E` ora di decidersi

settembre 4, 2011

Si è scatenato un putiferio nel Partito Democratico e non sto parlando del caso Penati. Renzi ha dichiarato in un’intervista a Repubblica che potrebbe essere aperto a candidarsi alle primarie del centrosinistra, qualora si facessero. Al di la` dei giudizi del caso, mi pare che fosse una cosa scontata e mi pare che Renzi, dopo essersi reso conto di essere l’unico iscritto del Partito Democratico (insieme forse a Nicola Zingaretti) che potrebbe prevalere su Nichi Vendola, faccia bene a dire che e` disponibile.

Quello che e` pazzesco e` che il partito di Bersani, quindi una parte di partito, benché sia la maggioranza uscita dal congresso, se l’è presa manco fosse un’offesa personale. Rosy Bindi “avvisa” Renzi che non può farlo perché per statuto “qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale”, ma aggiunge (sempre con tono come se sesse minacciando qualcuno) che, qualora Bersani non si candidasse, Renzi non sarebbe l’unico iscritto del PD a partecipare alle consultazioni (cosa che mi pare ovvia e che penso Renzi stesso desse per scontato). Rosy Bindi ha detto insomma che, nel caso, ci sarebbe anche lei.

Lo stesso giorno che Rosy Bindi, Presidente del Partito Democratico (espressione della segreteria), invitava il sindaco di Firenze, suo compagno di partito, ad uscire dal PD “perché qui si sostiene Bersani, l’Obama di Piacenza”,  il vicesegretario del partito, Enrico Letta, dichiarava che fosse per lui candiderebbe Alessandro Profumo, che per carità, sarà anche competente, ma avete rotto le palle per anni su Renzi che non era di sinistra e bla bla bla e adesso volete candidare Profumo che non e` esattamente Che Guevara? E poi soprattutto, il candidato non era Bersani?

Bersani, appunto. In tutto questo non dice nulla. Sappiamo che i suoi, come dischi rotti, ripetono a rotazione che “il nostro candidato e` Bersani” e sappiamo che se lui vincesse le primarie farebbe una campagna “fantasma”, nel senso che crede che sia intelligente non mettere il suo nome sul simbolo e non fare una campagna improntata sulla sua figura di Bersani leader della coalizione (quando si dice “fare di necessità, virtù”). Magari, se diventa Presidente del Consiglio, (non lo diventa, tranquilli), non si farà mai vedere in giro, che poi la gente pensa che e` un leader (che nel lessico innocente di Bersani e` una parolaccia alla stregua di “pupù marrone”, quindi la peggiore).

In ogni caso, faccio un appello, che rimarrà inascoltato. Dato che la norma statutaria che vincola, per il PD, la sola candidatura del segretario c’è (su questa norma ci faccio un post a parte), Bersani, oggi, domani, tra una settimana, ma non tra due mesi o tra un anno dice, senza giri di parole, senza metafore da osteria romagnola, senza quell’atteggiamento che “se sto parlando davanti a voi vi sto facendo un favore”, se ha intenzione di candidarsi alle primarie oppure no. In questo modo ci regoliamo tutti di conseguenza. Rosy Bindi può candidarsi contro Renzi (e vediamo chi prende più voti), Letta può candidare Profumo, Della Valle, Montezemolo e tutti i nomi, più o meno originali che ha tirato fuori nel corso di questi anni da vicesegreterario e poi, magari, esce dal cilindro anche un altro candidato o magari anche due, pensate che bello!

Se Bersani si candidasse, inizieremmo dal giorno successivo a fare la non-campagna per lui, senza foto e senza simboli, ma solo col il forte brand del Partito (Solidissimo) Democratico, in stile campagne elettorali anni ’60, tipo quelle che si vedono nei film.

Se, invece, Bersani decide di non candidarsi gli altri possono iniziare a fare campagna elettorale come Vendola, che e` in campagna dal 2009 (che dite, e` il caso di muoversi o no?), cosi` magari, non ci troviamo alle prossime elezioni a dover scegliere tra Berlusconi, Casini e, appunto, Vendola (giuro se e` davvero lo scenario, piuttosto voto Berlusconi, per fare dispetto, e poi scappo all’estero).

Insomma, senza perdermi in ulteriori parole e stupide battutine poco simpatiche (noi giovani siamo immaturi, cosa vi aspettate?) invito il mio segretario a fare il suo “Coming Out”, che qui, di sentir parlare a vanvera la Bindi, non ne possiamo più.

 


Cosa sarebbe potuto essere se…

agosto 27, 2011

…nel 2008 avessimo vinto noi e non loro.

…nel 2009 non avessimo linciato il segretario del partito.

…nel 2010 avessimo fatto opposizione come si deve e portato il paese a nuove elezioni.

…nel 2011 lottassimo con forza per un nuovo paese, piuttosto che piangerci addosso, tutti.

ecco poteva essere, oggi, questo governo:

E poi : un nuovo patto del lavoro che, secondo la proposta Ichino, giustizi la precarietà e elevi la produttività, una riforma fiscale che contrasti l’evasione in un contesto di “pagare meno, pagare tutti”. La rinuncia all’idea che lo Stato debba fare tutto e la fiducia nelle risorse sociali diffuse da attivare in un contesto di sussidiarietà, la fine della occupazione partitica della Rai e delle aziende locali, l’una affidata a meccanismi tipo Bankitalia e le altre ad un mercato regolato e orientato a valorizzare forze produttive innovative. Il dimezzamento da subito dei parlamentari e un sistema elettorale bipolare e uninominale , lo snellimento radicale di tutta la diffusa “professionalizzazione” della politica oggi smisuratamente più grande che nel passato. Partiti più lievi possono ritrovare il senso della loro passione ed essere più aperti, come da progetto originale del Pd. E poi la fine delle scandalose retribuzioni e liquidazioni di manager pubblici e privati, la lotta contro ogni forma di corruzione e contro quei poteri criminali che irrompono tra le maglie di una crisi economica forte e di uno Stato debole. Giustizia più rapida, meno carcere, diritto di voto agli immigrati per le amministrative, norme di sostegno al lavoro delle donne e alle politiche familiari. Scelta netta per gli Stati Uniti d’Europa e l’elezione diretta del loro Presidente , più forti politiche comuni di difesa e di bilancio, a cominciare dagli eurobond. Diritti dei gay , a cominciare dalle unioni civili, e scelta netta per le energie rinnovabili, defiscalizzazione dei contributi privati per ricerca e cultura e investimento pubblico forte e selettivo su scuola e università. E poi individuazione delle dieci opere strutturali fondamentali per il paese e affidamento del potere di realizzazione a persone oneste e stimate che possano definire tempi certi e regole per la loro realizzazione. Non manovre ogni sei mesi, ma riforme. Per spezzare il più pericoloso elemento di continuità della storia italiana: l’immobilismo rissoso.

Invece abbiamo questo e questo. E non dite che sono tutti uguali. E non dite che se non abbiamo un governo che fa quelle cose li` la colpa e` del controllo delle televisioni da parte di Berlusconi. E non dite che e` colpa degli Italiani, che sono ignoranti. E non dite che e` colpa del “ma anche”. Dite che e` colpa nostra, principalmente nostra, iscritti, militanti e politicanti del Partito Democratico. Si perché anche oggi, a distanza di anni quando abbiamo fondato il partito per fare queste esatte cose c’è ancora chi, su un programma simile avrebbe da dire su ognuno di questi punti. Molti di loro, peraltro, compongono la segreteria del partito.

E, sono d’accordo che la lettera ad un giornale, come forma di comunicazione ha un po’ stufato e sono d’accordo che Veltroni, in prima persona non e` più presentabile (ma non e` il punto, se Bersani dice di sostenere questo programma per me non ci sono problemi), ma, come d’altro canto dice Pippo, per favore, date un chance alle idee, a queste idee e dateci una mano a portarle avanzi, senza se, senza ma e, queste si, senza “ma anche”.


Ed e` cosi`

giugno 23, 2011

Oggi molte donne di sinistra si sono scandalizzate per il manifesto della festa democratica romana perché sarebbe offensivo e maschilista. Io non sono d’accordo e Massimiliano Gallo, su Linkiesta, spiega benissimo perché non e` cosi`. Bisogna capire, infatti, che

…non è una mini a trasformarti in Nicole Minetti.

E non e` un manifesto cosi`, non particolarmente bello, ma certo non offensivo, a rendere Bersani Berlusconi, e il Pd il PdL.

Cerchiamo di vedere un po’ di più le cose per quello che sono.


Adesso basta!

aprile 11, 2011

Inseguito alla lettera di Ichino, Montezemolo e Nicola Rossi, di domenica scorsa ho deciso di commentare questo post di Pippo Civati.

Pippo pare essere contrario alle proposte della triade, che, invece, a me piacciono da sempre (le proposte più che alcuni membri della stessa). La flexsecurity ideata dal senatore democratico Pietro Ichino e`, a mio modo di vedere, il futuro, l’unico possibile e sostenibile, per il mercato del lavoro di questo paese.

Mi rendo conto che nel mio partito la mia sia una posizione, al momento, minoritaria, questo pero` non mi dovrebbe impedire di proporla e non dovrebbe “far sentire in colpa”.

Mi spiego: nel Partito Democratico, se sei liberale vieni trattato da alcuni elettori del PD e da alcuni iscritti del PD, fondamentalmente a “pesci in faccia”. Ti diranno che non “sei di sinistra” (ma cosa vuol dire essere di sinistra nel 2011, non me lo sanno spiegare), ti diranno che “sei di destra”, che il PD “non e` il posto giusto per te”, poi arriveranno a dire “ma perché non te ne vai?” e poi proseguiranno su questa falsa riga, forse ti daranno anche del berlusconiano.

Questo perché io credo che il mercato del lavoro debba essere più flessibile di come e` adesso, perché credo sia necessario liberalizzare (a quanto pare lo credeva anche il segretario del PD, che da Ministro era liberale, ma oggi se ne e` dimenticato) oppure che sulla riforma della giustizia proposta dal centrodestra si possa ragionare (tipo sulla divisione delle carriere) oppure perché non necessariamente voterò 4 si convinti ai referendum. O per molti altri motivi.

Tutto questo mi ha stufato e la goccia che ha fatto traboccare il vaso e` stata una discussione nata proprio nei commenti a quel post di Civati. Un altro lettore ha usato esattamente questo metodo, ha agito proprio in quel modo.

Ora io non pretendo di avere ragione, non chiedo che tutti siano d’accordo con me, ma chiedo che non mi si venga a dire che io “non dovrei essere nel PD” se credo, per esempio, che la FIOM sia un sindacato che con la sua faziosità e le sue posizioni ideologiche danneggi il paese e i lavoratori. Anche perché (e poi lo vedrete) io con il post che ho scritto ho detto chiaramente che volevo semplicemente dialogare, confrontarmi, capire.

Per concludere vi dico come e` andata: ho scritto questo messagio, il 6, tra i commenti al post di Pippo, per verificare andatevelo a cercare qui. (Altrimenti e` copiato qui sotto -precisazione: se non avete voglia di leggerlo tutto non fatelo, il punto che voglio fare non e` ora sui contenuti di quello che dico, ma su un’altra cosa-). 

Lasciamo da parte la figura di LCdM, come dice Francesco e riflettiamo sul fatto che Ichino, per esempio, che e` un senatore del PD, ha idee economiche di un certo tipo. Idee economiche che a me, iscritto al PD, piacciono molto. Mi piace l’idea di un paese in cui il mercato del lavoro e` piu` flessibile, mi piace l’idea di un paese in cui si liberalizzi, in cui non esistano piu` le vere caste italiane (oltre a quella, banale, della politica), come farmacie e taxi, come gli ordini professionali.
Oggi in Italia bisogna fare delle scelte economiche precise e coraggiose, bisogna ridurre il debito pubblico, ridurre il deficit e gli sprechi e impegare le risorse in maniera intelligente e razionale. Bisogna capire che se oltre il 30% dei giovani sono disoccupati, le politiche che in italia regolano il mercato del lavoro funzionano poco e male. Se poi del 70% degli occupati, molti sono precari, si puo` dire che le politiche attuali funzionano pochissimo e malissimo.

Qual e` la soluzione? Perdere altri treni verso la modernizzazione dei nostri rapporti industriali, delle nostre politiche lavorative, della gestione del denaro messa in atto dallo stato, e quindi opporsi ad un mercato in cui e` piu` facile essere licenziati, ma anche molto piu` facile essere assunti, un mercato in cui i lavoratori sono tutelati da sussidi alla disoccupazione “scandinavi” (o belgi, o tedeschi), per “partito preso” e condizionamenti di natura ideologica?

Dobbiamo, sempre per partito preso, difendere il contratto nazionale, quando, per esempio, un’insegnante a catania vive bene con il suo stipendio, mentre a milano da sola, con due figli non ce la farebbe a tirare avanti? Oppure dobbiamo difendere per partito preso le posizioni di un sindacato come la cgil che e` piu` preoccupato a difendere le pensioni, che a tutelare il futuro del paese (i giovani, che poi sono coloro che le pensioni le pagano ad altri e forse non vedranno mai?). Gli stessi giovani che se non hanno lavoro non potranno pagarle le pensioni e… insomma avete capito che si tratta di un gatto che si morde la coda, e di un approccio cieco e fallimentare nel lungo periodo.

Non sarebbe il caso di discutere di queste cose, del ruolo dello Stato, come partito e come paese? Lo sarebbe. Il dramma del berlusconismo e` che ha ucciso ogni dibattito, ogni discussione che non sia su di lui e o legata a lui. E noi del PARTITO DEMOCRATICO NE SIAMO COMPLICI, con persone come Rosy Bindi che porpongono aventini, che preferiscono grida acritiche a discussioni serie.

Potrei andare avanti per altro tempo, molto a lungo, il discorso e` molto complicato. Ma concludo con due concetti:
1. A 19 anni la prospettiva di un mercato “stile anni ’70″, in cui entro a lavorare in qualsiasi posto a 25 anni e ci esco a 60 per poi godermi una lauta pensione, mi piacerebbe molto, la garanzia del posto fisso sarebbe meravigliosa, ma e` utopica e non ce la possiamo piu` permettere. Questo non e` argomento di dibattito, purtroppo, e` un fatto.
2. Nel PD ci sono posizione come le mie e quelle di Ichino, oppure come quelle di Fassina e mi pare di capire anche Pippo e Bersani, altrettanto rispettabili, che capisco, ma non condicido, perche` diametralmente opposte. Come la mettiamo? Cioe` come risolviamo questo problema. “Il Problema” del PD a mio modo di vedere.
Una sintesi tra molte cose si puo` trovare ma tra un’idea di mercato liberista (o liberalsocialista) e una invece tipicamente socialdemocratica, come si fa a trovare una sintesi?

Mi piacerebbe molto che Pippo rispondesse a questa mia sollecitazione, che nasce senza spirito polemico, lo voglio sottolineare, ma proprio “per capire”.

un saluto,
Elia Nigris

A questo punto, se avete voglia leggete il dibattito proprio dai commenti sul blog di Civati, altrimenti vi faccio un breve riassunto. Io ho provato ad argomentare, il soggetto in questione ha risposto con arroganza non solo a me, ma anche ad altri che sostengono idee simili alle mia, suggerendo più volte ad Ichino e quelli che la pensano come lui di cambiare partito, che Ichino non capisce niente di economia perché e` un giuslavorista, che lui (e Fassina) sono detentori della verità assoluta della sinistra e custodi di una sorta di ortodossia.

Io poi ho smesso di rispondere, per poi decidermi a scrivere questo messaggio “finale”: (Ganon e` il soggetto in questione).

Prima legge del partito democratico secondo Ganon: “esiste una solo ortodossia della sinistra, Ganon ne e` profeta e in quanto tale ha sempre ragione e chi la pensa diversamente non e` di sinistra”

Seconda legge del partito democratico secondo Ganon: “chi la pensa diversamente da Ganon/Fassina, non merita di essere nel partito democratico e deve iscriversi in un partito di destra”.

Terza legge del partito democratico secondo Ganon: “i giuslavoristi non sanno nulla di economia, anche se il mercato del lavoro e` fondamentale per capire il sistema macroeconomico”.

Quarta legge del partito democratico secondo Ganon: “se sei liberale nel pd non c’e` posto per te.”

Quinta legge del partito democratico secondo Ganon: “se la pensi diversamente dalla cgil nel pd non c’e` posto con te, sei uno sporco capitalista che pensa solo al profitto e vuole ridurre il lavoratore a una macchina”.

Sesta legge del partito democratico secondo Ganon: “Ganon ha sempre ragione, perche` ha studiato alla bocconi; se anche tu hai studiato alla bocconi ma non sei Ganon, non vale”.

Settima legge del partito democratico secondo Ganon: “Se hai lavorato al FMI, se l’unico che puo` parlare di economia… nel mondo”.

Ottava legge del partito democratico secondo Ganon: “la flessibilita` porta i cattivi capitalisti del mondo a sfruttare i lavoratori come fossero bestie da soma”.

Nona legge del partito democratico secondo Ganon: “Ichino, che di economia non puo` capire nulla per le leggi di prima, e` “messo li`” da Goldman Sachs, dalla lobby ebraica e dai repubblicani del texas, per distruggere il PD dall’interno”.

Decima legge del partito democratico secondo Ganon: “non esiste altra sinistra al di fuori di me”.

Mi spiace ma non ho resistito, io ho provato a fare un ragionamento serio, all’inizio, scrivendo in fondo a chiare lettere che non pretendevo di avere ragione o di voler inclulcare la mia idea in testa a qualcuno, ma volevo semplicemente confrontarmi con persone che la pensavano come me o diversamente da me su questioni molto, molto importanti.
Tu, Ganon, hai avuto l’arroganza di volerti imporre come detentore unico della verita`, questo e` un atteggiamento molto poco democratico.
Io ho quasi 20 anni, studio economia nella stessa universita` dove dici di esserti laureato tu e sono un fiero iscritto al PD da sempre. Mi sono avvicinato al PD da subito, all’eta` di sedici anni e mi OFFENDE, sentire che qualcuno si senta in diritto di dire quali siano i requisiti per essere “democratico”. Il tuo, per capirci, e` lo stesso atteggiamento che avevano i Gasparri, i La Russa, i Cicchitto, nei confronti di chi nel PdL aveva idee diverse da loro. Solo che la differenza tra me e la gente di FLi e` che io non me ne andro`. Io credo nel PD, dedico tempo al MIO PARTITO e pretendo rispetto per le mie posizioni. E` sempre la solita storia, da liberale del PD devo sentirmi sempre dire che non sono di sinistra, che devo andare a dire certe cose altrove, che se la penso come ichino allora sono di destra, che se ho idee diverse da quelle di alcuni altri membri del partito, me ne devo andare. Ma quando mai?

Le dieci leggi sono esattamete paradigma di come pensano alcuni elettori ed iscirtti del pd, che lottano per la democrazia (che vogliono aventini a destra e a manca) e non si rendono conto di essere poco democratici nei confronti di chi ha idee diverse.

Per fortuna nel PD non sono tutti cosi`, per fortuna ci sono persone (non poche) che la pensano come me e persone che non la pensano come me che non hanno la presuzione di “possedere la verita`”, di essere “profeti della sinistra alaGadLerner”.

Ganon, hai toppato, chiedi scusa e poi torniamo a discutere civilmente di questioni “nel merito” delle cose.

Ciao.

Ecco tutto, potrei avervi annoiato e so che questa e` una “magagna personale”. Ma e` da tempo che sento di dover dire queste cose, di evidenziare come il Partito Democratico sia popolato anche, fondamentalmente, da antidemocratici ottusi e condizionati da vecchi tabù. Io sono sempre stato della filosofia che “i panni sporchi vadano lavati in casa propria”. Ma forse ora e` il caso di farci sentire un po’ anche noi, liberali, anzi liberalsocialisti, del PD, dicendo queste cose non come Di Pietro ad Annozero, ma civilmente, come sempre.

Scusate ancora.


Buon segno

marzo 26, 2011

Sapete bene quanto abbia spesso criticato il tizio che si occupa di comunicazione nel Partito Democratico, tuttavia i volantini/manifesti del PD per Milano e per Pisapia mi piacciono, hanno un bello slogan e, come dire, sembra che li abbia pensati qualcuno che fa quello di mestiere piuttosto che la nonna di Bersani. Che sia un buon segno per la cacciata di “Danno Letizia”?

(per vederle ingrandite cliccare sulla foto).


Nel mulino che vorrei…

marzo 10, 2011

Nel mulino (o nel PD) che vorrei metterei sicuramente questi tre: Chiamparino, Veltroni, Renzi.

Ieri hanno detto cose intelligenti e condivisibili e rappresentano, a mio modo di vedere, un modo di pensare, di fare, di agire, che non ha niente a che vedere con il partito moscio, triste, indeciso e molto poco orgoglioso guidato da Bersani e Rosy Bindi.

Perché oggi ci vuole un partito liberalsocialista e non socialdemocratico vecchio stampo, perché oggi ci vuole un partito privo di complessi di inferiorità che lo portano ad inseguire e proporre alleanze di governo improponibili al primo che passa, un partito riformista, con un programma suo e ben delineato che vada oltre l’anti-berlusconismo, un partito che unisce tradizioni diverse, che sul lavoro non e` legato al sindacato per il cordone ombelicale e che mette in campo esperienze politiche di successo come quella di Chiamparino a Torino, di Renzi a Firenze e di Veltroni a Roma, ma potrei tranquillamente aggiungere quella di Cacciari a Venezia, di Emiliano a Bari, di Zanonato a Padova (non della Iervolino a Napoli, che Bersani si ostina a difendere e che doveva essere fatta dimettere tre anni fa), a dimostrazione che quella che poniamo non e` una questione anagrafica e che non si “svaluta l’esperienza”, come ho sentito dire. Quello che vogliamo e` solo un partito in cui chi ha avuto la sua chance, lasci la poltrona e continui a lavorare per il partito senza cariche e per il bene comune. Chi e` contrario alzi la mano.


Diamo a Pigi quel che e` di Pigi

febbraio 22, 2011

Bersani dalla sua pagina Facebook dice una cosa molto intelligente e mi fa solo piacere:

Questa grinta, questa chiarezza sarebbero auspicabili anche in futuro.


E pensate se candidassimo uno bravo!

febbraio 21, 2011

L’Unita` riporta un sondaggio di Mannheimer secondo il quale un cenotrosinistra guidato da Bersani sarebbe al 36%, con il centrodestra al 29% e il Terzo Polo, guidato da Casini, al 15% (sempre che si vada a votare, cosa che per ora mi pare abbastanza difficile). La cosa può farmi piacere fino ad un certo punto, perché comunque implicherebbe la creazione di un governo con Vendola e Di Pietro (quando parleremo di economia come si farà?) e sarebbe un governo guidato da una persona che ha dimostrato di non saper fare il leader del suo partito, figuriamoci del suo paese (anche se qualcuno potrebbe obiettare più o meno seriamente che la seconda sia più facile della prima).

L’ho sempre detto, idealmente il PD dovrebbe correre da solo ed essere un grande partito di centrosinistra in un sistema bipolare, in un paese in cui c’è  una legge elettorale basata su un sistema maggioritario con collegi uninominali, ma mi rendo conto che la situazione al momento e` diversa e complicata, che cosi` non si può più andare avanti, che quasi qualunque cosa sarebbe meglio di Berlusconi e che la realpolitik (whatever that is) ci impone di fare scelte che, perlomeno, ci facciano uscire dalla melma in cui siamo: per cui, per ora, se davvero i sondaggi la dessero vincente, potrei anche decidere di sostenere una coalizione (turandomi il naso con enormi mollette) PD-IdV-SeL, purché il leader sia un democratico, ma non Rosy Bindi, e purché il programma elettorale sia un documento sacro e che quindi l’attività legislativa sia ampiamente pianificata in anticipo.

Certo mi chiedo se un leader migliore (Matteo Renzi?) non garantirebbe al PD maggiori consensi e maggiore peso all’interno della stessa coalizione e mi chiedo dove potremmo essere se avessimo continuato a credere nel progetto originario. Ma oh, per ora ci teniamo quello che abbiamo, in attesa di tempi migliori.


Questa storia…

febbraio 6, 2011

Questa storia che in televisione e` impossibile mandare i giovani del partito e che ci tocca sempre vedere Rosy Bindi in televisione per colpa delle redazioni dei programmi televisivi is total “bogus”, come direbbero in America (potremmo tradurlo con sono “cavolate”) e la storia che nel PD ci sono tanti homines novi (badate bene, non e` mai stata una “questione giovanile”, la nostra, ma una questione di rinnovamento) nelle stanze dei bottoni, ma che non li conosciamo per colpa dei media mi fa semplicemente sorridere, anche perché Bersani, se volesse riuscirebbe tranquillamente a dar loro la visibilità che meritano. La colpa pero` e` sempre degli altri.

Dai, segretario, un consiglio te lo do io, se davvero la colpa e` delle redazioni dei programmi tv fai cosi`: se Vespa, Santoro, Floris, Gruber, Lerner e cosi` via non ti invitano i giovani, tu boicotti le loro trasmissioni e decidi di non mandarci nessuno, facendo saltare gli equilibri e le norme sulla par condicio e rendendo, di fatto, quelle trasmissioni fuori legge e facendogli, per altro, perdere audience.

Vedi che poi i giovani te li chiamano.

(che poi un partito non e` che ha solo la televisione come strumento per “promuovere” i giovani bravi, mai sentito parlare di internet?)


Un governo non deve essere popolare

gennaio 21, 2011

A lungo ho creduto che per governare bene non fosse condizione necessaria essere “popolari”, anzi penso che i governi che, entro certi limiti, hanno il coraggio di prendere delle decisioni impopolari, ma che alla lunga sono fondamentali per il buon funzionamento dei loro paesi, siano sicuramente i migliori e i più auspicabili. Bella scoperta, direte voi.

Il punto e` che oggi e` sempre più difficile vedere politici che hanno il coraggio di dire (o ancor più fare) cose che non piacciono alla loro base o alla maggioranza delle persone del loro paese, anzi fanno “populismo” al posto che politica e non fanno ne` dicono nulla prima di aver dato un’occhiata ai sondaggi. L’attuale governo italiano, il governo del dire-ma-non-fare, e` il più lampante esempio di questa tendenza.

Il punto, pero`, e` che se c’è, in effetti, un “limite” (e prendete questo termine con le dovute molle), del sistema democratico e` proprio che i mandati scadono e che, anche se si e` fatto benissimo per il paese durante il mandato, ma lo si e` fatto senza un popolo che capisse l’azione di governo, senza voti la volta dopo “si va a casa” e questo e` un peccato.

Obama, per esempio, ben conscio di questo rischio, pur ancora oggi il favorito nel 2012 alle prossimo elezioni contro qualsiasi nome repubblicano, ha affermato che preferisce essere un ottimo “one-term president”, piuttosto che un modesto “two-terms president”. Quindi si e` fatta la riforma sanitaria, anche se agli Americani ora non piace, come anche la riforma di “Wall-Street” e tante altre battaglie, non perché era “popolare” farlo, ma perché era giusto. Meglio essere una volta sola un Presidente riformatore, che due volte un Presidente “senza palle”. That’s the spirit!

In Italia, per esempio, e` molto difficile che questo accada, un po’ perché un sistema parlamentare e` più suscettibile a questo genere di cose rispetto ad uno presidenziale, un po’ perché ormai e` difficile per un politico (specie a sinistra) potersi esprimere liberamente senza essere ricoperto di insulti dalla propria base qualora dica cosa che alla base non vanno troppo a genio. Il “caso-Renzi” degli ultimi giorni ne e` una prova: Renzi ha detto di stare con Marchionne e giù insulti, accuse, grida, addirittura qualcuno ha detto che Renzi era prossimo al “salto della quaglia”. Eppure io preferisco di gran lunga un Renzi che dice come la pensa, senza paura di scontentare qualcuno, piuttosto che un Bersani che non si e` ancora capito cosa pensa.

Tutto questo lungo e noioso preambolo per dire che stimo Nick Clegg, il vice-primoministro britannico, che ha scelto di dare il suo sostegno al governo Cameron, piuttosto che rischiare di lasciare un paese in balia ad un “non-governo”. Questa e` una lezione che in Italia dovremmo imparare (strano che vengano sempre da paesi anglosassoni, le lezioni da imparare), dove il concetto di responsabilità non esiste, dove riuscire a governare per un intero mandato e` pressoché impossibile e dove abbiamo un presidente del consiglio debole, incapace di governare, che non sembra intenzionato a mollare, pur sapendo che, se mollasse, il suo paese sarebbe “better off“, in poche parole starebbe meglio.

Nick Clegg ha portato i liberaldemocratici al maggior risultato della loro storia, alle scorse elezioni, ora pero` il suo partito si trova al minimo storico a poco più di sei mesi di distanza dall’insediamento del nuovo governo.

Non entro nel merito politico della scelta di Clegg, credo, infatti, come molti, che i tagli del governo Cameron siano dettati dall’idea conservatrice dello stato-minimo molto più che da reali esigenze di bilancio e non condivido molte delle politiche del governo conservatore attuale, ma credo che, nel momento di minore popolarità di Clegg e del suo partito, sia necessario fargli i complimenti, perlomeno perché dimostra di avere a cuore il suo paese più della poltrona che ricopre, più dei seggi in parlamento che il suo partito occupa. Gli auguro, peraltro, di riuscire ad influire di più nelle politiche di governo.

Se si rivotasse oggi, dati alla mano, vincerebbero i Laburisti di poco sui Tories con i LibDem che otterrebbero la miseria di 11 seggi. Clegg pero` va avanti, comunque; non si e` mai sognato di togliere l’appoggio al governo (troppo rischioso in un momento come questo) e ha deciso che e` meglio stare al governo, provare a fare il bene del suo paese, piuttosto che lasciarlo in un limbo instabile ma avere sondaggi più alti. Come si dice in questi casi: “Chapeu, Monsieur Clegg”.


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