Mi associo, caro Magris

Magris, sul corriere di oggi scrive una lettera molto interessante al Ministro Gelmini.

Il professor Magris, una voce fuori dal coro, parla di Italia in un’ Italia in cui si parla di nord o sud o centro, non di uno stato unito, non di un popolo unico; si parla di fondi che se vanno a Sondrio devono andare a Ragusa e, sia mai, all’Aquila (e ci mancherebbe altro).

Oggi l’Italia vede politici che rivendicano partimoni culturali inesistenti ed identita` regionali, quando, alla fine, gli italiani da Aosta a Trapani, passando per Cagliari ed Ancona, di questi problemi se ne fregano. Gli italiani, quelli veri, quelli che la Padania e` un’invenzione di un branco di assatanati, se ne fregano di bandiere regionali, di inni, e pure del tricolore come ente sacro, gli italiani fanno fatica ad arrivare a fine mese e ci vogliono riuscire, insieme, magari, alzando la testa. Sara` un caso, ma il boom economico degli anni cinquanta c’e` stato grazie al lavoro e al sudore di tutti, quando non si parlava di regno di sicilia o di padania, ma si parlava di come risorgere dopo una lunga guerra, che sia una guerra quello che ci serve per ridarci un’identita` nazionale? Perche` io la Padania la voglio proprio vedere ad andare in guerra da sola… (anzi potrebbe essere un’idea).

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!». Sante parole.

(ps. mi fa ridere, il dizionario di mozilla e anche quello di word non conoscono la parola padania…)

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