Si e` svegliato!

ecco ora che anche marino vuole dibattere…

La discussione sul confronto a tre continua

Ignazio ha affermato il 6 settembre, da Cesena, che “il Partito democratico guarda ad Obama, ma poi se proponi le primarie all’americana, con un confronto diretto sui programmi dei candidati, Franceschini rimanda a dopo i congressi dei circoli e Bersani tace. Queste sono le primarie all’italiana”. Ignazio ha poi continuato chiedendosi: “Ma che senso ha la proposta di Franceschini di realizzarlo dopo i congressi dei circoli, peraltro a distanza, con tre discorsi distinti? E’ questo il rispetto che il segretario del più grande partito d’opposizione italiano ha per i suoi iscritti? Io credo che la proposta di Pippo Civati, di realizzare il confronto il 20 settembre a Firenze, ospiti nella città governata da Matteo Renzi, vada accolta senza timori”.

Oggi (8 settembre), Pierluigi Bersani ha risposto a Ignazio che da Repubblica Tv, questa mattina, aveva sostenuto che si sarebbe rivolto a D’Alema e Veltroni: “Marino può rivolgersi a chi vuole, ma il problema è semplice, ci sono i congressi di circolo aperti e bisogna avere rispetto per questa discussione. Il nostro percorso prevede che l’11 ottobre ci sia la Convenzione, dove i tre i candidati, a conclusione dei congressi di circolo diranno la loro. Lì ci sarà il confronto,  davanti alla nostra gente. Dopodiché da lì alle primarie del 24 ottobre decideremo se sarà il caso di fare dibattiti pubblici insieme. Lo valuteremo in concordia e in amicizia. Però, in questa fase, secondo me, ci vuole un po’ più di rispetto per la discussione che sta avvenendo nei nostri circoli. Credo che si debba seguire il percorso che tutti insieme abbiamo deciso ”.

Ignazio ha quindi replicato (8 settembre):

“Trovo sorprendente che chi si candida a leader della principale forza di sinistra e del Partito democratico non voglia avere rispetto per le persone dei circoli attraverso un confronto su temi che interessano la gente. Queste persone chiedono che ci confrontiamo in maniera pubblica sullo sviluppo energetico, sulle politiche del lavoro, sull’immigrazione, sui diritti civili, in modo che gli iscritti abbiano la possibilità di sentire dalla nostra viva voce l’Italia che immaginiamo. Io continuerò ad insistere, anche perché, a tutte le Feste Democratiche a cui partecipo, quando chiedo alla gente se vuole o meno un dibattito pubblico, la risposta è un boato di sì. Bersani dice che bisogna avere rispetto degli iscritti e farli prima votare: è come se chiedessi a un professore di fare il voto prima di interrogare uno studente. E’ davvero sorprendente. Bersani poi afferma che abbiamo deciso che il dibattito non si faccia. Ma abbiamo chi? Sicuramente non io. Il Regolamento del Pd non vieta confronti democratici”.
Ignazio avanza il sospetto che il ‘niet’ a un confronto pubblico miri a ‘oscurarlo’, per impedirgli di farlgi raggiungere il quorum del 5%, necessario per accedere alle primarie. E prosegue”‘D’altra parte, il fatto stesso che l’organizzazione della nostra mozione non ha l’anagrafico degli iscritti, e le difficoltà che incontriamo da tutti i punti di vista, questo è un dato di fatto. Ma al di là del tentativo di non farmi superare il 5%, che non riuscirà,  il problema di fondo è che abbiamo due grandi leader di statura nazionale che si propongono di guidare l’Italia e non vogliono il confronto, e questo per un solo motivo: non sanno dare un “sì” o un “no” chiaro su nucleare, sui respingementi; sui diritti civili, poi, scapperebbero dalla stanza, viste le contraddizioni dentro le loro mozioni. Io, invece, voglio un Pd in cui, come è scritto nel Vangelo, ci siano dei “sì” e dei “no” chiari: il di più viene dal Maligno”.

L’ultima dichiarazione di Ignazio a riguardo (9 settembre):

“Sono molto arrabbiato, preoccupato. Vedo aprirsi uno scenario che è il contrario di quello che ho in mente quando penso al futuro del PD. Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non è altro che il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri iscritti. In ogni piazza d’Italia dove vado incontro migliaia di persone, gli stessi organizzatori ne sono stupiti e le cronache dei giornali regionali riportano fedelmente l’interesse suscitato dalla mozione Marino. Sono gli stessi iscritti che chiedono il confronto.  La stampa nazionale, invece, pare non accorgersi della novità della nostra presenza al congresso, quasi ci fosse una congiura del silenzio.”

“Io mi batto per la democrazia sempre, dentro e fuori il partito, per questo mi pare che l’unico modo per dare ai nostri iscritti, ai molti che sono ancora indecisi, la possibilità di capire quali siano le molte e sostanziali differenze tra le tre proposte sia quello di un confronto a tre. Il partito non può essere democratico solo di nome, deve esserlo nei fatti e mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione. Anche in Francia dove il congresso del Partito Socialista era aperto solo agli iscritti, la campagna congressuale si è svolta sostanzialmente attraverso il confronto diretto tra i candidati alla segreteria.”

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