Lockout

luglio 1, 2011

Ieri e` stato annunciato il lockout NBA, dopo quello NFL. Vedremo come andrà a finire, io ne avevo scritto qui, per il The Post Internazionale.

 


Mario Draghi è l’uomo giusto, punto (e basta)

giugno 28, 2011

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale: tema, le competenze nell’Unione Europea. Avviso: su questo blog, d’ora in poi ci occuperemo molto di più di Unione Europea e delle sue contraddizioni. Qui ci siamo rotti le palle di divisioni, giochetti e bambinate in un momento come questo.

MARIO Draghi sarà il prossimo banchiere centrale europeo e sono contento, per lui e per noi Europei. Badate bene, non sono contento perché Mario Draghi, Italiano, sarà da novembre governatore della BCE, ma perché l’Europeo più competente ha ottenuto quel posto. Tuttavia, ragionare così non è facile né comune oggi giorno in Europa.

Ogni volta che c’è un posto vacante tutto quello di cui sentiamo parlare sono le bandierine dei soldatini collocati dai singoli stati nazionali nei vari ruoli di governo e rappresentanza. Se la Germania ha la presidenza dell’eurogruppo, allora la Francia deve avere quella del FMI, così l’Italia può avere il suo banchiere centrale. Non prima, però, che il suo membro nel board della BCE si dimetta per fare posto ad un francese, perché altrimenti è un’ingiustizia! E pazienza se l’Italiano è una persona competente. [...]

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Republicans ancora in alto mare

marzo 22, 2011

Ecco qui il mio ultimo articolo scritto per il The Post Internazionale sulle primarie repubblicane:

MILANO – SEMBRA IMPOSSIBILE che siano già passati più di due anni da quel 4 novembre 2008 che ha cambiato la storia degli Stati Uniti d’America: Barack Hussein Obama diventava, quel giorno, il primo presidente afro-americano della storia del paese, dopo aver sconfitto Hillary Clinton, ben più blasonata di lui, alle primarie democratiche e poi il Sen. John McCain, Repubblicano dell’Arizona, alle presidenziali.

Sembra impossibile che già si parli delle prossime elezioni presidenziali e del prossimo mandato presidenziale, tuttavia i tempi della politica americana lo impongono e, anzi, il grado di incertezza e il silenzio tra i Repubblicani su chi sarà a sfidare l’attuale Presidente, ovviamente riconfermato dai Democratici, desta grandi perplessità ed incuriosisce. [...]

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Lo stratega di Obama vince a Chicago

marzo 12, 2011

Questo e` l’articolo che ho scritto la settimana scorsa per il The Post Internazionale e che mi sono dimenticato di postare:

MILANO – LO scorso martedì gli abitanti di Chicago hanno eletto il successore di Richard M. Daley, che è stato sindaco della città per gli scorsi 22 anni, un record assoluto come primo cittadino della città dell’Illinois; facile intuire, quindi, che la persona su cui è ricaduto l’onore dell’avvicendamento non fosse una persona qualunque.Il “prescelto” dei Chicagoans, infatti, è Rahm Emanuel, tutto fuor che un “ordinary man”; si tratta di uno che, oltre ad aver lavorato per gli ultimi due presidenti democratici (Clinton ed Obama, per il quale ha per altro ricoperto il prestigioso ruolo di Chief of Staff della Casa Bianca) ed essere stato deputato per sette anni, dal 2002 al 2009, oltre ad aver avuto un ruolo fondamentale nella vittoria alla camera dei democratici nel 2006, dopo anni di dominio repubblicano, e nell’elezione del primo inquilino nero di 1600 Pennsylvania Avenue, è anche il primo sindaco ebreo di una città in cui la popolazione nera è tutt’altro che ininfluente (e già questo, di per sé dovrebbe dire qualcosa).

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Francia, nel PS è “lotta vera” per la presidenza

marzo 11, 2011

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale sulle primarie del Partito Socialista in Francia. Tell me what you think!

– PER i grandi partiti di centrosinistra in Europa non sono certo tempi facili e felici, martoriati come sono da conflitti interni e relegati all’opposizione quasi ovunque nei paesi più importanti. Del Partito Democratico italiano, delle incomprensibili liti e dell’eterna incapacità di presentarsi ai cittadini come una valida alternativa, sappiamo bene, ma, a quanto pare, non si tratta di un caso isolato nello scenario politico continentale.In Francia, infatti, si terranno l’anno prossimo le elezioni presidenziali, occasione per i socialisti d’oltralpe di subentrare all’Eliseo al posto di un Presidente della Repubblica sempre più impopolare, Nicolas Sarkozy, in carica dal 2007, quando sconfisse al secondo turno proprio la socialista Ségolène Royal. Ora pare davvero che i socialisti potrebbero avere la meglio sia sui conservatori dell’Ump di Sarkò sia sulla destra estrema del Fronte Nazionale, guidato da Marine Le Pen, figlia dello storico leader del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen, che, a sorpresa, sfidò Jacques Chirac al secondo turno nel 2002. [...]

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Zapatero prova a risollevare la Spagna dalla crisi

febbraio 18, 2011

Ho ripreso a scrivere per il The Post Internazionale, ecco qui il nuovo pezzo su Zapatero, sulla Spagna e sulla crisi.

Zapatero il Socialista prova a risollevare la Spagna dalla crisi con le riforme liberali

MILANO – LA Spagna è uno dei paesi europei più fortemente colpiti dalla recente crisi economica e finanziaria internazionale. Sono in molti a sostenere che, per quanto l’Europa sia stata in grado di sopportare e superare la crisi greca ed irlandese e che pure potrebbe essere in grado di sostenere anche un’eventuale richiesta d’aiuto da Lisbona, il collasso della Spagna sarebbe, invece, devastante e potrebbe avere conseguenze disastrose e definitive per la moneta unica.

Per questo motivo, il governo socialista guidato da Josè Luis Zapatero, al suo secondo mandato da primo ministro spagnolo, sta implementando misure di austerity e rigore nella spesa e sta mettendo in atto importanti riforme mirate a diminuire la disoccupazione, ridurre il debito pubblico (ormai alle stelle), portare il rapporto deficit/pil entro parametri accettabili secondo gli standard europei e rilanciare l’economia. [...]

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Fatemi sapere che ne pensate!


Sono soddisfazioni

gennaio 31, 2011

Paul Krugman insegna a Princeton, ha vinto il premio nobel per l’economia nel 2008, e` uno dei più grandi economisti “liberal” viventi e scrive regolarmente per il New York Times. Lo ritengo un modello: anche se ogni tanto e` addirittura troppo “a sinistra” per i miei parametri, e` una delle persone che più stimo tra gli economisti moderni (e con un curriculum del genere come potrebbe essere altrimenti?). Arrivo a dire che se sto studiando economia, un po’ della mia scelta la devo anche alle sue analisi, ai suoi articoli alle sue idee: mi piacerebbe “diventare Paul Krugman”, un giorno ( ma mi accontenterei di di molto meno).

Ecco, detto questo, ho letto il suo recente articolo (preciso, pessimista, condivisibile) sulla crisi dell’euro (di cui non trovo una traduzione in italiano: c’è su Internazionale di questa settimana oppure in un -non accuratissimo per la verità- sunto apparso sul Sole 24 Ore). La sua e` un’analisi eccellente, supportata da dati e da conoscenze economiche degne di un Nobel; pero`, mi ha fatto molto piacere notare che alcuni punti, dubbi e proposte fondamentali del suo discorso li avevo espressi anche io, nel mio piccolo, in questo articolo scritto per il The Post Internazionale lo scorso dicembre.

Queste sono soddisfazioni.


Lo “Zar” vince ancora: scontri a Minsk

dicembre 24, 2010

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale sulle recenti elezioni in Bielorussia.

 

MILANO – IL 19 dicembre si sono tenute le elezioni in Bielorussia, tuttavia nessuno ha mai messo in discussione l’ipotesi che Aleksandr Lukashenko, il presidente uscente, sarebbe stato riconfermato per il suo quarto mandato e, in effetti, così è stato.

Lukashenko, ritenuto “l’ultimo dittatore d’Europa”, è salito al potere per la prima volta nel 1994 e non l’ha mai lasciato. Nel corso della sua presidenza, la Bielorussia ha subito, specie negli ultimi anni un progressivo isolamento politico, causato anche dai rapporti dell’OSCE sulle elezioni presidenziali del 2006 e sulle amministrative del 2008 ritenute, entrambe “non democratiche”, come anche quelle di qualche giorno fa. [...]

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L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”

dicembre 18, 2010

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale, sono graditi commenti e critiche, specie sui contenuti.

L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”

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MILANO – QUESTO  é un periodo di crisi nera per l’Unione Europea: una crisi anzitutto economica, che, tuttavia ha fatto emergere, inevitabilmente, questioni e problematiche politiche, sociali e culturali. Perché se é vero, come é vero, che l’Euro ultimamente “se l’é vista brutta”, a causa delle gravi condizioni in cui versano le economie di alcuni paesi dell’eurozona e a causa della crisi economica internazionale, é altrettanto vero che per risolvere i problemi della moneta unica, messa fin troppo in discussione di questi tempi, sarà necessario affrontare una serie di domande che noi Europei avevamo ingenuamente trascurato e alle quali ora, invece, bisogna assolutamente dare una risposta, onde evitare una nuova devastante situazione di difficoltà dalla quale difficilmente potremmo uscire indenni. [...]

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Non ci sono più le bandiere di una volta. La storia delle negoziazioni tra Derek Jeter e gli Yankees

dicembre 3, 2010

Ecco qui, per voi, il mio ultimo articolo per The Post Internazionale:

MILANO – NEL MONDO dello sport ci sono dei giocatori che sono “speciali”. Non solo per le loro prestazioni in campo, ma anche, e soprattutto, per tutta una serie di comportamenti, che li hanno portati ad essere “bandiere” e ad essere rispettati ovunque prima di tutto come uomini.
Questi sono giocatori “leader” all’interno dello spogliatoio, noti per la disponibilità a dare una mano ai giovani della squadra e ai compagni, uomini di classe, idoli di genitori e bambini, i figli che una madre “avrebbe sempre voluto”. Si tratta di atleti che non sono solo semplici “giocatori”, sono molto di più: il volto di una squadra e spesso, addirittura, di una città, persone che in alcuni casi diventano vere e proprie icone dello sport stesso di cui sono protagonisti. .

Nel calcio nostrano possiamo ricordare uomini come Paolo Maldini o Franco Baresi, Alessandro Del Piero o Giacinto Facchetti, Francesco Totti o (forse ancor più “del pupone”) Daniele De Rossi, tutte bandiere delle società in cui hanno militato spesso per l’intera durata della carriera professionistica o della squadra per cui, nella maggior parte dei casi, tifavano da bambini, tanto da diventare, poi, veri e propri “volti” e icone delle città in cui sono sempre vissuti.

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