La fine del Riformista?

Oggi Antonio Polito si e` dimesso dalla direzione del Riformista, giornale che aveva fondato con altri nel 2002, che aveva lasciato e alla direzione del quale era tornato nel 2008, con questo editoriale, come aveva ottimamente anticipato Lettera43.

Lascia, fondamentalmente, per problemi tecnici ed economici, in mezzo a finanziamenti statali che non arrivano (perché la proprietà e` la stessa di Libero, che, come tanti altri giornali “politici”, quali l’Unita` e il Foglio, riceve denaro dallo stato e l’Agcom non vede di buon occhio che la stessa proprietà goda di due diversi finanziamenti dello stato) e a vendite bassissime: circa 2mila copie al giorno.

Al di la` della correttezza della pratica dei finanziamenti statali ai giornali (che pure reputo più giusta di quella dei finanziamenti ai partiti), ma di cui non voglio qui parlare, bisogna dire che Polito lascia il Riformista come un giornale che, lo dico con amarezza, non riscuote alcun successo in edicola e che ha investito, negli ultimi anni, nel modo sbagliato i pochi capitali a disposizione.

Io, che pure non sempre mi sono trovato in totale accordo con le posizioni di Polito e con la linea editoriale, ne ero un “lettore occasionale”, nel senso che di rado acquistavo il giornale, ma l’ho sempre letto con piacere e ritenuto una parte importante del giornalismo indipendente italiano: il problema, quindi, non era nella qualità, alta, del prodotto, ma nella sua amministrazione. Per esempio, l’avrei letto di più, come tanti altri d’altronde, se solo il giornale avesse disposto di una decente versione online.

Il Riformista, infatti, non ha mai investito in internet, ha fatto finta che la rivoluzione in atto nel mondo del giornalismo non esistesse, forse anche per colpa dei proventi sicuri (poi non rivelatosi tali) che gli venivano versati dallo stato, che hanno cosi` limitato l’interesse della redazione a riformare  il modo di fare giornalismo (amaro paradosso per un giornale che si chiama il Riformista) ed adattarsi ad una rivoluzione alla quale nessuno e` rimasto immune dal New York Times a Leggo. Piuttosto che investire in una versione online eccellente e di cui un lettore potesse fruire (quindi non la specie di blog che e` oggi il sito del Riformista), Polito, nel 2008 (quindi non secoli fa), ha investito molto denaro nel full-color e in un’edizione cartacea di 36 pagine (tante, troppe): investimento che si e` rivelato sbagliato.

Questa e` la colpa del Riformista e di Polito, inutile piangersi addosso. Resta il dispiacere e l’amarezza di vedere un quotidiano di opinione, una voce interessante e libera, perdere la rotta e rischiare di sparire; speriamo che non accada, che davvero Macaluso, come pare, diventi proprietario e direttore del nuovo Riformista e lo salvi dall’estinzione: la redazione, d’altro canto, rimarrà la stessa. Ma si sa, “chi e` causa del suo mal…”.

Intanto buona fortuna a Polito, per qualsiasi nuova avventura abbia in programma.

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