Iniziano le World Series

Dopo un campionato iniziato circa sei mesi fa, 162 partite di stagione regolare per ogni squadra e quasi un mese di playoff, la stagione di baseball MLB 2012 si sta per concludere con l’ultima serie dell’anno, quella che assegnerà gloria, titolo e prestigio ad una città e mesi di rimpianti per un’altra. A sfidarsi per il titolo saranno i Detroit Tigers e i San Francisco Giants, che vinsero l’edizione di due anni fa.

Cosa è successo fin qui.

Anche questa post-season non è stata per nulla avara di emozioni e cose da raccontare: tutte le “division series”, il primo round dei playoff, in entrambe le leghe, sono andate avanti fino a gara 5 e sono state vinte nell’American League dai Tigers, contro gli Oakland A’s e dagli Yankees, contro i Baltimore Orioles; nella National League si sono aggiudicati il primo round i San Francisco Giants, contro i Cincinnati Reds e i St. Louis Cardinals, vincitori l’anno scorso, contro i Washington Nationals.

Gli Yankees hanno battuto, pur stentando offensivamente, i Baltimore Orioles, ma hanno poi perso in sole quattro partite contro i Detroit Tigers il titolo dell’American League finendo la stagione in una sorta di psicodramma collettivo che non potrà non avere strascichi anche sulla prossima stagione e che ha lasciato attonita un’intera città. Tutto è iniziato quando in gara 3 della serie contro Baltimora, il manager degli Yankees, Joe Girardi, con la squadra sotto per 2-1 in casa al nono inning e in procinto di andare sotto 2-1 anche nella serie, ha sostituito la “underperforming” star da 275$ milioni, Alex Rodriguez, con un quarantenne in procinto di concludere una carriera dignitosa, Raul Ibanez. Ibanez ha colpito un homerun per pareggiare la partita e mandarla ai tempi supplementari e poi ne ha colpito un altro, qualche inning più tardi, per consegnare agli Yankees la vittoria nella partita, garantendosi nel frattempo un posto nella storia del baseball, come primo giocatore entrato nel nono inning a siglare più di un home-run in una partita di playoff. Da quel momento, però, le cose per New York, che ha poi vinto quella serie in gara 5, ma che non ha mai più dato la sensazione di poter competere per l’anello, sono naufragate.

Alex Rodriguez, non si è più ripreso e, dopo essere stato sostituito in una situazione simile della partita successiva contro Baltimora, dopo essere stato tenuto in panchina per il “clincher” dell’ALDS, dopo essere finito nello scandalo per aver mandato una pallina con il proprio numero di telefono a due modelle australiane negli spalti mentre la squadra perdeva la prima partita della serie contro Detroit, ha finito per essere lasciato fuori nelle decisive gare 3 e 4 di quella serie, ovvero le ultime (e le più importanti) della stagione, fatta eccezione per un pinch-hit at bat (finito con un nulla di fatto) in gara 4, quando tutto era già perduto. A-Rod diventa quindi un problema enorme per gli Yankees: si tratta di un giocatore di 37 anni, in grossa difficoltà sportiva, con una fan-base che lo “fischiava” già quando era un campione (figurarsi ora) e ancora 5 anni di un contratto, con valore residuo di, minimo, 114$ milioni.
Rodriguez, in ogni caso, non è l’unico motivo della disastrosa campagna newyorkese: le cose si sono messe malissimo già quando nella prima gara contro i Tigers, Derek Jeter, capitano e anima del team da 17 anni, uno che ha giocato solo a New York, che ha vinto già 5 anelli e miglior performer della squadra in attacco, si è infortunato gravemente alla caviglia, tanto che dovrà stare fermo dai 4 ai 5 mesi ed è addirittura in dubbio per l’inizio della prossima stagione. Inoltre, non vanno certo dimenticati i disastri offensivi di una squadra teoricamente nota per la sua capacità di segnare punti ma che quest’anno in quel reparto è stata davvero troppo discontinua: gli Yankees, come squadra, hanno chiuso questi playoff con la media battuta più bassa della storia per una squadra che ha giocato almeno 9 partite di playoff: .188, un record negativo che se fosse ancora vivo il vecchio proprietario, “the Boss”, George Steinbrenner, eccentrico padrone di stampo zampariniano deceduto nel 2010, l’allenatore e tutto il suo staff sarebbero stati licenziati appena dopo la sconfitta in gara 4.

Non bisogna, ovviamente, dimenticare i meriti dei Tigers, che, dopo essere arrivati ai playoff per un pelo e aver rischiato qualcosa nella serie contro Oakland, la squadra di Billy Beane del film Moneyball, hanno giocato una serie pressoché perfetta contro gli Yankees e si candidano a favoriti nelle World Series. La squadra della Motor City, ha messo in mostra una serie fenomenale di lanciatori, il cui leader è Justin Verlander, vincitore l’anno scorso del premio riservato ai pitcher e anche del premio MVP, solitamente riservato ai battitori, e un parco battitori inferiore a nessuno (e sicuramente di gran lunga superiore a quello di New York), guidato da campioni come Miguel Cabrera, vincitore del Triple Crown, ovvero giocatore leader in tutte e tre le categorie offensive più importanti (cosa che non accadeva da circa 40 anni) e prossimo MVP, Prince Fielder, firmato durante lo scorso mercato con un contratto del valore di 214$ milioni e Austin Jackson, giovane ex-prospetto degli Yankees, scambiato tre anni fa da New York per l’allora esterno-centro dei Tigers, Curtis Granderson che, invece, è stato protagonista di una serie disastrosa, tanto da essere forse stato il peggior battitore in assoluto per New York durante questi playoff.

La National League Championship Series, invece, si è giocata tra i vincitori delle edizioni 2010 e 2011, ovvero i San Francisco Giants e i St. Louis Cardinals. I Giants ci sono arrivati  dopo una rimonta spettacolare nella NLDS ai danni dei Cincinnati Reds, che erano avanti per 2-0 nella serie e che, perdendo poi tre partite consecutive in casa, hanno cosi` salutato ogni velleità di vittoria finale. St. Louis, invece, ha battuto sempre in 5 partite la sorpresa della stagione, i Washington Nationals, privi di Stephen Strasburg, il giovane lanciatore fenomeno lasciato fuori in via precauzionale dalla franchigia della capitale perché aveva superato il suo “inning-limit”, decisione peraltro assai discussa da quelle parti.

Nella finale di lega, poi, St. Louis si era portata in una situazione estremamente favorevole contro Giants, vincendo 3 delle prime quattro partite e giocandosi il “clincher”, ovvero il pass per le World Series, in gara 5, 6 e 7, ma perdendole tutte e tre. La sconfitta in gara 5 ha cambiato l’inerzia della serie che si è poi spostata di nuovo a San Francisco, dove i Giants hanno vinto gara 6 e stravinto 9-0 gara 7.

Cosa è lecito aspettarsi succeda.

Prima di tutto è garantito un grande spettacolo, con due squadre davvero divertenti da veder giocare: i Giants hanno il parco lanciatori migliore della MLB, Detroit il miglior attacco. La National League ha vinto l’All Star Game, che decide il fattore campo delle finali e quindi i Giants partono avvantaggiati e con la certezza di giocarsi un’eventuale gara 7 in casa. I Giants potrebbero, peraltro, vincere il secondo titolo in tre anni, dopo che nel 2010 vinsero il per la prima volta da quando si trasferirono a San Francisco nel 1958. Detroit, che non vince dal 1984 e non gioca le World Series dal 2006, è reduce da un grande successo, è la squadra più completa, quella con il monte ingaggi più alto e quella più talentuosa, ma i giocatori sono fermi da giovedì scorso e potrebbero essersi raffreddati.

Gli appuntamenti

Wednesday , October 24
Game 1 — Detroit at San Francisco
Justin Verlander vs.  TBA

Thursday, October 25
Game 2 — Detroit at San Francisco
Doug Fister vs.  TBA

Saturday, October 27
Game 3 — San Francisco at Detroit
TBA vs. Anibal Sanchez

Sunday, October 28
Game 4 — San Francisco at Detroit
TBA vs. Max Scherzer

Monday, October 29
Game 5* — San Francisco at Detroit

Wednesday October 31
Game 6* — Detroit at San Francisco

Thursday, November 1
Game 7* — Detroit at San Francisco

*se necessarie

Pronostico.

Premesso che fino a questo momento non ho sbagliato solo la sfida di ALDS tra Yankees e Orioles (più per scaramanzia che altro, peraltro) e che avevo predetto questa finale (ok la smetto), rimango con la mia scelta di Detroit, se non altro perché fino ad adesso avevo scelto bene. Occhio però ai Giants, che hanno “momentum” e che sono 6-0 in una partita in cui rischiano di essere eliminati. Ne hanno giocate 3 e vinte 3 con Cincinnati e 3 e vinte 3 contro St. Louis.

This is October!

Ottobre è finalmente giunto e insieme a giornate più corte e l’estate che sembra sempre di più un vago ricordo si è portato come ogni anno i playoff di MLB: stanotte si comincia e, viste le premesse, pare che non ci annoieremo.

A voler essere precisi, i playoff sarebbero iniziati già venerdì: da quest’anno la MLB ha cambiato il regolamento e il numero di squadre che accedono alla post-season. Infatti, accedono direttamente alla fase finale le 6 squadre (3 dell’American League e 3 della National League) che vincono le loro division, come anche negli anni passati, ma rappresenta una novità  l’aggiunta di un’ulteriore wild card, oltre a quella a cui eravamo abituati. Questo significa che le due migliori seconde di ogni lega si sfidano in una partita secca per aggiudicarsi il quarto posto rimanente in entrambi i lati del tabellone.

Venerdì notte si sono sfidati nell’American League i Baltimore Orioles, rivelazione della stagione, e i Texas Rangers, reduci da due apparizioni consecutive alle World Series finite entrambe senza parata finale (clamorosa la sconfitta dell’anno scorso contro i Cardinals in cui i Rangers arrivarono anche a uno strike dalla vittoria di gara 7 e anello). Hanno vinto gli Orioles, che mancavano i playoff da 15 anni, per 5-1 in Texas, impedendo cosi` alla vecchia squadra di George W. Bush, di provarci per un terzo anno di fila.

Nella National League i soliti St. Louis Cardinals, che riescono sempre ad accedere ai playoff per un pelo per poi fare faville (2011 docet), hanno sconfitto gli Atlanta Braves 6-3, proprio quei Braves che proprio l’anno scorso furono protagonisti (insieme ai Red Sox) di uno dei più grandi “collapses” della storia del baseball e furono eliminati dai playoff l’ultimo giorno di stagione regolare grazie ad una straordinaria rimonta -wait for it- dei St. Louis Cardinals. Niente rivincita, quindi, per Atlanta, che comunque recrimina giustamente per una pessima chiamata dei quattro arbitri che avrebbe potuto cambiare il destino di partita e stagione.

Da oggi, però, si fa sul serio, con gara 1 di ALDS (Americal League Division Series) tra gli Oakland Athletics (la squadra del film Moneyball con Brad Pitt, per voi che non amate il baseball ma amate il cinema) e i Detroit Tigers. La serie al meglio delle cinque partite inizia a mezzanotte ora italiana.

Alle 3.30 ora italiana, poi inizia gara 1 di NLDS (National League Division Series) tra i Cincinnati Reds, che hanno il secondo miglior record della lega, e i vincitori del 2010, i San Francisco Giants.

Domani poi giocheranno i New York Yankees contro Baltimore e i Cardinals contro i Washington Nationals.

Come potete vedere stride fortemente l’assenza totale di quelle che sembravano due grandi favorite ad aprile e che invece hanno avuto, per molte ragioni, stagioni disastrose: parlo dei Philadelphia Pillies e dei Boston Red Sox, reduci dalla peggior stagione dal 1968, proprio nell’anno del centenario di Fenway Park, il loro storico stadio.

Ora facciamo una breve preview di cosa dovete aspettarvi, poi vi darò il mio pronostico personalissimo (in modo tale da non giocarvi quella squadra alla SNAI).

Oakland Athletics: hanno vinto incredibilmente la AL West, in cui c’erano due squadre corazzata come i Texas Rangers, che a 6 partite dalla fine della stagione erano avanti di 4 sugli A’s, e i Los Angeles Angels arrivati sorprendentemente terzi dopo che nella scorsa offseason avevano speso 331$ per aggiudicarsi le prestazioni del miglior battitore in circolazione (Albert Pujols) e del miglior lanciatore sul mercato (C.J Wilson). Si può quindi dire che nell’anno in cui la storia di Billy Beane, il General Manager della squadra, è diventata nota in tutto il modo dopo il successo del film “MoneyBall”, la strategia di usare le “subermetrics” per colmare evidenti gap di budget (gli A’s sono la squadra con il secondo monte ingaggi più basso in giro, mentre gli Angels sono quarti e i Rangers sesti) ha funzionato. Eppure questa annata ha comunque del sorprendente: gli A’s del 2001 (l’anno della storia raccontata nel film) erano uno squadrone in confronto a questo e anche se il regista non ve l’ha detto avevano dei grandissimi campioni nel roster, questa squadra invece è interamente composta da giocatori che in molte altre squadre sarebbero a malapena dei panchinari. Staremo quindi a vedere se riusciranno a stupire ancora (e di più: nel 2001 persero subito contro gli Yankees).

Detroit Tigers: anche i Tigers sono reduci da un mercato ricchissimo in cui hanno speso ben 214$ milioni per aggiudicarsi le prestazioni di Prince Fielder uno dei migliori battitori della lega. Se a Fielder aggiungi Miguel Cabrera, che quest’anno ha avuto una stagione incredibile in cui ha vinto la Triple Crown, ovvero è arrivato primo in tutte e tre le categorie offensive più importanti (Media battuta, Home Runs, RBI), cosa che non capitava da 45 anni, e Justin Verlander, che nel 2011 vinse il CY Young award, premio per il miglior lanciatore e MVP, premio per miglior giocatore assoluto della lega (solitamente riservato ai battitori), sarebbe stato lecito immaginare che Detroit sia arrivata ai playoff come favorita e reduce da una stagione pazzesca. In realtà è la squadra dell’American League ai playoff con il record peggiore (“solo” 87 vittorie) e ha rischiato addirittura di non riuscire a qualificarsi: se non fosse stato per un mese di settembre di altissimo livello i Tigers starebbero guardando le partite in televisione.

New York Yankees: la squadra con il monte ingaggi più alto ha avuto una stagione altalenante e piena di infortuni. Dopo un inizio di stagione col freno a mano tirato e la devastante perdita di Mariano Rivera per l’intero campionato, gli Yankees hanno avuto un’estate torrida, arrivando a meta` luglio con 10 partite di vantaggio su Baltimora, seconda nella AL East. A fine agosto pero` la squadra, anche a causa di infortuni importanti ad Alex Rodriguez, il più pagato della lega, e Mark Texeira (contratto da 180$ milioni), ha fatto molta fatica, bruciando tutto il vantaggio acquisito e trovandosi il 2 settembre pari in testa alla propria division con Baltimora. Per tutto settembre le due squadre sono state appaiate, finché negli ultimi tre giorni della stagione gli Yankees sono riusciti a conquistare il primo posto nella AL East e il miglior record nell’American League.

Baltimore Orioles: sono con gli A’s la squadra rivelazione dell’American League. Non andavano ai playoff da 15 anni e hanno giocato tutto l’anno in uno stadio semi-deserto perché nessuno a Baltimora credeva nelle potenzialità di un gruppo senza star, ma con un grandissimo allenatore: Buck Showalter, che ha l’occasione della vita. La città pero` nelle ultime settimane ha iniziato a crederci e ora che Baltimore si appresta a sfidare i rivali newyorkesi l’entusiasmo è alle stelle. Baltimore, che ha un grande bullpen (lanciatori da partita in corso), un ottimo giocatore in Adam Jones e poi molti gregari che fanno benissimo le piccole cose ma non molto di più, è sicuramente la squadra più “hot” della lega.

San Francisco Giants: i Giants vinsero due anni fa contro ogni pronostico e quest’anno hanno avuto una stagione stranissima. Fino ad agosto non sono mai riusciti a spiccare il volo, poi il loro miglior battitore e MVP dell’All-Star Game di quest’anno, Melky Cabrera, è stato sospeso per doping. Da allora i Giants hanno iniziato a vincere e non si sono fermati più. Hanno vinto la division con una settimana d’anticipo e hanno il parco lanciatori più forte tra le otto squadre rimaste. Look out.

Cincinnati Reds: il secondo miglior record della MLB e un grandissimo battitore (Joey Votto) non sono sufficienti per garantirgli lo status di favorita neanche nella sfida con i Giants. Sono la squadra più anonima delle otto in circolazione, sono ben composti ma non fanno clamore. Onestamente non c’è più nulla da dire e forse per questo alla fine vinceranno tutto (non credo, ma io mi sbaglio spesso).

Washington Nationals: la vera storia dell’anno, tra tutte è a Washington signori e signore. In una division che doveva essere una questione tra Atlanta, Philadelphia e Miami (franchigia che ha speso tantissimo e inagurato un nuovo stadio), una division in cui i Nationals sono ultimi per monte ingaggi, la squadra della capitale ottiene il miglior record della MLB (98 vittorie) e torna a giocare ad ottobre dopo un’eternità. Hanno fatto tutto questo mentre decidevano ad agosto di far concludere la stagione del giocatore più forte della squadra, il lanciatore Stephen Strasburg, perché aveva superato il limite di inning che la squadra ritiene un lanciatore di 22 anni possa sopportare in una stagione. Questa è stata una delle decisioni più contestate e chiacchiarate nella storia dello sport americano: una squadra che lotta per vincere tutto che mette ai box la sua stella non perché infortunata o affaticata, non perché non stava “performando” (anzi), ma perché secondo i medici di Washington (e non solo loro, ma questo è stato il caso più eclatante in cui si è presa una decisione simile)  un giovane è più rischio infortuni di un giocatore di 35 anni e non si può rischiare una carriera per un obiettivo a breve termine. Off topic: il caso di Pato vi dice qualcosa?

St. Louis Cardinals: last but not least, i campioni in carica, anche quest’anno giunti ad ottobre con il minor sforzo possibile (peggior record delle squadre della National League), sono sempre insidiosissimi e molto esperti. I Cardinals dopo la vittoria dello scorso anno, hanno perso il miglior battitore della lega (Albert Pujols) e il miglior manager della storia del baseball (mia opinione personale), Tony LaRussa. Sembravano destinati ad una stagione anonima e invece sono sempre li` a giocarsela, che non si sa mai.

Ora il pronostico, premesso che qui si tifa Yankees e che l’auspicio è di un ventottesimo titolo per New York, penso che vinceranno le ALDS Detroit e Baltimore. Troppo scarsi gli A’s, troppo discontinui gli Yankees alla battuta e troppo “hot” gli O’s. Alle World Series poi ci va Detroit.

Nella National League vincono le NLDS Giants, a mani basse, e St. Louis in 5 partite. Troppo anonimi i Reds, troppo forti i lanciatori di San Francisco, troppo inesperti i Nationals e espertissimi i Cardinals. Alle World Series poi ci vanno i Giants.

Worlds Series: Giants vs Detroit.. Vince Detroit. Grandissimi lanciatori per i Giants contro i grandissimi battitori di Detroit. Pero` Detroit ha anche un superlanciatore (Verlander), San Francisco non ha un supercampione a battere. Comunque si va a gara 7.

Ora potete puntare tutto sui Cincinnati Reds.

Qui il post del 2011, sulla pazza stagione passata.

Cose che non funzionano- Il palinsesto di ESPN America

ESPN è la rete sportiva più importante degli Stati Uniti e forse del mondo. Ha un sacco di canali televisivi in America, di cui due presenti nel basic cable, il miglior sito di sport news al mondo e una radio.

Oltre a tutto questo ha un canale, che si chiama ESPN America, che si può trovare al canale 214 di SKY e che trasmette gli sport americani in Europa.

No, non trasmette la NBA, trasmette gli sport americani che in genere non piacciono agli europei: Football, Baseball e Hockey più le trasmissioni più divertenti del palinsesto americano.

A me piacciono il Football, il Baseball e l’Hockey e la sola esistenza di ESPN America, insieme ad uno slingbox installato in una zona residenziale del New Jeresey, hanno reso la mia esistenza milanese più tranquilla e felice.  La renderebbero molto più felice se ESPN America la smettesse di trasmettere il College Football (in particolare) al posto del Baseball dei professionisti della MLB.

Ora io capisco che il Football piace più del Baseball in Europa, capisco che la domenica (oggi inizia veramente la NFL dopo l’anticipo di giovedì) trasmettano le partite dei professionisti al posto che la MLB, ma, porca di quella pu***na, il college football non può in Europa, in Italia, avere precedenza sul baseball professionistico del mese di settembre. Il mese più eccitante della stagione. Il mese in cui si decide chi va ai playoff. Non si può. Dovrebbero essere banditi.

In America vanno pazzi per i campionati NCAA (livello college) dove ci sono i giovani che poi diventeranno professionisti. Lo seguono tanto quanto (se non di più in alcuni casi) degli sport professionistici. Io non condivido l’idea di guardare non professionisti alla televisione. Ci sono talmente tanti sport professionistici belli trasmessi in televisione, talmente tante possibilità di guardare i migliori atleti del mondo nelle loro discipline che perdere tempo guardando “saranno famosi” non piace. Quando sono in America lo accetto (“paese che vai usanza che trovi”). Qui no.

Conclusione: datemi Yankees-Baltimore e chissenefrega del football dei bambini.

“Cose che non funzionano” è una nuova rubrica di DemSpeaking in cui metto la mia vis polemica al servizio della comunità stanando e sottolineando tutte le cose che nel mondo di oggi non funzionano e dovrebbero andare in modo diverso.

 

Una storia di sport

Pochi giorni fa, prima di una normale partita di stagione regolare degli Yankees a Kansas City, la star di NY, lo sportivo più pagato al mondo, Alex Rodriguez, mentre si riscaldava nel prepartita, si è improvvisamente messo le mani nei capelli ed ha esclamato “oh my God!”. A-Rod si è subito accorto che qualcosa di molto brutto era appena capitata ad un suo compagno, Mariano Rivera. Nel tentativo di prendere al volo una pallina battuta da Nix, infatti, durante la routine del batting practice, Rivera è caduto in maniera strana e non si è rialzato.

Tutta la squadra, a quel punto si è voltata nella direzione del lanciatore, ancora a terra dolorante e ha trattenuto il fiato. “Dai che si rialza”, “Dai che si rialza”. Ma Mariano Rivera, chiaramente dolorante, è rimasto a terra e non è tornato in piedi.

A quel punto l’allenatore degli Yankees, Joe Girardi, insieme al medico sociale, hanno iniziato a correre, veloci e scuri in volto, verso il giocatore.

Lo hanno dovuto prendere di peso per caricarlo su un “cart” e portarlo all’ospedale per ulteriori accertamenti. L’umore generale della squadra era nero e le premesse non erano per niente positive. La notizia è arrivata poche ore dopo e ed è risuonata come una sentenza definitiva, di quelle senza possibilità d’appello: “torn ACL”, ginocchio distrutto, stagione finita e carriera, sembrava allora, anche.

Si trattava di una tragedia sportiva. Si perché Mariano Rivera non è un giocatore qualunque o un lanciatore come gli altri, Rivera è uno di quegli sportivi considerati da tutti, senza ombra di dubbio, senza nessuno che tenti di sostenere il contrario (anche solo per vocazione professionale) “il più grande di tutti i tempi”. Mariano Rivera, 42 anni, figlio di un pescatore di Panama, è il più grande “closer” di tutti i tempi.

Chi segue questo blog sa che di Rivera abbiamo già parlato qui, quando lo scorso settembre aveva conseguito la sua “save” numero 602, battendo il record precedente, detenuto da Trevor Hoffman ritiratosi con 601. Nel frattempo, tra la fine di quella stagione e le prime partite di questa, le “saves” sono diventate 608 nella stagione regolare a cui ne vanno aggiunte altre 42 nella post-season, altro record pazzesco.

Per chi non lo sapesse quello che fa un “closer” è, appunto, “salvare” le partite e salvare le partite vuol dire questo:

In baseball statistics, the term save is used to indicate the successful maintenance of a lead by a relief pitcher, usually the closer, until the end of the game. A save is a statistic credited to a relief pitcher, as set forth in Rule 10.19 of the Official Rules of Major League Baseball. That rule states the official scorer shall credit a pitcher with a save when such pitcher meets all four of the following conditions:[8]

  1. He is the finishing pitcher in a game won by his team;
  2. He is not the winning pitcher;
  3. He is credited with at least ⅓ of an inning pitched; and
  4. He satisfies one of the following conditions:
    1. He enters the game with a lead of no more than three runs and pitches for at least one inning
    2. He enters the game, regardless of the count, with the potential tying run either on base, at bat or on deck
    3. He pitches for at least three innings

Come detto di Rivera avevo già parlato, dicendo queste cose:

[...] Generalmente, i closer non durano più di 10 anni in quella posizione. Una volta che raggiungo i 35 anni, più o meno, si riciclano come lanciatori “di rilievo”, quelli che subentrano a quello che ha iniziato la partita nel sesto, settimo e ottavo inning.

Rivera di anni ne ha 41 ed ha fatto quello che ha fatto chiudendo le partite dei New York Yankees per 17 anni, non fallendo quasi mai. Di partita in partita, di stagione in stagione, Rivera e` sempre stato lo stesso lanciatore. Stessa meccanica, più o meno stessa velocità, stesso unico lancio impossibile da decifrare. Si tratta di un “cutter”: una palla che arriva al battitore alla velocità di 150km/h e che all’ultimo momento taglia verso l’interno per i battitori mancini e verso l’esterno per quelli destrorsi. Tutti sanno che lancerà quel lancio, eppure da 17 anni nessuno e` riuscito mai a decifrarlo. E i pochi che hanno avuto successo anche una volta affermano che si tratta di fortuna e si sentono “miracolati”. Insomma, da 17 anni, se gli Yankees arrivano al nono inning con anche un solo punto di vantaggio i battitori avversari sanno che la partita e` praticamente finita. E i record di Rivera non finiscono qui: ha, inoltre, conseguito questi risultati straordinari nella stagione regolare, ma, se possibile e` stato ancora migliore nei playoff, dove conta davvero, dove la pressione per finire le partite è altissima. Detiene infatti anche il record di saves nei playoff (42) con un ERA di 0.71 (ovvero in media, su nove inning, la durata di una partita, Mariano Rivera concede meno di un punto all’avversario). Per capire cosa vuol dire basti sapere che se hai una ERA sotto 4.00 sei considerato un buon lanciatore, sotto i 3.00 sei straordinario. Sotto 1.00 c’è solo Rivera.

Mariano Rivera quindi, non solo è uno dei lanciatori più forti della storia del baseball, è uno dei grandi sportivi della storia dello sport. [Quando si sarà ritirato], sarà stato anche l’ultimo giocatore [della storia della MLB] a vestire il numero 42, che fu di Jackie Robinson, il primo giocatore afro-americano professionista, [e che era stato ritirato dalla lega qualche anno fa, quando il closer degli Yankees lo stava ancora indossando].

Questo infortunio, che lo lascerà fuori per l’intera parte rimanente della stagione è quindi devastante. Per gli Yankees che ora dovranno fare a meno di lui per il resto del campionato in corso, per l’intero movimento, perché lui è uno di quelli che se anche odi gli Yankees non puoi non stimare, come uomo e giocatore, Mariano Rivera e per lo stesso lanciatore panmense. Rivera è una star silenziosa, uno che non se la tira, che è sposato da anni con una donna che non è una star di Hollywood, ma una persona normale, uno che non ha mai fatto problemi ne una dichiarazione fuori posto. Un modello di serietà, professionalità e classe e la sua carriera ha rischiato di finire nel modo peggiore possibile.

Si temeva che l’infortunio avrebbe significato la fine del Numero 42 sui campi di baseball. Rivera è nell’ultimo anno di contratto e aveva lasciato intendere nel precampionato che questa sarebbe stata la sua ultima stagione da professionista. Voleva lasciare il suo mondo quando era ancora al top. Quando era ancora un difference-maker.

Questo, pero`, non è il modo in cui esce di scena un campione e Rivera, dopo un’intervista molto emotiva concessa ai giornalisti con le lacrime agli occhi (lui uomo di ghiaccio, quasi un robot) e in cui sembrava rassegnato a questa “fine”, il giorno successivo ha avuto il guizzo di orgoglio del fuoriclasse, del GOAT (greatest of all time) e ha detto questo:

“I’m coming back,” Rivera said. “Write it down in big letters. I’m not going out like this.”

E qui siamo fieri di poterlo scrivere: Rivera tornerà, torneremo a sentire “Enter Sandman” dei Metallica, canzone che lo accompagna dal Bullpen al monte di lancio quando entra nel “suo” nono inning a Yankee Stadium, e lo scriviamo A GRANDI LETTERE.

(qui un bellissimo pezzo del NYT, dopo l’infortunio del nostro eroe)

Notte pazza di sport

N.B. Gli eventi riportati si riferiscono alla serata di mercoledì 28/9.

Gli sport sono una delle cose più belle che ci siano. Sono imprevedibili, tutto può succedere e spesso succede proprio quello che non ti aspetti. Non sono solo i soliti cliché e le solite frasi fatte estrapolate da una qualunque telecronaca sulla Rai, è la pura verità, empiricamente provata.

Se qualcuno avesse dubbi a riguardo legga quanto segue. Ieri notte gli dei del baseball hanno deciso di regalarci un “season finale”, ovvero un ultimo turno di campionato, straordinario, storico, irripetibile. Quegli dei beffardi, incomprensibili, e sorprendenti ieri notte non hanno guardato in faccia a nessuno e hanno rivoluzionato tutto quello che era successo nelle 161 partite precedenti di stagione regolare. Non si sono impressionati di fronte a squadre dal monte ingaggi superiore ai 200 milioni di dollari o di fronte a superstar che di milioni ne guadagno 20 a stagione, non si sono impressionati di fronte ai nomi altisonanti e storici delle squadre che scendevano in campo: ieri hanno lasciato che le partite ci sorprendessero tutti, come per magia. Ieri, gli dei del baseball hanno solo ricordato a tutti che il detto/avvertimento di Yogi Berra, il più grande filosofo della storia del “passatempo preferito dagli americani”, è banale quanto vero: “It ain’t over until it’s over” (“non è finita, finché è finita”) , diceva il più grande ricevitore della storia della MLB. Gli eventi di ieri ne sono prova.

Ma cosa è successo esattamente? Semplicemente la wild card, ovvero l’ultimo posto disponibile per i playoff, nell’American League è andata ai Tampa Bay Rays e quella della National League è, invece, andata ai St. Louis Cardinals. La Major League Baseball è composta da due leghe (American e National League appunto) formate da tre divisioni ciascuna. Vanno ai playoff le sei vincitrici delle divisioni e le due migliori seconde di ciascuna lega. Mentre i primi posti in tutte le divisioni erano già stati vinti da Yankees, Tigers e Rangers nell’American League e dai Phillies, Brewers e Diamondbacks nella National League, le due wild card erano ancora tutte da giocare. Direte: tutto qui? “Hai parlato di eventi straordinari, hai chiamato in ballo gli dei del baseball e poi alla fine sono solo stati assegnati gli ultimi due posti possibili per i playoff?”.

Forse è il caso che mi spieghi meglio: quello che non sapete è che poco meno di un mese fa, il 3 di settembre, i Boston Red Sox erano davanti a Tampa Bay di 9 partite; con 24 partite rimaste da giocare, i Red Sox, secondo le statistiche di ESPN avevano il 99,6% di possibilità di raggiungere i playoff. Allo stesso tempo, il 5 di settembre gli Atlanta Braves avevano un vantaggio 8.5 partite sui St.Louis Cardinals, dovendone giocare altre 23. Nessuna squadra nella storia del baseball era mai riuscita a sperperate tali vantaggi in così poco tempo, tanto meno era mai successo che due squadre lo facessero nella stessa stagione.

Il precedente più simile a quanto successo ieri, è quello dei New York Mets che nel 2007 riuscirono a mancare i playoff dopo che avevano 7 partite di vantaggio sui Philadelphia Phillies con 17 partite ancora da giocare. Un altra situazione paragonabile è quella capitata proprio ai Phillies, che nel 1964 persero un vantaggio di 6.5 partite con altre 12 partite da giocare (allora furono recuperati sempre dai St. Louis Cardinals).

In ogni caso, come già detto, mai prima di oggi c’erano stati due “collapses” contemporanei in entrambe le leghe e di questa portata. Dovete capire che in una stagione di baseball ogni squadra gioca 162 partite: con questi numeri è già straordinario di per sé che si arrivi all’ultima partita con due squadre completamente pari, ovvero con lo stesso numero di vittorie e di sconfitte. Quest’anno è capitato che due coppie di squadre si fossero trovate alla partita 161 “dead even”. Ma per capire l’entità di ciò che è successo in questo pazzo mercoledì di baseball queste informazioni non sono ancora sufficienti.

Quindi ricapitoliamo: siamo al 5 di settembre, Boston e Atlanta sono praticamente sicure di arrivare ai playoff, Tampa Bay e St. Louis sono destinate a guardare le partite di ottobre (ovvero i playoff) in televisione; in quei giorni molti grandi analisti sportivi si lamentano che questo era stato un anno noioso e dai finali già scritti: peccato che non si sono mai sbagliati come questa volta. Adesso facciamo un “fast forward” a ieri, prima delle partite. Boston e Tampa hanno entrambe 90 vittorie e 71 sconfitte, mentre Atlanta e St. Louis sono pari a 89-72.

Si inizia a giocare: i New York Yankees, ormai sicuri da giorni di essere la miglior squadra della American League, giocano con Tampa fuori casa al “Tropicana Field”. Boston, rivale storica degli Yankees, gioca a Baltimora contro gli Orioles e, per arrivare ai playoff la sera stessa deve sperare, in ogni caso, in una vittoria di New York (immaginate come saranno stati contenti a Boston), accompagnata da una loro contemporanea vittoria. Peraltro giocano contro gli Orioles, che quest’anno ha perso più partite di quante ne abbia vinte e che gioca ormai solo per l’onore. Se Boston e Tampa avessero vinto entrambe, oggi avrebbero giocato uno spareggio. Lo stesso se avessero perso tutte e due. Una ha vinto e l’altra a perso: Tampa ai playoff.

Nella National League, invece, St. Louis gioca a Houston contro gli Astros, la peggiore squadra dell’anno, mentre Atlanta si è trovata a giocare in casa contro i Philadelphia Phillies, la squadra più forte dell’anno (102 vittorie, 60 sconfitte). La situazione è analoga a quella precedentemente descritta: avessero vinto sia Atlanta che St. Louis ci sarebbe stato uno spareggio, come se avessero perso entrambe. Una ha vinto e l’altra ha perso: St. Louis ai playoff.

Tutto qui? Neanche per sogno, la parte gustosa deve ancora arrivare! Gli Yankees al settimo inning (sui nove di cui è composta una partita) vincono 7-0 sui Tampa Bay e sembrano avviati verso una vittoria netta che permetterebbe agli acerrimi rivali di Boston di prevalere nella wild card, dato che, in quel momento, anche i Red Sox stanno prevalendo 3-2 sugli Orioles. In questa pazza notte di baseball, però, non può dare nulla per scontato (“It ain’t over, until it’s over”). Al settimo e ottavo inning, Tampa Bay segna 6 punti e si porta ad un solo punto di distanza dagli Yankees. Al nono inning, con due out e due strike (ovvero a uno strike di distanza dalla fine della partita e dalla vittoria di New York) Johnson, un giocatore tra i più mediocri della lega, colpisce lontanissimo una pallina lanciata dal lanciatore newyorkese Cory Wade e fa Home Run: partita pareggiata: si va ai supplementari. I primi tre extra inning non portano a nulla e si arriva al dodicesimo. A questo punto, Evan Longoria, il giocatore più rappresentativo dei Tampa Bay Rays, colpisce un altro Home Run (il secondo della sua partita) che supera il muro in fondo al campo a sinistra di un paio di centimetri, tanto basta per mettere la parola fine alla partita e alla stagione dei Red Sox. Si perché 4 minuti prima, gli Orioles al nono inning, anche loro con due out e due strike (“one strike away from victory”), prima pareggiano la partita 3-3 e poi, neanche a dirlo, siglano il punto della vittoria.

Volete sapere come viene segnato quel punto? La palla esce di un pelo dal guanto di Carl Crawford, che si era tuffato per cercare di prendere la pallina al volo, presa che, peraltro, avrebbe eliminato il battitore e portato anche quella partita ai supplementari. La beffa, per Boston, é che Crawford era stato il loro colpo di mercato. Il giocatore, infatti, era stato per anni il simbolo proprio di Tampa Bay, ma aveva deciso di non rinnovare con la squadra della Florida, preferendo un contratto di $142 milioni e accasarsi in Massachusetts. Milioni mal spesi visto che a Fenway Park (lo stadio, anzi la Cattedrale, come viene chiamato a Boston) Crawford, nella sua prima stagione, ha fatto malissimo.

Spostiamoci nell’altra lega: St. Louis ha battuto i pessimi Astros di Houston 8-0. Ad Atlanta, invece, le cose non vanno così lisce: i Braves, infatti, entrano nel nono inning avanti 3-2 e mandano in campo Craig Kimbrel, il loro giovane closer (ovvero il lanciatore che gioca solo il nono inning e il cui compito è quello di eliminare gli ultimi tre giocatori della squadra avversaria). Inutile dire che Kimbrel non regge la pressione (“he’s no Mariano Rivera“) e non riesce a chiudere la partita, subisce “una run” (come si chiamano i punti segnati nel baseball) e si va ai supplementari. A questo punto il finale è scritto: al tredicesimo Henter Pence (che, giusto per chiudere il cerchio, è arrivato ai Phillies nel mercato di luglio proprio dagli Houston Astros) sigla “la run” decisiva che manda ai playoff St. Louis e a casa i Braves.

Capite ora cosa volevo dire quando parlavo di notte pazza?

Forse la notte di mercoledì è stata una di quelle notti indimenticabili ed irripetibili della storia del baseball e dello sport. Forse non ci sarà mai più un altro settembre come questo nel baseball americano. Uno dei mantra di giocatori, allenatori, dirigenti all’inizo di ogni stagione è: “we built a team that we hope is capable of playing meaningful games in september” (abbiamo costruito una squadra che speriamo possa giocare partite importanti nel mese di settembre): beh forse un altro settembre come questo non ci sarà mai e partite “più meaningful” neanche. Forse.

Ora, in ogni caso viene il bello: con un settembre così, chi sa che ottobre 2011 non sarà un altro mese epico per la storia di questo sport. Si inizia venerdì con New York Yankees vs Detroit Tigers e Tampa Bay Rays vs Texas Rangers.

Ultima serie di numeri, poi siete liberi. Leggete cosa dice il NYT circa le probabilità che la partita di Tampa (tra Yankees e Rays) e quella di Baltimora (Tra Boston e Orioles) finissero come sono finite:

The following is not mathematically rigorous, since the events of yesterday evening were contingent upon one another in various ways. But just for fun, let’s put all of them together in sequence:

  • The Red Sox had just a 0.3 percent chance of failing to make the playoffs on Sept. 3.
  • The Rays had just a 0.3 percent chance of coming back after trailing 7-0 with two innings to play.
  • The Red Sox had only about a 2 percent chance of losing their game against Baltimore, when the Orioles were down to their last strike.
  • The Rays had about a 2 percent chance of winning in the bottom of the 9th, with Johnson also down to his last strike.

Multiply those four probabilities together, and you get a combined probability of about one chance in 278 million of all these events coming together in quite this way.

When confronted with numbers like these, you have to start to ask a few questions, statistical and existential.

Saves

Mariano Rivera ha pareggiato Trevor Hoffman con 601 saves. Nessuno nella storia del baseball ne ha di più della coppia e ora Mariano, il più grande closer della storia del baseball, si accinge a superare Hoffman, ritiratosi a gennaio, guardando tutti dall’alto verso il basso. Per capire cosa ha appena fatto Mariano Rivera basta vedere che nessuno, oltre a loro due, ha anche più di 500 “saves”. Il terzo nella classifica e` Lee Smith che ne ha 478 e tra i giocatori ancora in attività il primo dietro Mariano e` Francisco Cordero, con 323, poco più della metà.

Una “save” si ottiene quando un lanciatore entra nella parte finale di una partita con un vantaggio di tre punti o meno (oppure con il battitore che può pareggiare la partita con un home-run “on deck”, ovvero in procinto di trovarsi a battere dopo quello in battuta). Colui che ha il compito di ottenere le saves si chiama closer e si tratta quindi di quel giocatore che “sigilla” le vittorie e le porta a termine, insomma. Sembrerà una cosa da poco, ma nel baseball, se non hai un closer decente le World Series non le vinci. Anzi non arrivi neppure ai playoff.

E, generalmente, i closer non durano più di 10 anni in quella posizione. Una volta che raggiungo i 35 anni, più o meno, si riciclano come lanciatori “di rilievo”, quelli che subentrano a quello che ha iniziato la partita nel sesto, settimo e ottavo inning.

Rivera di anni ne ha 41 ed ha fatto quello che ha fatto chiudendo le partite dei New York Yankees per 17 anni, non fallendo quasi mai. Di partita in partita, di stagione in stagione, Rivera e` sempre stato lo stesso lanciatore. Stessa meccanica, più o meno stessa velocità, stesso unico lancio impossibile da decifrare. Si tratta di un “cutter”: una palla che arriva al battitore alla velocità di 150km/h e che all’ultimo momento taglia verso l’interno per i battitori mancini e verso l’esterno per quelli destrorsi. Tutti sanno che lancerà quel lancio, eppure da 17 anni nessuno e` riuscito mai a decifrarlo. E i pochi che hanno avuto successo anche una volta affermano che si tratta di fortuna e si sentono “miracolati”. Insomma, da 17 anni, se gli Yankees arrivano al nono inning con anche un solo punto di vantaggio i battitori avversari sanno che la partita e` praticamente finita. E i record di Rivera non finiscono qui: ha, inoltre, conseguito questi risultati straordinari nella stagione regolare, ma, se possibile e` stato ancora migliore nei playoff, dove conta davvero, dove la pressione per finire le partite e` altissima. Detiene infatti anche il record di saves nei playoff (42) con un ERA di 0.71 (ovvero in media, su nove inning, la durata di una partita, Mariano Rivera concede meno di un punto all’avversario). Per capire cosa vuol dire basti sapere che se hai una ERA sotto 4.00 sei considerato un buon lanciatore, sotto i 3.00 sei straordinario. Sotto 1.00 c’è solo Rivera.

Mariano Rivera quindi, non solo e` uno dei lanciatori più forti della storia del baseball e` uno dei grandi sportivi della storia dello sport. Sarà anche l’ultimo giocatore a vestire il numero 42, che fu di Jackie Robinson, il primo giocatore afro-americano professionista nella MLB.

Qui un breve ritratto di Mariano sul Los Angeles Times, qui uno più tecnico (per gli intenditori il più bello) su Sports Illustrated e qui la pagina di Wikipedia, che comunque aiuta a capirne su chi e` Mariano.