Notte pazza di sport

N.B. Gli eventi riportati si riferiscono alla serata di mercoledì 28/9.

Gli sport sono una delle cose più belle che ci siano. Sono imprevedibili, tutto può succedere e spesso succede proprio quello che non ti aspetti. Non sono solo i soliti cliché e le solite frasi fatte estrapolate da una qualunque telecronaca sulla Rai, è la pura verità, empiricamente provata.

Se qualcuno avesse dubbi a riguardo legga quanto segue. Ieri notte gli dei del baseball hanno deciso di regalarci un “season finale”, ovvero un ultimo turno di campionato, straordinario, storico, irripetibile. Quegli dei beffardi, incomprensibili, e sorprendenti ieri notte non hanno guardato in faccia a nessuno e hanno rivoluzionato tutto quello che era successo nelle 161 partite precedenti di stagione regolare. Non si sono impressionati di fronte a squadre dal monte ingaggi superiore ai 200 milioni di dollari o di fronte a superstar che di milioni ne guadagno 20 a stagione, non si sono impressionati di fronte ai nomi altisonanti e storici delle squadre che scendevano in campo: ieri hanno lasciato che le partite ci sorprendessero tutti, come per magia. Ieri, gli dei del baseball hanno solo ricordato a tutti che il detto/avvertimento di Yogi Berra, il più grande filosofo della storia del “passatempo preferito dagli americani”, è banale quanto vero: “It ain’t over until it’s over” (“non è finita, finché è finita”) , diceva il più grande ricevitore della storia della MLB. Gli eventi di ieri ne sono prova.

Ma cosa è successo esattamente? Semplicemente la wild card, ovvero l’ultimo posto disponibile per i playoff, nell’American League è andata ai Tampa Bay Rays e quella della National League è, invece, andata ai St. Louis Cardinals. La Major League Baseball è composta da due leghe (American e National League appunto) formate da tre divisioni ciascuna. Vanno ai playoff le sei vincitrici delle divisioni e le due migliori seconde di ciascuna lega. Mentre i primi posti in tutte le divisioni erano già stati vinti da Yankees, Tigers e Rangers nell’American League e dai Phillies, Brewers e Diamondbacks nella National League, le due wild card erano ancora tutte da giocare. Direte: tutto qui? “Hai parlato di eventi straordinari, hai chiamato in ballo gli dei del baseball e poi alla fine sono solo stati assegnati gli ultimi due posti possibili per i playoff?”.

Forse è il caso che mi spieghi meglio: quello che non sapete è che poco meno di un mese fa, il 3 di settembre, i Boston Red Sox erano davanti a Tampa Bay di 9 partite; con 24 partite rimaste da giocare, i Red Sox, secondo le statistiche di ESPN avevano il 99,6% di possibilità di raggiungere i playoff. Allo stesso tempo, il 5 di settembre gli Atlanta Braves avevano un vantaggio 8.5 partite sui St.Louis Cardinals, dovendone giocare altre 23. Nessuna squadra nella storia del baseball era mai riuscita a sperperate tali vantaggi in così poco tempo, tanto meno era mai successo che due squadre lo facessero nella stessa stagione.

Il precedente più simile a quanto successo ieri, è quello dei New York Mets che nel 2007 riuscirono a mancare i playoff dopo che avevano 7 partite di vantaggio sui Philadelphia Phillies con 17 partite ancora da giocare. Un altra situazione paragonabile è quella capitata proprio ai Phillies, che nel 1964 persero un vantaggio di 6.5 partite con altre 12 partite da giocare (allora furono recuperati sempre dai St. Louis Cardinals).

In ogni caso, come già detto, mai prima di oggi c’erano stati due “collapses” contemporanei in entrambe le leghe e di questa portata. Dovete capire che in una stagione di baseball ogni squadra gioca 162 partite: con questi numeri è già straordinario di per sé che si arrivi all’ultima partita con due squadre completamente pari, ovvero con lo stesso numero di vittorie e di sconfitte. Quest’anno è capitato che due coppie di squadre si fossero trovate alla partita 161 “dead even”. Ma per capire l’entità di ciò che è successo in questo pazzo mercoledì di baseball queste informazioni non sono ancora sufficienti.

Quindi ricapitoliamo: siamo al 5 di settembre, Boston e Atlanta sono praticamente sicure di arrivare ai playoff, Tampa Bay e St. Louis sono destinate a guardare le partite di ottobre (ovvero i playoff) in televisione; in quei giorni molti grandi analisti sportivi si lamentano che questo era stato un anno noioso e dai finali già scritti: peccato che non si sono mai sbagliati come questa volta. Adesso facciamo un “fast forward” a ieri, prima delle partite. Boston e Tampa hanno entrambe 90 vittorie e 71 sconfitte, mentre Atlanta e St. Louis sono pari a 89-72.

Si inizia a giocare: i New York Yankees, ormai sicuri da giorni di essere la miglior squadra della American League, giocano con Tampa fuori casa al “Tropicana Field”. Boston, rivale storica degli Yankees, gioca a Baltimora contro gli Orioles e, per arrivare ai playoff la sera stessa deve sperare, in ogni caso, in una vittoria di New York (immaginate come saranno stati contenti a Boston), accompagnata da una loro contemporanea vittoria. Peraltro giocano contro gli Orioles, che quest’anno ha perso più partite di quante ne abbia vinte e che gioca ormai solo per l’onore. Se Boston e Tampa avessero vinto entrambe, oggi avrebbero giocato uno spareggio. Lo stesso se avessero perso tutte e due. Una ha vinto e l’altra a perso: Tampa ai playoff.

Nella National League, invece, St. Louis gioca a Houston contro gli Astros, la peggiore squadra dell’anno, mentre Atlanta si è trovata a giocare in casa contro i Philadelphia Phillies, la squadra più forte dell’anno (102 vittorie, 60 sconfitte). La situazione è analoga a quella precedentemente descritta: avessero vinto sia Atlanta che St. Louis ci sarebbe stato uno spareggio, come se avessero perso entrambe. Una ha vinto e l’altra ha perso: St. Louis ai playoff.

Tutto qui? Neanche per sogno, la parte gustosa deve ancora arrivare! Gli Yankees al settimo inning (sui nove di cui è composta una partita) vincono 7-0 sui Tampa Bay e sembrano avviati verso una vittoria netta che permetterebbe agli acerrimi rivali di Boston di prevalere nella wild card, dato che, in quel momento, anche i Red Sox stanno prevalendo 3-2 sugli Orioles. In questa pazza notte di baseball, però, non può dare nulla per scontato (“It ain’t over, until it’s over”). Al settimo e ottavo inning, Tampa Bay segna 6 punti e si porta ad un solo punto di distanza dagli Yankees. Al nono inning, con due out e due strike (ovvero a uno strike di distanza dalla fine della partita e dalla vittoria di New York) Johnson, un giocatore tra i più mediocri della lega, colpisce lontanissimo una pallina lanciata dal lanciatore newyorkese Cory Wade e fa Home Run: partita pareggiata: si va ai supplementari. I primi tre extra inning non portano a nulla e si arriva al dodicesimo. A questo punto, Evan Longoria, il giocatore più rappresentativo dei Tampa Bay Rays, colpisce un altro Home Run (il secondo della sua partita) che supera il muro in fondo al campo a sinistra di un paio di centimetri, tanto basta per mettere la parola fine alla partita e alla stagione dei Red Sox. Si perché 4 minuti prima, gli Orioles al nono inning, anche loro con due out e due strike (“one strike away from victory”), prima pareggiano la partita 3-3 e poi, neanche a dirlo, siglano il punto della vittoria.

Volete sapere come viene segnato quel punto? La palla esce di un pelo dal guanto di Carl Crawford, che si era tuffato per cercare di prendere la pallina al volo, presa che, peraltro, avrebbe eliminato il battitore e portato anche quella partita ai supplementari. La beffa, per Boston, é che Crawford era stato il loro colpo di mercato. Il giocatore, infatti, era stato per anni il simbolo proprio di Tampa Bay, ma aveva deciso di non rinnovare con la squadra della Florida, preferendo un contratto di $142 milioni e accasarsi in Massachusetts. Milioni mal spesi visto che a Fenway Park (lo stadio, anzi la Cattedrale, come viene chiamato a Boston) Crawford, nella sua prima stagione, ha fatto malissimo.

Spostiamoci nell’altra lega: St. Louis ha battuto i pessimi Astros di Houston 8-0. Ad Atlanta, invece, le cose non vanno così lisce: i Braves, infatti, entrano nel nono inning avanti 3-2 e mandano in campo Craig Kimbrel, il loro giovane closer (ovvero il lanciatore che gioca solo il nono inning e il cui compito è quello di eliminare gli ultimi tre giocatori della squadra avversaria). Inutile dire che Kimbrel non regge la pressione (“he’s no Mariano Rivera“) e non riesce a chiudere la partita, subisce “una run” (come si chiamano i punti segnati nel baseball) e si va ai supplementari. A questo punto il finale è scritto: al tredicesimo Henter Pence (che, giusto per chiudere il cerchio, è arrivato ai Phillies nel mercato di luglio proprio dagli Houston Astros) sigla “la run” decisiva che manda ai playoff St. Louis e a casa i Braves.

Capite ora cosa volevo dire quando parlavo di notte pazza?

Forse la notte di mercoledì è stata una di quelle notti indimenticabili ed irripetibili della storia del baseball e dello sport. Forse non ci sarà mai più un altro settembre come questo nel baseball americano. Uno dei mantra di giocatori, allenatori, dirigenti all’inizo di ogni stagione è: “we built a team that we hope is capable of playing meaningful games in september” (abbiamo costruito una squadra che speriamo possa giocare partite importanti nel mese di settembre): beh forse un altro settembre come questo non ci sarà mai e partite “più meaningful” neanche. Forse.

Ora, in ogni caso viene il bello: con un settembre così, chi sa che ottobre 2011 non sarà un altro mese epico per la storia di questo sport. Si inizia venerdì con New York Yankees vs Detroit Tigers e Tampa Bay Rays vs Texas Rangers.

Ultima serie di numeri, poi siete liberi. Leggete cosa dice il NYT circa le probabilità che la partita di Tampa (tra Yankees e Rays) e quella di Baltimora (Tra Boston e Orioles) finissero come sono finite:

The following is not mathematically rigorous, since the events of yesterday evening were contingent upon one another in various ways. But just for fun, let’s put all of them together in sequence:

  • The Red Sox had just a 0.3 percent chance of failing to make the playoffs on Sept. 3.
  • The Rays had just a 0.3 percent chance of coming back after trailing 7-0 with two innings to play.
  • The Red Sox had only about a 2 percent chance of losing their game against Baltimore, when the Orioles were down to their last strike.
  • The Rays had about a 2 percent chance of winning in the bottom of the 9th, with Johnson also down to his last strike.

Multiply those four probabilities together, and you get a combined probability of about one chance in 278 million of all these events coming together in quite this way.

When confronted with numbers like these, you have to start to ask a few questions, statistical and existential.