Dispiacere, rabbia e dolore.

Il bilancio provvisorio delle vittime dell’attentato di oggi a Kabul e` di sedici morti: 10 civili afghani e 6 militari italiani. dico provvisorio perche` ci sono anche numerosi feriti, la cosa  mi provoca rabbia e dolore, forte dispiacere, compatisco chi ha perso un caro in un modo cosi` assurdo.

Questa e` una tristissima occasione per ricordare che in Afghanistan c’e` una guerra ancora viva e che produce, in quanto tale, molti, troppi morti. In questo caso tra le vittime ci sono anche alcuni nostri connazionali, in altri, sono “solo” persone di altre nazionalita` a morire, ma il bilancio e` sempre lo stesso, quello di uomini che perdono quotidianamente la vita a causa di una guerra che dura ormai da otto lunghi anni.

In Afghanistan c’e` una guerra, ma noi ci ostiamo a chiamare la nostra una “missione di pace”; che cosa assurda, portare pace con la guerra. In tanti oggi si chiedono perche` siamo ancora li`, in quelle terre, e se e` giusto rimanerci, se si` se e` giusto rimanerci in questi termini e a queste condizioni. Ci viene detto che siamo li` per difendere la democrazia, che siamo li` per consolidare la nostra sicurezza, per sconfiggere il terrorismo, per liberare il popolo afghano dai talebani. Ci dicono che se ce ne andassimo, se voltassimo le spalle all’Afghanistan sarebbe imminente un ritorno del regime talebano. E` davvero cosi`? A quale prezzo conduciamo questa missione di pace?

Il discorso e` complesso, se infatti la guerra in Iraq era stata indubbiamente un errore, qui, in Afghanistan, andarsene potrebbe (ed uso il condizionale) portare davvero i pericoli dei quali ci parlarno, tanto piu` che ritirarci ora sarebbe una “sconfitta” dopo tutti questi anni e tutti questi morti, si tratterebbe davvero di abbandonare un popolo alla propria sorte; il dubbio sull’errore iniziale, quello di invadere, e` forte.

Io non ho una risposta al problema, sono combattuto, entrambe le soluzioni (il ritiro e la permanenza) hanno argomentazioni favorevoli e sfavorevoli; e` una decisione difficile, auspico pero` una conclusione rapida della questione. In un certo senso, il “surge” usato dagli Stati Uniti in Iraq non sembra neanche un’opzione cosi` assurda. Se decidiamo di rimanere, ed uso il plurale poiche` non parlo solo dell’Italia, mandare piu` soldati potrebbe voler dire tornare a casa piu` presto, ma sempre da considerare e` il prezzo da pagare.

Certo e` che lasciar morire i nostri soldati in una missione di pace non e` piu` ammissibile, non e` piu` accettabile.

I sei morti italiani, riportano i giornali, erano tutti padri di famiglia e chissa` quanti dei civili afghani avevano, mogli, mariti, figli, padri e madri che ora non ci sono piu`; e` questo il prezzo che dobbiamo pagare per essere piu` sicuri, per difendere il nostro modo di vivere?  E` questo il prezzo da pagare quando si tenta di esportare elementi che non appartengono alla cultura di altri popoli?

Intanto, dispiacere, rabbia e dolore.

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One thought on “Dispiacere, rabbia e dolore.

  1. mi piace l’interrogarsi senza avere risposte.Soprattutto su temi cosi difficile. Mi viene da aggiungere:I partigiani erano in missione di pace ma chiamavano guerra quello che facevano… e duro’ sol un paio d’anni.

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