Pompei deve rinascere

Che Sando Bondi sia stato un pessimo Ministro dei Beni Culturali, non c’è proprio alcun dubbio. Quindi sono d’accordo che sia necessario sfiduciarlo e farlo dimettere. In effetti una persona così limitata, così “omologata”, non può proprio aver fatto un buon lavoro in fatto di beni culturali e poi volete mettere la goduria di vederlo sfiduciato?

Però c’è un però. Bondi va sfiduciato per i tagli ciechi ai teatri e al cinema, va sfiduciato perché un ministro della cultura che dice che “con la cultura non si mangia” (in accordo con l’altro genio Tremonti che ha detto “provate a farvi un panino con la “Divina Commedia”) non merita di essere ministro della cultura del paese con il patrimonio culturale ed artistico maggiore del mondo. Bondi, però, non va certo sfiduciato per il crollo a Pompei.

Perché Pompei è sempre stata in un stato di degrado e cattiva manutenzione, sempre, sotto qualsiasi governo. Cartacce per terra, edifici fatiscenti in disperato bisogno di restauro, divieti mai fatti rispettare ai tanti turisti che (e capita spesso) si siedono sui muretti o altari e altarini costruiti dai nostri antenati come fossero normali panchine, persone che rubano pezzettini degli edifici e si appoggiano ai muri senza alcun rispetto per un patrimonio che è di tutti e che nessuno vorrebbe vedere distrutto; nessuno, a quanto pare, eccetto il governo italiano presente e i governi italiani passati.

Perché se è vero che i turisti spesso agiscono senza alcuna sensibilità per quello che vedono e trovano a Pompei, bisogna dire che non c’è alcuna autorità che gli faccia rispettare quello trovano e che sia veramente in grado di dedicarsi alla vecchia città romana e di garantirne la sopravvivenza.

Allora, io credo, non si può incolpare questo governo per una situazione che è la stessa da decenni ormai, il “mea culpa” dovrebbe essere generale, di tutti i politici e i governi passati.

Quali, allora, le soluzioni? Come suggeriscono i giornali stranieri e numerosi archeologi si potrebbe privatizzare il parco archeologico. Io mi ritengo favorevole: se il governo italiano non è in grado di proteggere il patrimonio che è Pompei non solo per l’Italia, ma per il mondo intero, allora lo si dia in concessione ai privati, agli americani, magari, che riescono a valorizzare anche la villa più squallida in cui ha dormito per sbaglio Washington in una notte in cui si sentiva poco bene. Certo un controllo dello stato e dell’UE ci dovrebbe comunque essere (magari un società controllata al 49% dallo stato e al 51% dai privati potrebbe essere una soluzione efficace), per controllare che venga rispettato il “diritto alla cultura”. Una soluzione di questo tipo garantirebbe a Pompei di rifiorire e di preservarsi.

I critici ad un’eventuale privatizzazione sostengono che Pompei si tratta di un patrimonio italiano e italiano (nel senso dello stato italiano) deve rimanere e che poi i privati lo farebbero diventare un “parco di divertimenti”. Io credo che quest’ultima sia la critica più snob e squallida che si possa fare. Non ci si può aspettare che tutti i visitatori di Pompei abbiano lo stesso livello culturale, che siano tutti laureati in lettere antiche o abbiano tutti fatto il liceo classico. La cultura deve essere accessibile a tutti a diversi livelli. Sia per il turista del Kentucky, che magari non sa nulla di storia romana (al quale offri un certo tipo di percorso) sia, appunto, al laureato appassionato si storia romana a cui ne offri un altro. Questa è “democrazia culturale”.

Ad ultimo vorrei fare una proposta: se proprio decidiamo di non privatizzare, perlomeno diamo i grandi parche archeologici europei in gestione all’Unione Europea, che si assume le responsabilità della loro manutenzione e conservazione.

Lo stato italiano non è in grado di farlo e non lo è mai stato, ora per salvare Pompei se ne deve occupare qualcun altro. Quindi Bondi, il 29 novembre, sfiduciatelo pure, ma ricordatevi che la colpa non è solo sua, è di tutti gli italiani, che si sono mostrati, ancora una volta, incapaci di preservare, valorizzare e conservare le loro bellezze, perché Pompei è Pompei, ma di siti archeologici splendidi lasciati alle intemperie e al degrado l’Italia è davvero piena.

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