Un governo non deve essere popolare

A lungo ho creduto che per governare bene non fosse condizione necessaria essere “popolari”, anzi penso che i governi che, entro certi limiti, hanno il coraggio di prendere delle decisioni impopolari, ma che alla lunga sono fondamentali per il buon funzionamento dei loro paesi, siano sicuramente i migliori e i più auspicabili. Bella scoperta, direte voi.

Il punto e` che oggi e` sempre più difficile vedere politici che hanno il coraggio di dire (o ancor più fare) cose che non piacciono alla loro base o alla maggioranza delle persone del loro paese, anzi fanno “populismo” al posto che politica e non fanno ne` dicono nulla prima di aver dato un’occhiata ai sondaggi. L’attuale governo italiano, il governo del dire-ma-non-fare, e` il più lampante esempio di questa tendenza.

Il punto, pero`, e` che se c’è, in effetti, un “limite” (e prendete questo termine con le dovute molle), del sistema democratico e` proprio che i mandati scadono e che, anche se si e` fatto benissimo per il paese durante il mandato, ma lo si e` fatto senza un popolo che capisse l’azione di governo, senza voti la volta dopo “si va a casa” e questo e` un peccato.

Obama, per esempio, ben conscio di questo rischio, pur ancora oggi il favorito nel 2012 alle prossimo elezioni contro qualsiasi nome repubblicano, ha affermato che preferisce essere un ottimo “one-term president”, piuttosto che un modesto “two-terms president”. Quindi si e` fatta la riforma sanitaria, anche se agli Americani ora non piace, come anche la riforma di “Wall-Street” e tante altre battaglie, non perché era “popolare” farlo, ma perché era giusto. Meglio essere una volta sola un Presidente riformatore, che due volte un Presidente “senza palle”. That’s the spirit!

In Italia, per esempio, e` molto difficile che questo accada, un po’ perché un sistema parlamentare e` più suscettibile a questo genere di cose rispetto ad uno presidenziale, un po’ perché ormai e` difficile per un politico (specie a sinistra) potersi esprimere liberamente senza essere ricoperto di insulti dalla propria base qualora dica cosa che alla base non vanno troppo a genio. Il “caso-Renzi” degli ultimi giorni ne e` una prova: Renzi ha detto di stare con Marchionne e giù insulti, accuse, grida, addirittura qualcuno ha detto che Renzi era prossimo al “salto della quaglia”. Eppure io preferisco di gran lunga un Renzi che dice come la pensa, senza paura di scontentare qualcuno, piuttosto che un Bersani che non si e` ancora capito cosa pensa.

Tutto questo lungo e noioso preambolo per dire che stimo Nick Clegg, il vice-primoministro britannico, che ha scelto di dare il suo sostegno al governo Cameron, piuttosto che rischiare di lasciare un paese in balia ad un “non-governo”. Questa e` una lezione che in Italia dovremmo imparare (strano che vengano sempre da paesi anglosassoni, le lezioni da imparare), dove il concetto di responsabilità non esiste, dove riuscire a governare per un intero mandato e` pressoché impossibile e dove abbiamo un presidente del consiglio debole, incapace di governare, che non sembra intenzionato a mollare, pur sapendo che, se mollasse, il suo paese sarebbe “better off“, in poche parole starebbe meglio.

Nick Clegg ha portato i liberaldemocratici al maggior risultato della loro storia, alle scorse elezioni, ora pero` il suo partito si trova al minimo storico a poco più di sei mesi di distanza dall’insediamento del nuovo governo.

Non entro nel merito politico della scelta di Clegg, credo, infatti, come molti, che i tagli del governo Cameron siano dettati dall’idea conservatrice dello stato-minimo molto più che da reali esigenze di bilancio e non condivido molte delle politiche del governo conservatore attuale, ma credo che, nel momento di minore popolarità di Clegg e del suo partito, sia necessario fargli i complimenti, perlomeno perché dimostra di avere a cuore il suo paese più della poltrona che ricopre, più dei seggi in parlamento che il suo partito occupa. Gli auguro, peraltro, di riuscire ad influire di più nelle politiche di governo.

Se si rivotasse oggi, dati alla mano, vincerebbero i Laburisti di poco sui Tories con i LibDem che otterrebbero la miseria di 11 seggi. Clegg pero` va avanti, comunque; non si e` mai sognato di togliere l’appoggio al governo (troppo rischioso in un momento come questo) e ha deciso che e` meglio stare al governo, provare a fare il bene del suo paese, piuttosto che lasciarlo in un limbo instabile ma avere sondaggi più alti. Come si dice in questi casi: “Chapeu, Monsieur Clegg”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...