Ma chi lo diceva che “era uno bravo?”

Roberto Maroni, il Ministro degli Interni, dice, a mio modo di vedere, cose gravissime sugli scontri tra immigrati, popolazione locale e forze dell’ordine giu` nel sud. Ancora piu` grave e` il fatto che non se ne rende conto.

“Purtroppo a Rosarno è avvenuto quello che temevamo, si trattava di bombe innescate” “Queste situazioni le abbiamo ereditate e sono frutto di tolleranza sbagliata, ma ci sono responsabilità diffuse che non intendiamo più tollerare. In Calabria lo Stato c’è: interverremo nel Sud per supplire alle mancanze locali”.

Nel momento in cui si dice che si temeva una rivolta civile (nel senso di rivolta dei “cives”, di civile aveva ben poco) e che, sostanzialmente, ce la si aspettava, pare ovvio che fosse necessario agire prima. Agire non spetta ai governi locali (comune, provincia, regione), in situazioni cosi` difficili, come si sono rivelate essere quelle in Calabria, ai governi locali spetta il compito di mettere il Ministero degli Interni a conoscenza della situazione (e mi pare che lo abbia fatto, se Maroni “temeva” l’evolversi della situazione, da qualcuno l’avra` pur saputo); agire in maniera decisa e, magari, perche` no, prevenire, spetta al questore, al prefetto, rappresentante del Ministero degli Interni sul territorio nelle Provincie, e al Ministro degli Interni, Maroni. La colpa, se davvero si temevano gli scontri, e` tutta del Ministero presieduto da Maroni,del suo governo e dei “propri uomini”.

C’e` un’altra cosa da dire: gli immigrati clandestini coinvolti nella situazione, quelli che, pagati una miseria, raccoglievano i pomodori che tutti mangiamo nelle nostre tavole, saranno cacciati dall’Italia, come prevede la norma. Voi credete che noi smetteremo di mangiare pomodori? Voi credete che a raccogliere pomodori da oggi in poi ci saranno i “cives” del luogo?

Vi lascio con questo amletico dubbio, intanto vergogniamoci del Ministro Maroni, della sua politica, di quella del governo e, intanto che ci siamo, del “compare” di partito e Ministro Roberto Calderoli.

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