Autosponsorizzarsi fa bene (ogni tanto)

Siccome questo blog e` il mio blog e credo che il mio blog debba anche parlare di quello che faccio oltre a dedicarmi a quelle cose noiosissime tipo “cosa ha detto D’Alema” o “in quale guaio si e` cacciato Silvio sta volta” oppure “a chi ha portato sfiga Bertolaso questa settimana”, insomma avete capito, ho deciso di sponsorizzare anche qui la band in cui canto, che debuttera` live il 27 novembre (salvo improvvise complicazioni).

Ci chiamiamo “I Presocratici” (questo denota il nerdismo dei membri della suddetta), qui trovate la fan page su facebook (che siete pregati di “likeare”, pena riti voodoo con tanto di bamboline) e qui, invece, trovate il nostro myspace in fase di aggiornamento.

Qui sotto invece la simpatica descrizione della band made by Pitagora (aka Fabio Ceravolo) nostro grande bassista:

I Presocratici sono un gruppo indie-rock milanese. La scelta del nome denota la simpatia dei membri.
Nascono nel 480 a.C. in seguito alla battaglia di Salamina, quando Gorgia scambiò un pezzo di colonna per un microfono e si mise a cantare che nulla è e se anche fosse non sarebbe conoscibile. Da quel momento per lui cantare ha significato esprimere la propria parola, e si sa, la parola è una potente signora, che pur dotata di un corpo piccolissimo è in grado di esercitare terribili incantesimi.
Incantati dalla sua prosa d’arte gli altri presocratici si imbarcarono eìs tò Peiraia portandosi dietro i propri strumenti per suonare con lui.

Tra questi Talete, il primo filosofo,ormai vecchissimo, imbracciata la sua lira elettrica (ovviamente di color verde acqua) si convinse che la terra fosse un disco che naviga sul mare, così, dopo essere caduto in più di un pozzo riuscì a giungere a destinazione.

Insieme a lui Pitagora giunse percorrendo la rotta più breve (l’ipotenusa, più corta della somma dei lati) direttamente da Crotone, città che giustifica la sua carnagione olivastra (anche se è nativo di Samo, città che giustifica la sua insana passione per il vino). Portò con se, oltre ai suoi discepoli di riserva (nel caso avesse avuto bisogno di “carne da reincarnazione”), la sua voce possente per gli urletti, il suo basso e ovviamente il suo triangolo, indispensabile per un buon ritmo, soprattutto se ci sono anche dei quadrati costruiti sopra.

Non potè resistere nemmeno Eraclito, che, alla notizia della formazione della band, icasticamente disse : “I miei assoli di tastiera dovranno essere tutti un divenire”. Ebbe qualche problema a giungere al Pireo, soprattutto perchè si ritrovò ad attraversare qualche fiume di troppo, con notevoli difficoltà.

Infine, il Solo e Unico Parmenide divenne il batterista della band. Giunto direttamente da Elea con il suo tamburo sferico, simbolo di perfezione dell’essere.

Insomma, con questi cinque grandi saggi riuniti non si potrà che ascoltare una melodiosa musica delle Sfere!!
L’archè sta nelle bacchette di Parmenide.

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