Cosi` si fa

Commovente e decisamente interessante (per capire cosa sia la Rai e di che ambiente si tratti) e` cio` che scrive Matteo Bordone sul suo Blog nel parlare di cosa voglia dire lasciare la Rai (e vedere che ti chiudono un programma della madonna) dopo tanti anni. Aggiungo, io, che nei suoi panni sarei stato molto meno cordiale, mi sarei proprio incazzato, a dire il vero.

Più avanti avrei coniato delle metafore specifiche per descrivere la RAI a chi me ne chiedeva conto. «È un incrocio tra Cape Canaveral e le Poste di Avellino» fu quella dei primi anni (chiedo scusa ai lettori di Avellino, che magari hanno un ufficio postale perfetto e efficientissimo, ma le metafore buffe non guardano in faccia a nessuno). Insomma all’inizio mi faceva effetto che ci fossero studi meravigliosi con apparecchiatura sofisticatissima, accanto a sgabuzzini ripieni di fuffa, e ciarpame lasciato nei corridoi. Poi cambiai immagine, e negli ultimi anni, avendo perso un po’ di occhi sgranati e acquisito un po’ di consapevolezza in più, cominciai a usare questa: «La RAI è un elefante che trascina un carico di macigni giganteschi. I programmi sono il sudore dell’elefante». Bella, eh? Ne parliamo dopo.

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