Help from Jersey contro Obama

ottobre 12, 2011

Mentre le primarie repubblicane offrono scenari sempre più assurdi, con Hermain Cain, un tizio fuori di zucca, ex C.E.O. di Godfather’s Pizza, che dopo il dibattito di ieri viene dato da un sondaggio PPP avanti di ben 8 punti rispetto a Mitt Romney (cosa che se uno non la vede non ci crede), Romney, che rimane comunque il più probabile vincitore della nomination, riceve l’endorsement più ambito nel GOP, quello di Chris Christie, il grosso, grasso, governatore del New Jersey, che in molti avrebbero voluto in corsa in prima persona.

Del soggetto si era già parlato qui e per Romeny questo e` un bel colpo, come spiega il NYT. Christie offre garanzie politiche, popolarità, una faccia che piace agli americani e soprattutto donatori. Quelli che avrebbero finanziato la sua campagna (ed erano tra i conservatori con le valanghe di dollari da investire) adesso dovrebbero investire su Mitt, il mormone, che e` comunque quello tra i repubblicani con le maggiori possibilità di battere Obama.

Detto questo, i sondaggi danno Romney e Obama più o meno appaiati e, a meno di suicidi politici, e` difficile credere che l’attuale Presidente venga sconfitto. Un po’ perché nei dibattiti Obama e` un fuoriclasse e Romney, che contro Perry sembra un fenomeno, non e` certo quello che ti fa sognare. Un po’ perché Romeny non può attaccare Obama sul grande cavallo di battaglia dei repubblicani, ovvero Obamacare, visto che la riforma sanitaria si e` ispirata molto a quella che Romney fece passare nel Massachusetts quando ne era governatore. Un po’ perché Obama e` complessivamente un miglior candidato rispetto a Romney e per di più ha il vantaggio di essere Presidente uscente (negli Stati Uniti, nella storia recente, sono stati pochi gli “one-term-Presidents” ).

Insomma, se l’economia non peggiora nettamente, se Gheddafi non riconquista la Libia, se non si scopre che Bin Laden e` ancora in Pakistan vivo e vegeto, per i repubblicani forse bisognerà aspettare il 2016.


E` ora di decidersi

settembre 4, 2011

Si è scatenato un putiferio nel Partito Democratico e non sto parlando del caso Penati. Renzi ha dichiarato in un’intervista a Repubblica che potrebbe essere aperto a candidarsi alle primarie del centrosinistra, qualora si facessero. Al di la` dei giudizi del caso, mi pare che fosse una cosa scontata e mi pare che Renzi, dopo essersi reso conto di essere l’unico iscritto del Partito Democratico (insieme forse a Nicola Zingaretti) che potrebbe prevalere su Nichi Vendola, faccia bene a dire che e` disponibile.

Quello che e` pazzesco e` che il partito di Bersani, quindi una parte di partito, benché sia la maggioranza uscita dal congresso, se l’è presa manco fosse un’offesa personale. Rosy Bindi “avvisa” Renzi che non può farlo perché per statuto “qualora il Partito Democratico aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale”, ma aggiunge (sempre con tono come se sesse minacciando qualcuno) che, qualora Bersani non si candidasse, Renzi non sarebbe l’unico iscritto del PD a partecipare alle consultazioni (cosa che mi pare ovvia e che penso Renzi stesso desse per scontato). Rosy Bindi ha detto insomma che, nel caso, ci sarebbe anche lei.

Lo stesso giorno che Rosy Bindi, Presidente del Partito Democratico (espressione della segreteria), invitava il sindaco di Firenze, suo compagno di partito, ad uscire dal PD “perché qui si sostiene Bersani, l’Obama di Piacenza”,  il vicesegretario del partito, Enrico Letta, dichiarava che fosse per lui candiderebbe Alessandro Profumo, che per carità, sarà anche competente, ma avete rotto le palle per anni su Renzi che non era di sinistra e bla bla bla e adesso volete candidare Profumo che non e` esattamente Che Guevara? E poi soprattutto, il candidato non era Bersani?

Bersani, appunto. In tutto questo non dice nulla. Sappiamo che i suoi, come dischi rotti, ripetono a rotazione che “il nostro candidato e` Bersani” e sappiamo che se lui vincesse le primarie farebbe una campagna “fantasma”, nel senso che crede che sia intelligente non mettere il suo nome sul simbolo e non fare una campagna improntata sulla sua figura di Bersani leader della coalizione (quando si dice “fare di necessità, virtù”). Magari, se diventa Presidente del Consiglio, (non lo diventa, tranquilli), non si farà mai vedere in giro, che poi la gente pensa che e` un leader (che nel lessico innocente di Bersani e` una parolaccia alla stregua di “pupù marrone”, quindi la peggiore).

In ogni caso, faccio un appello, che rimarrà inascoltato. Dato che la norma statutaria che vincola, per il PD, la sola candidatura del segretario c’è (su questa norma ci faccio un post a parte), Bersani, oggi, domani, tra una settimana, ma non tra due mesi o tra un anno dice, senza giri di parole, senza metafore da osteria romagnola, senza quell’atteggiamento che “se sto parlando davanti a voi vi sto facendo un favore”, se ha intenzione di candidarsi alle primarie oppure no. In questo modo ci regoliamo tutti di conseguenza. Rosy Bindi può candidarsi contro Renzi (e vediamo chi prende più voti), Letta può candidare Profumo, Della Valle, Montezemolo e tutti i nomi, più o meno originali che ha tirato fuori nel corso di questi anni da vicesegreterario e poi, magari, esce dal cilindro anche un altro candidato o magari anche due, pensate che bello!

Se Bersani si candidasse, inizieremmo dal giorno successivo a fare la non-campagna per lui, senza foto e senza simboli, ma solo col il forte brand del Partito (Solidissimo) Democratico, in stile campagne elettorali anni ’60, tipo quelle che si vedono nei film.

Se, invece, Bersani decide di non candidarsi gli altri possono iniziare a fare campagna elettorale come Vendola, che e` in campagna dal 2009 (che dite, e` il caso di muoversi o no?), cosi` magari, non ci troviamo alle prossime elezioni a dover scegliere tra Berlusconi, Casini e, appunto, Vendola (giuro se e` davvero lo scenario, piuttosto voto Berlusconi, per fare dispetto, e poi scappo all’estero).

Insomma, senza perdermi in ulteriori parole e stupide battutine poco simpatiche (noi giovani siamo immaturi, cosa vi aspettate?) invito il mio segretario a fare il suo “Coming Out”, che qui, di sentir parlare a vanvera la Bindi, non ne possiamo più.

 


Non ci vuole molto

giugno 20, 2011

Non ci vuole molto per cercare di stare a contatto con i cittadini che ti hanno eletto. Non e` complicato, basta volerlo, insomma.

Ecco, questo nuovo corso a Milano sembra voler ristabilire un rapporto tra cittadini a politica che si era interrotto ed incrinato. In questo senso va letta l’idea intelligente di trasmettere online, per la prima volta, la prima seduta del nuovo consiglio comunale. Bravi.

 


Che non si balli, per Dio!

aprile 22, 2011

Mi rincuora sapere che anche all’estero, ogni tanto, si dibatte di quelle cose che in Italia sono all’ordine del giorno: ovvero “emerite cazzate“.

Oltre 6 milioni di tedeschi dell’Assia, 670 mila nella sola Francoforte, sono in subbuglio per il divieto di ballo nei locali minacciato dai Comuni della regione per il prossimo ponte pasquale.
L’incredibile provvedimento non è scaturito dall’allarme attentati, ma da una legge, sancita da un articolo della Costituzione e formalmente in vigore dagli Anni ’50 su tutto il territorio nazionale, con variazioni a seconda delle festività religiose nei diversi Land.
Un precetto di medioevale memoria, su cui, con l’avvento del rock’n'roll e della disco music, le autorità hanno sorvolato per decenni, considerandolo «ormai anacronistico».

(chissà perché poi la Chiesa e` sempre protagonista di questo tipo di notizie…)


A proposito di…

aprile 12, 2011

Tommaso Nannicini, professore di economia in Bocconi (quindi e` UN ECONOMISTA), scrive su “Qualcosa di Riformista”, dicendo alcune delle cose che ho scritto ieri in merito ai comportamenti un po’ illiberali (per non usare altri termini) di una certa sinistra e sostenendo tesi sul mercato del lavoro che mi piacciono assai.

Lo faccio notare perché QdR non e` un blog/giornale “di destra”, lo faccio notare a chi dice che certe posizioni anche tra i riformisti, anche tra i progressisti, anche tra i democratici, possono esistere tranquillamente.

Quindi, eccetto l’eccessiva critica a Civati (inopportuna per i riferimenti alla “rottamazione”), che sul tema ha idee diverse dalle mie (ma non e` un problema) mi sento in dovere di sottoscrivere totalmente queste parole.

Il responsabile economia del Pd Fassina non è stato da meno sul suo blog e sull’ Unità , scagliandosi contro un “paradigma culturale sbagliato e subalterno”. Su Left Wing, Massimo D’Antoni ha bollato la proposta come “di destra”, perché, a quanto pare, quelli di sinistra sanno bene che ” i diritti tendono a crescere in modo solidale, che in qualche modo tutela chiama tutela, che essi traggono forza dalla loro indivisibilità e dal fatto di essere applicati in modo quanto più possibile esteso e uniforme”. Di questi attacchi, pur nella loro diversità, colpiscono due elementi. Primo: il tono liquidatorio e ostile. Come ci insegna Toqueville, l’arma di ogni dispotismo culturale è semplice: non la pensi come me? Ebbene, da oggi, tu sei “straniero tra noi”. Sei di destra all’interno della comunità della sinistra (versione Left Wing). Oppure, sei un “fuoriuscito” o uno in procinto “di fuoriuscire” (versione Prossima Fermata Italia). Peccato che l’eccesso di zelo di alcuni non si limiti a voler epurare i riformisti, ma finisca per epurare una bella fetta di elettori del Pd (passati o potenziali).

Poi fa una proposta che mi sento in dovere di riproporre:

Sarebbe bello se, un po’ come avviene con i referendum dei cantoni svizzeri, il Pd convocasse subito un congresso tematico su lavoro e welfare. A quel punto, tutti i dirigenti del Pd dovrebbero dire da che parte stanno rispetto a piattaforme alternative. Veltroni in qualche modo ha già scelto, iscrivendo le proposte Ichino nell’impianto del Lingotto. Bersani, Letta, Franceschini e Zingaretti che cosa pensano del lodo Fassina e del suo impianto culturale? E Renzi cosa pensa delle posizioni del sito dei rottamatori? Vi prego: dite qualcosa. Anche non di riformista, ma qualcosa. L’Italia ha un disperato bisogno di politica.

 


Ma quanto e` figo?!

marzo 22, 2011

Ho notato una cosa, niente di eccezionale, ma mi pareva fosse il caso di rendervene partecipi: tanto era “cool” dire che Obama era “cool” nel 2008, quanto ora e` “cool” dire che Obama e` uno sfigato oggi (i migliori sono quelli che dicono, l’avevo detto io: tutta forma niente sostanza). Tutti erano convinti che Obama avrebbe rivoluzionato il mondo e “portato cambiamento” a Washington schioccando un dito, tutti lo ritenevano bravo, bello, intelligente e capace, mentre oggi Obama e` “come tutti gli altri” o non vale niente, non ha fatto nulla di buono ed era un solo un fenomeno mediatico e bla bla bla. Adesso Obama e` pure “guerrafondaio”.

Forse ci sbagliavamo allora e ci sicuramente ci sbagliamo oggi. Obama secondo me e` stato un buon Presidente fino ad ora, date tutte le condizioni economico-politiche in cui si e` trovato alla Casa Bianca. Ha provato a fare grandi riforme ed e` riuscito a  fare delle riforme buone ma non quelle epocali che ci si aspettava, ma di certo non e` solo colpa sua. Bisogna dire, infatti, che Obama si e` trovato ad essere vittima del populismo e della faziosita` dei Repubblicani, i quali, non dimentichiamolo avevano governato il paese per otto anni, trascinandolo nella lunga, inutile e stupida guerra in Iraq e deregolamentando l’economia, cosa che ha contribuito ai danni enormi di questa crisi economica.

Obama aveva iniziato il mandato con un approccio bipartisan, ci ha provato fino all’ultimo, ma si e` scontrato con un vergognoso muro antiamericano, formato da gente che non solo non voleva collaborare, ma tra cui c’era chi ha passato i primi mesi di presidenza a sostenere che Obama non fosse neanche nato in America, alle Hawaii, ma in Kenya, giusto per capirci. Obama diceva A, loro dicevano B (questo accade ancora oggi, a maggior ragione con un congresso in cui i democratici sono ampia minoranza).

Sono, inoltre, convinto che il secondo mandato sarà quello decisivo, che questo prima non poteva essere diverso (quindi migliore) da come e` stato. E` stato un mandato in cui Obama ha provato a chiudere Guantanamo, ma il congresso si e` opposto, in cui ha fatto una riforma sanitaria che non sarà perfetta, ma che e` sicuramente meglio di quello che c’era prima, ha fatto una riforma di Wall Street che non sarà sufficiente a risolvere i problemi della finanza globale, ma che era necessaria come primo passo, ha concluso ufficialmente la missione in Iraq (ben diversa da quella libica) and so on, you get the idea. Non ha “rivoluzionato il mondo”, ma, porco cane, quello prima l’aveva pesantemente danneggiato (lo voglio sottolineare in questi giorni in cui alcuni stanno provando a rivalutare il peggior presidente della storia recente americana, George W. Bush). Insomma, dicevo che il prossimo e` il mandato decisivo, Obama andrà all-in, non avrà nulla da perdere (insomma non sarà più  preoccupato di essere ricordato come un Jimmy Carter nero) e allora il cambiamento (non una rivoluzione copernicana, quella non ci sarà ed e` stupido chi lo diceva/dice/dirà) will take palce.

Quindi, il fatto che oggi svalutare Obama sia sport nazionale e` tanto idiota quanto e` stato idiota (se non di più) averlo considerato un Messia quattro anni fa. Let the man work! Dopo 8 anni tireremo le somme, io sono convinto che uniti i puntini ci renderemo conto che Barack Obama e` un grande uomo e un grande Presidente. Fino ad allora, perlomeno, sospendiamo il giudizio, specie coloro che parlano senza sapere (o dopo aver letto le “notizie americane” sui principali quotidiani italiani, che poi equivale a non sapere).

Il messaggio e`: Obama non e` il messia, ma non e` Bush, so che e` una notizia sconvolgente, ma ci possono essere vie di mezzo tra le due cose.


Quello che c’era dietro

marzo 11, 2011

Devo dire che questa intervista di Lettera43 a Miti Simonetto, “custode dell’immagine di Berlusconi” per 20 anni e` molto interessante, permette di comprendere in maniera adeguata perché e come Berlusconi e` riuscito a diventare la figura polarizzante e potente che e` oggi.

Molti potranno dire che questa cura al dettaglio non ha posto in politica, che la politica e` esclusivamente fatta di ideali e grandi discorsi, mentre purtroppo oggi non e` più cosi`: tutto deve essere capillarmente curato.

Il motivo per cui Berlusconi ci ha sconfitto in maniera cosi` eclatante negli ultimi 20 anni, parte e nasce anche da Miti Simonetto. E, qualunque giudizio si dia alla cosa, non si può non prenderne atto.


Revisionismo del lella

febbraio 25, 2011

Sapete chi sono quelli che mi fanno più arrabbiare? Quelli che ora, oggi, dopo quello che e` successo e sta succedendo nel Nord-Africa sono arrivati a dire che Bush, poco meno di dieci anni fa, aveva ragione, che la Bush Doctrine deve essere rivalutata.

Allora chiariamo, non va rivalutato un bel niente, tanto meno la stupida, assurda e inutile guerra in Iraq (che per tutto fu fatta, meno che “esportare democrazia”) esempio lampante del fallimento di quel modo di intendere la politica estera (anche fosse stato in buona fede). Oggi ci sono popoli che, autonomamente, si stanno ribellando a orribili dittatori, senza interferenze di paesi occidentali o poteri occulti (per quanto ne sappiamo), come dovrebbe essere. La cosa ci fa piacere e condanniamo giustamente i dittatori criminali di guerra che sparano sul loro popolo; e` pero` necessario capire che la democrazia non si esporta e non si impone militarmente, al massimo si preserva, si auspica e si sostiene, soprattutto l’approccio di Bush non può essere rivalutato per i presunti tentennamenti di Obama nel condannare il ratto Gheddafi o ai tentennamenti europei ed italiani. Io spero in una Libia democratica, in un Egitto democratico, in una Tunisia democratica, in un mondo democratico, ma questo non mi da` alcun diritto di usare la forza per imporre o esportare “democrazia”. Non ha senso, non e` giusto, non e` lecito e non e` neanche cosi` difficile capirlo.

Io non so come andrà a finire, non so cosa sta succedendo, non so chi sta facendo cosa per cosa, per questo fino ad ora avevo parlato molto poco della situazione (temo, per altro, che non lo sappiano neanche i big shots che scrivono editoriali sui quotidiani di tutto il mondo, purtroppo), ma so una cosa: la Bush docrtine e la sua rivalutazione non c’entrano proprio nulla.

 

Relativamente Off-Topic:

1. Sulla Libia, l’Onu sta dimostrando la sua perenne inutilità e incapacità di agire prontamente e correttamente qualunque cosa accada nel mondo.

2. Le uniche cose sensate che ho sentito dire sul rapporto che si sarebbe dovuto tenere con Qaddafi (o Gheddafi) sono qui.

3. Si sente sempre di più l’esigenza di un’Europa unita e federale, un po’ perché affrontare queste sfide da singoli stati non porta nulla, un po’ perché proprio quello che sta succedendo nel mondo arabo potrebbe cambiare notevolmente il modo in cui guardiamo il mondo, le forze in campo, gli quilibri politici ed economici. Farlo insieme e` una cosa, farlo singolarmente e` fallimentare.

(Una volta che la situazione libica si sarà stabilizzata -si spera a favore di chi protesta e a sfavore del ratto- scriverò un’altra serie di riflessioni che ora non mi sento di fare).


Un genio, un vero genio

febbraio 20, 2011

Jon Stewart e` uno dei più famosi comici americani in circolazione e il Daily Show, il suo programma di satira politica su Comedy Central, e` uno degli show più divertenti e seguiti in tutti gli Stati Uniti.

E` poi diventato famoso anche alle cronache italiane per il suo Rally to Restore Sanity and/or Fear (insieme a Stephen Colbert), il cui fine ultimo era schernire e ridicolizzare il Restoring Honor Rally di Glenn Beck, un giornalista ultraconservatore che lavora su Fox News.

In ogni caso Jon Stewart ha parlato di Berlusconi, del Ruby-gate e ha dato un esempio a tutti i comici italiani di come si faccia a fare satira politica.


Neanche se si fossero messi d’impegno

febbraio 16, 2011

Lo dico, l’ho già detto e lo ripeterò: non penso esista scelta peggiore di Rosy Bindi come guida di una coalizione antiberlusconiana che va da Vendola a Fini, in realtà penso addirittura che Rosy Bindi non dovrebbe avere alcuna visibilità nel Partito Democratico.

Innanzi tutto ritengo che le possibilità che una coalizione che esiste solo grazie a Berlusconi risolva i problemi dell’Italia sono pari allo zero, dal momento che tutte le coalizioni eterogenee e “contro qualcosa” piuttosto che “per qualcosa” sono perdenti in partenza (in termini progettuali), inoltre credo che Rosy Bindi sia una pessima politica, che spesso non pensa prima di parlare e sovente si trova a dire cose senza senso e a “spararla grossa” (per poi dover ritrattare, rispiegare, rettificare), inoltre e` evidente che non sappia quasi mai argomentare le proprie (nostre?) ragioni in modo efficace: come potrebbe, quindi, essere adatta a fare il primo ministro? Faccio un suggerimento, vediamo di trovare figure autorevoli per ricoprire un ruolo che l’attuale primo ministro ha “denobilizzato” e vediamo di pensare ai problemi strutturali di questo paese, visto che il problema Berlusconi e` eliminabile semplicemente vincendo le elezioni e le elezioni si vincono con un volto che suscita passione e, ancor di più, con un progetto riformatore, che si ponga l’obiettivo di sistemare le piaghe strutturali che uccidono il futuro dell’Italia.

 


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