Il piu` avanti

Che La Stampa fosse uno dei migliori quotidiani italiani era risaputo. Piu` sobrio della Repubblica, meno “governativo” del Corriere, piu` puntuale ed “internazionale” nel modo di fare informazione rispetto a tutti gli altri, pur nel suo “provincialismo torinese” (potrebbe essere un vantaggio). Il suo direttore, Mario Calabresi, d’altronde, e` un uomo di mondo, uno che e` stato negli USA e sa cosa vuol dire fare informazione e sa qual e` la differenza tra dare notizie e fare ascolti, “audience”, si direbbe oggi.

E` per questo che nei giorni passati mi sono chiesto perche` anche La Stampa avesse partecipato, seppur in misura minore rispetto ad altri quotidiani, alla trasformazione della tragedia di Avetrana in un orrido reality show. Certo, non ha fatto come il Corriere della Sera che per due settimane ha avuto come titolo principale sul suo sito l’ultima dichiarazione del cugino, della zia, del vicino di casa (quasi neanche specificandone i nomi dopo un po’, come se quelle persone, in fondo, fossero diventati membri della famiglia), pero` ogni giorno la notizia ha meritato perlomeno due articoli nelle prime pagine del quotidiano.

Mi sono chiesto per giorni come direttori autorevoli quali Ferruccio De Bortoli, Ezio Mauro, Alessandro Sall… (ehm Vittorio Feltri) abbiano potuto sottomettersi cosi` alle regole dell’audience, con quale imbarazzo l’abbiano fatto, mi sono chiesto, inoltre, se i grandi quotidiani del mondo, dal New York Times al Le Monde, dal Guardian al Washington Post si sarebbero comportati cosi`: la risposta e` stata negativa.

Oggi Mario Calabresi ha deciso di dare prova di coraggio e di autorevolezza, ha deciso di non sottomettersi alle regole che valgono per il “Grande Fratello”, le “Iene” o gli altri prime time televisivi, ha deciso che il suo giornale doveva perlomeno avvicinarsi ai giornali autorevoli del mondo, spiegando, cosi`, perche` lui, gli audio dell’interrogatorio dello zio, non li ha messi online. Good for him.

Non è qualcosa che strida con il compito di un giornalista, se il motto stampato sulla prima pagina del New York Times («Tutte le notizie che vale la pena pubblicare») prevede che ci sia una selezione che scarti ciò che non vale. Dobbiamo continuare a raccontare e a svelare senza sosta, dandovi ogni elemento utile a comprendere (come facciamo anche oggi con i due articoli sul giallo di Avetrana), ma rifiutando di farci casse di risonanza di ciò che trasforma noi e voi in «guardoni».

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