Da Firenze all’Italia tutta: riflessioni di una rivoluzione metodologica

Queste sono le riflessioni che ho buttato giu` appena tornato da Firenze. Scusate la forma, dovuta al fatto che sono state scritte di getto e scusatemi perche` ho avuto il tempo di metterle online solo ora.

Sono appena tornato da Firenze e torno molto piu` felice (ed orgoglioso) di essere iscritto al PD di quanto lo fossi prima della partenza e il bello e` che, parlando con gli altri che c’erano, pare sia una sensazione diffusa: se non altro, di questi tempi e` gia` qualcosa.

A parte gli scherzi, tre giorni molto interessante, molto bella e piena di idee (se la critica poteva essere che mancavano i contenuti, di contenuti ce ne sono stati proprio tanti e, nella maggior parte dei casi erano cose sensate ed intelligenti). Hanno parlato tutti i “tipi umani” del pd: da ragazzi giovanissimi, agli amministratori (molto brava ilda curti, assessore a torino), da persone di mezze eta` a persone un po’ piu` anziane.

Passiamo subito alle “polemiche” poi parlo delle cose piu` belle. E` evidente che nel pd e nel paese c’e` un problema. Nessuno li` ne fa una questione anagrafica, tutti pero` chiedono che sia rispettato lo statuto sui tre mandati e che i leader che sono li` dal ’94 si facciano da parte, perche` la gente vuole un ricambio della classe dirigente e politica, non solo del pd ma dappertutto. L’italia di Berlusconi, Bossi, Fini, Casini, Veltroni, D’Alema e Bersani ha stufato, perche`, questo la gente diceva, tutto rimane sempre uguale: noi e i nostri litigi, Bossi, Berlusconi e Fini che, come dice Renzi, fanno politica come un puntata di beatiful e un paese che sta andando allo sfascio. Perche` la sensazione comune era che, se anche D’Alema, Veltroni e Bersani sono persone valide (e nessuno lo nega), in Inghilterra Blair dopo due mandati e mezzo e senza mai aver perso un’elezione si e` fatto da parte, dopo di lui c’e` stato Brown, che, dopo aver perso ha lasciato il posto a Miliband. In America si sono succeduti dal 1994 come leader dei democratici Clinton, Gore, Kerry e Obama. Gore e Kerry dopo aver perso non hanno piu` avuto ambizioni di governo del paese, hanno fatto altro, dando il loro contributo alla causa democratica e ad altre battaglie (gore e il global warming), ma nessuno di loro si e` offeso e nessuno si sognerebbe di dire che Obama e` un maleducato per aver preso il loro posto, come nessuno dice che Gore e Kerry non siano comunque persone valide e competenti: in politica ci vuole ricambio. Insomma l’idea era questa.

Ora le cose belle: tanta, tantissima gente da tutta italia che ha ritenuto fosse il caso di andare a Firenze (e di questi tempi, far uscire la gente di casa per fare politica non e` facile), il risultato sono stati oltre 6000 militanti iscritti all’evento e oltre 20000 persone che hanno seguito la cosa in streaming. La quantita` di gente mi ha davvero messo i brividi e ho rivisto gente emozionata e contenta di partecipare ad una “manifestazione politica”, come non la vedevo dalla campagna elettorale del 2008. Quello che va capito e` che i militanti vogliono parlare e dire quello che pensano, che questa gente non e` nemica del partito democratico, i nostri dirigenti non possono avere paura di loro, perche` loro sono il partito democratico, anzi sono proprio quelle persone che ti fanno vincere o perdere un’elezione. C’era tanta gente che, come me, non avrebbe voluto prendere la tessera quest’anno e che poi, diversamente da me, non l’ha effettivamente presa. Ora dice di volerla riprendere. Ecco questa e` la cosa piu` bella e piena di speranza che esce da questi tre giorni: Renzi, Civati e prossima fermata italia sanno attrarre gente alla politica, alla militanza e fanno dire a persone, come un paio di amici che sono venuti con me e che non hanno mai fatto politica attiva: “magari do una mano anche io”. Questo e` mancato al pd dopo il 2008: la voglia dei militanti di militare nel pd, l’entusiasmo di lavorare col pd con costanza, la capacita` di attrarre le persone che si interessano, ma che non scenderanno mai in campo se non gli si fa vedere che non perdono tempo, se non sentono che il loro tempo porta risultati: purtroppo il pd di Bersani allontana la gente dal partito, non la avvicina (non lo dico io, lo dicono i dati sulle iscrizioni: gente che era iscritta e che non si iscrive piu` e, forse soprattutto, nessun volto nuovo, nessuno che decide di questi tempi di entrare nel pd dopo aver visto ballaro` o le interviste al telegiornale, eccetto rare eccezioni). Il pd che ho visto a Firenze sa e` essere “attraente”: Obama ha vinto cosi` due anni fa, avvicinando alla politica gente che prima si faceva i fatti suoi e al massimo leggeva il New York Times online. Oggi c’e` almeno un 30% che dice che non andra` a votare. Per conquistare quelli bisogna essere diversi, bisogna essere attraenti e quelli ti fanno vincere le elezioni, perche` sono il partito piu` grande d’Italia.

E qui arrivo all’altra cosa positiva: la comunicazione e il format. Il PD non sa comunicare, e` un cliche`, ma e` cosi`. A firenze si e` fatta una cosa “bella a vedersi”, di grande impatto mediatico e per chi la assisteva non era MAI noiosa. Questo anche se si sono susseguiti interventi per 11 ore il sabato e 5 ore la domenica. Come hanno fatto? Hanno obbligato le persone a non parlare per piu` di 5 minuti: da fare sempre, ad ogni livello, dai coordinamenti di circolo, all’assemblea nazionale: eccetto in certe situazioni in cui il candidato o il segretario fanno un discorso di presentazione di se` stessi o programmi: nel pd ci si deve abituare a riassumere e sintetizzare.
Altra cosa bella e funzionale: gli intermezzi con video, musica tra un intervento e l’altro, anche “pirlate”, come beautiful in 5 minuti per schernire fini bossi e berlusconi, i simpson dopo che uno fa l’intervento sulla famiglia, o l’attimo fuggente dopo che uno ha parlato di scuola. Lo si fa per sdrammatizzare, per fare rifiatare chi ascolta e per non dare l’idea di prendersi troppo sul serio, perche` la politica (silvio ce lo ha spiegato molto bene) e` anche la battutina -lui forse esagera- , pero` non e` solo musi lunghi, facce tristi e politichese.
Bello era anche l’impatto visivo: il palco. La panchina, per chi si prepara a parlare, un podio figo, con il nome che appariva insieme al cronometro, il megaschermo enorme dietro quello che parlava, Civati e Renzi seduti ad un tavolo a fare i “pirla”, come due conduttori di un programma radiofonico, funzionavano (e bene). Non sono inezie, oggi piu` che mai, un look vincente, un format vincente sono importantissimi, la comunicazione e` fondamentale! Bersani, anche quando dice cose giuste, fa cadere le palle.
E` bastato fare cosi` per far filare 11 ore di interventi su un sacco di tematiche (e non sempre c’erano oratori appassionanti).

Ovviamente positivi i contenuti: e` sorprendente quante eccellenze e persone competenti ci siano nel PD. Ci sono professori, giuslavoristi, insegnanti, economisti, commercianti, studenti: tutte persone competenti, con idee e proposte fantastiche per cambiare il paese. Ce ne erano tantissime a Firenze di persone cosi`, figurarsi quante ce ne sono che non sono venute. Cavolo questi sono quelli che devono fare il nostro programma, questi sono quelli che devono essere ascoltarti dal partito, la gente nei circoli, con idee e voglia di fare. Ce ne era tanta di questa gente e questo da` grande speranza.

E poi Renzi e Civati. Mai ho visto due uomini politici cosi` in sintonia, cosi` complici, cosi` uniti, sembravano due comici come toto` e peppino, l’uno la spalla dell’altro: magari non lo sono per davvero, non lo so, pero` all’esterno bisogna sembrare una squadra: con i leader che si sostengono a vicenda e che si atteggiano da “persone normali” (come ha detto l’ottimo Michele Emiliano) e i militanti che sostengono i loro leader. (Lasciatemi dire che i fischi che l’assemblea di roma ha riservato a chi era a firenze sono una cosa vergognosa, ha fatto bene Renzi a far rispondere con un applauso; cosi` comunque non vinceremo mai).

Ora i difetti:
Il tutto era un po’ dispersivo.
Forse ci voleva maggiore selettivita` negli interventi.
Si ha sempre la sensazione che le belle parole non bastano (anche se qui ho visto gente determinata a fare di questo un punto di partenza e non d’arrivo).
La gente di SeL che e` venuta a rompere le palle, facendo intervenire un loro “enfant prodige” pallosissimo (che sembrva uscito da un collettivo negli anni 70).
Poi sono emerse contraddizioni che non posso piu` esserci: sorpattutto una cosa che non ho chiara e` la posizione di questo partito sui temi del lavoro. Perche`, se Renzi ha detto che bisogna trovare una linea che sia a meta` tra cgil/fiom e Marchionne (e penso sia giusto), chi e` intervenuto era diviso, come e` il pd sempre su queste tematiche. A me piacerebbe capire una volta per tutte, se, quando governeremo, noi cercheremo di far passare la flexsecurity di Ichino, oppure se siamo per l’utopia del posto fisso e la difesa dei baby-pensionati come la cgil. Perche` un partito puo` essere diviso e con piu` opinioni su molte cose, ma su questa bisogna avere una posizione, che io mi auguro essere la prima, ma che, anche fosse la seconda, deve esistere. E su queste cose non c’e` via di mezzo. O sei con Ichino o sei con la fiom, e` un si` o un no. Da Bersani non ho capito cosa proponiamo. Da Firenze ha parlato gente a fare di una cosa e a favore dell’altra. Renzi ne ha parlato ma non ha chiarito a sufficienza. Veltroni e` stato l’unico ad avere una posizione chiara sulla cosa: eravamo per la flexsecurity, anche se anche allora, c’era chi non era d’accordo. Ora? boh.

Insomma, comunque, torno da Firenze estremamente soddisfatto, sopratutto ho un po’ piu` di voglia stare del pd e sono un po’ piu` orgoglioso di essere democratico. Da Firenze, secondo me, si e` messo in moto qualcosa che vuole un paese ed un partito diverso e che ce la fara`. Questa gente e` un valore per il nostro partito e va sostenuta, anche perche` la sensazione che ho avuto e` che c’e` tanta gente che non ha piu` intenzione di aspettare in fila che le cose cambino, cioe` la dirigenza non puo` piu` dire si o no, ma deve prendere atto e basta. Il resto del partito deve solo decidere se unirsi od opporsi e poi assumersi la responsabilita` della scelta fatta. Io scelgo di unirmi, perche` quello che ho visto e` una squadra e un modo di fare vincente. Con le cose come stanno adesso perdiamo e perderemo sempre: finche` a ballaro` manderemo Rosy Bindi non vinceremo mai, se magari ci mandiamo Ilda Curti o Laura Puppato, forse, qualcosa di piu` si puo` fare. (Forse eh).

Spero di non avervi annoiato,
un abbraccio,
elia

One thought on “Da Firenze all’Italia tutta: riflessioni di una rivoluzione metodologica

  1. bravo!
    ed hai ragione… anche io pur non essendo venuta alla Leopolda (ero a Parigi con i nani) perceisco che l’iniziativa di Civati e renzi ha smosso qualcosa di bello!

    (e Ilda Curti è un mito)

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