Ieri e` stato annunciato il lockout NBA, dopo quello NFL. Vedremo come andrà a finire, io ne avevo scritto qui, per il The Post Internazionale.
Ieri e` stato annunciato il lockout NBA, dopo quello NFL. Vedremo come andrà a finire, io ne avevo scritto qui, per il The Post Internazionale.
Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale: tema, le competenze nell’Unione Europea. Avviso: su questo blog, d’ora in poi ci occuperemo molto di più di Unione Europea e delle sue contraddizioni. Qui ci siamo rotti le palle di divisioni, giochetti e bambinate in un momento come questo.
MARIO Draghi sarà il prossimo banchiere centrale europeo e sono contento, per lui e per noi Europei. Badate bene, non sono contento perché Mario Draghi, Italiano, sarà da novembre governatore della BCE, ma perché l’Europeo più competente ha ottenuto quel posto. Tuttavia, ragionare così non è facile né comune oggi giorno in Europa.
Ogni volta che c’è un posto vacante tutto quello di cui sentiamo parlare sono le bandierine dei soldatini collocati dai singoli stati nazionali nei vari ruoli di governo e rappresentanza. Se la Germania ha la presidenza dell’eurogruppo, allora la Francia deve avere quella del FMI, così l’Italia può avere il suo banchiere centrale. Non prima, però, che il suo membro nel board della BCE si dimetta per fare posto ad un francese, perché altrimenti è un’ingiustizia! E pazienza se l’Italiano è una persona competente. [...]
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Questo e` l’articolo che ho scritto la settimana scorsa per il The Post Internazionale e che mi sono dimenticato di postare:
MILANO – LO scorso martedì gli abitanti di Chicago hanno eletto il successore di Richard M. Daley, che è stato sindaco della città per gli scorsi 22 anni, un record assoluto come primo cittadino della città dell’Illinois; facile intuire, quindi, che la persona su cui è ricaduto l’onore dell’avvicendamento non fosse una persona qualunque.Il “prescelto” dei Chicagoans, infatti, è Rahm Emanuel, tutto fuor che un “ordinary man”; si tratta di uno che, oltre ad aver lavorato per gli ultimi due presidenti democratici (Clinton ed Obama, per il quale ha per altro ricoperto il prestigioso ruolo di Chief of Staff della Casa Bianca) ed essere stato deputato per sette anni, dal 2002 al 2009, oltre ad aver avuto un ruolo fondamentale nella vittoria alla camera dei democratici nel 2006, dopo anni di dominio repubblicano, e nell’elezione del primo inquilino nero di 1600 Pennsylvania Avenue, è anche il primo sindaco ebreo di una città in cui la popolazione nera è tutt’altro che ininfluente (e già questo, di per sé dovrebbe dire qualcosa).
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Paul Krugman insegna a Princeton, ha vinto il premio nobel per l’economia nel 2008, e` uno dei più grandi economisti “liberal” viventi e scrive regolarmente per il New York Times. Lo ritengo un modello: anche se ogni tanto e` addirittura troppo “a sinistra” per i miei parametri, e` una delle persone che più stimo tra gli economisti moderni (e con un curriculum del genere come potrebbe essere altrimenti?). Arrivo a dire che se sto studiando economia, un po’ della mia scelta la devo anche alle sue analisi, ai suoi articoli alle sue idee: mi piacerebbe “diventare Paul Krugman”, un giorno ( ma mi accontenterei di di molto meno).
Ecco, detto questo, ho letto il suo recente articolo (preciso, pessimista, condivisibile) sulla crisi dell’euro (di cui non trovo una traduzione in italiano: c’è su Internazionale di questa settimana oppure in un -non accuratissimo per la verità- sunto apparso sul Sole 24 Ore). La sua e` un’analisi eccellente, supportata da dati e da conoscenze economiche degne di un Nobel; pero`, mi ha fatto molto piacere notare che alcuni punti, dubbi e proposte fondamentali del suo discorso li avevo espressi anche io, nel mio piccolo, in questo articolo scritto per il The Post Internazionale lo scorso dicembre.
Queste sono soddisfazioni.
Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale sulle recenti elezioni in Bielorussia.
MILANO – IL 19 dicembre si sono tenute le elezioni in Bielorussia, tuttavia nessuno ha mai messo in discussione l’ipotesi che Aleksandr Lukashenko, il presidente uscente, sarebbe stato riconfermato per il suo quarto mandato e, in effetti, così è stato.
Lukashenko, ritenuto “l’ultimo dittatore d’Europa”, è salito al potere per la prima volta nel 1994 e non l’ha mai lasciato. Nel corso della sua presidenza, la Bielorussia ha subito, specie negli ultimi anni un progressivo isolamento politico, causato anche dai rapporti dell’OSCE sulle elezioni presidenziali del 2006 e sulle amministrative del 2008 ritenute, entrambe “non democratiche”, come anche quelle di qualche giorno fa. [...]
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Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale, sono graditi commenti e critiche, specie sui contenuti.
L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”
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MILANO – QUESTO é un periodo di crisi nera per l’Unione Europea: una crisi anzitutto economica, che, tuttavia ha fatto emergere, inevitabilmente, questioni e problematiche politiche, sociali e culturali. Perché se é vero, come é vero, che l’Euro ultimamente “se l’é vista brutta”, a causa delle gravi condizioni in cui versano le economie di alcuni paesi dell’eurozona e a causa della crisi economica internazionale, é altrettanto vero che per risolvere i problemi della moneta unica, messa fin troppo in discussione di questi tempi, sarà necessario affrontare una serie di domande che noi Europei avevamo ingenuamente trascurato e alle quali ora, invece, bisogna assolutamente dare una risposta, onde evitare una nuova devastante situazione di difficoltà dalla quale difficilmente potremmo uscire indenni. [...]
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Ecco qui, per voi, il mio ultimo articolo per The Post Internazionale:
MILANO – NEL MONDO dello sport ci sono dei giocatori che sono “speciali”. Non solo per le loro prestazioni in campo, ma anche, e soprattutto, per tutta una serie di comportamenti, che li hanno portati ad essere “bandiere” e ad essere rispettati ovunque prima di tutto come uomini.
Questi sono giocatori “leader” all’interno dello spogliatoio, noti per la disponibilità a dare una mano ai giovani della squadra e ai compagni, uomini di classe, idoli di genitori e bambini, i figli che una madre “avrebbe sempre voluto”. Si tratta di atleti che non sono solo semplici “giocatori”, sono molto di più: il volto di una squadra e spesso, addirittura, di una città, persone che in alcuni casi diventano vere e proprie icone dello sport stesso di cui sono protagonisti. .Nel calcio nostrano possiamo ricordare uomini come Paolo Maldini o Franco Baresi, Alessandro Del Piero o Giacinto Facchetti, Francesco Totti o (forse ancor più “del pupone”) Daniele De Rossi, tutte bandiere delle società in cui hanno militato spesso per l’intera durata della carriera professionistica o della squadra per cui, nella maggior parte dei casi, tifavano da bambini, tanto da diventare, poi, veri e propri “volti” e icone delle città in cui sono sempre vissuti.
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