Le regole valgono per tutti

Voglio fare un paio di brevi osservazioni sull’ultima questione nata intorno al PD e intorno a Marino e per farlo tornero` indietro alla settimana che ha preceduto il 21 Luglio, giorno in cui si sono chiuse le iscrizioni al partito secondo lo statuto.

In quel periodo uno dei tre candidati, Marino, richiese inutilmente di prorogare la data di chiusura delle iscrizioni alla settimana successiva. Non c’erano motivazioni per essere contrari alla cosa, se non quella, arrivata dagli altri due sfidanti che le “regole in corsa non andavano cambiate”, anche colui che pare essere il paladino degli iscritti, Bersani, ha impedito l’iscrizione di alcuni desiderosi.

Al di la` del discorso sull’essere o meno d’accordo con la proposta, i “mariniani”, me compreso, hanno accettato, seppur non condiviso, la motivazione: in effetti cambiare le regole durante la partita non e` il massimo, eventualmente ci si sarebbe dovuto pensare prima, anche perche` la fase congressuale durava da mesi. Si e` lasciata da parte la proposta di mozione e abbiamo accettato di impedire a gente che voleva iscriversi di non farlo.

La situazione di adesso e` del tutto simile, solo che coloro che prima difendevano lo statuto (e forse le loro chance), ora vogliono cambiare lo statuto, ad appena due settimane, non 3 mesi, dalle primarie.

E` un comportamento scorretto, inadeguato ed inopportuno, al di la` della natura della proposta, che comunque andrebbe sempre a danneggiare il terzo candidato, come accadde tre mesi fa, non si puo’ continuare a smentirsi ripetutamente, non e` comportandosi cosi` che si da` prova di credibilita` agli italiani.

Entrando nel merito della proposta, bisogna dire due cose. Una e` che viene da Scalfari (il quale di recente sta facendo proprio brutte figure nella sua crociata contro chi non scrive su Repubblica e non utilizza la linea editoriale di Repubblica); la seconda e` che questo e` esattamente il modo per far male a Ignazio Marino. Se passasse il “lodo Scalfari”, con la storia del “voto utile” anche alle primarie (cosa che non sta ne` in cielo ne` in terra perche` non stiamo eleggendo il presidente del consiglio, ma il segretario del partito), Marino sarebbe del tutto tagliato fuori. Se non passasse il “lodo”, come pare accadra`, a causa del parere negativo di Marino, questo dara` la possibilita` agli altri candidati di attaccarlo.

La cosa che piu` mi fa arrabbiare e` che la proposta di applicare la genialata del franceschiniano Scalfari da parte del franceschiniano Franco Marini viene solo dopo l’ennesimo tentativo di quella mozione di convincere Ignazio Marino a ritirarsi dalla corsa e confluire nella loro mozione.

Ora io non credo che questo sia democratico, non credo che questo sia da partito democratico ed invito chiunque dissente da me sull’ interpretazione della questione ad argomentare civilmente i propri pensieri nella sezione dei commenti sottostante.

Leggete qui cosa dice Repubblica, che ha scandalosamente ignorato Marino per mesi, che quando parlava delle primarie parlava dei “due sfidanti” alla segreteria, dimenticandosene uno e che conferma la mia maliziosa tesi sul perche` del “lodo Scalfari”:

Sarebbero potute bastare le primarie ad eleggere il nuovo segretario del Pd. Anche nel caso in cui il primo arrivato non avesse superato la soglia del 50%. La proposta lanciata da Eugenio Scalfari trova il via libera di Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Ma il “no” di Ignazio Marino fa saltare tutto. Se l’ex chirurgo avesse dato il proprio benestare, il 25 ottobre, per vincere, sarebbe bastato ottenere un voto in più degli altri sfidanti. E non, come prevede il pluricriticato Statuto del Pd, più del 50% delle preferenze. Adesso, se il vincitore non dovesse raggiungere questa soglia, la parola spetterà all’assemblea nazionale composta da 1000 delegati. Un passaggio Scalfari proponeva di abolire.

Marino è un acceso sostenitore delle primarie, dall’altra perché il non andare all’assemblea avrebbe potuto levargli dalle mani la possibilità di essere “l’ago della bilancia” (per usare le parole di un sui fedelissimo come Goffredo Bettini) nella nomina del segretario. E c’è chi ricorda che solo il 5 ottobre Marino aveva proposto agli altri due sfidanti “una dichiarazione comune per accettare, “qualunque esso sia”, il risultato delle primarie. Sarà per questo che Franceschini, maliziosamente, lo attacca: “Ignazio, non hai sempre detto che il popolo delle primarie e’ sovrano? Non si chiedono i voti il 25 per fare l’ago della bilancia dopo…”.

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