Una risposta “cool” da uno che propone cose “trendy”

dicembre 13, 2011

Stefano,
dal tuo articolo sull’Unita`(da leggere prima di leggere la risposta), sembra emergere che provare a dare lavoro ai giovani e preoccuparsi della cosa sia solo “trendy”, un vezzo che non ci possiamo permettere. Quasi non fosse un problema reale, quel 30% abbondante di disoccupazione giovanile. Tanto i giovani possono stare a casa di mamma e papa` fino a 35 anni, non e` mica la fine del mondo! Queste sono esattamente le cose che accendono gli animi e creano conflitto generazionale e politico. Questi toni, poi, sono semplicemente inutili. Sminuire cosi` i problemi di noi giovani e` un insulto che dal responsabile economico del mio partito non accetto.
I problemi dei giovani e del lavoro, di noi giovani, non sono trendy e non sono cool e chi se ne preoccupa non va schernito. Sono i problemi di una generazione che, diversamente dalla tua, non può permettersi di giocare a fare la generazione rivoluzionaria con i soldi di mamma e papa`. Di una generazione che, diversamente dalla tua, non andrà in pensione a 67 anni, ma a 75, se mai ci arriverà, alla pensione. Di una generazione che si e` stufata di sentirsi dire da altri, come devono essere fatte le cose, secondo paradigmi che non solo non ci piacciono, ma evidentemente neanche ci interessano.

Inoltre, a me non risulta che siamo in questa crisi per l’eccesso di neoliberismo in Italia. Per esempio, tu vedi concorrenza da qualche parte? O che ne so, vedi maggiore competitività? O vedi riforme utili alla crescita da qualche parte? Le hai mai viste? No perché io vedo, per esempio, corporazioni medievali, gli ordini professionali, che governano il paese (non esattamente capisaldi neoliberisti), vedo monopoli nei trasporti (tolto quello aereo, che infatti, grazie a concorrenza permette di viaggiare a Londra andata-ritorno con meno di 50 euro, pero` non sento tanta gente protestare, anzi vedo molti consumatori soddisfatti), vedo uno stato che non sa riformare, abbiamo assistito per decenni a politiche del debito e degli sprechi, non esattamente politiche neoliberiste, che pero` sono causa principe della situazione in cui siamo, ho visto per anni comuni che potevano spendere a piacere e senza vincoli, bastava mandare il conto a Roma, non vedo liberalizzazioni da nessuna parte (eccetto quelle che abbiamo fatto noi, grazie al Nostro segretario); insomma vedo che in Italia, di politiche liberali o liberiste, ne abbiamo adottate ben poche. Eppure non mi sembra che oggi navighiamo nell’oro.

Quindi, articoli come quello tuo sull’Unita`, non solo sono offensivi, per come sminuiscono un problema enorme, quello del lavoro dei giovani, ma sono anche faziosi, perché presentano a lettori che sono mediamente “economicamente ignoranti” e tendenzialmente “aprioristicamente favorevoli a quello che dici” tesi ben espresse e, all’apparenza, molto convincenti. Come quando dici che “il Fmi qualche mese fa abbia radicalmente confutato le loro tesi (intese come le tesi “neoliberiste” di Giavazzi e Alesina)”, frase che non e` supportata dal alcuna “prova” e che, detta cosi`, sa solo di intellettualmente disonesto.

Ora, io non voglio creare ulteriore conflitto, le soluzioni che proponi sono perlopiù accettabili: sostegno alla crescita (cosa che peraltro sostengono anche i tanto vituperati Giavazzi e Alesina), un’Europa più forte ed unita anche dal punto di vista politico (io, figurarsi, sono federalista europeo), la BCE prestatore di ultima istanza, un solo grande istituto europeo di vigilanza, federalismo fiscale (vero) e, ragionandoci bene, anche gli eurobond, se fatti con certi vincoli, possono andare. Ma, quello che dovrebbe farti riflettere e` che molti liberali (quelli che tu chiami neo-liberisti tatcheriani) pensano le stesse cose o cose simili. Insomma possiamo discutere e trovarci. Ma i tuoi toni non aiutano, anzi aiutano solo a fomentare gli ultras della politica. E questo non va bene per il PD, per l’Italia e per l’Europa.

Elia Francesco Nigris

p.s. Stefano e` Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico


Mario Draghi è l’uomo giusto, punto (e basta)

giugno 28, 2011

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale: tema, le competenze nell’Unione Europea. Avviso: su questo blog, d’ora in poi ci occuperemo molto di più di Unione Europea e delle sue contraddizioni. Qui ci siamo rotti le palle di divisioni, giochetti e bambinate in un momento come questo.

MARIO Draghi sarà il prossimo banchiere centrale europeo e sono contento, per lui e per noi Europei. Badate bene, non sono contento perché Mario Draghi, Italiano, sarà da novembre governatore della BCE, ma perché l’Europeo più competente ha ottenuto quel posto. Tuttavia, ragionare così non è facile né comune oggi giorno in Europa.

Ogni volta che c’è un posto vacante tutto quello di cui sentiamo parlare sono le bandierine dei soldatini collocati dai singoli stati nazionali nei vari ruoli di governo e rappresentanza. Se la Germania ha la presidenza dell’eurogruppo, allora la Francia deve avere quella del FMI, così l’Italia può avere il suo banchiere centrale. Non prima, però, che il suo membro nel board della BCE si dimetta per fare posto ad un francese, perché altrimenti è un’ingiustizia! E pazienza se l’Italiano è una persona competente. [...]

Per continuare a leggere clicca qui.


About “fare informazione”…

marzo 31, 2011

Ecco, a proposito di “fare informazione”, qui c’è un gran bel pezzo di Lettera43 sulla crisi libica e sulle reazioni in Europa.

Lo consiglio vivamente.

Eppure il premier italiano non ha ancora portato a casa nulla più di qualche generica rassicurazione e pacche sulle spalle. E questa volta, forse, non è nemmeno colpa sua: sulla Libia in Europa è il vuoto pneumatico
I politici devono occuparsene, con energie proporzionalmente inverse alla distanza della loro scrivania da Tripoli. Ma i cittadini, quelli che si impegnano a far tornare i conti e sono alle prese con tagli e riforme, di Gheddafi possono dimenticarsi senza grandi scrupoli.


Revisionismo del lella

febbraio 25, 2011

Sapete chi sono quelli che mi fanno più arrabbiare? Quelli che ora, oggi, dopo quello che e` successo e sta succedendo nel Nord-Africa sono arrivati a dire che Bush, poco meno di dieci anni fa, aveva ragione, che la Bush Doctrine deve essere rivalutata.

Allora chiariamo, non va rivalutato un bel niente, tanto meno la stupida, assurda e inutile guerra in Iraq (che per tutto fu fatta, meno che “esportare democrazia”) esempio lampante del fallimento di quel modo di intendere la politica estera (anche fosse stato in buona fede). Oggi ci sono popoli che, autonomamente, si stanno ribellando a orribili dittatori, senza interferenze di paesi occidentali o poteri occulti (per quanto ne sappiamo), come dovrebbe essere. La cosa ci fa piacere e condanniamo giustamente i dittatori criminali di guerra che sparano sul loro popolo; e` pero` necessario capire che la democrazia non si esporta e non si impone militarmente, al massimo si preserva, si auspica e si sostiene, soprattutto l’approccio di Bush non può essere rivalutato per i presunti tentennamenti di Obama nel condannare il ratto Gheddafi o ai tentennamenti europei ed italiani. Io spero in una Libia democratica, in un Egitto democratico, in una Tunisia democratica, in un mondo democratico, ma questo non mi da` alcun diritto di usare la forza per imporre o esportare “democrazia”. Non ha senso, non e` giusto, non e` lecito e non e` neanche cosi` difficile capirlo.

Io non so come andrà a finire, non so cosa sta succedendo, non so chi sta facendo cosa per cosa, per questo fino ad ora avevo parlato molto poco della situazione (temo, per altro, che non lo sappiano neanche i big shots che scrivono editoriali sui quotidiani di tutto il mondo, purtroppo), ma so una cosa: la Bush docrtine e la sua rivalutazione non c’entrano proprio nulla.

 

Relativamente Off-Topic:

1. Sulla Libia, l’Onu sta dimostrando la sua perenne inutilità e incapacità di agire prontamente e correttamente qualunque cosa accada nel mondo.

2. Le uniche cose sensate che ho sentito dire sul rapporto che si sarebbe dovuto tenere con Qaddafi (o Gheddafi) sono qui.

3. Si sente sempre di più l’esigenza di un’Europa unita e federale, un po’ perché affrontare queste sfide da singoli stati non porta nulla, un po’ perché proprio quello che sta succedendo nel mondo arabo potrebbe cambiare notevolmente il modo in cui guardiamo il mondo, le forze in campo, gli quilibri politici ed economici. Farlo insieme e` una cosa, farlo singolarmente e` fallimentare.

(Una volta che la situazione libica si sarà stabilizzata -si spera a favore di chi protesta e a sfavore del ratto- scriverò un’altra serie di riflessioni che ora non mi sento di fare).


Sono soddisfazioni

gennaio 31, 2011

Paul Krugman insegna a Princeton, ha vinto il premio nobel per l’economia nel 2008, e` uno dei più grandi economisti “liberal” viventi e scrive regolarmente per il New York Times. Lo ritengo un modello: anche se ogni tanto e` addirittura troppo “a sinistra” per i miei parametri, e` una delle persone che più stimo tra gli economisti moderni (e con un curriculum del genere come potrebbe essere altrimenti?). Arrivo a dire che se sto studiando economia, un po’ della mia scelta la devo anche alle sue analisi, ai suoi articoli alle sue idee: mi piacerebbe “diventare Paul Krugman”, un giorno ( ma mi accontenterei di di molto meno).

Ecco, detto questo, ho letto il suo recente articolo (preciso, pessimista, condivisibile) sulla crisi dell’euro (di cui non trovo una traduzione in italiano: c’è su Internazionale di questa settimana oppure in un -non accuratissimo per la verità- sunto apparso sul Sole 24 Ore). La sua e` un’analisi eccellente, supportata da dati e da conoscenze economiche degne di un Nobel; pero`, mi ha fatto molto piacere notare che alcuni punti, dubbi e proposte fondamentali del suo discorso li avevo espressi anche io, nel mio piccolo, in questo articolo scritto per il The Post Internazionale lo scorso dicembre.

Queste sono soddisfazioni.


L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”

dicembre 18, 2010

Ecco qui il mio ultimo articolo per il The Post Internazionale, sono graditi commenti e critiche, specie sui contenuti.

L’Europa unita non è più un “optional”, è un “must”

.

MILANO – QUESTO  é un periodo di crisi nera per l’Unione Europea: una crisi anzitutto economica, che, tuttavia ha fatto emergere, inevitabilmente, questioni e problematiche politiche, sociali e culturali. Perché se é vero, come é vero, che l’Euro ultimamente “se l’é vista brutta”, a causa delle gravi condizioni in cui versano le economie di alcuni paesi dell’eurozona e a causa della crisi economica internazionale, é altrettanto vero che per risolvere i problemi della moneta unica, messa fin troppo in discussione di questi tempi, sarà necessario affrontare una serie di domande che noi Europei avevamo ingenuamente trascurato e alle quali ora, invece, bisogna assolutamente dare una risposta, onde evitare una nuova devastante situazione di difficoltà dalla quale difficilmente potremmo uscire indenni. [...]

Continua a leggere qui.


Un figurone

novembre 20, 2010

Mi tocca dire: “Questa volta Borghezio ha ragione”. Già questo é indicatore di quanto, questa volta, “they really fucked up” e di quanto sia triste di questi tempi questo paese.

Parlo ovviamente dei soldi europei (720.000€) spesi dal comune di Napoli (ma la Iervolino, peggior sindaco d’Italia insieme a Letizia Moratti non si é ancora dimessa?) per pagare Elton John. Quei soldi erano parte di 2,25 milioni di euro dati dall’UE alla Regione Campania come parte del fondo di sviluppo regionale.

Credo che questa sia davvero una vergogna, che sia una di quelle cosa che scoraggia e che ti fa pensare che siamo destinati ad andare sempre più giù, sempre più in basso, perché, a parte la figuraccia internazionale, che pure non è da sottovalutare, dato che consente a tutto il mondo di confermare gli stereotipi con cui gli Italiani sono visti, sono proprio queste cose che permettono alla Lega di avere consensi, di andare così  forte al nord di poter cavalcare “populisticamente” certe battaglie ed é ancora più triste pensare al godimento provato da Borghezio (già di per sé un motivo di imbarazzo nazionale la sua presenza a Bruxelles) quando, dovo aver fatto l’esposto all’UE, la commissione europea gli ha pure dato ragione.

Intanto godetevi cosa hanno scritto di noi i giornali stranieri e sotterratevi dalla vergogna.

Il NYT:

Ton van Lierop, a spokesman for the European Commission, said Friday that a letter had been sent to the Italian authorities asking them to reimburse the money for the Elton John concert.

“Cultural events, culture in general, can fall under the scope of operational programs, but they have to be aimed at structural long-term investments,” he said.

La BBC:

Our Europe Correspondent Matthew Price says it is the local Italian officials who decided to use the funding in this way who find themselves in hot water.

Mr Van Lierop said the money would be repaid “by deducting from the next (EU) payments.”

Poi il Guardian, il Telegraph, il WSJ.

Favoloso.

 

 

 


“volemose bene”

novembre 20, 2009

Questo clima da “volemose tutti bene” descritto da Tommaso Labete su Riformista rispetto alla sconfitta europea “del baffo” e (a quanto pare) dell’Italia, mi suona un po’ strano; o e` falso o siamo proprio degli sfigati: “per fortuna” scelgo la prima (o forse entrambe).

D’Alema, aggiornato in tempo reale di quanto stava accadendo a Bruxelles, ha giocato anche l’ultima carta. E Giorgio Napolitano, dalla Turchia, ha fatto il “passo ufficiale” a sostegno della candidatura italiana: «Massimo D’Alema ha le carte in regola per questo incarico, ora bisogna vedere da chi sarà sostenuto e da chi sarà avversato».

Alle 18, ora in cui l’intervento di Napolitano veniva ripreso dalle agenzie, il film era ai titoli di coda. La liturgia delle nomine. Il capogruppo Schulz che, parlando del tramonto della candidatura D’Alema, chiamava in correità il governo italiano per il sostegno «non fattivo». E le reazioni. Quella furibonda di Bersani («Nomine di basso profilo»), quella dispiaciuta di Cicchitto («Il no a D’Alema è una sconfitta oggettiva per l’Italia»), quella amareggiata di Casini («Un’occasione persa»). Il tutto mentre «Massimo» rimaneva chiuso coi suoi all’ufficio della fondazione ItalianiEuropei e Berlusconi abbandonava silente l’eurovertice che ha messo l’Italia nell’angolo.


Wrong Choices, yet again

novembre 20, 2009

Trovo assolutamente errate, anzi quasi offensive nei confronti di coloro che credono in un ruolo dell’Europa come protagonista e guida nel mondo, le scelte fatte ieri sera a Bruxelles per le cariche di Presidente del Consiglio europeo e di Mr. (in questo caso Mrs.) PESC, il “ministro degli esteri” dell’Unione. Sono stati scelti, infatti, due personaggi di poca esperienza e rispettabilita` seguendo criteri che sono assolutamente assurdi.

Giusto per la cronaca sono stati scelti Herman Van Rompuy, premier belga da un anno, come Presidente del consiglio e Catherine Ashton, una donna inglese, come ministro degli esteri.

La cosa preoccupante e` che l’Europa aveva finalmente l’opportunita` di scegliere leader carismatici che portassero avanti una politica estera condivisa e comune e che agissero come portavoce, volto e simbolo della comunita` europea. Si e` preferito eleggere, invece, persone sconosciute, di poca esperienza, per una posizione che ha bisogno principalmente di persone che “siano del mestiere”. Questo e` successo perche` i singoli paesi della comunita`, i loro primi ministri e ministri degli esteri non avevano alcuna intenzione di essere “eclissati” da due veri leader, rischio molto meno considerevole quando si eleggono due sconosciuti.

Inoltre, mi ha davvero lasciato inorridito la scelta di una donna, la Sig.ra Ashton, solo perche` donna, non perche` brava, intelligente, capace, esperta, ma solo per il suo sesso. Questo “pseudo-egualitarismo”, una forma di bigottismo se lo chiedete a me, si riflettera` in pieno nel momento in cui dovremo avere un leader capace di unire e di rappresentarci agli occhi di americani, cinesi, russi… (gia` i giornali esteri titolavano “Low Profile Leaders Chosen for top European Posts“).

Per quanto nessuno metta in dubbio il fatto che la Ashton sia una persona capace e intelligente (in altri settori), le sue competenze in campo di politica estera sono minime, per non parlare della sua scarsa esperienza e notorieta`, oltre al fatto che parla solo inglese; io, personalmente, ammetto di non averne mai sentito parlare fino a questo mese quando si parlava dei papali alla posizione per cui poi e` stata eletta.

Circa Von Rampuy mi chiedo come possa concentrarsi sul suo paese e sulla politica europea contemporaneamente, siamo scontenti noi Europei e saranno scontenti i Belgi di avere un Presidente part-time.

Eppure di candidature autorevoli e buone ce ne erano, Tony Blair era stato candidato per la Presidenza dal suo successore in patria Gordon Brown (il quale ha pero` ritirato la candidatura nel momento in cui ha avuto la certezza di “piazzare” la Ashton, dimostrando scarso coraggio: tra Blair e la Ashton, scusate, non c’e` paragone). Blair era sostenuto da grandi politici europei ed internazionali (tra cui Veltroni), e` una persona conosciuta e rispettata, che sta svolgendo un ottimo lavoro diplomatico in medio-oriente, oltre ad avere alle spalle due mandati e mezzo da Primo Ministro inglese, mica male eh… eppure proprio questo impressionante curriculum e il suo blasone hanno fatto temere i 27 egoisti ed e`, cosi`, stato accantonato. Too Bad.

La alternativa alla Ashton era, invece, stata individuata nell’ex-primo ministro ed ex ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema, la cui elezione sarebbe stata estremamente positiva per piu` ragioni. Intanto, bisogna dire che tutti sanno che io non amo D’Alema, tuttavia credo fermamente che quella di Mr. PESC sarebbe stata la “sua” posizione: ovvero e` il ruolo per il quale sarebbe piu` idoneo e che gli riuscirebbe meglio, insomma credo che sarebbe stato un eccellente Ministro degli Esteri. La sua elezione lo avrebbe anche allontanato dalle dinamiche della politica e dei partiti italiani, il che avrebbe fatto molto bene sia ai partiti che a lui stesso, oltre che a noi (per non parlare di Bersani, ma questo lo sussurriamo).

Insomma, pessime scelte, che sono emblema del disinteresse generale rispetto a creare un’Unione forte e compatta. Quando non saremo piu` interlocutori del mondo che conta, quando i singoli paesi europei, poveri di materie prime, smetteranno di avere la loro influenza sulle politiche mondiali, solo allora, forse, penseranno che l’Unione e` la unica nostra salvezza.

 

 


L’Europa e` la salvezza della sinistra moderata

settembre 28, 2009

La sconfitta dei socialdemocratici in Germania, e la conseguente creazione di un nuovo governo di centro-destra, mi hanno fatto pensare alle sorti della sinistra moderata e progressista in Europa.

E` palese, infatti, che i grandi partiti riformisti (o presunti tali, e forse e` proprio questo il problema) non siano piu` considerati un’opzione valida dagli elettori europei. L’Italia e` governata dalla destra da quasi due anni e lo e` stata per 7 degli ultimi 8 anni, la Francia ha eletto un candidato di centrodestra, Sarkozy, la cui popolarita` e` alta e il cui operato e` ben visto dai francesi, le destre hanno vinto di recente in Austria e proprio ora in Germania i socialisti hanno ottenuto il risultato peggiore della loro storia; in Spagna Zapatero e` appena stato rieletto per pochi voti e la sua popolarita` e` in costante diminuzione, Gordon Brown e i laburisti inglesi perderanno sonoramente tra un anno, alle prossime elezioni politiche. A tutto questo si aggiunge la sonora sconfitta del PSE nelle scorse elezioni di Giugno.

Gli unici paesi in controtendenza sono la Danimarca ed il Portogallo che hanno di recente eletto governi di centrosinistra.

Il fallimento delle sinistre e`, come abbiamo visto, comune. Si puo’ dire che la crisi economica abbia notevolmente danneggiato i partiti riformisti, ma non basta. Il conservatorismo ha preso strada in Europa per una lunga serie di motivazioni, tra le quali, una maggiore capacita` di farsi capire dai cittadini: in generale sono stati, evidentemente, piu` bravi. E` vero che cavalcare la paura dei cittadini e “fare populismo” e` certamente piu` facile che promettere speranza, specie se la promessa viene da chi ormai non ha piu` credibilita`.

E cosi` siamo arrivati ad il primo vero problema della sinistra riformista europea: ha perso credibilita`, perche` i suoi leader hanno perso credibilita`, perche` in generale i leader dei partiti di sinistra pseudoriformista promettono da anni riforme che non sono state poi attuate. (Cio` e` vero soprattutto per l’Italia, ma anche per l’Inghilterra, dove i leader del dopo-Blair sono gli stessi dai tempi, appunto, del primo governo Blair, cioe` da piu` di dieci anni e che non hanno saputo gestire situazioni difficili come la crisi economica, o perlomeno, questa e` la percezione dell’elettorato).

Eppure vincere con promesse di speranza, cambiamento, con programmi di sinistra e di riforme e` possibile anche nell’era della crisi economica, del terrorismo, della paura dell’immigrazione. Obama e` un esempio, ma non dimentichiamo la storica vittoria recentissima del Partito democratico giapponese, per la prima volta al governo con un programma che punta sulla risoluzione della disoccupazione grazie alle nuove tecnologie in campo energetico, le cosiddette ecotecnologie.

E` inutile stare a vedere quali siano nel dettaglio tutti gli errori commessi dai riformisti in Europa, e` inutile guardare i meriti (o presunti meriti) dei conservatori europei, bisogna guardare avanti e capire come cambiare.

L’unica soluzione plausibile, perche` le varie forze politiche democratico-socialiste escano da questa crisi, e` dialogare tra loro, puntare su una sinistra europea e riformista che sia portavoce di quei valori e di quelle riforme che hanno permesso ai democratici Americani e Giapponesi di vincere le scorse elezioni; bisogna, assolutamente, creare dei legami che i conservatori non hanno. Mi spingo a dire che bisognerebbe creare un grande partito riformista europeo, che sia organizzato in maniera federale pur lasciando una certa autonomia ai vari partiti nazionali, che coordini l’operato e gli obiettivi e si impegni a creare programmi simili il piu` possibile, tenendo presente le diverse necessita` dei singoli stati.

Sarebbe una vera e propria rivoluzione, un partito riformista europeo organizzato in modo federale, che abbia gli stessi obiettivi e che sia forza trainante di quelle idee che sono poi comuni a tutti i partiti di quell’area politica in Europa. La forza della sinistra europea sara` quella di creare un soggetto unico che si impegni, tra le altre cose a creare una vera e propria identita` europea; “l’unione fa la forza”, diceva un vecchio detto popolare.

In un mondo in cui i conservatori vincono grazie a realta` locali, come la Lega nord e l’Mpa in Italia, la nostra risposta non puo’ e non deve essere quella di rincorrerli nel loro modo di fare politica. Non e` certo creando un partito democratico lombardo che si risolvono i problemi perche` cosi` ci batteranno sempre. La nostra risposta deve essere quella forte di allargare i nostri orizzonti, capire che l’Europa (anzi i paesi europei) hanno ragion d’essere, e avranno rilevanza politco-economica nei prossimi anni, solo se uniti. I singoli stati europei sono destinati a perdere la loro importanza e la loro influenza con la nascita di nuove grandi potenze mondiali, figuriamoci le realta` o pseudorealta` locali dei singoli stati, solo gli stupidi possono credere in una loro autodeterminazione politica ed economica in campo mondiale. L’Europa non e` un continente autosufficiente, ma unita puo’ emergere e supplire alle carenze del suo territorio, separata sara` sempre di piu` una lontana provincia di un “impero” in cui le decisioni verranno prese altrove (a Washington).

Percio` e` necessario iniziare a fare un discorso di unione delle sinistre riformiste europee, e` necessario adoperarsi affinche` i conservatori non abbiano piu` un consenso cosi` ampio.

Qualcuno mi accusera` e mi dira` che appena creato il PD in Italia io voglia subito creare un nuovo soggetto politico, che non c’e` mai fine. Questa persona non capirebbe e non capira` mai, che e` grazie alla nascita del Partito Democratico se oggi possiamo parlare di riformisti uniti, che gli eventi continuano a cambiare, che quando si raggiunge un obiettivo si deve necessariamente pensare ad il prossimo. Per questo non concordo con chi dice che il PD sara` il partito dei prossimi cinquant’anni (intendendo forse che sara` lo stesso, addirittura governato dalle stesse persone, per quel lungo periodo). Io non concordo perche` spero che le cose cambino che si migliori. Il PD e tutte le altre forze di sinistra moderata in Europa riusciranno a vincere solo se unite sotto un’unica bandiera, sotto un’unica grande casa.

Questo nuovo progetto, inoltre, crea una nuova necessita`, quella di dare al Parlamento Europeo un ruolo nuovo. A Bruxelles e a Strasburgo bisogna fare politica, bisogna prendere delle decisioni, altrimenti l’Europa si tratta solo di un inutile costo per i contribuenti del vecchio continente. Non e` piu` accettabile che il l’UE prenda delle decisioni che vengono sistematicamente disattese dai governi che ne fanno parte perche` e` un’enorme presa in giro.

Io sogno un nuovo grande partito europeo, un partito del dialogo, ma unito quando si parla di immigrazione, politiche economiche e sociali, politche civili, riforme scolastiche, della sanita` e della giustizia. Non siamo poi cosi` distanti, manca solo il prossimo passo.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.537 other followers