Sulla Fiat che andrebbe a Detroit

Ho commentato cosi` questo post di Pippo Civati perché in questo periodo il tempo per scrivere post ad hoc e` poco (faccio notare per altro che la discussione che ne e` scaturita e piuttosto interessante e, diversamente da quanto spesso capita sui blog, pacata, senza insulti, ma solo un confronto tra persone con diversi punti di vista):

Quando la finiremo di commentare nel merito le scelte strategiche delle imprese italiane? il compito della politica e` creare le condizioni perche` queste rimangano da noi, se marchionne e tante altre imprese vogliono spostare la governance altrove non e` che forse dovremmo farci tutti un esame di coscienza per capire cosa non va in Italia? Perche` andare in america non e` certo una scelta dettata dall’esigenza di abbassare i costi o di impiegare manodpoera a prezzi piu` bassi, e` molto di piu`: un manager che decide di spostare la governance altrove (perche` di quello stiamo parlando non di spostamento di produzione, ma di governance) lo fa perche` vede che altrove ci sono maggiore potenzialita` per la propria impresa e che nel luogo attuale non ci sono le condizioni per crescere e fare bene a lungo termine.

La fiat che sposterebbe (sono poi solo indiscrezioni in fin dei conti) la governance a detroit e` un segnale molto chiaro: l’Italia, i suoi politici, i suoi sindacati, il suo immobilismo, l’incapacita` di affrontare i grossi problemi strutturali del nostro paese impediscono alle imprese di rendere come potrebbero e, continuando cosi`, non si puo` biasimare i tanti altri che sceglieranno di abbandonare il paese, seguendo la fiat.

Non si puo` incolpare l’amministratore delegato di un’impresa se sceglie di fare il bene dei propri azionisti, e` il suo mestiere. Chi ha colpe sono i politici, questo governo in particolare che non fa nulla per sistemare i problemi del paese e far ripartire l’economia, e tutti i governi dal dopoguerra ad oggi che non hanno mai fatto le riforme che avrebbero permesso all’italia di essere in una posizione migliore oggi, oltre ai sindacati italiani, lobby antimeritocratiche ed ottocentesche, piene di cialtroni ciechi e incapaci di guardare allo scenario economico mondiale.

Quando si diceva di dare un occhio a quello che succedva nel mondo era proprio per questo, perche` noi a furia di pensare alle “figure che facciamo all’estero”, non ci rendiamo conto che all’estero non ci caga nessuno perche` siamo un paese di cialtroni, governato da papponi e puttane, un paese in cui l’impresa fa una fatica bestia a proliferare (e non esiste praticamente in tutto il sud), in cui gli stranieri non hanno mai praticamente investito e in cui si preferisce sistemare i problemi mettendo le persone a libro paga degli enti locali, come la regione sicilia, che, come pippo fece notare, ha appena assunto 10.000 persone, pensando che questo sia un rimedio contro la disoccupazione. Questa mancanza di reponsabilita` collettiva, prima o poi la pageremo: oggi l’Italia e` piu` vicina alla grecia di quanto lo sia alla Germania.

Risponendo al commento di prima [ndr uno dei commenti prima del mio]: si e` proprio il riformismo che e` mancato all’Italia, e` proprio la modernita` che ci manca e` proprio un sindacato europeo diveso dall fiom (della cisl non parlo neanche cioe` sono imbarazzanti), di un partito liberalsocialista (non liberaldemocratico, rosselli docet) e di un progetto per il paese come era quello che veltroni propose nel 2008, ma che e` fallito miseramente per colpa di TUTTI.

Sacconi mandiamolo pure a detroit, ma fate attenzione, le decisioni di marchionne sono una conseguenza dello stato pietoso in cui versa questo paese non la causa dei suoi mali. Io non sto con Marchionne, ma lo capisco in quanto ad di un’impresa che si confronta con un mercato globale e che dall’italia fatica ad avere successo. Se l’Italia avesse un tasso di crescita del 3,5%, un debito pubblico piu` basso, una disoccupazione giovanile minore di 25 punti percentuali, scuole di eccellenza, un numero di precari molto piu` bassom un governo solido e (ma solo come ultima cosa) un’immagine solida all’estero, Marchionne non avrebbe nessun motivo per andare a Detroit (se e` vero poi che va a Detroit).

Dare la colpa a Marchionne e` come incolpare il cliente che compra la frutta da un altro fruttivendolo, dopo che il primo gli ha rifilato roba marcia per anni. (E i prestiti dello stato alla fiat, sono roba del passato, non dovevano essergli concessi, ma non si puo` cambiare la storia).

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