Laicita` dello stato, take 1

Oggi ci sono su tutti i giornali i commenti della Cei, dell’Avvenire, della Binetti (ahime`), sull’esclusione dai consigli di classe dei professori di religione.

Il tar ha, infatti, stabilito, che i professori di religione non potrano prendere parte ai consigli di classe:

“l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in Etica morale pubblica”.

Scelta sacrosanta se lo chiedete a me. Attenzione, pero`, la mia non e` un’invettiva contro gli insegnanti di religione, in particolare. Io non mi sono mai avvalso dell’insegnamento della Religione a scuola, ho pero` avuto modo di conoscere vari insegnanti di religione e sono tutte persone interessanti e spesso competenti nella loro materia; il punto e`, pero`, che la loro materia non dovrebbe trovare neanche posto nella scuola pubblica. Il discorso va ben oltre la presenza o meno di questi insegnanti nei consigli di classe. Il vero nocciolo della questione e` che per la prima volta e` stato fatto  qualcosa che riduce che intacca l’insegnamento della religione nelle scuole italiane; i contestatori hanno paura di “what will happen next”. Non capiscono, tuttava, che  e` davvero discriminatorio permettere agli insegnanti di religione di avere voce in capitolo sull’attribuzione dei crediti (e sul voto in condotta), perche` chi non si avvale (e ha pieno diritto di farlo), non puo’ essere penalizzato dalla propria scelta. (Si tratta sempre di un solo punto di differenza, il totale dei crediti dipende sostanzialmente dalla media delle materie, religione esclusa, pero` e` sempre qualcosa. Un punto ogni tre anni sono tre punti in meno alla maturita` e possono sempre servire.)

Il fatto che nella scuola pubblica italiana sia insegnata la religione e`, percio`, un discorso che merita una precisa analisi. Lo stato italiano e` laico, eppure l’insegnamento della religione cattolica e`  previsto sempre e comunque ed e`, tra l’altro, lo stato stesso che si accolla gli stipendi dei professori di Religione, la cosa non mi e` mai stata chiara. Perche` io, contribuente ateo, ebreo o che, devo pagare affinche` qualcun altro si avvalga dell’insegnamento della Religione Cattolica? La costituzione non dice forse che lo stato italiano e` laico?

“il principio di laicità, quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione, implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale.”  art. 4 della sentenza n.203 della Corte Costituzionale

Inoltre, se la scuola pubblica italiana non si puo’ permettere insegnanti di sostegno, per fare un esempio, per assenza di fondi, se oggi siamo costretti a far fare gli straordinari ai professori delle materie “ordinarie” perche` non ci sono soldi per assurmerne di nuovi, se non si puo’ ottenere un supplente anche quando gli insegnanti sono malati per lungo tempo, se ci sono un numero impressionante di insegnanti precari, non sarebbe il caso che  lo stato italiano incominci a risparmiare i due stipendi per scuola dei professori di religione? Il governo continua a fare tagli, ma non ha mai toccato l’insegnamento della religione, questo ci deve dire qualcosa sulla laicita` del nostro stato.

Allora, non c’è da stupirsi che una decisione apparentemente sacrosanta come questa sia la prima notizia su tutti i giornali, che politici di destra e di sinistra siano sul piede di guerra e, soprattutto, non ci sara` da stupirsi se le cose torneranno come prima.

Ribadisco un concetto gia` espresso, la mia non e` un’invettiva contro gli isegnanti di relgione, io non ho nulla contro gli insegnanti di religione in quanto tali. In Italia pero` non abbiamo ancora capito cosa voglia dire il concetto di “pari diritti”, cosa vuol dire rispettare le decisioni e i valori di ciascuno e cosa vuol dire essere davvero uno stato laico.

Il discorso meriterebbe un’analisi piu` profonda, ma per ora finiamola qui.

Update: ecco qui, puntuale, la risposta dello stato (laico).

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