Cosa sarebbe potuto essere se…

agosto 27, 2011

…nel 2008 avessimo vinto noi e non loro.

…nel 2009 non avessimo linciato il segretario del partito.

…nel 2010 avessimo fatto opposizione come si deve e portato il paese a nuove elezioni.

…nel 2011 lottassimo con forza per un nuovo paese, piuttosto che piangerci addosso, tutti.

ecco poteva essere, oggi, questo governo:

E poi : un nuovo patto del lavoro che, secondo la proposta Ichino, giustizi la precarietà e elevi la produttività, una riforma fiscale che contrasti l’evasione in un contesto di “pagare meno, pagare tutti”. La rinuncia all’idea che lo Stato debba fare tutto e la fiducia nelle risorse sociali diffuse da attivare in un contesto di sussidiarietà, la fine della occupazione partitica della Rai e delle aziende locali, l’una affidata a meccanismi tipo Bankitalia e le altre ad un mercato regolato e orientato a valorizzare forze produttive innovative. Il dimezzamento da subito dei parlamentari e un sistema elettorale bipolare e uninominale , lo snellimento radicale di tutta la diffusa “professionalizzazione” della politica oggi smisuratamente più grande che nel passato. Partiti più lievi possono ritrovare il senso della loro passione ed essere più aperti, come da progetto originale del Pd. E poi la fine delle scandalose retribuzioni e liquidazioni di manager pubblici e privati, la lotta contro ogni forma di corruzione e contro quei poteri criminali che irrompono tra le maglie di una crisi economica forte e di uno Stato debole. Giustizia più rapida, meno carcere, diritto di voto agli immigrati per le amministrative, norme di sostegno al lavoro delle donne e alle politiche familiari. Scelta netta per gli Stati Uniti d’Europa e l’elezione diretta del loro Presidente , più forti politiche comuni di difesa e di bilancio, a cominciare dagli eurobond. Diritti dei gay , a cominciare dalle unioni civili, e scelta netta per le energie rinnovabili, defiscalizzazione dei contributi privati per ricerca e cultura e investimento pubblico forte e selettivo su scuola e università. E poi individuazione delle dieci opere strutturali fondamentali per il paese e affidamento del potere di realizzazione a persone oneste e stimate che possano definire tempi certi e regole per la loro realizzazione. Non manovre ogni sei mesi, ma riforme. Per spezzare il più pericoloso elemento di continuità della storia italiana: l’immobilismo rissoso.

Invece abbiamo questo e questo. E non dite che sono tutti uguali. E non dite che se non abbiamo un governo che fa quelle cose li` la colpa e` del controllo delle televisioni da parte di Berlusconi. E non dite che e` colpa degli Italiani, che sono ignoranti. E non dite che e` colpa del “ma anche”. Dite che e` colpa nostra, principalmente nostra, iscritti, militanti e politicanti del Partito Democratico. Si perché anche oggi, a distanza di anni quando abbiamo fondato il partito per fare queste esatte cose c’è ancora chi, su un programma simile avrebbe da dire su ognuno di questi punti. Molti di loro, peraltro, compongono la segreteria del partito.

E, sono d’accordo che la lettera ad un giornale, come forma di comunicazione ha un po’ stufato e sono d’accordo che Veltroni, in prima persona non e` più presentabile (ma non e` il punto, se Bersani dice di sostenere questo programma per me non ci sono problemi), ma, come d’altro canto dice Pippo, per favore, date un chance alle idee, a queste idee e dateci una mano a portarle avanzi, senza se, senza ma e, queste si, senza “ma anche”.


Umano, quasi umano

giugno 20, 2011

Ecco qui, la più bella intervista letta finora fatta a Massimo D’Alema. Luca Sofri, infatti, intervista l’uomo più controverso della sinistra italiana e lo fa benissimo. Quindi, indipendentemente dall’opinione che avete di lui, leggetela, che comunque troverete cose interessanti e perché comunque D’Alema, cose banali, non le dice mai.

Posso fare un suggerimento? Una chiacchierata simile con Veltroni, non per qualche perversa idea parcondicio eh, ma perché verrebbe bene.

 

 


Nel mulino che vorrei…

marzo 10, 2011

Nel mulino (o nel PD) che vorrei metterei sicuramente questi tre: Chiamparino, Veltroni, Renzi.

Ieri hanno detto cose intelligenti e condivisibili e rappresentano, a mio modo di vedere, un modo di pensare, di fare, di agire, che non ha niente a che vedere con il partito moscio, triste, indeciso e molto poco orgoglioso guidato da Bersani e Rosy Bindi.

Perché oggi ci vuole un partito liberalsocialista e non socialdemocratico vecchio stampo, perché oggi ci vuole un partito privo di complessi di inferiorità che lo portano ad inseguire e proporre alleanze di governo improponibili al primo che passa, un partito riformista, con un programma suo e ben delineato che vada oltre l’anti-berlusconismo, un partito che unisce tradizioni diverse, che sul lavoro non e` legato al sindacato per il cordone ombelicale e che mette in campo esperienze politiche di successo come quella di Chiamparino a Torino, di Renzi a Firenze e di Veltroni a Roma, ma potrei tranquillamente aggiungere quella di Cacciari a Venezia, di Emiliano a Bari, di Zanonato a Padova (non della Iervolino a Napoli, che Bersani si ostina a difendere e che doveva essere fatta dimettere tre anni fa), a dimostrazione che quella che poniamo non e` una questione anagrafica e che non si “svaluta l’esperienza”, come ho sentito dire. Quello che vogliamo e` solo un partito in cui chi ha avuto la sua chance, lasci la poltrona e continui a lavorare per il partito senza cariche e per il bene comune. Chi e` contrario alzi la mano.


Berlusconi gli ha corroso il cervello

dicembre 8, 2010

Posso dire che chi critica Matteo Renzi e gioca a fare il più puro tra i puri (senza sapere che arriverà un giorno uno ancora più puro di lui e via andare) mi fa veramente sorridere, oltreché pensare che forse noi davvero siamo destinati a perdere per sempre.

Perché se giocando a fare i puri la città di cui sei sindaco non ottiene 17 milioni di euro che, per altro, ti erano stato promessi, allora preferisco scendere dalla montagna e sporcarmi le mani in attesa di tempi migliori.

In Italia, ormai, Berlusconi ha corroso il cervello delle persone, che non si rendono più conto di “fare folklore”, piuttosto che “fare politica”, trattano Berlusconi allo stesso modo odioso e superficiale di come quelli dei tea party in America trattano Obama. La politica, lo ricordino bene, é fatta anche di dialoghi, anche con chi non la pensa come te, specie se quel qualcuno é il Capo del Governo. Ormai ci sono persone (quelli del Fatto, per esempio), che non sanno più ragionare lucidamente: se parli con Berlusconi sei un mafioso o un “inciucione” ciellino.  Vi ricordate due anni fa a chi era capitato di ricevere le stesse critiche per lo stesso motivo? A Veltroni, che andò da Berlusconi, allora capo dell’opposizione a parlare di legge elettorale, prassi adottata in tutte le democrazie del mondo: la legge elettorale si prova a fare tutti insieme.

Io dico basta, mi sono stufato: Berlusconi é un pessimo capo del governo, un’anomalia gigante e non vedo l’ora che esca dalla scena politica, ma questo non implica che debba trattarlo come Satana e che, finché sarà premier si debba ignorare “la circostanza”: altrimenti, ripeto, si fa come i tanto criticati repubblicani in America, bravi a dire sempre e solo NO.

A chi dice che l’incontro si doveva fare a Palazzo Chigi rispondo che nell’iperuranio platonico dovrebbe essere in effetti così , ma siccome siamo nel mondo vero e il premier a Palazzo Chigi non riceve, che Renzi sia andato ad Arcore, francamente, non mi preoccupa affatto. Fare finta che mezza politica italiana (e forse di più) non si decide ad Arcore e non si é decisa ad Arcore negli scorsi anni, non cambierà lo status quo e se per avere 17 milioni é necessario andare ad Arcore ci andrei di corsa, come tra l’altro avrebbe fatto Bersani, che pero` oggi critica. Renzi, io, il PD, tutti quanti ci stiamo impegnano a cambiare le cose, a cacciare Berlusconi: intanto pero` ci si deve arrangiare, credete che sia Renzi ad aver scelto Arcore piuttosto che Palazzo Chigi? Non credo proprio. Quindi la politica andrebbe fatta nelle istituzioni? Certamente, ma finché non sarà cosi`, la si fa dove viene fatta, ci si adegua, si salva il salvabile.

Per concludere, se non si fosse capito: io sto con Renzi, che, proprio per la sua concretezza mi piace sempre di più, e chissà  che questo modo VERO di fare politica, ovvero mettere i cittadini dinnanzi a tutti i convenevoli della politica, non lo porti ad essere il primo che rischia di diventare capo del governo con la tessera del PD in tasca.


Guarda li` quello sbarbatello

novembre 27, 2010

Bersani pubblica questa foto sulla sua fan-page su Facebook con il seguente commento:

“Il futuro è dei giovani e del lavoro” .

Allora io faccio notare le due o tre contraddizioni presenti in questa foto, che sono poi i nodi cruciali da risolvere per il futuro del centrosinistra italiano:

1. Bersani e` ad una manifestazione sindacale organizzata dalla CGIL, al fianco di Susanna Camusso. Bersani solo un mese fa aveva detto che il PD non doveva immischiarsi nelle manifestazioni sindacali (allora aveva ragione). Il segretario, dunque, mi pare un po’ confuso… non e` che il PD si sta limitando ad appiattirsi su posizioni conservatrici e insostenibili, quali quelle della CGIL?

2. Bersani parla dei giovani che sono il futuro. Nella foto il piu` giovane e` probabilmente Bersani (o Rosy Bindi, non si capisce, ma se e` lei la più giovane li porta male… ops, adesso potete accusarmi di maschilismo), in ogni caso se si vuole far qualcosa per i giovani forse i giovani vanno ascoltati e magari, dico magari, quando dicono qualcosa, potremmo non indicarli come poveri sbarbati che hanno a cuore solo il ricambio delle poltrone o come dei rottamatori senza programma? No, cosi`, per sapere. Anche perché la CGIL, caro Bersani, per i giovani non ha fatto proprio nulla: chi rappresenta il 30% degli under 30 disoccupati di questo paese (e ho detto 30% non 10% che già sarebbe tanto)? Tra l’altro del 70% di forza lavoro giovane occupata, la maggior parte e` precaria.

3. Il PD NON PUO` ESSERE IL BRACCIO POLITICO DELLA CGIL. Dobbiamo smetterla di credere che o si manifesta con la CGIL oppure il lavoro non e` un tema centrale nell’agenda del PD. Il lavoro puo` e deve essere centrale nell’agenda del PD anche senza appiattirsi sul conservatorismo del sindacato di Susanna Camusso. Potremmo iniziare (e ritorniamo al punto precedente) a sostenere la flexsecurity, per aiutare i giovani e lottare concretamente contro il precariato. Perche` la CGIl difende i diritti dei precari, ma non lotta abbastanza contro il precariato, che e` poi il male a monte. Facciamo che noi invece siamo il partito che e` contro il lavoro precario, per davvero? Facciamo che siamo il partito che farà passare la flexsecurity?  Il PD deve lottare per una società più flessibile, più mobile, il PD deve battersi per un vero e proprio sussidio di disoccupazione sul modello belga e soprattutto avere posizioni proprie ed essere chiaro. Il PD con Veltroni segretario sosteneva la flexsecurity, quello di Bersani? Boh. Quindi, il PD deve sconfiggere i vecchi tabu` e i conservatorismi che ci sono a sinistra e se questo vuol dire andare contro la CGIL, andremo anche contro la CGIL.

Bene, ora sono pronto a sentirmi dire che con il centrosinistra non ci azzecco nulla, che sono un berluschino e bla, bla, bla. Sentirmelo dire da gente che ha sempre perso, pero`, mi fa solo ridere.


Cosa non si fa per rimanere dove si e`

novembre 14, 2010

D’Alema cosi` sui “rottamatori”.

D’Alema ci tiene però a ricordare che la sua generazione ha seguito un percorso diverso: “Quando Veltroni e io ci disputammo la guida del partito avevamo l’età di David Milliband. A quell’età eravamo già ai vertici e dopo quella disputa collaborammo e in due anni portammo la sinistra ai vertici del paese”. E il confronto non fu “a colpi di battute e rottamazioni, ma presentammo piattaforme politiche e culturali molto impegnative, passammo delle notti a scrivere”.

Ora che D’Alema parli della “bellezza” del suo confronto con Veltroni mi sembra una presa in giro. Lo dico per vari motivi: intanto, all’inizio sara` sicuramente stata una battaglia legittima sui contenuti, nessuno dice che D’Alema e Veltroni non potessero, allora, contendersi il futuro della sinistra, pero` allora, quando avevano 16 anni in meno, ora, invece, tocca a qualcun altro e non e` una questione solo anagrafica, e` anche una questione di programmi e contenuti, visto che i programmi di D’Alema e Veltroni negli anni ci hanno portato a numerose e ripetute sconfitte sconfitte. Inoltre, bastava venire a Firenze per capire che, per l’appunto, si e` discusso di programmi, idee e contenuti, quindi D’Alema e` pure in mala fede e che anzi ce ne sono stati troppi.

Tra l’altro, devo dire che proprio D’Alema, se fosse spinto onesti valori, piuttosto che da spirito di autoconservazione, dovrebbe valutare piu` che positivamente un’iniziativa come quella di Renzi e Civati, perche` rappresentava il “partito solido” in movimento: la gente del PD che si e` mossa partecipando “al PD” e vivendo “il PD”, proprio in quell’ottica di partito solido, pieno di militanti che si riconoscono nel partito e vengono ascoltati che voleva/vuole D’Alema.

Quindi: D’Alema, vuoi dare una mano al partito? Prima cosa: informati. Se dici che a Firenze sono mancati i contenuti vuol dire che non ti sei informato a dovere. Poi lascia il tuo mandato parlamentare (7 sono piu` che sufficienti) e vai a dirigere la tua fondazione, continuando a lavorare per il PD senza cariche o ruoli, ma con la passione e dedizione che ti contraddistinguono, prendendo esempio da quello che fa Clinton in America. Tu e anche Veltroni ovviamente. Ma capiamoci: noi vi vogliamo nella squadra, perche` la squadra, con voi, e` piu` ricca e piu` forte, inoltre con voi dispone dell’esperienza necessaria per affrontare i momenti importanti, tuttavia, non potete piu` pretendere le copertine, non potete piu` pretendere di “giocare tutte le partite”: prendete l’esempio di Pippo Inzaghi, Del Piero e Rino Gattuso, noi vi vogliamo come i Pippo Inzaghi, i Del Piero e i Rino Gattuso del PD: alla vostra eta` non potete stare sempre in campo sempre 90 minuti, si puo` partire dalla panchina e comunque contribuire alla causa, dovete solo accettare, come Inzaghi, Del Piero e Gattuso, che gli occhi di tutti oggi sono puntati Ibrahimovic, Krasic e  Thiago Silva. Potete farlo?


Allora anche io

ottobre 24, 2010

Divertente notare che oggi esce un’intervista di Veltroni sul Corriere, ma esce anche un’intervista di D’Alema sul Sole. Chiamasi par condicio.


No alle correnti, Si alle fondazioni

ottobre 12, 2010

I due piu` importanti partiti italiani, il PD ed il PdL, appena nati avevano subito condannato le correnti, affermando di volersi liberare da quel modo di fare politico vecchio e tipico della Democrazia Cristiana. Eppure in entrambi i partiti la lotta al correntismo ha dato il via ad un correntismo mascherato, il correntismo fatto da “fondazioni”, enti fondati dalle varie personalita` di spicco dei vari partiti e il cui “mestiere” e` diffondere l’opinione del politico di riferimento “per interposta persona”, tramite editoriali, post e quant’altro pubblicati sul sito della fondazione stessa. Un esempio Farefuturo e` la fondazione di Gianfranco Fini dai tempi in cui il Presidente della Camera era nel PdL ed e` stata usata come arma principale del “dissenso finiano”. I vari Filippo Rossi, Alessandro Campi, Mario Ciampi, Adolfo Urso etc etc si occupavano di far sapere al mondo quello che il loro leader e Presidente di fondazione stava pensando, creando scompiglio nel partito del premier. Cosi` e` anche nel Pd, dove D’Alema e Veltroni hanno le loro fondazioni e cosi` via.

Quindi dai tempi del correntismo democristiano non e` cambiato quasi nulla, le fondazioni hanno preso il posto delle correnti, svolgendone la stessa funzione “fuori” dal partito piuttosto che “dentro”. Siamo sicuri, a questo punto che il correntismo classico sia davvero tanto peggio? Almeno nella DC i leader non si mascheravano dietro scagnozzi e subordinati e il dialogo (nelle sue forme perverse) c’era, ora non c’e` piu` neanche quello. Dico questo, pur stimando molto Veltroni, il quale, dopo aver tentanto di sconfiggere il correntismo si e` lasciato ingolosire dal “fondazionismo”. Non lo so, sono riflessioni cosi`, intanto mi sono letto questo articolo di Lettera43 in cui si elencano tutte le fondazioni del PdL e sono rimasto molto poco entusiasta del fenomeno nelle sue forme (quanti soldi buttati, mi piacerebbe dare un’occhiata ai loro bilanci d’esercizio).


Prentedete Appunti

ottobre 3, 2010

Saro` noioso e sara` che in questo periodo Tony Blair tira, pero` consiglio a coloro che aspirano a vincere, prima o poi, un’elezione politica (badate bene, vincere non e` pareggiare), di predenre appunti di cio` che ha detto sta sera da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.

«Smettetela di parlare di scandali e cominciate a parlare di politica. Dovremmo avere fiducia nella gente, perché legge, può essere divertita dalle notizie, dai titoloni, ma poi quando si vota tutto finisce nel cestino della carta straccia: nell`urna la gente sceglie chi propone la politica migliore per il futuro. Si vince così»

Un solo ultimo appunto: Blair e` del 1953, ha 57 anni. Oggi di mestiere non fa piu` “il politico”, gira il mondo presentando il suo nuovo libro, si dedica alle relazioni internazionali, insomma fa tutte quelle cose che fanno i vecchi leader in pensione, insomma quello che fa anche il grande Bill Clinton.

Blair si puo` permettere di fare cosi`, insomma di “cazzeggiare” (nel senso buono del termine), perche` arrivato ad un certo punto ha deciso di lasciare la poltrona, di dedicarsi ad altro perche` “vecchio”, perche` aveva fatto il suo tempo; il suo successore alla guida del Partito Laburista (dopo la parentesi Gordon Brown) e` Ed MIliband, classe 1969, 41 anni ancora da compiere e un passato da ministro dell’ambiente.

Ora cito dei dati, voi tirate le somme:

Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democartico, e` nato nel 1951, due anni prima di Blair e diciotto anni prima di Miliband.

Massimo D’Alema, membro della direzione nazionale del Partito Democartico, e` nato nel 1949, quattro anni prima di Blair e vent’anni prima di Miliband.

Walter Veltroni, membro della direzione nazionale del Partito Democratico, e` nato nel 1955, due anni dopo Blair, ma comunque quattordici anni prima di Miliband.

Franco Marini e` del 1933, Anna Finocchiaro e` del 1955, Rosy Bindi del 1951, Sergio Chiamparino e` del 1948, Filippo Penati del 1952…

Potrei andare avanti, mi fermo qui.

Anzi dico altre due cose:

Pippo Civati e` del 1975, Matteo Renzi del 1975, Debora Serracchiani del 1970…

Ora ho finito.


Orfini “il veltroniano”

settembre 14, 2010

Non e` un passo di un’intervista a Veltroni, ma a Matteo Orfini su Riformista. Orfini dice cose interessanti, che non commento, perche` e` un momento delicato e perche` non ho ancora capito a che gioco si stia giocando nel PD. Quando lo capiro` provero` a riassumere gli eventi di una settimana piena di sorprese (e potrebbero non essere finite).


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