One year later

Esattamente un anno fa ero a Chicago con altre migliaia di persone a festeggiare la vittoria del cambiamento, la vittoria di un uomo diverso, uno che ha mescolato le carte in tavola. Ci sono andato in macchina da New York con mio padre. Bei momenti, bei ricordi…

Un anno fa non ne potevamo piu` del Presidente Bush, un anno fa McCain diceva che ora bisognava lavorare tutti con il nuovo Presidente per vari motivi, tra cui il fatto era il nuovo Presidente (tautologico, in effetti) e perche` era uno destinato a fare bene (storie di democrazie vere e diverse; mi permetto di dire che la democrazia americana non e` solo caratterizzata dall’atteggiamento definito puritano sugli scandali sessuali, anzi questo atteggiamento morale e` cio` che poi influenza anche il modo di governare e fare opposizione).

Oggi le cose sono un po’ diverse, Obama sta incontrando grosse difficolta` sulla riforma sanitaria, da lui promessa e alla quale non puo’ rinunciare (per una questione di promesse elettorali -li` infatti contano qualcosa, per tornare al solito gioco “scopri le differenze”-); inoltre proprio sta notte Obama e i democratici hanno perso due stati che erano loro: New Jersey (ahime`) e Virginia. Bloomberg, un indipendente, e stato eletto sindaco di New York per la terza volta.

Obama ha dimostrato una grande leadership, ha dimostrato di saper gestire egregiamente la politica estera, facendo dimenticare la fallimentare “Bush Doctrine” del suo predecessore e risvegliando le armi della diplomazia e del dialogo, cosa che gli e` valsa, tra l’altro, anche un nobel per la pace; inoltre, non dimentichiamo l’audacia da lui dimostrata nello scegliere come giudice della corte suprema Sonia Sotomayor (la prima donna ispanico-americana in una posizione di tale prestigio ed emblema dell’American dream -nacque nel bronx in una famiglia povera che parlava solo spagnolo e bla bla bla) . Gli Americani, pero`, non sono del tutto soddisfatti della gestione da parte di Obama di quella che in Italia chiamiamo “la cosa pubblica” -anche se spesso li` poi e` privata-. Non che l’abbia fatto male, semplicemente, he wasn’t able to get it done. Yet.

Obama si trova con la patata bollente della riforma sanitaria che gli ha portato via tempo ed energie, e` stato criticato per la gestione della crisi, non ha ancora fatto nulla di davvero concreto sulle pari opportunita` ed e` stato eccessivamente timoroso in alcune situazioni legati a questioni di colore della pelle, talvolta dando l’impressione di voler far dimenticare a tutti i costi il fatto che lui e` afro-americano; magari non e` cosi`, ma l’impressione data e` quella.

Forse l’errore di tutti e` stata un’eccessiva “hope” di cambiamento immediato; cambiamenti cosi` radicali da ottenere in cosi` poco tempo sarebbero stati impossibili anche per superman in persona  ma, ne sono sicuro, il cambiamento arrivera`, quella e` l’America, non l’Italia. Obama ha pagato, in termini minori, ovviamente, la “sindrome di Veltroni” (sono piu` simili politicamente di quanto si crede), ovvero, e` stato costretto ad agire troppo in fretta su alcune cose, tralasciandone altre e alterando la sua timetable, dagli alleati e, in particolare, dall’opinione pubblica e -si sa- quella americana e` piuttosto impaziente ed intransigente.

Io, personalmente, sono piu` che soddisfatto del primo anno di presidenza, credo che abbia ottenuto il massimo possibile e credo che abbia fatto bene a gestire subito la “questione sanita`”, credo, inoltre, che, come professo ormai da un paio d’anni, sia necessario avere pazienza, perche` per riformare ci vuole almeno un intero mandato, talvolta due, non un anno.

Obama non si e` dimenticato del suo programma, sara` il presidente della rinascita economica, sara` il presidente che avra` dato a tutti l’opportunita` di curarsi, sara` il presidente che risolvera` la guerra in Afghanistan come e` stato quello che ha risolto la guerra in Iraq. Appunto, “sara`”, questo e` il problema per alcuni. Abbiate pazienza! Per ora, accontentiamoci di cio` che e` riuscito a fare, presenze da Letterman comprese.

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