#liberalizIT

gennaio 11, 2012

Diffondiamo questo nuovo hashtag su Twitter. Perché l’Italia ha bisogno di liberalizzazioni, perché liberalizzare è di sinistra, perché vuol dire tutelare gli interessi di tutti contro gli interessi particolari di pochi.

Bisogna liberalizzare in Italia, perché la tracotanza di certe categorie non è più accettabile, perché  le file fuori dall’aeroporto da noi non ci sono perché c’è troppa gente che atterra, ma perché ci sono pochi taxi. Bisogna liberalizzare, perché pagare meno la benzina e l’energia è meglio che pagarla di più. Perché permettere a tutti di ricevere una consulenza legale senza dover pagare una tariffa minima dovrebbe essere un sacrosanto diritto. Bisogna liberalizzare perché solo da noi i farmaci costano di più e le farmacie sono poche (e aperte poco). Bisogna liberalizzare, perché un paese libero è un paese che se uno vuole tagliarsi i capelli alle 23:00 deve poterlo fare e, soprattutto, se uno vuole tagliarti i capelli alle 23:00 deve essere libero di farlo. Bisogna liberalizzare perché non è possibile nè accettabile che per scrivere su un giornale uno debba ottenere una licenza.

Insomma, bisogna liberalizzare perché è giusto. E perché conviene. A tutti. All’Italia.

#liberalizIT (oggi o mai più)


Facebook si vergogna

febbraio 16, 2011

Come dice un ottimo articolo del New York Times, Facebook, che ha avuto un ruolo fondamentale nelle recenti rivolte in Tunisia ed Egitto, “si vergogna” di questo ruolo.

Mentre Twitter e YouTube (che e` di Google), hanno attivamente rivendicato la loro posizione nelle battaglie per libertà e democrazia (non solo oggi, ma anche in Iran, per esempio), Facebook ha deciso di lasciar passare questo fatto, perlomeno, inosservato.

La scelta sarebbe dettata dal fatto che le massime sfere del social network temono che un “endorsement diretto” a coloro che protestano potrebbe suscitare una sorta di effetto a catena in altri paesi che, proprio per il timore di un effetto domino, potrebbero arrivare a limitare l’accesso alla rete e a FB per i propri cittadini, cosa che sarebbe negativa per le popolazioni di quei paesi e per Facebook stesso che ne perderebbe il business.

In ogni caso leggetevi l’articolo del NYT.


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