La colpa, in effetti, è degli altri

novembre 19, 2011

La cosa più sconvolgente che sto sentendo in questi giorni da sinistra a destra, da Ferrara a Giulietto Chiesa, quasi fosse il collante dell’opposizione al governo Monti, e` che la colpa di questa crisi non e` italiana.

Non siamo noi che per quarant’anni abbiamo governato malissimo la nostra cosa pubblica, a tutti i livelli. Non siamo noi che abbiamo fatto debito senza sapere se e come l’avremmo ripagato. Non siamo noi ad avere permesso che la politica costruisse un società profondamente ingiusta, oppressa da corporazioni medievali e intoccabili, impossibili da eliminare. Non siamo noi ad avere la peggior informazione del mondo libero. E non siamo noi ad aver letto, senza lamentarci troppo, i peggiori giornali dell’occidente. Non siamo noi ad avere la peggiore televisione di stato mai vista, lottizzata dai partiti e assolutamente inguardabile. Non siamo noi ad aver avuto la peggiore anomalia del sistema politico occidentale, Berlusconi, e ad averlo sopportato per 20 anni. Non siamo noi il paese dei poteri fortissimi e invincibili, come la mafia, vero cancro nazionale troppo spesso dimenticato (poteri forti reali e non inventati come quelli che avrebbero messo su Monti, per chiarire). Non siamo noi il paese della grandi disparità tra nord e sud. E non siamo il paese che in 150 anni non è mai riuscito a fare nulla per ridurle, queste disparità. Non siamo noi il paese di grandi ricercatori e di una pessima ricerca (perché di soldi, per quella non ci sono). Non siamo noi il paese di baroni, evasori e Lele Mora. Non siamo noi il paese che per i giovani non ha mai fatto nulla in 150 anni. Non siamo noi ad affrontare il secolo XXI con infrastrutture del secolo XX. E potrei andare avanti. Ora, però, capite che la colpa non può essere nostra, noi siamo stati così bravi!

La colpa della nostra crisi, ci dicono, è dei mercati, dei banchieri americani, dei finanzieri inglesi, della Merkel e di Sarkozy. L’Italia è grande, sono gli altri che ci opprimono. Sembrano gridare all’isolazionismo, alla riscoperta delle nostre radici e della nostra (presunta) grandezza. E a quel paese l’Europa e a quel paese il FMI e a quel paese la finanza internazionale e la globalizzazione, che senza queste mafie legalizzate, noi saremmo di nuovo grandi, i più grandi, perché noi abbiamo il manifatturiero, eh.

L’ultimo ad avere detto cose simili? Benito Mussolini. Quota ’90. Battaglia del Grano. Isolazionismo. Grande Italia. Radici cristiane.

Mussolini era un socialista, ha unito tutti i matti, i complottisti, gli esaltati. Stiamo attenti, che se Chiesa e Ferrara lo trovano, il loro Mussolini, li vedremo uniti e ci sarà da divertirsi.

(Ah e Ferrara che ancora oggi si ostina a dare la colpa di vent’anni di berlusconismo a tutti fuorché Berlusconi fa quasi tenerezza).

P.S. Vorrei chiarire che qui non si sta dicendo che la colpa della crisi economica internazionale è italiana, la crisi è partita altrove e ne siamo tutti ben consci. Detto questo l’Italia non cresceva prima della crisi e cresce ancora di meno ora che ci siamo dentro. Inoltre, la crisi del debito e dell’Euro, magari non oggi, magari non domani, ma dopodomani magari si, sarebbe scoppiata comunque. E se oggi siamo nella situazione in cui siamo non è solo per i mutui sub-prime concessi oltreoceano. Giusto per chiarire.


Vincitori e vinti

novembre 14, 2011

Berlusconi ha perso, ma Travaglio non ha vinto.

Berlusconi ha perso ed è stato sconfitto, perché è stato un pessimo governante, forse il peggiore, cosa che Travaglio e i travaglisti hanno sempre messo in secondo piano. Per loro, è sempre stato più importante sostituirsi alla magistratura, sui giornali, in televisione, preferendo parlare del piano morale e del privato piuttosto che della disdicevole e vergognosa condotta pubblica e politica. Come dicevamo da tempo, pur accusati di non essere “abbastanza di sinistra”, il berlusconismo finirà solo se la gente si renderà conto che affidare il paese ad uno così è tragico per le conseguenze politiche che questo ha e per nessun altro motivo. Per il resto si possono dare giudizi (sicuramente negativi) e si aspetta la magistratura, ma non è con il resto ed esclusivamente con il resto che si fa opposizione.

Per fortuna, Berlusconi ha perso e Travaglio non ha vinto. Per fortuna Berlusconi si è dovuto dimettere per manifesta incapacità politica e non per un avviso di garanzia o una condanna. A quei problemi, ora, finalmente, penserà la magistratura. Senza pressioni, senza che nessuno possa dire che questa stia agendo per fini politici piuttosto che in buona fede. Berlusconi è finito e tornerà ad essere un comune cittadino. Lo era sempre stato, ma ora se ne renderanno conto anche i suoi e se ne dovrà rendere conto anche lui. E i magistrati potranno giudicare e valutare con maggiore tranquillità, senza la pressione di Travaglio, di Di Pietro e della Santanchè. Certo Berlusconi e le sue vicissitudini giudiziarie faranno clamore. Ma non si potrà parlare di Golpe politico da una parte o non si potrà limitare ad esse l’attività di opposizione (o di governo) dall’altra.

Finalmente, magari non oggi, ma la prossima legislatura, si potrà riformare la giustizia e parlarne secondo ciò che è giusto e ciò che non lo è, non secondo ciò che favorisce o sfavorisce Berlusconi. Questo sarà possibile perché Berlusconi ha perso, ma Travaglio non ha vinto.

Ma c’è qualcuno che ha vinto? Per ora no. La partita è lunga e c’è più speranza oggi di quanta ce ne fosse la settimana scorsa. Ma per uscire dal tunnel ce ne è di strada ancora da fare. Bisognerà lasciare fare al Professor Monti. Bisognerà fare sacrifici. Bisognerà fare tutti la nostra parte. E poi, la prossima volta che andremo votare, tra 3 mesi, 6 mesi, un anno, nel 2013, gli Italiani dovranno votare bene. Dovranno votare per fare in modo che una situazione come quella di oggi, in cui c’è un esercito di incapaci al governo e un esercito di forcaioli tra i suoi oppositori, non si ripresenti più.

Quando si andrà a votare, Berlsuconi e Travaglio dovranno essere archiviati tra le pagine nere della nostra storia. Di quelle da non rievocare. Di quelle da dimenticare. Di quelle di cui faremo a meno.

Si può fare: perché Berlusconi ha perso e Travaglio non ha vinto. Grazie a Dio.


Cosa sarebbe potuto essere se…

agosto 27, 2011

…nel 2008 avessimo vinto noi e non loro.

…nel 2009 non avessimo linciato il segretario del partito.

…nel 2010 avessimo fatto opposizione come si deve e portato il paese a nuove elezioni.

…nel 2011 lottassimo con forza per un nuovo paese, piuttosto che piangerci addosso, tutti.

ecco poteva essere, oggi, questo governo:

E poi : un nuovo patto del lavoro che, secondo la proposta Ichino, giustizi la precarietà e elevi la produttività, una riforma fiscale che contrasti l’evasione in un contesto di “pagare meno, pagare tutti”. La rinuncia all’idea che lo Stato debba fare tutto e la fiducia nelle risorse sociali diffuse da attivare in un contesto di sussidiarietà, la fine della occupazione partitica della Rai e delle aziende locali, l’una affidata a meccanismi tipo Bankitalia e le altre ad un mercato regolato e orientato a valorizzare forze produttive innovative. Il dimezzamento da subito dei parlamentari e un sistema elettorale bipolare e uninominale , lo snellimento radicale di tutta la diffusa “professionalizzazione” della politica oggi smisuratamente più grande che nel passato. Partiti più lievi possono ritrovare il senso della loro passione ed essere più aperti, come da progetto originale del Pd. E poi la fine delle scandalose retribuzioni e liquidazioni di manager pubblici e privati, la lotta contro ogni forma di corruzione e contro quei poteri criminali che irrompono tra le maglie di una crisi economica forte e di uno Stato debole. Giustizia più rapida, meno carcere, diritto di voto agli immigrati per le amministrative, norme di sostegno al lavoro delle donne e alle politiche familiari. Scelta netta per gli Stati Uniti d’Europa e l’elezione diretta del loro Presidente , più forti politiche comuni di difesa e di bilancio, a cominciare dagli eurobond. Diritti dei gay , a cominciare dalle unioni civili, e scelta netta per le energie rinnovabili, defiscalizzazione dei contributi privati per ricerca e cultura e investimento pubblico forte e selettivo su scuola e università. E poi individuazione delle dieci opere strutturali fondamentali per il paese e affidamento del potere di realizzazione a persone oneste e stimate che possano definire tempi certi e regole per la loro realizzazione. Non manovre ogni sei mesi, ma riforme. Per spezzare il più pericoloso elemento di continuità della storia italiana: l’immobilismo rissoso.

Invece abbiamo questo e questo. E non dite che sono tutti uguali. E non dite che se non abbiamo un governo che fa quelle cose li` la colpa e` del controllo delle televisioni da parte di Berlusconi. E non dite che e` colpa degli Italiani, che sono ignoranti. E non dite che e` colpa del “ma anche”. Dite che e` colpa nostra, principalmente nostra, iscritti, militanti e politicanti del Partito Democratico. Si perché anche oggi, a distanza di anni quando abbiamo fondato il partito per fare queste esatte cose c’è ancora chi, su un programma simile avrebbe da dire su ognuno di questi punti. Molti di loro, peraltro, compongono la segreteria del partito.

E, sono d’accordo che la lettera ad un giornale, come forma di comunicazione ha un po’ stufato e sono d’accordo che Veltroni, in prima persona non e` più presentabile (ma non e` il punto, se Bersani dice di sostenere questo programma per me non ci sono problemi), ma, come d’altro canto dice Pippo, per favore, date un chance alle idee, a queste idee e dateci una mano a portarle avanzi, senza se, senza ma e, queste si, senza “ma anche”.


Ed e` cosi`

giugno 23, 2011

Oggi molte donne di sinistra si sono scandalizzate per il manifesto della festa democratica romana perché sarebbe offensivo e maschilista. Io non sono d’accordo e Massimiliano Gallo, su Linkiesta, spiega benissimo perché non e` cosi`. Bisogna capire, infatti, che

…non è una mini a trasformarti in Nicole Minetti.

E non e` un manifesto cosi`, non particolarmente bello, ma certo non offensivo, a rendere Bersani Berlusconi, e il Pd il PdL.

Cerchiamo di vedere un po’ di più le cose per quello che sono.


Sono come San Tommaso

maggio 29, 2011

Che poi, essere come San Tommaso, quando eri piccolo, non era una bella cosa quando te lo dicevano le maestre. Eppure questa storia dell’Onorevole Daniela Melchiorre, vi prego di guardare il suo passato politico, che si dimette dal suo incarico di sottosegretario appena conferitole da Berlusconi (nel famoso rimpasto dei “Responsabili”) perché improvvisamente si accorge che il Premier denigra i magistrati, mi puzza giusto un po’.

E siccome in questo governo Berlusconi tante donne hanno annunciato dimissioni e poi sono rimaste dove erano (leggi Carfagna e Prestigiacomo, per dirne due), non mi fido che si dimetta e che, se davvero si dimette, la ragione reale sia in effetti perché Berlusconi attacca i giudici, come lascia intuire anche Monica Guerzoni, che l’ha intervistata oggi per il Corriere della Sera.


Luoghi comuni o triste realtà

maggio 27, 2011

Davanti a questo tipo di satira si potrebbe reagire in diversi modi, si può ridere (cosa che ho fatto appena l’ho letta), si può  considerarla una noiosa stereotipizzazione del nostro paese, si può vergognarsi per il modo in cui veniamo letteralmente sperculati all’estero.

Premesso che, appunto, la mia prima reazione e` stata una risata, voglio rendervi partecipi del ragionamento che ho fatto in seguito. Mi e` venuto in mente un corsivo di qualche tempo fa di Antonio Polito per il Corriere della Sera, in cui, fondamentalmente sostiene che gli italiani che vanno in giro dicendo che si vergognano di Berlusconi e che si sentono in difficoltà quando all’estero gli vengono poste delle domande del tipo “ma come fate a tenervi Berlusconi?”, sono dei radical chic che danneggiano l’Italia e la democrazia.

Mi e` venuto in mente che volevo commentarlo già a suo tempo, quell’editoriale di Polito, perché io generalmente con Polito sono d’accordo, perché mi piace molto di più il modo di pensare dell’ex direttore del Riformista, piuttosto che quello di Azor Rosa o Marco Travaglio, per dire, ma soprattutto perché questa volta, nella sua battaglia contro l’antiberlusconismo militante (degenerazione sicuramente del berlusconismo) e contro la sinistra radical chic e` andato oltre, cioè ha fatto cilecca; insomma, si vede che non gli e` riuscito naturale, scrivere quello che ha scritto, ma che si e` sforzato.

La motivazione per cui su questo Polito si sbaglia e per cui il modo in cui si comporta Berlusconi e` davvero un problema per noi, sta tutta in quella vignetta di Clement e nello spettacolo tragicomico che Berlusconi sta mettendo in scena in questi giorni al G8, in cui prende i leader degli altri paesi uno per uno per dire che in Italia c’è una dittatura dei magistrati di sinistra. Che se anche lo credi, non lo dici ad Obama a cui non gliene può fregar di meno dei problemi Berlusconi (e potrei aggiungere dell’Italia).

L’Italia oggi e` totalmente ininfluente nella scena politica mondiale, ma sapete cosa e` peggio di ininfluente? Diventare un problema. Berlusconi con i suoi atteggiamenti, con i suoi modi di fare non e` che ci mette in imbarazzo, qui non si tratta di fare le corna in una foto, cosa che vista in un’ottica “goliardica” e` comunque diversa, qui c’è in scena il ruolo che il nostro paese avrà nel mondo tra 20 anni e Berlusconi, certo, non aiuta.

Quindi la vignetta di Clement deve farci ridere e nessuno vuole dire che Berlusconi e` uno stupratore (non lo e` neanche DSK finché un giudice non stabilirà diversamente), ma il problema di come Berlusconi ci rappresenta all’estero e` reale e va ben oltre “il vergognarsi” e, insomma, l’amico che all’estero ci chiede come facciamo a tenercelo esiste ed ha ragione. Polito su molte cose dice cose intelligenti, ma su una cosa bisogna essere chiari, Berlusconi, all’estero, non esisterebbe. Chiarito questo, possiamo discutere di tutto.

(La vignetta e` di Gary Clement, pubblicata dal National Post, giornale canadese e ripresa questa settimana da Internazionale).


Fantastica la valenza nazionale

maggio 17, 2011

Volevo ringraziare Silvio Berlusconi: lui ha detto che questo voto ha valenza nazionale, che, specie a Milano si sarebbe giocata la tenuta del governo, del suo governo (dirà che e` stato frainteso).

Allora ricapitoliamo: il Partito Democratico ha preso 170551 voti a Milano, mentre il Pdl 171222. Quindi il partito di Berlusconi (e quello di Lassini) ha a lungo temuto di essere per la prima volta da 20 anni secondo partito a Milano. Pisapia e` davanti a Letizia Moratti di quasi 7 punti. Il PD e` primo partito ad Arcore.

Anche Bossi faceva lo sbruffone, voleva dimostrare che la Lega “ce l’ha ancora duro”, eppure a Milano ha perso 5 punti dalle regionali.

Insomma se c’era valenza nazionale, la destra (degli estremisti) scende, la sinistra (dei moderati) sale.

Bravi tutti.


About “fare informazione”…

marzo 31, 2011

Ecco, a proposito di “fare informazione”, qui c’è un gran bel pezzo di Lettera43 sulla crisi libica e sulle reazioni in Europa.

Lo consiglio vivamente.

Eppure il premier italiano non ha ancora portato a casa nulla più di qualche generica rassicurazione e pacche sulle spalle. E questa volta, forse, non è nemmeno colpa sua: sulla Libia in Europa è il vuoto pneumatico
I politici devono occuparsene, con energie proporzionalmente inverse alla distanza della loro scrivania da Tripoli. Ma i cittadini, quelli che si impegnano a far tornare i conti e sono alle prese con tagli e riforme, di Gheddafi possono dimenticarsi senza grandi scrupoli.


Quello che c’era dietro

marzo 11, 2011

Devo dire che questa intervista di Lettera43 a Miti Simonetto, “custode dell’immagine di Berlusconi” per 20 anni e` molto interessante, permette di comprendere in maniera adeguata perché e come Berlusconi e` riuscito a diventare la figura polarizzante e potente che e` oggi.

Molti potranno dire che questa cura al dettaglio non ha posto in politica, che la politica e` esclusivamente fatta di ideali e grandi discorsi, mentre purtroppo oggi non e` più cosi`: tutto deve essere capillarmente curato.

Il motivo per cui Berlusconi ci ha sconfitto in maniera cosi` eclatante negli ultimi 20 anni, parte e nasce anche da Miti Simonetto. E, qualunque giudizio si dia alla cosa, non si può non prenderne atto.


E pensate se candidassimo uno bravo!

febbraio 21, 2011

L’Unita` riporta un sondaggio di Mannheimer secondo il quale un cenotrosinistra guidato da Bersani sarebbe al 36%, con il centrodestra al 29% e il Terzo Polo, guidato da Casini, al 15% (sempre che si vada a votare, cosa che per ora mi pare abbastanza difficile). La cosa può farmi piacere fino ad un certo punto, perché comunque implicherebbe la creazione di un governo con Vendola e Di Pietro (quando parleremo di economia come si farà?) e sarebbe un governo guidato da una persona che ha dimostrato di non saper fare il leader del suo partito, figuriamoci del suo paese (anche se qualcuno potrebbe obiettare più o meno seriamente che la seconda sia più facile della prima).

L’ho sempre detto, idealmente il PD dovrebbe correre da solo ed essere un grande partito di centrosinistra in un sistema bipolare, in un paese in cui c’è  una legge elettorale basata su un sistema maggioritario con collegi uninominali, ma mi rendo conto che la situazione al momento e` diversa e complicata, che cosi` non si può più andare avanti, che quasi qualunque cosa sarebbe meglio di Berlusconi e che la realpolitik (whatever that is) ci impone di fare scelte che, perlomeno, ci facciano uscire dalla melma in cui siamo: per cui, per ora, se davvero i sondaggi la dessero vincente, potrei anche decidere di sostenere una coalizione (turandomi il naso con enormi mollette) PD-IdV-SeL, purché il leader sia un democratico, ma non Rosy Bindi, e purché il programma elettorale sia un documento sacro e che quindi l’attività legislativa sia ampiamente pianificata in anticipo.

Certo mi chiedo se un leader migliore (Matteo Renzi?) non garantirebbe al PD maggiori consensi e maggiore peso all’interno della stessa coalizione e mi chiedo dove potremmo essere se avessimo continuato a credere nel progetto originario. Ma oh, per ora ci teniamo quello che abbiamo, in attesa di tempi migliori.


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