Un Americano a Roma

Ok, il titolo e` banale, pero` io una piccola riflessione sul fatto che un uomo, anzi un businessman americano, abbia deciso di investire capitali nella AS Roma la vorrei fare.

Si parla tanto dei famosi “capitali stranieri” che in Italia mancano e non a torto. Spesso, si dice che gli stranieri non investono da noi per due motivi principali: la burocrazia feroce ed atroce e una giustizia che funziona male, nel senso che per vari motivi di cui non e` il caso parlare qui, in Italia i processi durano molto più che altrove. E questo, per chi deve investire soldi, non e` un deterrente da poco.

E` strano quindi che un americano, il proprietario dei Boston Red Sox di baseball (ci sarà un ulteriore motivo per provare antipatia per la Roma), abbia deciso di investire in Italia in un settore dove, dai noi, non ci guadagna nessuno per millemila motivi, tra cui la mancanza di stadi di proprietà, la gestione collettiva dei diritti tv, gli stadi vuoti and so on. Per questo motivo mentre delle 20 squadre che militano nella massima serie inglese, 10 sono di proprietà di stranieri (tra cui vere e proprie macchine da soldi, prima che sportive, come Manchester Utd., Chelsea, Liverpool, Manchester City e, proprio di recente, anche l’Arsenal)  da noi la squadra della capitale e` la prima.

E` difficile quindi capire cosa abbia spinto Thomas R. Di Benedetto a comprare la AS Roma. Passione? Ne dubito. O meglio non solo passione. I Red Sox fruttano montagne di denaro al suo proprietario, solo per dare un’idea, Fenway Park, lo stadio dei Sox, e` al seicentotrentunesimo (631!!!) “tutto esaurito” consecutivo (lo stadio ha una capacita` di oltre 37.000 posti). Se si pensa che a baseball si gioca 6 giorni su 7 alla settimana, che lo stadio e` di proprietà, compresi gli stand per mangiare, bere, comprare magliette gadget e chi più ne ha più ne metta, si capisce quanto denaro solo di stadio entrano nelle tasche di De Benedetto.

Quindi? Perché ha investito qui? Secondo me perché spera di poter trasformare la AS Roma, mediante una gestione economica e sportiva di altissimo livello, in un brand forte in tutto il mondo e in una macchina da soldi spaventosa e diciamo che se gli riesce ha pure fatto un affare, visto quanto l’ha pagata. Le potenzialità per riuscire a farlo ci sono tutte, certo non sarà facile scontrarsi con una mentalità che ancora non riesce a vedere lo sport come un business, ma come una semplice passione. Berlusconi, poco tempo fa ha ricordato a Di Benedetto “che lui in questi anni non ci ha solo perso”.

Io sono fiducioso, forse anche il nostro calcio può ambire ad uscire dal suo provincialismo e i primi segni ci sono: la Juventus ha da poco costruito il suo stadio, la Roma si prepara ad accogliere una nuova proprietà che non e` abituata a perdere soldi, pur spendendone tantissimi per la squadra, l’Inter vorrebbe seguire l’esempio della Juventus, il Milan e` anni che mette in atto una politica di rafforzamento del proprio brand nel mondo. Sono anche convinto che nel momento in cui due e tre squadre si dimostrano “virtuose” da questo punto di vista e riescono a mostrare che un modello di business vincente e` possibile anche nel calcio italiano, poi le altre seguiranno, con altri capitali stranieri, altri buoni modelli e cosi` via. Se il giochino riuscirà forse il calcio italiano tornerà ad essere il più seguito al mondo, ad attrarre campioni e campionissimi, a mostrare stadi pieni e senza polizia al loro interno. Forse sogno, ma Di Benedetto sta facendo sognare i tifosi della Roma, non vedo perché non possa far sognare gli appassionati di calcio.

3 thoughts on “Un Americano a Roma

  1. La Roma è una squadretta penosa e nonostante ciò ha milioni di tifosi che ogni anno comprano una maglietta e biglietti e bandiere etc. e (secondo me a torto) rappresenta un “marchio” della città. Lo yankee ha fiutato il business, non per amore del calcio, ma per bramosia di verdoni.

    • Il calcio oggi in italia e` un business fuori legge. Se una qualunque impresa avesse i conti che hanno certe squadre di serie A sarebbe fallita da anni. Quindi ben venga chi ha intenzione di trasformare una società calcistica in un business come tutti gli altri, dove il proprietario ha anche in mente l’idea di fare profitti. Non ci vedo niente di male, se uno investe vuole un ritorno del suo investimento, dall’alta finanza fino al piu` piccolo investimento immobiliare.

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