Nel mulino che vorrei…

Nel mulino (o nel PD) che vorrei metterei sicuramente questi tre: Chiamparino, Veltroni, Renzi.

Ieri hanno detto cose intelligenti e condivisibili e rappresentano, a mio modo di vedere, un modo di pensare, di fare, di agire, che non ha niente a che vedere con il partito moscio, triste, indeciso e molto poco orgoglioso guidato da Bersani e Rosy Bindi.

Perché oggi ci vuole un partito liberalsocialista e non socialdemocratico vecchio stampo, perché oggi ci vuole un partito privo di complessi di inferiorità che lo portano ad inseguire e proporre alleanze di governo improponibili al primo che passa, un partito riformista, con un programma suo e ben delineato che vada oltre l’anti-berlusconismo, un partito che unisce tradizioni diverse, che sul lavoro non e` legato al sindacato per il cordone ombelicale e che mette in campo esperienze politiche di successo come quella di Chiamparino a Torino, di Renzi a Firenze e di Veltroni a Roma, ma potrei tranquillamente aggiungere quella di Cacciari a Venezia, di Emiliano a Bari, di Zanonato a Padova (non della Iervolino a Napoli, che Bersani si ostina a difendere e che doveva essere fatta dimettere tre anni fa), a dimostrazione che quella che poniamo non e` una questione anagrafica e che non si “svaluta l’esperienza”, come ho sentito dire. Quello che vogliamo e` solo un partito in cui chi ha avuto la sua chance, lasci la poltrona e continui a lavorare per il partito senza cariche e per il bene comune. Chi e` contrario alzi la mano.

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