those four probabilities together, and you get a combined probability of about one chance in 278 million of all these events coming together in quite this way.

When confronted with numbers like these, you have to start to ask a few questions, statistical and existential.


#602

settembre 20, 2011

Comunque Mariano Rivera, di parlo qui, ha ottenuto la save numero 602. Ora nessuno ne ha più di lui.


Saves

settembre 18, 2011

Mariano Rivera ha pareggiato Trevor Hoffman con 601 saves. Nessuno nella storia del baseball ne ha di più della coppia e ora Mariano, il più grande closer della storia del baseball, si accinge a superare Hoffman, ritiratosi a gennaio, guardando tutti dall’alto verso il basso. Per capire cosa ha appena fatto Mariano Rivera basta vedere che nessuno, oltre a loro due, ha anche più di 500 “saves”. Il terzo nella classifica e` Lee Smith che ne ha 478 e tra i giocatori ancora in attività il primo dietro Mariano e` Francisco Cordero, con 323, poco più della metà.

Una “save” si ottiene quando un lanciatore entra nella parte finale di una partita con un vantaggio di tre punti o meno (oppure con il battitore che può pareggiare la partita con un home-run “on deck”, ovvero in procinto di trovarsi a battere dopo quello in battuta). Colui che ha il compito di ottenere le saves si chiama closer e si tratta quindi di quel giocatore che “sigilla” le vittorie e le porta a termine, insomma. Sembrerà una cosa da poco, ma nel baseball, se non hai un closer decente le World Series non le vinci. Anzi non arrivi neppure ai playoff.

E, generalmente, i closer non durano più di 10 anni in quella posizione. Una volta che raggiungo i 35 anni, più o meno, si riciclano come lanciatori “di rilievo”, quelli che subentrano a quello che ha iniziato la partita nel sesto, settimo e ottavo inning.

Rivera di anni ne ha 41 ed ha fatto quello che ha fatto chiudendo le partite dei New York Yankees per 17 anni, non fallendo quasi mai. Di partita in partita, di stagione in stagione, Rivera e` sempre stato lo stesso lanciatore. Stessa meccanica, più o meno stessa velocità, stesso unico lancio impossibile da decifrare. Si tratta di un “cutter”: una palla che arriva al battitore alla velocità di 150km/h e che all’ultimo momento taglia verso l’interno per i battitori mancini e verso l’esterno per quelli destrorsi. Tutti sanno che lancerà quel lancio, eppure da 17 anni nessuno e` riuscito mai a decifrarlo. E i pochi che hanno avuto successo anche una volta affermano che si tratta di fortuna e si sentono “miracolati”. Insomma, da 17 anni, se gli Yankees arrivano al nono inning con anche un solo punto di vantaggio i battitori avversari sanno che la partita e` praticamente finita. E i record di Rivera non finiscono qui: ha, inoltre, conseguito questi risultati straordinari nella stagione regolare, ma, se possibile e` stato ancora migliore nei playoff, dove conta davvero, dove la pressione per finire le partite e` altissima. Detiene infatti anche il record di saves nei playoff (42) con un ERA di 0.71 (ovvero in media, su nove inning, la durata di una partita, Mariano Rivera concede meno di un punto all’avversario). Per capire cosa vuol dire basti sapere che se hai una ERA sotto 4.00 sei considerato un buon lanciatore, sotto i 3.00 sei straordinario. Sotto 1.00 c’è solo Rivera.

Mariano Rivera quindi, non solo e` uno dei lanciatori più forti della storia del baseball e` uno dei grandi sportivi della storia dello sport. Sarà anche l’ultimo giocatore a vestire il numero 42, che fu di Jackie Robinson, il primo giocatore afro-americano professionista nella MLB.

Qui un breve ritratto di Mariano sul Los Angeles Times, qui uno più tecnico (per gli intenditori il più bello) su Sports Illustrated e qui la pagina di Wikipedia, che comunque aiuta a capirne su chi e` Mariano.


Opening Day

marzo 27, 2011

Volevo solo sottolineare che Spring Training sta finendo, Joe Girardi ha nominato Freddy Garcia quinto pitcher della rotazione degli Yankees e che giovedì si inizia a fare sul serio, in casa contro Detroit.

Intanto, il mio pronostico secco per ottobre: Phillies-Red Sox in finale, cum somma maestitia (non penso esistano due squadre più odiose) . Questo a meno che a luglio gli Yankees non prendano un lanciatore come si deve.

Intanto c’è questo bel pezzo del New York Times che parla della stagione che sta per iniziare.


Goodbye, Andy

febbraio 6, 2011

Pochi giorni fa Andy Petitte ha annunciato di essersi ufficialmente ritirato e di rifiutare l’offferta di 12 milioni di dollari che gli Yankees gli avrebbero garantito per lanciare anche nel 2011.

Voi probabilmente non sapete chi e` Andy Petitte, ma a chi segue il baseball e tifa New York Yankees ,questo nome non può lasciare indifferenti.

Petitte e` un lanciatore della Louisiana, ma e` cresciuto in Texas, la sua fortuna, pero`, l’ha fatta a New York, dove e` arrivato in prima squadra nel 1995 dal farm system (le giovanili) ed e` stato parte integrante della formidabile squadra che dal 1996 al 2001 ha vinto 4 World Series e giocato 5 finali. Poi nel 2009, con Derek Jeter, Mariano Rivera e Jorge Posada (i “Core four”), gli unici superstiti dello squadrone di fine anni ’90, ha vinto il suo ultimo campionato del mondo.

Andy si e` ritirato per stare con la sua famiglia, rinunciando a un sacco di soldi e lasciando una squadra che ora, senza di lui, rischia di non essere neanche da playoff e che lo voleva ad ogni costo, soprattutto dopo che l’anno scorso (infortunio a parte) e` stato uno dei suoi anni migliori.

Ora resta da capire se in futuro farà compagnia nell’Hall of Fame del baseball a Rivera e Jeter (sicuri di entrare). I suoi numeri sono “bordeline”, come si dice in questi casi: dalla sua ha pero` un passato di “top performer” nei playoff, tanto che e` il lanciatore con più partite vinte nella storia della “post-season”, oltre ad essere il lanciatore che ha vinto più partite tra il 2000 e il 2010. L’unica macchia della sua carriera e` l’ammissione di aver fatto uso, nel 2002, di un ormone della crescita per recuperare più in fretta da un infortunio.

Andy Petitte era un giocatore fantastico e una persona straordinaria, un campione silenzioso, di quelli che non dicevano mai una parola fuori posto e che sono rispettati ad ogni latitudine. Andy Petitte e` il primo dei “Core Four”, ora “Core Three” , a lasciare e non e` una bella sensazione, for us Yankee Fans.

La stagione, ora, si fa complicata.


World Series amare

ottobre 24, 2010

Giusto per un aggiornamento: nell’American League hanno vinto i Texas Rangers sui piu` blasonati e favoriti Yankees. Texas e` alla sua prima World Series. Nella National League i Giants di San Francisco hanno sconfitto i Phillies, che, pure loro, partivano favoriti e che puntavano alla terza World Series in tre anni.

I Giants e Texas si sfideranno per la prima volta in finale, una finale inedita. I Rangers, la vecchia squadra di Bush, non ci sono mai andati prima, i Giants non hanno mai vinto da quando si sono trasferiti a San Francisco piu` di cinquanta anni fa. L’ultima volta che ci sono andati hanno perso nel 2002 contro gli Anaheim Angels.

Che vinca il migliore: qui si tifa Giants.


Next Round: Great Baseball

ottobre 16, 2010

Sono iniziate, ieri notte, le finali dell’American League, con la vittoria in rimonta degli Yankees sui Rangers. Dall’altra parte del tabellone, si giocano la finale della National League i Philadelphia Phillies e i San Francisco Giants.

Detto francamente la speranza mia e` una finale Yankees-Giants. Un po’ perche` le due franchigie rappresentano un pezzo di storia del baseball, un po’ perche` i Giants sono la mia seconda squadra, un po’ perche` i Phillies devono abbassare la cresta.

In ogni caso finali interessanti, dopo ALDS e NLDS molto divertenti, in cui e` stato lanciato il secondo no-hitter nella storia della postseason (Halladay, the doc, dei Phillies, contro i Cincinnati Reds, eliminati in tre partite), in cui gli Yankees hanno sconfitto in tre partite i Twins, mostrando un ottimo parco lanciatori e dimostrando che il miglior “closer” di tutti i tempi, the Great Mariano Rivera e` tornato piu` in forma piu` che mai e tanto tanto altro.

Speriamo che ci sia un post anche per le World Series, vorrebbe dire che gli Yankees hanno sconfitto Texas.


It’s October Baseball

ottobre 6, 2010

Sta sera (notte qui da noi), iniziano i playoff di baseball. Gli Yankees, detentori del titolo, cercheranno di riconfermarsi campioni del mondo e conquistare la World Series numero 28, ma devono prima battere i Minnesota Twins, vincitori della American League Central. L’altra ALDS sara` la sfida tra i Texas Rangers (la vecchia squadra di Bush), a lungo assente dai playoff, e i Tampa Bay Rays, ormai non piu` una sorpresa, dopo l’apparizione alle World Series del 2008 (perse poi contro i Philadelphia Phillies).

Nella National League i Phillies (vincitori delle WS nel 2008 e finalisti perdenti con gli Yankees nel 2009) sfidano i Cincinnati Reds (storica franchigia, a lungo assente dal baseball che conta e vera rivelazione dell’anno) e nell’altra NLDS i San Francisco Giants (alla prima apparizione dal 2003, quando c’era ancora di Barry Bonds) sfidano gli Atlanta Braves, guidati dallo storico manager della squadra della citta` georgiana, Bobby Cox, che si ritira dopo la fine dell’anno.

Insomma playoff ricchi di storia e molto interessanti. Quello che conta, pero`, e` l’epilogo. L’unico accettabile per questo blog e` la vittoria degli Yankees.

(Boston non e` ai playoff, ci tenevo a sottolinearlo e neanche i NY Mets).


Tutto il mondo e` paese

ottobre 4, 2010

Notizie di questo tipo in America non e` normale sentirle, quindi quando succede tutti si scandalizzano. Cosa e` successo, chiederete? Un diverbio in un bar tra un tifoso dei New York Yankees ed uno dei Boston Red Sox (una delle rivalità sportive piu` sentite negli sport americani) e` finita male per uno dei due, che e` stato accoltellato ed e` ora ricoverato in condizioni critiche. Da noi queste cose succedono spesso, in America, invece, la violenza “organizzata” legata al mondo dello sport e` un evento raro, rarissimo, quindi non e` per niente tollerato dalla societa` e dalle autorita`, come purtroppo accade da noi.

L’accusato ora rischia di passare il resto della sua vita in galera; chissa`, se anche qui utilizzassimo queste misure, forse gli stai sarebbero posti piu` sicuri.


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