BodeTree, la finanza aziendale a portata di smartphone

maggio 10, 2012

Ecco il mio ultimo post per Working Capital:

BodeTree è una start-up con sede in Arizona che si propone di aiutare i piccoli imprenditori a gestire i dati finanziari delle loro aziende analizzandone le prestazioni attraverso una serie di indicatori.

Cosa c’è di nuovo? Mi direte. C’è che BodeTree sta tentando di offrire un servizio diverso da quelli che si possono trovare in giro, un servizio più semplice e accessibile.

Secondo l’amministratore delegato della società, Christopher Myers, la missione di BodeTree è “creare uno strumento finanziario per tutte quelle persone che odiano la finanza”.

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JOBS Act: liberalizzare il crowdfunding

marzo 24, 2012

Il mio ultimo pezzo per Working Capital sul crowdfunding:

Il Senato americano si appresta ad esaminare una legge potenzialmente molto importante per il futuro economico del paese, dopo che questa aveva ricevuto il sostegno bipartisan della House of Representatives e il parere positivo del Presidente Obama. Si tratta del JOBS act (Jumpstart Our Business Startups act), ovvero una serie di leggi che hanno come obiettivo quello di favorire e regolare il crowdfunding e quindi di aiutare le startup a finanziarsi in modi alternativi, sfruttando le nuove tecnologie. [...]

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Per Romney, sta notte, è “Do or Die”

febbraio 28, 2012

Questa notte le primarie repubblicane arrivano in Arizona e Michigan, due stati che mettono in palio rispettivamente 29 e 30 delegati. L’esito di queste consultazioni potrebbe avere effetti determinanti per la continuazione della gara.

Abbiamo più volte detto che la gara, alla fine, la può perdere solo Romney, che a lungo si è presentato come il candidato inevitabile, e che questa notte Romney deve vincere, per motivi diversi, in entrambi gli stati.

Innanzi tutto, dopo due settimane di pausa, Romney dovrà provare che gli ultimi exploit di Santorum non sono altro che un incidente di percorso, che è ancora lui il candidato “in pectore” del partito repubblicano e che, prima del forse decisivo super-Tuesday del 6 marzo, si trova ancora lui in posizione dominante.

Inoltre, mentre l’Arizona è un campo neutro e relativamente di poco interesse, il Michigan è uno stato che può voler dire molto, un po’ perché è lo stato di Detroit e dell’industria automobilistica, salvata di Obama contro l’opposizione di gran parte del GOP e di Romney in particolare, ma anche, e soprattutto, perché è lo stato nativo di Mitt Romney ed è lo stato di cui il padre di Romney, George W. Romney, è stato governatore.

Gli attacchi dei compagni di corsa sono già iniziati: Gingrich, che puntava a “resistere, resistere, resistere” fino al 6 marzo, ma che potrebbe essere fuori tempo massimo per tornare in corsa, ha già iniziato a chiedersi come può la nomination essere affidata ad uno che non riesce a vincere neanche a casa propria e, sulla falsa riga dell’ex-speaker della Camera, anche Santorum ha detto in passato cose simili.

In realtà bisogna dire che Romney è davanti nei sondaggi. In Arizona è addirittura in doppia cifra, mentre in Michigan è davanti a Santorum di poco più di un punto percentuale, il che, comunque, implica che la gara è ancora apertissima.

Insomma, stiamo a vedere: io credo che, alla fine, Romney vincerà la nomination, anche se a fatica e credo che vincere entrambe le partite di sta sera (e magari anche in Washington, il 3 marzo, dove la situazione è oggi poco chiara) gli possa dare fiducia e “momentum” per il super-Tuesday che ci darà, finalmente, delle indicazioni più chiare.

Un’altra possibilità è quella che si arrivi ad una split convention, dove Romney avrà la maggioranza dei delegati, ma non una maggioranza assoluta, e sarà costretto a scendere a patti con i rivali (in quell’ottica si parlava proprio di un ticket Romney-Rand Paul, figlio di Ron). Ma ad una split convention può succedere di tutto e Romney si deve guardare anche da quanti invocano un cavaliere bianco (tipo Mitch Daniels), che scenda in campo dopo le primarie e salvi la faccia del partito. Io non credo accadrà, ma in questa soap opera che sono state queste primarie repubblicane, mai dire mai.

Intanto, se vi interessa, leggete questa straordinaria storia su Detroit che riporta Andrea Marinelli.


Mitt-Rand 2012?

febbraio 17, 2012

Christian Rocca riporta oggi un articolo del Dallas Morning News in cui si parla della possibilità che Romney scelga Rand Paul, figlio di Ron, e Senatore Tea Party del Kentucky, come proprio compagno di corsa alla Casa Bianca.

Come dice Christian la scelta sarebbe suicida e darebbe ai repubblicani il colpo di grazia contro Obama: Rand Paul, infatti, appare un po’ più moderato e presidenziale del padre, ma è sicuramente molto più pericoloso ideologicamente. In più Rand Paul aggiunge troppo poco alla candidatura di Romney, portandogli si` qualcosa di più nell’elettorato di destra ma facendogli sicuramente perdere qualcosa tra gli indipendenti, che sono poi quelli che ti fanno vincere le elezioni. Inoltre, Rand Paul è Senatore in Kentucky, uno stato sicuramente repubblicano: spesso si tende a scegliere un running-mate che possa dare una mano in uno degli swing states grossi (Ohio, Florida, Pennsylvania).

Il motivo, quindi, per cui se ne sta parlando e per cui potrebbe accadere, a mio modo di vedere, è uno e uno solo: Ron Paul potrebbe minacciare di correre come indipendente a novembre se il candidato repubblicano (Romney) non gli offre la vicepresidenza o non gli garantisce un’agenda con all’interno alcuni dei temi libertari che gli stanno a cuore. Ovviamente, nel caso Paul si presentasse a novembre, Romney o chiunque altro, non avrebbe la benché minima possibilità di strappare la presidenza ad Obama.

Ecco perché un ticket Romney-Paul non è inimmaginabile ed ecco perché Ron Paul, che pure non ha nessuna chance di vincere la nomination ed è ultimo nel conteggio dei delegati, ha una forza contrattuale che altri non hanno.

Ora sta a Romney scegliere se perdere voti perché Rand Paul non è presentabile o perdere voti perché il padre corre come indipendente.

P.S. Le prossime tappe delle primarie sono il 28 febbraio in Michigan e Arizona, poi il 3 marzo in Washington e poi il 6 c’è il super-Tuesday che ci dirà finalmente qualcosa di più certo su quanto ci metterà Romney a vincere la nomination.


A great day for Mr. Obama

febbraio 10, 2012

Tra oggi e ieri sono usciti due sondaggi importanti per Obama: uno di Fox e uno di Rasmussen, entrambi considerati pollster vicini ai repubblicani, che lo danno in vantaggio su Mitt Romney rispettivamente di 5 e addirittura 10 punti nel voto popolare.

Ancora più confortante, però, è il sondaggio uscito sull’Ohio e quello sulla Florida, due stati chiave per la rielezione. In entrambi Obama è in vantaggio su Romney: in Florida di 3 punti e in Ohio di 4.

Considerato che nessun repubblicano è mai stato eletto senza vincere l’Ohio e che Obama non ha davvero neanche iniziato la campagna elettorale, questi dati sono decisamente incoraggianti per il Presidente uscente, che, peraltro, nelle campagne elettorali riesce a dare il meglio di sé.

Qui la situazione ad oggi.


Il Rilancio di Santorum?

febbraio 7, 2012

Dopo che Romeny ha vinto agilmente le primarie in Nevada sabato (non c’è stato lo “sweep” dei delegati, ma comunque la vittoria è stata in doppia cifra), sta sera avremo il primo double-header della corsa: si vota, infatti, in Minnesota e Colorado e i sondaggi sembrano proporre sorprese interessanti.

Santorum infatti viene dato secondo, dietro Romney, in Colorado (36 delegati) e addirittura di poco primo in Minnesota (40 delegati). Certo aiuta il fatto che le primarie siano entrambe “chiuse”: possono infatti votare solo gli elettori registrati repubblicani e non gli indipendenti e Santorum, forse il più conservatore, è quello a cui giova maggiormente questo “formato”.

In ogni caso, questo rilancio di Santorum, non può che rafforzare Romney e indebolire Gingrich, che si presentava, fino ad oggi, come l’unico possibile rivale all’ex governatore mormone per la nomination: nessuno, infatti, sarebbe pronto a scommettere sulle chance residue di Rick Santorum, ma a questo punto la tattica di Gingrich di provare rimanere a galla fino al super-Tuesday di marzo (più una necessità che una vera e propria scelta) potrebbe rivelarsi fallimentare. Detto questo, dovesse veramente vincere in Minnesota, Santorum sarebbe il primo candidato, oltre Romney, ad aver primeggiato in più di uno stato: Santorum, infatti, aveva vinto rocambolescamente la prima tappa in Iowa.

Quindi ricapitolando: Romney dovrebbe vincere agevolmente in Colorado, un stato con una buona percentuale di mormoni, con Santorum secondo staccato di più di 10 punti, poi a seguire Gingrich e Paul. In Minnesota, invece, Santorum dovrebbe avere la meglio su Romney con un margine intorno ai due punti. In Minnesota, in ogni caso, stando ai sondaggi, tra il primo (Santorum) e l’ultimo (Paul) ci sarebbero circa 10 punti, quindi, dato il sistema proporzionale per l’elezione dei delegati, la differenza tra primo e ultimo potrebbe essere minima.

Arrivano, inoltre, buone notizie per Obama, gli ultimi sondaggi lo danno davanti a Romney. Persino un sondaggio Rasmussen, spesso criticata per essere eccessivamente vicina alle ragioni dei repubblicani, vede Obama davanti a Romney di circa 7 punti.

Questo ovviamente conta poco: bisogna vedere come sono distribuiti questi voti e dove, soprattutto, visto che la maggior parte dei sondaggi danno Romney ed Obama praticamente appaiati negli stati chiave. In ogni caso, questi numeri, insieme all’economia che pare in ripresa (a proposito, sembra che lo spot Chrysler del Super Bowl sia stato un favore della casa di Detroit ad Obama) e alla disoccupazione che scende, rendono Obama il favorito per le elezioni di novembre.


Platini, dacci l’Half Time Show in finale di Champions

febbraio 6, 2012

Ieri si è giocato il Super Bowl XLVI  e, surpise surprise, contrariamente a quanto avessi pronosticato, hanno vinto i NY Giants in una partita al cardiopalma che si è decisa nei 57 secondi finali.

I Giants, che erano sotto di due punti, hanno segnato un touchdown portandosi sopra di quattro con appunto 57 secondi ancora da giocare. Brady, il QB dei Patriots, ha fatto tutto il possibile, compreso un drive di oltre 50 yards con 5 secondi ancora da giocare che stava per entrare, ma non è entrato e ha dato la vittoria a New York.

I Giants hanno fatto una cosa pazzesca: sembravano spacciati con due partite di regular season rimanenti, ma vincendo le ultime due della stagione contro avversari diretti (compreso il derby di New York con i Jets) hanno conquistato un posto ai playoff. Poi hanno battuto i Falcons, i Packers, superfavoriti per la vittoria finale e capitanati dall’MVP della stagione, Aaron Rodgers, e poi i 49ers, quindi i Patriots di Brady (3 anelli all’attivo, ma reduce da due sconfitte consecutive proprio contro i Giants al Super Bowl) con il risultato di 21-17, nella finale delle finali.

Eli Manning ha quindi vinto il suo secondo anello, dopo quello del 2008, conquistato sempre contro i Patriots, superando il fratello maggiore Payton, fermo ad uno, nel suo stadio. Payton Manning è considerato il Quarteback più talentuoso della famiglia, se non della lega, eppure bisogna ricordare che Eli gioca a New York, in un palcoscenico molto diverso da quello di Indianapolis, con molta più pressione alle spalle e ha portato, per due volte, alla vittoria squadre ottime, ma mai veramente favorite. Per dire, i Patriots quest’anno, in stagione regolare avevano vinto 13 partite, i Giants appena 9, avendone perse 7. Quindi onore a Eli.

Tom Brady, l’altro Quarteback della sfida, non ha certo sfigurato: è diventato il QB con il maggior numero di passing yards nella storia del Super Bowl a 34 anni  (e c’è  da scommettere che questa non sarà la sua ultima partita a febbraio della carriera) e, inoltre, ha battuto anche il record di 15 passaggi consecutivi completati in una partita. Ieri ne ha fatti 16.

Abbandonando i discorsi più tecnici il Super Bowl di Indianapolis è stato un enorme successo, compreso l’Half Time Show di Madonna, che, vi assicuro, merita di essere visto (e io non è che sia un fan di Madonna). Mi permetto di suggerire a Platini di fare una cosa simile per la finale di Champions League, che è vero che voi direte che a noi europei ‘ste pacchianate non piacerebbero, ma io invece dico che dopo che avremo fatto per bene gli snob e gli altezzosi sulla cosa e avremo tirato in ballo la tradizione e questo e quest’altro, se i Muse, per dire, suonassero tra un tempo e l’altro della finale di Champions proprio schifo non ci farebbe.

Lo show completo, comunque è qui sotto, enjoy.

P.S. le pubblicità mi erano piaciute di più l’anno scorso.


Karl Rove ha perso il tocco

febbraio 3, 2012

Sta sera mi è arrivata questa e-mail dalla newsletter di Obama:

Karl Rove, che è stato per anni uno dei top advisors e  Chief of Staff alla Casa Bianca di George W. Bush, oltre ad essere oggi una sorta di guru del partito repubblicano, ha fatto una cosa che un uomo esperto come lui non dovrebbe mai fare: ha sfidato i sostenitori di Obama e li ha “colpiti nell’orgoglio” con questo tweet:

Saw another @BarackObama fund appeal for $3 gift. Good mktg or forced by low enthusiasm? Bet many upset 08 donors are taking pass this year.”

Bene, io sta sera non avevo nessuna intenzione di fare una donazione per la campagna di Obama e l’ho fatta: la prima per il 2012 (la cifra non è importante).

Volevo farlo sapere per due motivi: Karl Rove “should know better” (dovrebbe sapere) che è meglio non svegliare il “can che dorme” e dovrebbe sapere che Obama non ha nessun bisogno di aiuto nella sua raccolta fonti dato che è molto, molto, molto meglio strutturata di quella di qualsiasi repubblicano, Romney compreso. Inoltre l’altro motivo è che questo dimostra quanto efficace ed efficiente sia la gente che lavora per Obama. Non si sono fatti scappare l’occasione, hanno notificato la loro base e hanno ottenuto quello che volevano. Qualcuno dalle nostre parti dovrebbe imparare.

Per questo e altri motivi rimango convintissimo che Barack Obama avrà il suo secondo mandato.


Volatilità repubblicana

dicembre 1, 2011

Il fenomeno Herman Cain, anche a causa di un presunto scandalo di molestie sessuali e tradimenti, pare essersi definitivamente sgonfiato: troppo assurdo per essere vero e troppo impreparato anche per la base repubblicana.

Solo che uno a questo punto si sarebbe aspettato che, a praticamente un mese dalle primarie in Iowa, Mitt Romney avrebbe preso il volo e sarebbe stato incoronato candidato repubblicano ancor prima dell’inizio della gara. Non è ancora cosi`.

Ora per Mitt Romney, il candidato che non vuole votare nessuno, l’avversario più credibile è un altro “improponibile”: Newt Gingrich, ex-speaker of the House of Representatives a maggioranza repubblicana durante la presidenza Clinton, uomo dalla vita coniugale abbastanza travagliata e pieno di idee assurde.

Gingrich piace sia alla destra dei matti che all’establishment, ma ha davvero poche possibilità di battere Obama (anche se un recente sondaggio Rasmussen -quindi da prendere con le pinze- lo darebbe davanti all’attuale presidente di due punti). Inoltre, risulta difficile credere che riuscirà a battere Romeny ed è abbastanza prevedibile che, come Bachmann, Perry e Cain prima di lui, dopo un periodo di sondaggi favorevoli, veda le sue quotazioni tornare ai livelli di un paio di mesi fa, ovvero nulle.

Fatto sta che Romney non lo vuole votare proprio nessuno, anche se sembra essere il candidato inevitabile; inoltre, è indicativo e francamente abbastanza deludente che, con una base cosi` indecisa, non abbiamo mai avuto possibilità il candidato migliore della corsa repubblicana (ci vuole poco), Jon Huntsman.


“Speranze” repubblicane

ottobre 13, 2011

Herman Cain risulta primo in un altro sondaggio (NBC/WSJ, mica gli ultimi arrivati) dopo il dibattito in cui ha ripetuto fino alla nausea il suo piano di riforma tasse “9-9-9” che prevede:

a flat 9 percent individual income tax rate, a 9 percent corporate tax rate and a 9 percent national sales tax.

Ora anche il New York Times si chiede se questo assurdo candidato (che ha raccolto pochissimi soldi fino ad ora) abbia delle possibilità. Nessuno crede ne abbia, ma il fatto che gli elettori repubblicani continuino a cambiare idea ci dice che tra i candidati non ci sia nessun fuoriclasse e che ci vorrà davvero un terremoto politico per battere Obama, pur con l’economia nello stato in cui è.

Per inciso, il Presidente ha raccolto negli ultimi 4 mesi $42 milioni, cifra di gran lunga superiore a qualsiasi candidato repubblicano e, sempre in un sondaggio NBC/WSJ uscito oggi, è dato 2 punti davanti a Romney. Va segnalato, peraltro, che l’ultimo sondaggio autorevole in cui Obama è dato perdente contro un repubblicano (e il repubblicano è Romney) è uscito il 3 ottobre.


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