As simple as that

La settimana scorsa il bravo-secondo-alcuni Ministro Maroni, titolare del Viminale, ha deciso che l’Italia può permettersi di sperperare centinaia di milioni di euro, visto che la nostra economia e` florida e sana, i conti pubblici sono a posto e il debito pubblico non e` tra i più elevati al mondo (insieme alla pressione fiscale). Maroni, sicuramente ben consigliato dal primo ministro e dal primo ministro de facto, ha deciso di non accorpare le votazioni primaverili (ci saranno le amministrative in alcune grandi città italiane, gli eventuali ballottaggi e i referendum sull’acqua ed il legittimo impedimento). Si voterà, quindi in tre diverse occasioni e questo, ovviamente, comporta dei costi, che oggi non ci possiamo permettere.

Maroni lo ha fatto, ovviamente, per ragioni politiche, perché a lui e al suo governo conveniva cosi`, fregandosene di quello che, invece, conviene agli Italiani. Infatti, i referendum in ballo non piacciono per nulla al governo, che non può permettersi di uscirne sconfitto e quindi si tutela facendo di tutto per impedire che venga raggiunto il quorum.

Quindi faccio due proposte semplici e sensate che mi piacerebbe che il mio partito portasse avanti.

La prima, e` quella di impegnarsi per eliminare il quorum nei referendum. Non ha alcun senso logico: ognuno si deve assumere le proprie responsabilità di cittadino ed esprimere un parere (SI o NO, più facile di cosi`) sulle proposte presenti sulla scheda. Se non lo vuole fare, cazzi suoi. Volete che lo ripeta in maniera che lo capiscano tutti? Cazzi suoi. Questa ansia da prestazione sulla affluenza qui in Italia e` anormale, ci sono democrazie che funzionano benissimo e in cui non vota mai neanche la meta` dei cittadini, ce ne faremmo una ragione, qualora succedesse anche qui. Badate bene, non sto dicendo che va bene che la gente non voti (anzi bisognerebbe impegnarsi a far votare la gente), ma sto solo dicendo che se la gente e` convinta che non votare sia “un gesto politico ponderato” (cosa che ritengo assolutamente senza senso) o se per qualsiasi motivazione decide di non fare il proprio dovere costituzionale di buon cittadino, gli altri (quelli che invece vorrebbero partecipare al processo democratico) non devono esserne danneggiati. Magari, questo, in effetti avrebbe senso, al fine di non abusare dello strumento “referendum”, si potrebbero invece alzare le firme richieste perché esso venga accolto.

Seconda proposta: visto che il problema delle date delle elezioni e` un problema che si propone ogni volta che c’è da decidere quando fare un referendum (e non solo) e siccome la decisione della data ha conseguenze politiche, non ha davvero alcun senso che sia una carica politica a decidere quando tenerle. Quindi io propongo che le date per tutte le votazioni che si tengono in Italia vengano scelte a propria totale discrezione dal Presidente della Repubblica, carica istituzionale, super partes ed indiscutibile. Una volta che il Quirinale decide una data, quella e`, quella si accetta, stando tutti zitti. Trovo veramente assurdo, che nessuno abbia ancora proposto la cosa. Trovo assurdo che una carica politica possa viziare l’esito delle votazioni fissando la data delle stesse.

 

Voglio precisare una cosa: le mie proposte sul referendum e il quorum non hanno affatto una valenza politica nel merito. Non ho ancora deciso come votare ne` sulla privatizzazione dell’acqua, ne` sul legittimo impedimento e, specie nei due quesiti sull’acqua, qualcuno deve ancora convincermi che sia sbagliato in senso assoluto aprire al mercato, quindi non e` detto che voti come vorrebbe il governo.

 

5 thoughts on “As simple as that

  1. interessante il punto “in altre democrazie non se ne fa un dramma” come se il nostro assetto costituzionale faccia schifo in qualsiasi cosa, confrontato con “non ha senso che siano cariche politiche (sic!) a stabilire quando votare”. In Uk funziona proprio così ed è esattamente strumentale, ma nessuno ne fa un dramma

  2. In Uk e` formalmente il sovrano a decidere, sotto consiglio del primo ministro che, a sua volta, concorda la data con le opposizioni.
    Negli Usa si vota sempre una volta l’anno lo stesso giorno, il primo martedi` di novembre, a meno di casi eccezionali.

    In nessuno dei due paesi la decisione della data e` “politica” e ha conseguenze politiche. Il fatto che sia un ministro a decidere, carica affatto istituzionale e molto politica, impedisce uno svolgimento trasparente e corretto del processo democratico.

    “In altre democrazia la bassa affluenza non e` un dramma” e` una constatazione, non un giudizio e, in quanto tale, ti invito a farci caso.

    • In realtà parlavo di chi – de facto – decide la data, e mi riferivo particolarmente a quei Primi Ministri che,consci del loro consenso in un dato periodo,anticipavano lo scioglimento della Camera dei Comuni. Quindi la decisione è pienamente politican(sic!): l’ha fatto Blair nel 2001 e nel 2005 (8 anni vs 10 di legislatura naturale), non l’ha fatto Brown nel 2010 poiché sotto nei sondaggi ed è tutt’ora in votazione una legge proposta da Clegg che limiti questo stato di cose per la tenuta dell’accordo di coalizione (inedito in GB) con Cameron. Quindi la decisione è pienamente a carico del Primo Ministro che decide in base alle sue convenienze e ha ovvie conseguenze politiche (altro esempio? i Labour nell’ultimo periodo della legislatura 74-79, passati ad essere un governo di minoranza, fatti rosolare a fuoco lento dai Conservatori, anche qui 5 anni…)

      Per quanto concerne gli States: il termine fisso non dà luogo a problemi tipo la Gran Bretagna per il semplice fatto che: a- è un sistema presidenziale e non parlamentare b- il Presidente non dipende dalla fiducia del Congresso e la sua durata è prefissata c- la camera Bassa va ad elezioni ogni due anni e nessuno può scioglierla d- la camera Alta viene rinnovata ogni tre anni di 1/3. Quindi che senso avrebbe una decisione politica se i mandati sono fissi e, salvo rarissimi casi per il Presidente e neanche so se esistano per i senatori, nessuno può sfiduciare l’altro?

      Questo per dire che modelli di democrazia esteri possono essere bellissimi ma spesso poco funzionali se esportati e applicati qui da noi, e che il luogocomunismo “altrove è sempre bello” trova scarsa applicazione se si confrontano modelli che per certi aspetti sono contraddittori e non attinenti. Tu nel tuo post hai fatto cenno ai drammi che si fanno qui per il quorum dicendo che fuori non se ne fanno, ma tu stesso hai fatto un dramma per la decisione politica (sic!) della data delle elezioni, che, come ho esaurientemente spiegato, è prassi in Uk.

  3. Interrompo il dibattito facendo pignolamente notare che affatto significa del tutto e non, come si crede, per niente. Ciò detto, ti quoto, caro Elia 😀

  4. Pingback: Referenda: come la vedo. « DemSpeaking -Elia Nigris

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